UFFICIO DELLE LETTURE
Domenica, 06 dicembre 2026
QUARTA SETTIMANA DI AVVENTO
DOMENICA
V O Dio, vieni a salvarmi.
R Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:
Col prodigio stupendo della luce,
rifulgente primizia,
hai dato origine al mondo
e all’implacabile corsa dei giorni.
Tu che hai domato il caos tenebroso
con l’alternarsi mirabile
di aurore e di tramonti,
ascolta, Padre, la voce che implora.
Oh! Non accada all’anima,
dispersa nei beni fuggevoli,
di legarsi ostinata nella colpa
e perdere la tua vita;
ma, immune dal peccato,
eluso ogni pericolo,
arrivi alla porta del cielo
ed entri al premio eterno.
Ascolta, Dio pietoso, la preghiera
per Gesù Cristo Signore,
che regna con te nei secoli
e con lo Spirito santo. Amen.
latino
Lucis creátor óptime,
lucem diérum próferens,
primórdiis lucis novæ
mundi parans oríginem;
Qui mane iunctum vésperi
diem vocári præcipis:
tætrum chaos illábitur;
audi preces cum flétibus.
Ne mens graváta crímine
vitæ sit exsul múnere,
dum nil perénne cógitat
seséque culpis ílligat.
Cælórum pulset íntimum,
vitále tollat præmium;
vitémus omne nóxium,
purgémus omne péssimum.
Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu. Amen.
in canto
Prodigio stupendo è la luce!
Con essa origine hai dato
al mondo e alla corsa dei giorni,
o Padre, creatore potente.
Il caos tenebroso hai domato,
donandoci aurore e tramonti,
mirabile danza nel tempo:
ascoltaci, eterno Signore!
Il cuore dell’uomo assetato,
disperso nei beni fuggevoli,
non cerchi ostinato la colpa,
perdendo la vita e la pace;
ma, immune da ogni peccato,
elusi pericoli e inganni,
arrivi alla porta del cielo
ed entri felice nel regno.
Ascoltaci, Dio pietoso,
per Cristo Signore risorto:
uniti allo Spirito santo
vivete e regnate per sempre. Amen.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:
La nostra lode accogli,
o Creatore eterno delle cose,
che, notte e giorno avvicendando,
rendi più vario e grato il tempo.
Alta regna la notte
e già s’ode il canto del gallo,
gioioso presagio di luce
all’ansia del viandante.
Si desta allora e ad oriente appare
la stella palpitante del mattino,
la torma squagliasi dei vagabondi,
abbandonando i vicoli del male.
Il gallo canta. La sua voce placa
il furioso fragore dell’onda;
e Pietro, roccia che fonda la Chiesa,
la colpa asterge con lacrime amare.
Orsù leviamoci animosi e pronti:
tutti risveglia il richiamo del gallo
e gli indolenti accusa che si attardano
sotto le coltri dormigliando ancora.
Il gallo canta. Torna la speranza:
l’infermo sente rifluir la vita,
il sicario nasconde il suo pugnale,
negli smarriti la fede rivive.
Gesù Signore, guardaci pietoso,
quando, tentati, incerti vacilliamo:
se tu ci guardi, le macchie dileguano
e il peccato si stempera nel pianto.
Tu, vera luce, nei cuori risplendi,
disperdi il torpore dell’anima:
a te sciolga il labbro devoto
la santa primizia dei canti.
Gloria a Dio Padre
e all’unico suo Figlio
con lo Spirito santo
nella distesa dei secoli. Amen.
latino
Ætérne rerum Cónditor,
noctem diémque qui regis,
et témporum das témpora,
ut álleves fastídium;
Præco diéi iam sonat,
noctis profúndæ pérvigil,
noctúrna lux viantibus
a nocte noctem ségregans.
Hoc excitátus lúcifer
solvit polum calígine,
hoc omnis errónum chorus
vias nocéndi déserit.
Hoc nauta vires cólligit
pontíque mitescunt freta,
hoc ipse Petra Ecclésiæ
canénte culpam diluit.
Surgámus ergo strénue!
gallus iacentes excitat,
et somnoléntos íncrepat,
Gallus negantes arguit.
Gallo canénte spes redit,
ægris salus refúnditur,
mucro latrónis cónditur,
lapsis fides revértitur.
Iesu, labántes respice,
et nos vidéndo córrige,
si réspicis, lapsus cadunt,
fletúque culpa sólvitur.
Tu lux refúlge sensibus,
mentísque somnum díscute,
te nostra vox primum sonet
et ore solvámus tibi.
Deo Patri sit glória
eiúsque soli Fílio,
cum Spíritu Paráclito
in sempíterna sǽcula. Amen.
in canto
Accogli nel canto la lode,
eterno Creatore del mondo,
che notte e giorno avvicendi
rendendo più vario il tempo.
Ancora la notte è oscura
e già si ode il canto del gallo,
gioioso presagio di luce
all’ansia dell’uomo in cammino.
Si desta e appare ad oriente
la stella del primo mattino;
la torma di uomini infidi
rifugge da vie tortuose.
Il canto del gallo è una voce
sul cupo fragore dell’onda;
e Pietro, la roccia di Cristo,
con lacrime asperge la colpa.
Leviamoci pronti e animosi:
il canto del gallo risveglia
e accusa i pigri indolenti,
che ancora nel sonno si attardano.
Così la speranza ritorna:
il male abbandona il violento,
fluisce la vita all’infermo,
la fede rivive nei cuori.
Clemente Signore, difendici:
incerti e tentati noi siamo!
Se guardi, le macchie dileguano:
nel pianto il peccato laviamo.
Tu, luce, risplendi nell’uomo,
disperdi il torpore dell’anima:
a te sciolga il labbro devoto
la santa primizia dei canti.
La gloria innalziamo al Padre
e all’unico Figlio risorto,
insieme allo Spirito santo,
per sempre nei secoli eterni. Amen.
RESPONSORIO
Cfr. Is 62, 10. 11; Sal 94, 1
R Rimovete ogni pietra dalla strada;
viene il Signore a salvarci.
V Venite, applaudiamo al Signore,
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza:
viene il Signore a salvarci.
SALMODIA
Cantico - Ab 3, 2-4. 13a. 15-19
Dio appare per il giudizio
Levate il capo perché la vostra liberazione è vicina (Lc 21, 28).
Ant. 1 Lo splendore del Signore è come la luce, *
bagliori di folgore escono dalle sue mani.
Signore, ho ascoltato il tuo annunzio, *
Signore, ho avuto timore della tua opera.
Nel corso degli anni manifestala, †
falla conoscere nel corso degli anni. *
Nello sdegno ricordati di avere clemenza.
Dio viene da Teman, *
il Santo dal monte Paràn.
La sua maestà ricopre i cieli, *
delle sue lodi è piena la terra.
Il suo splendore è come la luce, †
bagliori di folgore escono dalle sue mani: *
là si cela la sua potenza.
Sei uscito per salvare il tuo popolo, *
per salvare il tuo consacrato.
Hai affogato nel mare i cavalli dell’empio, *
nella melma di grandi acque.
Ho udito e fremette il mio cuore, *
a tal voce tremò il mio labbro,
la carie entra nelle mie ossa *
e sotto di me tremano i miei passi.
Sospiro al giorno dell’angoscia *
che verrà contro il popolo che ci opprime.
Il fico infatti non metterà germogli, †
nessun prodotto daranno le viti, *
cesserà il raccolto dell’olivo,
i campi non daranno più cibo, †
i greggi spariranno dagli ovili *
e le stalle rimarranno senza buoi.
Ma io gioirò nel Signore, *
esulterò in Dio mio salvatore.
Il Signore Dio è la mia forza, †
egli rende i miei piedi come quelli delle cerve *
e sulle alture mi fa camminare.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 1 Lo splendore del Signore è come la luce, *
bagliori di folgore escono dalle sue mani.
Cantico - Sir 39, 13-16a. 18-20. 35
Tutte le opere del Signore sono magnifiche
L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore (Lc 1, 46-47).
Ant. 2 Fate fiorire fiori come il giglio,
spargete profumo e intonate un canto di lode; *
benedite il Signore per tutte le opere sue.
Ascoltatemi, figli santi, *
e crescete come una pianta di rose su un torrente.
Come incenso spandete un buon profumo, *
fate fiorire fiori come il giglio,
spandete profumo e intonate un canto di lode; *
benedite il Signore per tutte le opere sue.
Magnificate il suo nome; †
proclamate le sue lodi *
con i vostri canti e le vostre cetre;
così direte nella vostra lode: †
«Quanto sono magnifiche tutte le opere del Signore! *
Ogni sua disposizione avrà luogo a suo tempo!».
A un suo comando si compie quanto egli vuole; *
nessuno può ostacolare il suo aiuto.
Ogni azione umana è davanti a lui, *
non è possibile nascondersi ai suoi occhi.
Il suo sguardo passa da un’eternità all’altra, *
nulla è straordinario davanti a lui.
Ora cantate inni con tutto il cuore e con la bocca *
e benedite il nome del Signore.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 2 Fate fiorire fiori come il giglio,
spargete profumo e intonate un canto di lode; *
benedite il Signore per tutte le opere sue.
Cantico - Gb 38, 4-11. 16-18; 42, 2. 5-6
Lode alla divina sapienza del Creatore
Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti (Ef 4, 6).
Ant. 3 Comprendo, Signore, che puoi tutto *
e che nessuna cosa ti è impossibile.
«Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della terra? *
Dillo, se hai tanta intelligenza!
Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai, *
o chi ha teso su di essa la misura?
Dove sono fissate le sue basi *
o chi ha posto la sua pietra angolare,
mentre gioivano in coro le stelle del mattino *
e plaudivano tutti i figli di Dio?
Chi ha chiuso tra due porte il mare, *
quando erompeva uscendo dal seno materno,
quando lo circondavo di nubi per veste *
e di densa caligine per fasce?
Poi gli ho fissato un limite *
e gli ho messo chiavistello e porte
e ho detto: “Fin qui giungerai e non oltre *
e qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde”.
Sei mai giunto alle sorgenti del mare *
e nel fondo dell’abisso hai tu passeggiato?
Ti sono state indicate le porte della morte *
e hai visto le porte dell’ombra funerea?
Hai tu considerato le distese della terra? *
Dillo, se sai tutto questo!».
Comprendo che puoi tutto *
e che nessuna cosa ti è impossibile.
Io ti conoscevo per sentito dire, *
ma ora i miei occhi ti vedono.
Perciò mi ricredo e ne provo pentimento *
su polvere e cenere.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 3 Comprendo, Signore, che puoi tutto *
e che nessuna cosa ti è impossibile.
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
V Tu sei benedetto, Signore.
R Amen.
L Benedicimi, Padre.
V Per Cristo, che è via e verità,
la divina Maestà ci benedica.
R Amen.
PRIMA LETTURA
Is 14, 3-21
Dal libro del profeta Isaia
Morte del tiranno e liberazione del popolo
In quel giorno il Signore ti libererà dalle tue pene e dal tuo affanno e dalla dura schiavitù con la quale eri stato asservito. Allora intonerai questa canzone sul re di Babilonia e dirai:
«Ah, come è finito l’aguzzino,
è finita l’arroganza!
Il Signore ha spezzato la verga degli iniqui,
il bastone dei dominatori,
di colui che percuoteva i popoli nel suo furore,
con colpi senza fine,
che dominava con furia le genti
con una tirannia senza respiro.
Riposa ora tranquilla tutta la terra
ed erompe in grida di gioia.
Persino i cipressi gioiscono riguardo a te
e anche i cedri del Libano:
Da quando tu sei prostrato, non salgono più
i tagliaboschi contro di noi.
Gli inferi di sotto si agitano per te,
per venirti incontro al tuo arrivo;
per te essi svegliano le ombre,
tutti i dominatori della terra,
e fanno sorgere dai loro troni
tutti i re delle nazioni.
Tutti prendono la parola per dirti:
Anche tu sei stato abbattuto come noi,
sei diventato uguale a noi.
Negli inferi è precipitato il tuo fasto,
la musica delle tue arpe;
sotto di te c’è uno strato di marciume,
tua coltre sono i vermi.
Come mai sei caduto dal cielo,
Lucifero, figlio dell’aurora?
Come mai sei stato steso a terra,
signore di popoli?
Eppure tu pensavi:
Salirò in cielo,
sulle stelle di Dio
innalzerò il trono,
dimorerò sul monte dell’assemblea,
nelle parti più remote del settentrione.
Salirò sulle regioni superiori delle nubi,
mi farò uguale all’Altissimo.
E invece sei stato precipitato negli inferi,
nelle profondità dell’abisso!
Quanti ti vedono ti guardano fisso,
ti osservano attentamente.
È questo colui che sconvolgeva la terra,
che faceva tremare i regni,
che riduceva il mondo a un deserto,
che ne distruggeva le città,
che non apriva ai suoi prigionieri la prigione?
Tutti i re dei popoli,
tutti riposano con onore,
ognuno nella sua tomba.
Tu, invece, sei stato gettato fuori del tuo sepolcro,
come un germoglio spregevole;
sei circondato da uccisi trafitti da spada,
come una carogna calpestata.
A coloro che sono scesi in una tomba di pietre
tu non sarai unito nella sepoltura,
perché hai rovinato il tuo paese,
hai assassinato il tuo popolo;
non sarà più nominata
la discendenza dell’iniquo.
Preparate il massacro dei suoi figli
a causa dell’iniquità del loro padre
e non sorgano più a conquistare la terra,
a riempire il mondo di rovine».
RESPONSORIO
Cfr. Ab 2, 3; Ez 34, 13; Sal 79, 8
R Vieni, Signore, e non tardare
a perdonare i nostri peccati.
Riconduci tutti gli uomini
nella terra della promessa.
V Rialzaci, Dio degli eserciti,
fa' risplendere il tuo volto e noi saremo salvi.
Riconduci tutti gli uomini
nella terra della promessa.
L Benedicimi, Padre.
V La grazia dello Spirito santo
illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R Amen.
SECONDA LETTURA
Dalla «Esposizione del vangelo secondo Luca» di sant’Ambrogio, vescovo
(L. II, 67-68: SAEMO 11, 205-207)
La parola di Dio per mezzo di Giovanni Battista
esorta alla penitenza
«La parola di Dio scese su Giovanni figlio di Zaccaria, nel deserto» (Lc 3, 2).
Il Figlio di Dio, prima di radunare la Chiesa, agisce anzitutto nel suo umile servo. Perciò dice bene san Luca che la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto, perché la Chiesa non ha preso inizio dagli uomini, ma dalla parola. Infatti è essa il deserto, perché «i figli della derelitta sono più numerosi dei figli della maritata» (Is 54, 1). A lei, del resto vien detto: «Esulta, o sterile»; e ancora: «Prorompi in canti di gioia, o deserto» (Is 52, 9), perché ancora non era stata dissodata dal lavoro di un popolo di stranieri, né ancora gli alberi, a cui era possibile dar frutto, mostravano le fronde svettanti dei loro meriti. Non era ancora venuto colui, che avrebbe detto: «Io, invece, sono come un olivo frondoso nella casa del Signore» (Sal 51, 10); quella vite celeste non comunicava ancora ai suoi tralci la fecondità, restandovi allacciata, diciamo così, mediante il contatto delle sue parole. Discese dunque la parola, affinché la terra, che prima era un deserto, producesse i suoi frutti per noi; discese la parola, e il suono della voce la seguì, poiché la parola opera anzitutto all’interno, poi la voce fa seguire il suo compito. Perciò dice Davide: «Ho creduto e quindi ho parlato» (Sal 115, 10).
Prima credette, e così ha potuto parlare. Dunque la parola discese, affinché Giovanni il Battista annunziasse la penitenza. Per tale ragione molti applicano a san Giovanni la figura della Legge, poiché la Legge poteva render noto il peccato, ma non perdonarlo; di fatto la Legge richiama dall’errore, ritrae dalla colpa, esorta alla penitenza tutti coloro che percorrevano la via dei gentili, per far loro meritare la grazia. «Infatti la Legge e i profeti vanno fino a Giovanni» (Lc 16, 6) e Giovanni preannunzia Cristo. Quindi la Legge preannunzia la Chiesa, e la penitenza prepara la grazia. Giustamente, pertanto, san Luca ha qui proceduto per sintesi, e gli è bastato dire che la parola di Dio discese su Giovanni per presentarlo in qualità di profeta. Non era necessario aggiungere altro, perché chi è pieno della parola di Dio, non ha più bisogno di provare la propria missione. Perciò Luca, dicendo una cosa sola, le ha spiegate tutte.
LAUS ANGELORUM MAGNA
Gloria a Dio nell’alto dei cieli, *
e pace in terra agli uomini di buona volontà.
Noi ti lodiamo, ti eleviamo un inno, *
ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo.
Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, *
Signore Dio, Re del cielo.
Dio Padre onnipotente, *
Gesù Cristo e Spirito santo.
Signore Dio, *
Figlio del Padre.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, *
accogli la nostra supplica.
Tu che siedi alla destra del Padre, *
abbi pietà di noi.
Sii tu la nostra guida e il nostro aiuto; *
salvaci, rendici puri, conservaci nella tua pace.
Liberaci dai nemici *
e dalle tentazioni.
Perché tu solo il santo, *
tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo,
Gesù Cristo, *
nella gloria di Dio Padre con lo Spirito santo.
Ogni giorno ti benediciamo, *
e lodiamo il tuo nome per sempre.
Dégnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Benedetto sei tu, Signore; *
mostrami il tuo volere.
Vedi la mia miseria e la mia pena *
e perdona tutti i miei peccati.
Dalle mie labbra fiorisca la lode, *
la lode al nostro Dio.
Possa io vivere per lodarti: *
mi aiutino i tuoi giudizi.
Come pecora smarrita vado errando; *
cerca il tuo servo perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.
Presto ci venga incontro la tua misericordia, †
perché siamo troppo infelici: *
aiutaci, Dio, nostra salvezza.
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri, *
degno di lode e di gloria nei secoli. Amen.
LAUS ANGELORUM MAGNA
Glória in excélsis Deo *
et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.
Laudámus te, hymnum dícimus tibi, *
benedícimus te, adorámus te, glorificámus te.
Grátias tibi ágimus propter magnam glóriam tuam, *
Dómine Deus rex cæléstis.
Deus Pater omnípotens, *
Iesu Christe et sancte Spíritus.
Dómine Deus, *
Fílius Patris.
Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, *
sύscipe deprecatiónem nostram;
qui sedes ad déxteram Patris, *
miserére nobis.
Miserére nobis: sύbveni nobis, dírige nos: *
consérva nos, munda nos, pacífica nos,
libera nos ad inimícis, *
a tentatiónibus.
Quia tu solus sanctus, *
tu solus Dóminus, tu solus Altíssimus
Iesu Christie *
in glória Dei Patris cum sancto Spíritu.
Per síngulos dies benedícimus te, *
et laudámus nomen tuum in ætérnum, et in sæculum sæculi.
Dignáre, Dómine, die isto, *
sine peccáto nos custodíre.
Benedíctus es, Dómine, *
doce me iustítias tuas.
Vide humilitátem meam et labórem meum *
et dimítte ómnia peccáta mea.
Eructábunt lábia mea hymnum, *
hymnum Deo nostro.
Vivet ánima mea et laudábit te, *
et iudícia tua adiuvábunt me.
Errávi sicut ovis, quæ períerat: *
requíre servum tuum, quia mandáta tua non sum oblítus.
Cito antícipet nos misericórdia tua, Dómine, †
quia páuperes factin sumus nimis, *
ádiuva nos, Deus salutáris noster.
Benedíctus es, Dómine, Deus patrum nostrórum, *
et laudábilis et gloriósus in sæcula sæculórum. Amen.
Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.
ORAZIONE
Dio che salvi e proteggi,
fa’ che i nostri cuori si aprano
al lavoro segreto del tuo Verbo,
perché gli infecondi deserti del nostro spirito
verdeggino di vita nuova e di opere sante.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:
Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
CONCLUSIONE
V Benediciamo il Signore.
R Rendiamo grazie a Dio.