UFFICIO DELLE LETTURE

Giovedì, 26 novembre 2026

BEATA ENRICHETTA ALFIERI, VERGINE
Memoria facoltativa

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.
Alleluia.

INNO

Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra» (Gn 1, 20).

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

Al quinto giorno tutto ciò che vive
hai tratto, o Dio, dall’acque primordiali:
guizzano i pesci nel mare,
gli uccelli si rincorrono nell’aria.

Nati nell’onda del santo lavacro,
rigeneràti dal sangue di Cristo,
serbaci liberi e puri
nella preziosa vita della grazia.

Non ci avvilisca la colpa
né la superba innocenza ci illuda,
il cuore nell’orgoglio non si esalti
né si deprima per le sue cadute.

Così ti implora il tuo popolo, o Padre,
per Cristo Redentore
che nello Spirito santo
regna con te nei secoli.   Amen.

latino

Magnæ Deus poténtiæ,
qui ex aquis ortum genus
partim remíttis gúrgiti,
partim levas in áera,

Demérsa lymphis ímprimens,
subvécta cælis írrogans,
ut, stirpe una pródita,
divérsa répleant loca:

Largíre cunctis sérvulis,
quos mundat unda sánguinis,
nescíre lapsus críminum
nec ferre mortis tædium,

Ut culpa nullum déprimat,
nullum levet iactántia,
elísa mens ne cóncidat,
eláta mens ne córruat.

Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu.   Amen.

in canto

Dall’ampia distesa dell’acqua
hai tratto, Signore, i viventi:
gli uccelli veloci nell’aria
e i pesci guizzanti nel mare.

Rinati nel santo lavacro,
salvati dal sangue di Cristo,
conservaci liberi e puri
in vita preziosa di grazia.

Il male non spenga fiducia,
nel bene viviamo umilmente;
il cuore rifugga da orgoglio
né mai lo deprima la colpa.

O Padre, così ti imploriamo
per Cristo Gesù Redentore,
che insieme allo Spirito santo
con te vive e regna in eterno. Amen.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

Vita di tutti, Cristo Redentore,
o Giudice tremendo, unico Re,
odi pietoso la supplica e accogli
benignamente il canto.

Grata la lode nella notte ascenda
a te, divina Luce,
e l’eco dell’eterna melodia
consoli e allieti i cuori.

Di gioiosa innocenza adorna i giorni,
pensieri ispira di vita immortale,
in ogni azione nostra
sfavilli la tua gloria.

A te, suprema fonte dell’essere,
o Trinità beata,
la Chiesa dei redenti
leva felice l’inno nei secoli.   Amen.

latino

O sator rerum, reparátor ævi,
Christe, rex regum, metuénde censor,
tu preces nostras paritérque laudes
     súscipe clemens.

Noctis en cursu tibi vota laudum
pángimus; præsta tibi sint ut apta,
nosque concéntu réfove perénni,
     lúminis auctor.

Da dies nobis probitáte faustos
mortis ignáram tribuéndo vitam,
semper ut nostros tua sit per actus
     glória perpes.

Glória summum résonet Paréntem,
glória Natum, paritérque sanctum
Spíritum dulci modulétur hymno
     omne per ævum.   Amen.

in canto

Di tutti sei vita, Signore,
o unico Re, nostro Giudice:
tu, mite, ascolta la supplica,
accogli benevolo il canto.

La lode notturna innalziamo
a te che sei Luce divina,
e l’eco dei cori celesti
consoli e allieti i cuori.

Concedi gioiosa innocenza,
pensieri di cielo ispira;
sfavilli la gloria immortale
in ogni azione terrena.

CANTICO DEI TRE GIOVANI

Cfr. Dn 3, 52-56

Ogni creatura lodi il Signore

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Salmo 43

Il popolo di Dio nella sventura

In tutte le tribolazioni noi siamo più che vincitori, per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8, 37).

I (2-9)

Ant. 1   Ci hai salvati, o Dio, dai nostri avversari, *
             hai confuso i nostri nemici.

Dio, con i nostri orecchi abbiamo udito, †
     i nostri padri ci hanno raccontato l’opera che hai compiuto ai loro giorni, *
     nei tempi antichi.

Tu per piantarli, con la tua mano hai sradicato le genti, *
     per far loro posto, hai distrutto i popoli.

Poiché non con la spada conquistarono la terra, *
     né fu il loro braccio a salvarli;

ma il tuo braccio e la tua destra e la luce del tuo volto, *
     perché tu li amavi.

Sei tu il mio re, Dio mio, *
     che decidi vittorie per Giacobbe.

Per te abbiamo respinto i nostri avversari, *
     nel tuo nome abbiamo annientato i nostri aggressori.

Infatti nel mio arco non ho confidato *
     e non la mia spada mi ha salvato,
ma tu ci hai salvati dai nostri avversari, *
     hai confuso i nostri nemici.

In Dio ci gloriamo ogni giorno, *
     celebrando senza fine il tuo nome.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 1   Ci hai salvati, o Dio, dai nostri avversari, *
             hai confuso i nostri nemici.

II (10-17)

Ant. 2   La vergogna non copra il mio volto.

Ma ora ci hai respinti e coperti di vergogna, *
     e più non esci con le nostre schiere.
Ci hai fatti fuggire di fronte agli avversari *
     e i nostri nemici ci hanno spogliati.

Ci hai consegnati come pecore da macello, *
     ci hai dispersi in mezzo alle nazioni.
Hai venduto il tuo popolo per niente, *
     sul loro prezzo non hai guadagnato.

Ci hai resi ludibrio dei nostri vicini, *
     scherno e obbrobrio a chi ci sta intorno.
Ci hai resi la favola dei popoli, *
     su di noi le nazioni scuotono il capo.

L’infamia mi sta sempre davanti *
     e la vergogna copre il mio volto
per la voce di chi insulta e bestemmia, *
     davanti al nemico che brama vendetta.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 2   La vergogna non copra il mio volto.

III (18-27)

Ant. 3   Sorgi, o Signore, vieni in nostro aiuto, *
            salvaci per la tua misericordia.

Tutto questo ci è accaduto †
     e non ti avevamo dimenticato, *
     non avevamo tradito la tua alleanza.

Non si era volto indietro il nostro cuore, *
     i nostri passi non avevano lasciato il tuo sentiero;
ma tu ci hai abbattuti in un luogo di sciacalli *
     e ci hai avvolti di ombre tenebrose.

Se avessimo dimenticato il nome del nostro Dio *
     e teso le mani verso un dio straniero,
forse che Dio non lo avrebbe scoperto, *
     lui che conosce i segreti del cuore?

Per te ogni giorno siamo messi a morte, *
     stimati come pecore da macello.

Svégliati, perché dormi, Signore? *
     Dèstati, non ci respingere per sempre.
Perché nascondi il tuo volto, *
     dimentichi la nostra miseria e oppressione?

Poiché siamo prostrati nella polvere, *
     il nostro corpo è steso a terra.
Sorgi, vieni in nostro aiuto; *
     salvaci per la tua misericordia.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 3   Sorgi, o Signore, vieni in nostro aiuto, *
            salvaci per la tua misericordia.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.

L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

Zc 12, 1-11

Dal libro del profeta Zaccaria

Salvezza di Gerusalemme

Oracolo. Parola del Signore su Israele. Dice il Signore che ha steso i cieli e fondato la terra, che ha formato lo spirito nell’intimo dell’uomo: «Ecco, io farò di Gerusalemme come una coppa che dà le vertigini a tutti i popoli vicini e anche Giuda sarà in angoscia nell’assedio contro Gerusalemme. In quel giorno io farò di Gerusalemme come una pietra da carico per tutti i popoli: quanti vorranno sollevarla ne resteranno sgraffiati; contro di essa si raduneranno tutte le genti della terra. In quel giorno – parola del Signore – colpirò di terrore tutti i cavalli e i loro cavalieri di pazzia; mentre sulla casa di Giuda terrò aperti i miei occhi, colpirò di cecità tutti i cavalli delle genti. Allora i capi di Giuda penseranno: La forza dei cittadini di Gerusalemme sta nel Signore degli eserciti, loro Dio. In quel giorno farò dei capi di Giuda come un braciere acceso in mezzo a una catasta di legna e come una torcia ardente fra i covoni; essi divoreranno a destra e a sinistra tutti i popoli vicini. Solo Gerusalemme resterà al suo posto. Il Signore salverà in primo luogo le tende di Giuda, perché la gloria della casa di Davide e la gloria degli abitanti di Gerusalemme non cresca più di quella di Giuda. In quel giorno il Signore farà da scudo agli abitanti di Gerusalemme e chi tra di loro vacilla diverrà come Davide e la casa di Davide come Dio, come l’angelo del Signore davanti a loro.
In quel giorno io m’impegnerò a distruggere tutte le genti che verranno contro Gerusalemme. Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito.
In quel giorno grande sarà il lamento in Gerusalemme simile al lamento di Adad-Rimmon nella pianura di Meghiddo».

RESPONSORIO

Cfr. Eb 7, 4.2; Sal 23, 7

R   Considerate quanto sia grande
      colui che viene a salvare il suo popolo:
      egli è il re di giustizia.
           La sua origine è nei secoli eterni.

V   Sollevate, porte, i vostri frontali.
      alzatevi, porte antiche,
      ed entri il re della gloria.
           La sua origine è nei secoli eterni.

L   Benedicimi, Padre.
V   La beata vergine Enrichetta [Alfieri]
      che gioiosamente ricordiamo,
      interceda per noi presso il Signore.
R   Amen.

L   Benedicimi, Padre.
V   La beata Enrichetta [Alfieri]
      che gioiosamente ricordiamo,
      interceda per noi presso il Signore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dalle «Memorie» della beata Enrichetta Alfieri, vergine

ENRICHETTA ALFIERI, Memorie, a cura di GUGLIELMINA SAIBENE-WANDAMARIA CLERICI, Leumann (Torino)
1995, pp. 17-31 passim.
Il Signore, tanto buono, mi sostenne

Desiderato, ma non sperato, è finito il mio internamento e, in attesa di fare ritorno alla «mia base», scrivo queste noterelle per obbedienza alla Reverendissima Superiora Provinciale. Non so a che cosa potranno servire. So però che a me giova l’ubbidire e ad accrescere, con ricordo, la mia riconoscenza al Signore che così paternamente mi protesse e mi consolò proprio quando più mi affliggeva. Dirò prima del mio arresto e come avvenne: erano le 13.00 del sabato 23 settembre 1944: mi si accusava di spionaggio, d’intesa col nemico facendo uso di un biglietto cifrato.
A pochi passi fuori dal Comando incontro le tre Suore che prestano assistenza nella Sezione italiana civile. Erano in ritardo ma non si decidevano ad andarsene se non dopo d’avermi veduta. Ma quale vista! Somigliante a quella di Gesù e della Madonna sulla via del Calvario. Pallide e piangenti tentarono di avvicinarmi rivolgendomi domande, ma furono subito allontanate. Io, con uno schianto nel cuore che mi toglieva la vita, non potei che rispondere: «Sono in arresto… per un bigliettino». Giunsi così alla cella a me destinata. Al momento non
vidi altro che un buco più buio del sotterraneo. Io, che da ventun anni ero al Carcere, non avevo mai saputo dell’esistenza di simili tane, il cui uso, probabilmente, era venuto in vigore solo in questo ultimo periodo di crudeltà inconcepibili. Un’invocazione alla Madonna mi diede la forza di cui avevo bisogno. Con tutta la premura mi misi a sbriciolare minutissimamente l’imbottitura di scritti che mi portavo nella pettorina del vestito. Erano comunicazioni varie di Detenuti e di parenti, di domande e di risposte, di richieste e di informazioni di membri di comitati, eccetera. Cose proibitissime dal Comando germanico, ma di tanto aiuto e conforto ai poveri nostri fratelli. Non erano là per questo le Suore? È vero che il Comando ci aveva richiamate per l’ordine e la disciplina. Ma noi non potevamo scindere la nostra missione di Suore di Carità e di italiane da quella unicamente di guardiane tedescofile. Facendo ripetutamente segni di croce con l’invocazione: «O Dio, vieni in mio aiuto», tentavo di placare la tristezza che mi opprimeva. Ma il Signore, tanto buono, mi sostenne; chi non lo può riconoscere? In piedi, a capo chino, accanto alla porta continuavo la mia meditazione e le invocazioni a Dio e alla Madonna. Non so fino a quando vi sarei rimasta, se le campane della chiesa del Fopponino non mi avessero scossa con il suono dell’Angelus. Mi posi in ginocchio e recitai il santo Rosario intiero, meditando così al vivo i misteri dolorosi, come mai in vita mia. Da quel momento la preghiera e la meditazione divennero la mia unica occupazione, la mia forza nella reclusione. E non avevo detto tante volte alle povere detenute: «Se fossi al vostro posto spenderei tutto il mio tempo nella preghiera?». Eccone venuto il momento. Che grazia poter pregare!

LAUS ANGELORUM MAGNA

Gloria a Dio nell’alto dei cieli, *
     e pace in terra agli uomini di buona volontà.

Noi ti lodiamo, ti eleviamo un inno, *
     ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo.
Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, *
     Signore Dio, Re del cielo.

Dio Padre onnipotente, *
     Gesù Cristo e Spirito santo.

Signore Dio, *
     Figlio del Padre.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, *
     accogli la nostra supplica.
Tu che siedi alla destra del Padre, *
     abbi pietà di noi.

Sii tu la nostra guida e il nostro aiuto; *
     salvaci, rendici puri, conservaci nella tua pace.
Liberaci dai nemici *
     e dalle tentazioni.

Perché tu solo il santo, *
     tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo,
Gesù Cristo, *
     nella gloria di Dio Padre con lo Spirito santo.

Ogni giorno ti benediciamo, *
     e lodiamo il tuo nome per sempre.
Dégnati oggi, Signore, *
     di custodirci senza peccato.

Benedetto sei tu, Signore; *
     mostrami il tuo volere.
Vedi la mia miseria e la mia pena *
     e perdona tutti i miei peccati.

Dalle mie labbra fiorisca la lode, *
     la lode al nostro Dio.
Possa io vivere per lodarti: *
     mi aiutino i tuoi giudizi.

Come pecora smarrita vado errando; *
     cerca il tuo servo perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.

Presto ci venga incontro la tua misericordia, †
     perché siamo troppo infelici: *
     aiutaci, Dio, nostra salvezza.

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.   Amen.

LAUS ANGELORUM MAGNA

Glória in excélsis Deo *
     et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.

Laudámus te, hymnum dícimus tibi, *
     benedícimus te, adorámus te, glorificámus te.
Grátias tibi ágimus propter magnam glóriam tuam, *
     Dómine Deus rex cæléstis.

Deus Pater omnípotens, *
     Iesu Christe et sancte Spíritus.

Dómine Deus, *
     Fílius Patris.

Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, *
     sύscipe deprecatiónem nostram;
qui sedes ad déxteram Patris, *
     miserére nobis.

Miserére nobis: sύbveni nobis, dírige nos: *
     consérva nos, munda nos, pacífica nos,
libera nos ad inimícis, *
     a tentatiónibus.

Quia tu solus sanctus, *
     tu solus Dóminus, tu solus Altíssimus
Iesu Christie *
     in glória Dei Patris cum sancto Spíritu.

Per síngulos dies benedícimus te, *
     et laudámus nomen tuum in ætérnum, et in sæculum sæculi.

Dignáre, Dómine, die isto, *
     sine peccáto nos custodíre.

Benedíctus es, Dómine, *
     doce me iustítias tuas.
Vide humilitátem meam et labórem meum *
     et dimítte ómnia peccáta mea.

Eructábunt lábia mea hymnum, *
     hymnum Deo nostro.
Vivet ánima mea et laudábit te, *
     et iudícia tua adiuvábunt me.

Errávi sicut ovis, quæ períerat: *
     requíre servum tuum, quia mandáta tua non sum oblítus.

Cito antícipet nos misericórdia tua, Dómine, †
     quia páuperes factin sumus nimis, *
     ádiuva nos, Deus salutáris noster.

Benedíctus es, Dómine, Deus patrum nostrórum, *
     et laudábilis et gloriósus in sæcula sæculórum.   Amen.

Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.

ORAZIONE

Padre onnipotente e misericordioso,
accendi nei nostri cuori la fiamma viva del tuo amore,
perché, come la beata Enrichetta, vergine,
sappiamo sempre riconoscere nei sofferenti il Figlio tuo,
mandato a portare ai poveri il lieto annuncio
e a proclamare ai prigionieri la liberazione,
testimoniando con gioia la sua carità infinita.
Per lui, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.