UFFICIO DELLE LETTURE
Domenica, 22 novembre 2026
DOMENICA
DELLA SECONDA SETTIMANA DI AVVENTO
V O Dio, vieni a salvarmi.
R Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.
INNO
Dio disse: «Sia la luce!» E la luce fu (Gn 1, 3).
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:
Col prodigio stupendo della luce,
rifulgente primizia,
hai dato origine al mondo
e all’implacabile corsa dei giorni.
Tu che hai domato il caos tenebroso
con l’alternarsi mirabile
di aurore e di tramonti,
ascolta, Padre, la voce che implora.
Oh! Non accada all’anima,
dispersa nei beni fuggevoli,
di legarsi ostinata nella colpa
e perdere la tua vita;
ma, immune dal peccato,
eluso ogni pericolo,
arrivi alla porta del cielo
ed entri al premio eterno.
Ascolta, Dio pietoso, la preghiera
per Gesù Cristo Signore,
che regna con te nei secoli
e con lo Spirito santo. Amen.
latino
Lucis creátor óptime,
lucem diérum próferens,
primórdiis lucis novæ
mundi parans oríginem;
Qui mane iunctum vésperi
diem vocári præcipis:
tætrum chaos illábitur;
audi preces cum flétibus.
Ne mens graváta crímine
vitæ sit exsul múnere,
dum nil perénne cógitat
seséque culpis ílligat.
Cælórum pulset íntimum,
vitále tollat præmium;
vitémus omne nóxium,
purgémus omne péssimum.
Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu. Amen.
in canto
Prodigio stupendo è la luce!
Con essa origine hai dato
al mondo e alla corsa dei giorni,
o Padre, creatore potente.
Il caos tenebroso hai domato,
donandoci aurore e tramonti,
mirabile danza nel tempo:
ascoltaci, eterno Signore!
Il cuore dell’uomo assetato,
disperso nei beni fuggevoli,
non cerchi ostinato la colpa,
perdendo la vita e la pace;
ma, immune da ogni peccato,
elusi pericoli e inganni,
arrivi alla porta del cielo
ed entri felice nel regno.
Ascoltaci, Dio pietoso,
per Cristo Signore risorto:
uniti allo Spirito santo
vivete e regnate per sempre. Amen.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:
La nostra lode accogli,
o Creatore eterno delle cose,
che, notte e giorno avvicendando,
rendi più vario e grato il tempo.
Alta regna la notte
e già s’ode il canto del gallo,
gioioso presagio di luce
all’ansia del viandante.
Si desta allora e ad oriente appare
la stella palpitante del mattino,
la torma squagliasi dei vagabondi,
abbandonando i vicoli del male.
Il gallo canta. La sua voce placa
il furioso fragore dell’onda;
e Pietro, roccia che fonda la Chiesa,
la colpa asterge con lacrime amare.
Orsù leviamoci animosi e pronti:
tutti risveglia il richiamo del gallo
e gli indolenti accusa che si attardano
sotto le coltri dormigliando ancora.
Il gallo canta. Torna la speranza:
l’infermo sente rifluir la vita,
il sicario nasconde il suo pugnale,
negli smarriti la fede rivive.
Gesù Signore, guardaci pietoso,
quando, tentati, incerti vacilliamo:
se tu ci guardi, le macchie dileguano
e il peccato si stempera nel pianto.
Tu, vera luce, nei cuori risplendi,
disperdi il torpore dell’anima:
a te sciolga il labbro devoto
la santa primizia dei canti.
Gloria a Dio Padre
e all’unico suo Figlio
con lo Spirito santo
nella distesa dei secoli. Amen.
latino
Ætérne rerum Cónditor,
noctem diémque qui regis,
et témporum das témpora,
ut álleves fastídium;
Præco diéi iam sonat,
noctis profúndæ pérvigil,
noctúrna lux viantibus
a nocte noctem ségregans.
Hoc excitátus lúcifer
solvit polum calígine,
hoc omnis errónum chorus
vias nocéndi déserit.
Hoc nauta vires cólligit
pontíque mitescunt freta,
hoc ipse Petra Ecclésiæ
canénte culpam diluit.
Surgámus ergo strénue!
gallus iacentes excitat,
et somnoléntos íncrepat,
Gallus negantes arguit.
Gallo canénte spes redit,
ægris salus refúnditur,
mucro latrónis cónditur,
lapsis fides revértitur.
Iesu, labántes respice,
et nos vidéndo córrige,
si réspicis, lapsus cadunt,
fletúque culpa sólvitur.
Tu lux refúlge sensibus,
mentísque somnum díscute,
te nostra vox primum sonet
et ore solvámus tibi.
Deo Patri sit glória
eiúsque soli Fílio,
cum Spíritu Paráclito
in sempíterna sǽcula. Amen.
in canto
Accogli nel canto la lode,
eterno Creatore del mondo,
che notte e giorno avvicendi
rendendo più vario il tempo.
Ancora la notte è oscura
e già si ode il canto del gallo,
gioioso presagio di luce
all’ansia dell’uomo in cammino.
Si desta e appare ad oriente
la stella del primo mattino;
la torma di uomini infidi
rifugge da vie tortuose.
Il canto del gallo è una voce
sul cupo fragore dell’onda;
e Pietro, la roccia di Cristo,
con lacrime asperge la colpa.
Leviamoci pronti e animosi:
il canto del gallo risveglia
e accusa i pigri indolenti,
che ancora nel sonno si attardano.
Così la speranza ritorna:
il male abbandona il violento,
fluisce la vita all’infermo,
la fede rivive nei cuori.
Clemente Signore, difendici:
incerti e tentati noi siamo!
Se guardi, le macchie dileguano:
nel pianto il peccato laviamo.
Tu, luce, risplendi nell’uomo,
disperdi il torpore dell’anima:
a te sciolga il labbro devoto
la santa primizia dei canti.
La gloria innalziamo al Padre
e all’unico Figlio risorto,
insieme allo Spirito santo,
per sempre nei secoli eterni. Amen.
RESPONSORIO
Cfr. Sal 94,1
R Ecco il Signore viene.
Nelle sue mani è il regno,
la potenza e il dominio.
V Venite, applaudiamo al Signore,
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Nelle sue mani è il regno,
la potenza e il dominio.
SALMODIA
Cantico - 1Sam 2, 1-10
La mia guida e la speranza degli umili sono in Dio
Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati (Lc 1, 52-53).
Ant. 1 Godo, Signore, della tua salvezza.
Il mio cuore esulta nel Signore, *
la mia fronte s’innalza, grazie al mio Dio.
Si apre la mia bocca contro i miei nemici, *
perché io godo del beneficio che mi hai concesso.
Non c’è santo come il Signore, *
non c’è rocca come il nostro Dio.
Non moltiplicate i discorsi superbi, †
dalla vostra bocca non esca arroganza; *
perché il Signore è il Dio che sa tutto e le sue opere sono rette.
L’arco dei forti s’è spezzato, *
ma i deboli sono rivestiti di vigore.
I sazi sono andati a giornata per un pane, *
mentre gli affamati han cessato di faticare.
La sterile ha partorito sette volte *
e la ricca di figli è sfiorita.
Il Signore fa morire e fa vivere, *
scendere agli inferi e risalire.
Il Signore rende povero e arricchisce, *
abbassa ed esalta.
Solleva dalla polvere il misero, *
innalza il povero dalle immondizie,
per farli sedere con i capi del popolo, *
e assegnare loro un seggio di gloria.
Perché al Signore appartengono i cardini della terra *
e su di essi fa poggiare il mondo.
Sui passi dei giusti egli veglia, †
ma gli empi svaniscono nelle tenebre *
Certo non prevarrà l’uomo malgrado la sua forza.
Dal Signore saranno abbattuti i suoi avversari! *
L’Altissimo tuonerà dal cielo.
Il Signore giudicherà gli estremi confini della terra; †
al suo re darà la forza *
ed eleverà la potenza del suo Messia.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 1 Godo, Signore, della tua salvezza.
Cantico - Os 11, 1-4, 7-8a. c 9
Lode all’amore di Dio padre
Avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!» (Rm 8, 15).
Ant. 2 Io ho amato Israele giovinetto, *
mi sono chinato su di lui
per dargli da mangiare.
Quando Israele era giovinetto, io l’ho amato *
e dall’Egitto ho chiamato mio figlio.
Ma più li chiamavo, *
più da me si allontanavano;
immolavano vittime ai Baal, *
agli idoli bruciavano incensi.
Ad Efraim io insegnavo a camminare †
tenendolo per mano, *
ma essi non compresero che avevo cura di loro.
Io li traevo con legami di dolcezza, *
con vincoli d’amore;
ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; *
mi chinavo su di lui per dargli da mangiare.
Il mio popolo è duro a convertirsi: †
chiamato a guardare in alto, *
nessuno sa sollevare lo sguardo.
Come potrei abbandonarti, Efraim, *
come consegnarti ad altri, Israele?
Il mio cuore dentro di me si commuove, *
il mio intimo freme di compassione.
Non darò sfogo all’ardore della mia ira, *
non tornerò a distruggere Efraim,
perché sono Dio e non uomo; †
sono il Santo in mezzo a te *
e non verrò nella mia ira.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 2 Io ho amato Israele giovinetto, *
mi sono chinato su di lui
per dargli da mangiare.
Cantico - Is 5, 1-7
Carme della vigna di Dio, Israele
«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo» (Gv 15, 11).
Ant. 3 La vigna del Signore degli eserciti *
è la casa d’Israele.
Canterò per il mio diletto *
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna *
sopra un fertile colle.
Egli l’aveva vangata e sgombrata dai sassi *
e vi aveva piantato scelte viti;
vi aveva costruito in mezzo una torre *
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva, *
ma essa fece uva selvatica.
Or dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, *
siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna *
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva, *
essa ha fatto uva selvatica?
Ora voglio farvi conoscere *
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; *
demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata.
La renderò un deserto, *
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni; *
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti †
è la casa di Israele; *
gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia *
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine *
ed ecco grida di oppressi.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 3 La vigna del Signore degli eserciti *
è la casa d’Israele.
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
V Tu sei benedetto, Signore.
R Amen.
L Benedicimi, Padre.
V Per Cristo, che è via e verità,
la divina Maestà ci benedica.
R Amen.
PRIMA LETTURA
Ml 1, 1-14; 2, 13-16
Dal libro del profeta Malachia
Oracolo contro i sacerdoti negligenti e iniqui
Oracolo. Parola del Signore a Israele per mezzo di Malachia. Vi ho amati, dice il Signore. E voi dite: «Come ci ha amati?». Non era forse Esaù fratello di Giacobbe? – oracolo del Signore –. Eppure ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù. Ho fatto dei suoi monti un deserto e ho dato la sua eredità agli sciacalli del deserto. Se Edom dicesse: «Siamo stati distrutti, ma ci rialzeremo dalle nostre rovine!», il Signore degli eserciti dichiara: Essi ricostruiranno, ma io demolirò. Saranno chiamati Regione empia e Popolo contro cui il Signore è adirato per sempre. I vostri occhi lo vedranno e voi direte: «Grande è il Signore al di là dei confini d’Israele».
Il figlio onora suo padre e il servo rispetta il suo padrone. Se io sono padre, dov’è l’onore che mi spetta? Se sono il padrone, dov’è il timore di me? Dice il Signore degli eserciti a voi, sacerdoti, che disprezzate il mio nome. Voi domandate: «Come abbiamo disprezzato il tuo nome?». Offrite sul mio altare un cibo contaminato e dite: «Come ti abbiamo contaminato?». Quando voi dite: «La tavola del Signore è spregevole» e offrite un animale cieco in sacrificio, non è forse un male? Quando voi offrite un animale zoppo o malato, non è forse un male? Offritelo pure al vostro governatore: pensate che l’accetterà o che vi sarà grato? dice il Signore degli eserciti.
Ora supplicate pure Dio perché abbia pietà di voi! Se fate tali cose, dovrebbe mostrarsi favorevole a voi? Dice il Signore degli eserciti: Oh, ci fosse tra di voi chi chiude le porte, perché non arda più invano il mio altare!
Non mi compiaccio di voi, dice il Signore degli eserciti, non accetto l’offerta delle vostre mani! Poiché dall’oriente all’occidente grande è il mio nome fra le genti e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome e una oblazione pura, perché grande è il mio nome fra le genti, dice il Signore degli eserciti. Ma voi lo profanate quando dite: «La tavola del Signore è contaminata e spregevole ciò che v’è sopra, il suo cibo». Voi aggiungete: «Ah! che pena!». Voi mi disprezzate, dice il Signore degli eserciti, e offrite animali rubati, zoppi, malati e li portate in offerta! Posso io gradirla dalle vostre mani? dice il Signore. Maledetto il fraudolento che ha nel gregge un maschio, ne fa voto e poi mi sacrifica una bestia difettosa. Poiché io sono un re grande, dice il Signore degli eserciti, e il mio nome è terribile fra le nazioni.
Un’altra cosa fate ancora; voi coprite di lacrime, di pianti e di sospiri l’altare del Signore, perché egli non guarda all’offerta, né la gradisce con benevolenza dalle vostre mani. E chiedete: Perché? Perché il Signore è testimone fra te e la donna della tua giovinezza, che ora perfidamente tradisci, mentr’essa è la tua consorte, la donna legata a te da un patto.
Non fece egli un essere solo dotato di carne e soffio vitale? Che cosa cerca quest’unico essere, se non prole da parte di Dio? Custodite dunque il vostro soffio vitale e nessuno tradisca la donna della sua giovinezza. Perché io detesto il ripudio, dice il Signore Dio d’Israele, e chi copre d’iniquità la propria veste, dice il Signore degli eserciti. Custodite la vostra vita dunque e non vogliate agire con perfidia.
RESPONSORIO
R Veramente viene Cristo Salvatore:
Giovanni l'ha preannunziato
come l'Agnello di Dio.
V Porta nelle sue mani pietà e misericordia:
Giovanni l'ha preannunziato
come l'Agnello di Dio.
L Benedicimi, Padre.
V La grazia dello Spirito santo
illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R Amen.
SECONDA LETTURA
Dalla «Esposizione del vangelo secondo Luca» di sant’Ambrogio, vescovo
(L. IX, 1-3, 8-9: SAEMO 12, 363-365. 367-369)
Cristo desidera entrare nella tua anima
«E quando fu vicino a Betfage e a Betania, presso il monte detto degli Ulivi, mandò due discepoli dicendo: “Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete legato il puledro di un’asina, sul quale nessuno si è mai seduto”» (Lc 19, 29 s).
È molto bello che il Signore, avendo ormai abbandonato i Giudei, e dovendo d’ora in poi prender dimora nell’amore delle genti, sia salito fino al tempio: e questo è il vero tempio, ove il Signore viene adorato non nella lettera ma nello spirito; è il tempio di Dio, le cui salde fondamenta sono poste non su una struttura muraria, ma su la compagine della fede. Ma vengono abbandonati quanti l’avevano in odio, mentre sono prescelti quanti erano destinati ad amarlo. Per questo egli giunse al monte degli Ulivi, cioè per piantare gli ulivi novelli su la cima della virtù: e la loro madre è «la Gerusalemme di lassù» (Gal 4, 26). Su questo monte sta quel celeste agricoltore, affinché «tutti, trapiantati nella casa di Dio» (Sal 91, 14), possano dire a uno a uno: «Io, invece, sono come un ulivo fecondo, nella casa del Signore» (Sal 51, 10). Ma probabilmente il monte è Cristo stesso. E chi altro potrebbe mai produrre raccolti così abbondanti di ulivi, non curvi per il peso di bacche strabocchevoli, ma fecondi per la pienezza spirituale delle genti? Egli è colui per il quale noi ascendiamo e al quale ascendiamo. Egli è la porta, egli è la via, colui che è aperto e apre, colui al quale bussano le reclute del suo servizio e che viene adorato dai veterani.
Dunque, il puledro con l’asina stava nel villaggio, ed era legato. Non si poteva sciogliere se non per un ordine del Signore. E lo sciolsero le mani degli apostoli: tanto potente è l’azione, tanto potente la vita, tanto potente il dono.
Sii anche tu tanto potente, da riuscire a sciogliere quanti sono legati.
Ma quegli incaricati, quando sciolsero il puledro, forse che si servivano delle proprie parole? Per nulla affatto, ma dissero come gli aveva detto Gesù, perché tu devi apprendere che non con i loro propri discorsi ma con la parola di Dio, e nel nome di Cristo, non nel proprio, essi disseminarono la fede nei popoli gentili, e le potenze nemiche, le quali pretendevano per sé l’omaggio delle nazioni, si ritrassero davanti al comando divino.
Anche per questo gli apostoli pongono le loro vesti sotto i piedi di Gesù, precisamente per far risaltare la gloria propria della predicazione evangelica; difatti comunemente, nelle Scritture divine, le vesti indicano le virtù; e queste, anche con la propria efficacia, dovevano addolcire almeno un poco la durezza delle genti, affinché esse, con premurose attestazioni d’affetto, offrissero il comodo servizio di un felice trasporto.
Effettivamente il Signore del mondo non provò gusto a farsi portare a dorso d’un’asina, per dare nell’occhio, come si fa in pubblico; ma, nelle segrete intenzioni del mistero, egli voleva sellare l’intimità della nostra mente, e assidersi nell’intimo raccoglimento delle anime come un mistico cavaliere che sta seduto all’interno, cavalcando vorrei dire col corpo della divinità, intento a far camminar nella giusta direzione i passi della mente, e a imbrigliare le sfrenatezze della carne, per domare con la guida della pietà i sentimenti del popolo delle genti, dopo averli assuefatti. Fortunati coloro che hanno un siffatto cavaliere seduto spiritualmente sui loro fianchi, sì, fortunati coloro la cui bocca, per non finir di perdere il controllo col suo multiloquio, è stata stretta dalle briglie della parola celeste!
LAUS ANGELORUM MAGNA
Gloria a Dio nell’alto dei cieli, *
e pace in terra agli uomini di buona volontà.
Noi ti lodiamo, ti eleviamo un inno, *
ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo.
Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, *
Signore Dio, Re del cielo.
Dio Padre onnipotente, *
Gesù Cristo e Spirito santo.
Signore Dio, *
Figlio del Padre.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, *
accogli la nostra supplica.
Tu che siedi alla destra del Padre, *
abbi pietà di noi.
Sii tu la nostra guida e il nostro aiuto; *
salvaci, rendici puri, conservaci nella tua pace.
Liberaci dai nemici *
e dalle tentazioni.
Perché tu solo il santo, *
tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo,
Gesù Cristo, *
nella gloria di Dio Padre con lo Spirito santo.
Ogni giorno ti benediciamo, *
e lodiamo il tuo nome per sempre.
Dégnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Benedetto sei tu, Signore; *
mostrami il tuo volere.
Vedi la mia miseria e la mia pena *
e perdona tutti i miei peccati.
Dalle mie labbra fiorisca la lode, *
la lode al nostro Dio.
Possa io vivere per lodarti: *
mi aiutino i tuoi giudizi.
Come pecora smarrita vado errando; *
cerca il tuo servo perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.
Presto ci venga incontro la tua misericordia, †
perché siamo troppo infelici: *
aiutaci, Dio, nostra salvezza.
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri, *
degno di lode e di gloria nei secoli. Amen.
LAUS ANGELORUM MAGNA
Glória in excélsis Deo *
et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.
Laudámus te, hymnum dícimus tibi, *
benedícimus te, adorámus te, glorificámus te.
Grátias tibi ágimus propter magnam glóriam tuam, *
Dómine Deus rex cæléstis.
Deus Pater omnípotens, *
Iesu Christe et sancte Spíritus.
Dómine Deus, *
Fílius Patris.
Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, *
sύscipe deprecatiónem nostram;
qui sedes ad déxteram Patris, *
miserére nobis.
Miserére nobis: sύbveni nobis, dírige nos: *
consérva nos, munda nos, pacífica nos,
libera nos ad inimícis, *
a tentatiónibus.
Quia tu solus sanctus, *
tu solus Dóminus, tu solus Altíssimus
Iesu Christie *
in glória Dei Patris cum sancto Spíritu.
Per síngulos dies benedícimus te, *
et laudámus nomen tuum in ætérnum, et in sæculum sæculi.
Dignáre, Dómine, die isto, *
sine peccáto nos custodíre.
Benedíctus es, Dómine, *
doce me iustítias tuas.
Vide humilitátem meam et labórem meum *
et dimítte ómnia peccáta mea.
Eructábunt lábia mea hymnum, *
hymnum Deo nostro.
Vivet ánima mea et laudábit te, *
et iudícia tua adiuvábunt me.
Errávi sicut ovis, quæ períerat: *
requíre servum tuum, quia mandáta tua non sum oblítus.
Cito antícipet nos misericórdia tua, Dómine, †
quia páuperes factin sumus nimis, *
ádiuva nos, Deus salutáris noster.
Benedíctus es, Dómine, Deus patrum nostrórum, *
et laudábilis et gloriósus in sæcula sæculórum. Amen.
Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.
ORAZIONE
Sciogli, Padre, la durezza dei nostri cuori,
perché possano accogliere con rinnovata letizia
il sospirato Autore della nostra salvezza,
nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:
Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
CONCLUSIONE
V Benediciamo il Signore.
R Rendiamo grazie a Dio.