UFFICIO DELLE LETTURE
Mercoledì, 04 novembre 2026
SAN CARLO BORROMEO, VESCOVO
Solennità
V O Dio, vieni a salvarmi.
R Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:
Vita dei santi, Cristo, unica via,
o sola speranza del mondo,
o sorgente di pace e di giustizia,
voci e cuori a te inneggiano.
Se qualche luce di virtù tu vedi,
ogni parola vera,
ogni infiammata volontà di bene,
è, Signore, tua grazia.
Dona quiete ai tempi incerti,
salda custodisci la fede,
rinvigorisci i deboli,
perdona i peccatori.
Gloria si canti al Padre
e all’unico suo Figlio,
dolce si levi la lode allo Spirito
negli infiniti secoli. Amen.
latino
Vita sanctórum, via, spes salúsque,
Christe, largítor probitátis atque
cónditor pacis, tibi voce, sensu
pángimus hymnum:
Cuius est virtus manifésta totum
quod pii possunt, quod habent, quod ore,
corde vel factis cúpiunt, amóris
igne flagrántes.
Témporum pacem, fídei tenórem,
lánguidis curam veniámque lapsis,
ómnibus præsta páriter beátæ
múnera vitæ.
Glória summum résonet Paréntem,
glória Natum, paritérque sanctum
Spíritum dulci modulétur hymno
omne per ævum. Amen.
in canto
O Cristo, sei vita dei santi,
salvezza e speranza del mondo;
sorgente di pace e giustizia,
ti cantano i cuori e le voci.
Se qualche virtù in noi vedi,
parole sincere di vita,
il nostro cammino nel bene
è frutto, Signore, di grazia.
Da’ quiete ai tempi insicuri,
saldezza a una fragile fede,
ai deboli dona vigore,
a tutti perdona i peccati.
Al Padre si cantino lodi
e all’unico Figlio Signore,
onore allo Spirito santo
per sempre nei secoli eterni. Amen.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:
La nostra lode accogli,
o Creatore eterno delle cose,
che, notte e giorno avvicendando,
rendi più vario e grato il tempo.
Alta regna la notte
e già s’ode il canto del gallo,
gioioso presagio di luce
all’ansia del viandante.
Si desta allora e ad oriente appare
la stella palpitante del mattino,
la torma squagliasi dei vagabondi,
abbandonando i vicoli del male.
Il gallo canta. La sua voce placa
il furioso fragore dell’onda;
e Pietro, roccia che fonda la Chiesa,
la colpa asterge con lacrime amare.
Orsù leviamoci animosi e pronti:
tutti risveglia il richiamo del gallo
e gli indolenti accusa che si attardano
sotto le coltri dormigliando ancora.
Il gallo canta. Torna la speranza:
l’infermo sente rifluir la vita,
il sicario nasconde il suo pugnale,
negli smarriti la fede rivive.
Gesù Signore, guardaci pietoso,
quando, tentati, incerti vacilliamo:
se tu ci guardi, le macchie dileguano
e il peccato si stempera nel pianto.
Tu, vera luce, nei cuori risplendi,
disperdi il torpore dell’anima:
a te sciolga il labbro devoto
la santa primizia dei canti.
Gloria a Dio Padre
e all’unico suo Figlio
con lo Spirito santo
nella distesa dei secoli. Amen.
latino
Ætérne rerum Cónditor,
noctem diémque qui regis,
et témporum das témpora,
ut álleves fastídium;
Præco diéi iam sonat,
noctis profúndæ pérvigil,
noctúrna lux viantibus
a nocte noctem ségregans.
Hoc excitátus lúcifer
solvit polum calígine,
hoc omnis errónum chorus
vias nocéndi déserit.
Hoc nauta vires cólligit
pontíque mitescunt freta,
hoc ipse Petra Ecclésiæ
canénte culpam diluit.
Surgámus ergo strénue!
gallus iacentes excitat,
et somnoléntos íncrepat,
Gallus negantes arguit.
Gallo canénte spes redit,
ægris salus refúnditur,
mucro latrónis cónditur,
lapsis fides revértitur.
Iesu, labántes respice,
et nos vidéndo córrige,
si réspicis, lapsus cadunt,
fletúque culpa sólvitur.
Tu lux refúlge sensibus,
mentísque somnum díscute,
te nostra vox primum sonet
et ore solvámus tibi.
Deo Patri sit glória
eiúsque soli Fílio,
cum Spíritu Paráclito
in sempíterna sǽcula. Amen.
in canto
Accogli nel canto la lode,
eterno Creatore del mondo,
che notte e giorno avvicendi
rendendo più vario il tempo.
Ancora la notte è oscura
e già si ode il canto del gallo,
gioioso presagio di luce
all’ansia dell’uomo in cammino.
Si desta e appare ad oriente
la stella del primo mattino;
la torma di uomini infidi
rifugge da vie tortuose.
Il canto del gallo è una voce
sul cupo fragore dell’onda;
e Pietro, la roccia di Cristo,
con lacrime asperge la colpa.
Leviamoci pronti e animosi:
il canto del gallo risveglia
e accusa i pigri indolenti,
che ancora nel sonno si attardano.
Così la speranza ritorna:
il male abbandona il violento,
fluisce la vita all’infermo,
la fede rivive nei cuori.
Clemente Signore, difendici:
incerti e tentati noi siamo!
Se guardi, le macchie dileguano:
nel pianto il peccato laviamo.
Tu, luce, risplendi nell’uomo,
disperdi il torpore dell’anima:
a te sciolga il labbro devoto
la santa primizia dei canti.
La gloria innalziamo al Padre
e all’unico Figlio risorto,
insieme allo Spirito santo,
per sempre nei secoli eterni. Amen.
RESPONSORIO
Cfr. Sap 10, 11. 12
R La Sapienza lo protesse,
lo fece ricco, lo custodì dai nemici;
in una lotta dura
gli assegnò la vittoria.
V Lo protesse da chi lo insidiava,
in una lotta dura
gli assegnò la vittoria.
SALMODIA
Cantico - Sir 45, 6-7. 15-17
L’onore del sacerdozio
Tu sei stato scelto tra i figli di Israele, tra i sacri frutti sei stato giudicato primizia (S. Ambrogio).
Ant. 1 Il Signore lo scelse come suo sacerdote *
perché gli offrisse l'unico sacrificio
e gli elevasse incenso odoroso.
Mosè innalzò Aronne, santo come lui, *
suo fratello, della tribù di Levi.
Stabilì con lui un'alleanza perenne *
e gli diede il sacerdozio tra il popolo.
Lo onorò con splendidi ornamenti *
e gli fece indossare una veste di gloria.
Mosè lo consacrò *
e l'unse con l'olio santo.
Costituì un'alleanza perenne per lui *
e per i suoi discendenti, finché dura il cielo:
quella di presiedere al culto †
ed esercitare il sacerdozio *
e benedire il popolo nel nome del Signore.
Il Signore lo scelse tra tutti i viventi *
perché gli offrisse sacrifici,
incenso e profumo come memoriale *
e perché compisse l'espiazione per il suo popolo.
Gli affidò i suoi comandamenti *
il potere sulle prescrizioni del diritto,
perché insegnasse a Giacobbe i decreti *
e illuminasse Israele nella sua legge.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 1 Il Signore lo scelse come suo sacerdote *
perché gli offrisse l'unico sacrificio
e gli elevasse incenso odoroso.
Cantico - Sir 50, 5-20
Grandezza del sacerdote di Dio
Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione (2Cor 5, 18).
Ant. 2 Ecco il sommo sacerdote,
che nella sua vita piacque a Dio *
e fu trovato giusto.
Come era stupendo
quando si aggirava fra il popolo, *
quando usciva dal santuario dietro il velo!
Come un astro mattutino fra le nubi, *
come la luna nei giorni in cui è piena,
come il sole sfolgorante sul tempio dell'Altissimo, *
come l'arcobaleno splendente fra nubi di gloria,
come il fiore delle rose
nella stagione di primavera, †
come un giglio lungo un corso d'acqua, *
come un germoglio d'albero d'incenso
nella stagione estiva,
come fuoco e incenso su un braciere, *
come un vaso d'oro massiccio,
ornato con ogni specie di pietre preziose,
come un ulivo verdeggiante pieno di frutti, *
e come un cipresso svettante tra le nuvole.
Quando indossava i paramenti solenni, *
quando si rivestiva con gli ornamenti più belli,
salendo i gradini del santo altare dei sacrifici, *
riempiva di gloria l'intero santuario.
Quando riceveva le parti delle vittime †
dalle mani dei sacerdoti, *
mentre stava presso il braciere dell'altare,
circondato dalla corona dei fratelli †
come fronde di cedri nel Libano, *
e lo circondavano come fusti di palme,
mentre tutti i figli di Aronne nella loro gloria, †
con le offerte del Signore nelle mani, *
stavano davanti a tutta l'assemblea di Israele,
egli compiva il rito liturgico sugli altari, *
preparando l'offerta all'Altissimo onnipotente.
Egli stendeva la mano sulla coppa *
e versava succo di uva,
lo spargeva alle basi dell'altare *
come profumo soave all'Altissimo,
re di tutte le cose.
Allora i figli di Aronne alzavano la voce, *
suonavano le trombe di metallo lavorato
e facevano udire un suono potente *
come richiamo davanti all'Altissimo.
E subito tutto il popolo insieme *
si prostrava con la faccia a terra,
per adorare il Signore, *
Dio onnipotente e altissimo.
I cantori intonavano canti di lodi, *
il loro canto era addolcito
da una musica melodiosa.
Il popolo supplicava il Signore altissimo *
in preghiera davanti al Misericordioso,
finché fosse compiuto il servizio del Signore *
e terminasse la funzione liturgica.
Allora, scendendo, egli alzava le mani *
su tutta l'assemblea dei figli di Israele
per dare con le sue labbra
la benedizione del Signore, *
gloriandosi del nome di lui.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 2 Ecco il sommo sacerdote,
che nella sua vita piacque a Dio *
e fu trovato giusto.
Cantico - Sap 7, 7-14
Il tesoro della sapienza di Dio è donato agli uomini
Colui che ha la sapienza, non la tenga nascosta, non la usi eccezionalmente, ma la canti apertamente (S. Ambrogio).
Ant. 3 Sulla strada dell'umiltà,
figli, seguite Cristo, *
l'eterna sapienza del Padre.
Pregai e mi fu elargita la prudenza; *
implorai e venne in me lo spirito della sapienza.
La preferii a scettri e a troni, *
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto;
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, †
perché tutto l'oro al suo confronto
è un po' di sabbia *
e come fango
sarà valutato di fronte ad essa l'argento.
L'amai più della salute e della bellezza, †
preferii il suo possesso alla stessa luce, *
perché non tramonta lo splendore che ne promana.
Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni; *
nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.
Godetti di tutti questi beni, †
perché la sapienza li guida, *
ma ignoravo che di tutti essa è madre.
Senza frode imparai e senza invidia io dono, *
non nascondo le sue ricchezze.
Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini; †
quanti se lo procurano
si attirano l'amicizia di Dio, *
sono a lui raccomandati
per i doni del suo insegnamento.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 3 Sulla strada dell'umiltà,
figli, seguite Cristo, *
l'eterna sapienza del Padre.
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
V Tu sei benedetto, Signore.
R Amen.
L Benedicimi, Padre.
V Per l'intercessione del vescovo san Carlo
il Signore ci conceda benedizione e salvezza.
R Amen.
PRIMA LETTURA
Sir 32, 14-24; 33, 1-4. 16-19
Dal libro del Siracide
Il saggio ama la legge di Dio
Chi teme il Signore accetterà la correzione,
coloro che lo ricercano troveranno il suo favore.
Chi indaga la legge ne sarà appagato,
ma l'ipocrita vi troverà motivo di scandalo.
Quanti temono il Signore troveranno la giustizia,
le loro virtù brilleranno come luci.
Un uomo peccatore schiva il rimprovero,
trova scuse secondo i suoi capricci.
Un uomo assennato non trascura l'avvertimento,
quello empio e superbo non prova alcun timore.
Non far nulla senza riflessione,
alla fine dell'azione non te ne pentirai.
Non camminare in una via piena d'ostacoli,
per non inciampare contro i sassi.
Non fidarti di una via senza inciampi,
e guardati anche dai tuoi figli.
In ogni azione abbi fiducia in te stesso,
poiché anche questo è osservare i comandamenti.
Chi crede alla legge è attento ai comandamenti,
chi confida nel Signore non resterà deluso.
Chi teme il Signore non incorre in alcun male,
se subisce tentazioni, ne sarà liberato di nuovo.
Un uomo saggio non detesta la legge,
ma l'ipocrita a suo riguardo
è come una nave nella tempesta.
L'uomo assennato ha fiducia nella legge,
la legge per lui è degna di fede come un oracolo.
Prepàrati il discorso, così sarai ascoltato;
concatena il tuo sapere e poi rispondi.
Io mi sono dedicato per ultimo allo studio,
come un racimolatore dietro i vendemmiatori.
Con la benedizione del Signore
ho raggiunto lo scopo,
come un vendemmiatore
ho riempito il tino.
Badate che non ho faticato solo per me,
ma per quanti ricercano l'istruzione.
Ascoltatemi, capi del popolo,
e voi che dirigete le assemblee, fate attenzione.
RESPONSORIO
Cfr. Sal 36, 31
R Attento sempre e pronto
a scrutare la legge di Dio,
con la parola e l'esempio
fu al nostro popolo guida e maestro.
V La legge del suo Dio
fu sempre nel suo cuore;
con la parola e l'esempio
fu al nostro popolo guida e maestro.
L Benedicimi, Padre.
V Il vescovo san Carlo,
che gioiosamente ricordiamo,
interceda per noi presso il Signore.
R Amen.
SECONDA LETTURA
Dalla vita di san Carlo Borromeo scritta da Carlo Bascapè, vescovo
(cap. 14: Bascapè, Vita e opere di Carlo arcivescovo di Milano, Milano 1983, pp. 715. 717. 719)
L’impegno di san Carlo nella preghiera e nella contemplazione
Carlo fu molto assiduo nella preghiera e nella contemplazione delle cose celesti. Quando meditava, soleva concentrarsi con la mente e il cuore e, se ne aveva il tempo, tanto s'immergeva nel profondo delle verità spirituali che, pur così incredibilmente occupato, si mostrava del tutto astratto da ogni altra cosa. Questo gli succedeva in parte anche per l'abitudine che aveva di applicarsi al massimo grado in qualsiasi genere di occupazioni, come già ho raccontato. Poiché di giorno era occupato dagli affari, pregava durante la notte; e quando erano in corso questioni di particolare importanza, trascorreva in orazione notti intere. Per questo esercizio di pietà si era preparato un luogo vicino alla sua camera, e non così isolato che qualcuno dei familiari non sentisse spesso i gemiti delle sue preghiere. Oltre a questi esercizi quotidiani e a molti altri straordinari che richiedevano impegno particolare e tempo maggiore, almeno due volte all'anno si allontanava dalla città e si recava in località remote e solitarie. Quivi, libero per parecchi giorni da ogni altra occupazione, piangeva le mancanze del tempo precedente e mediante la meditazione delle verità divine si incitava ad una maggiore santità, come già ho raccontato. Rinvigorite le energie del suo spirito con questo pascolo celeste, lieto e fresco riprendeva i suoi impegni. Inoltre, cosa che viene ritenuta una preghiera continua, qualunque cosa facesse, egli si comportava in maniera tale da non lasciare mai il pensiero della divina presenza né la custodia dei propri sentimenti; eppure trattava così perfettamente gli impegni che aveva tra mano e, come ho narrato, li sviscerava in ogni parte così profondamente con l'acume del suo ingegno, che sembrava non si potesse fare nulla con maggiore attenzione. Se lo si osservava bene, durante la trattazione stessa degli affari, sembrava talvolta per un breve momento astrarsi nella sua mente, in altri momenti commuoversi all'improvviso e certe volte persino piangere. In conseguenza di questa vigilanza e di questo controllo su se stesso accadeva che qualsiasi questione gli venisse sottoposta si mostrava sempre di animo pronto e vigile così da non alterarsi troppo o sbagliare in nessuna cosa. Diceva che a un vescovo, il quale è continuamente occupato nel governo delle cose sacre, si adatta molto tale vigilanza, affinché l'azione non sia mai completamente separata dalla meditazione.
Coltivò la meditazione sempre in modo da giovare al lavoro e alla salvezza delle anime. Perciò se qualcuno voleva rinunziare alla pubblica attività, darsi alla quiete e vivere soltanto per se stesso, sia pure santamente, egli non lo permetteva facilmente e a stento si lasciava indurre a consacrare sacerdote chi voleva diventarlo solo per suo privato vantaggio, senza essere destinato ad una chiesa e ad un ufficio particolare e dedicarsi al pubblico servizio di Dio.
In questo atteggiamento era confortato soprattutto dai sacri canoni e poi anche dal suo proprio sentire, poiché voleva che i sacerdoti si dedicassero all'apostolato, lavorassero negli uffici sacri, giovassero alla salvezza di molti, si mostrassero pronti e generosi ai cenni del vescovo, senza guardare alla tranquillità e alla quiete spirituale e neanche alle cose necessarie per vivere. Li incitava ad affrontare disagi e difficoltà, mutazioni di luoghi e di uffici. Soprattutto esortava a ciò quelli che, quantunque onesti e zelanti delle cose di Dio, vedeva nondimeno risparmiarsi volentieri, conservare con cura la propria libertà e indipendenza, tenacemente abbarbicati alle proprie idee e difficilmente accondiscendenti a quelle degli altri. Siccome lui stesso era di questi sentimenti, voleva che fossero tali specialmente i suoi chierici, e, quando se ne presentava l'occasione, li istruiva su questo punto con particolare diligenza.
TE DEUM
Noi ti lodiamo, Dio, *
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell’uomo.
Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell’assemblea dei santi.
Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
Lodiamo il tuo nome per sempre.
Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.
Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.
TE DEUM
Te Deum laudámus: *
te Dóminum confitémur.
Te ætérnum Patrem *
omnis terra venerátur.
Tibi omnes ángeli, *
tibi cæli et univérsæ potestátes:
tibi chérubim et séraphim *
incessábili voce proclámant:
Sanctus, Sanctus, Sanctus *
Dóminus Deus Sábaoth.
Pleni sunt cæli et terra *
maiestátis glóriæ tuæ.
Te gloriósus *
apostolórum chorus,
te prophetárum *
laudábilis númerus,
te mártyrum candidátus *
laudat exércitus.
Te per orbem terrárum *
sancta confitétur Ecclésia
Patrem *
Imménsæ maiestátis,
venerándum tuum verum *
et únicum Filium,
Sanctum quoque *
Paráclitum Spíritum.
Te rex glóriæ, *
Christe.
Tu Patris *
sempitérnus es Fílius.
Tu, ad liberándum susceptúrus hóminem, *
non horruísti Vírginis úterum.
Tu, devícto mortis acúleo, *
apertuísti credéntibus regna cælórum.
Tu ad déxteram Dei sedes, *
in glória Patris.
Iudex *
créderis esse ventúrus.
Te ergo, quæsumus, tuis fámulis súbveni, *
quos pretióso sánguine redemísti.
Ætérna fac cum sanctis tuis *
in glória numerári.
Salvum fac pópulum tuum, Dómine, *
et bénedic hereditáti tuæ.
Et rege eos, *
et extólle illos usque in ætérnum,.
Per síngulos dies *
benedícimus te;
et laudámus nomen tuum in sæculum, *
et in sæculum sæculi.
Dignáre, Dómine, die isto *
sine peccáto nos custodire.
Miserére nostri, Dómine, *
miserére nostri.
Fiat misericórdia tua, Dómine, super nos, *
quemádmodum sperávimus in te.
In te, Dómine, sperávi: *
non confúndar in ætérnum.
Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.
ORAZIONE
O Dio, che ci hai lasciato in san Carlo
un modello altissimo di preghiera e di penitenza,
fa' che la nostra Chiesa, seguendo il suo esempio,
comprenda sempre più e proclami
il mistero di Cristo,
che vive e regna nei secoli dei secoli.
Quando l’Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell’orazione riportata si può sempre dire l’orazione seguente:
Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
CONCLUSIONE
V Benediciamo il Signore.
R Rendiamo grazie a Dio.