UFFICIO DELLE LETTURE
Lunedì, 02 novembre 2026
COMMMEMORAZIONE
DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI
V O Dio, vieni a salvarmi.
R Signore, vieni presto in mio aiuto.
INNO
Langue il respiro, le membra giacciono
umiliate, e il cuore
tacitamente a te, Signore, geme:
o sola nostra speranza, salvami.
Donami vita perpetua, Cristo,
che sulla croce, solitaria vittima,
hai debellato l’oscuro principe
e l’angoscioso regno di morte.
Della paterna casa socchiudimi
le porte immeritate;
nella gioconda famiglia accoglimi
che le tue lodi canta nei secoli.
Il tuo giudizio, Dio di mistero,
tra i beati mi annoveri:
rifulgente sarò nella tua gloria,
felice del tuo gaudio.
Tu che hai destàto da morte Lazzaro,
mi ridarai la vita.
Luce gioiosa del Padre, saziami
del vivo tuo splendore. Amen.
INNO
Abiécta, Deus, hæc membra réspice,
exáudi meum tácitum gémitum;
cum tempus adest spíritus últimi,
salútem solus tu das intérminam.
In cruce volens factus es hóstia,
qua tenebrárum vicísti príncipem,
inférnas vires, mortis acúleum:
da mihi, Christe, vívere pérpetim.
Me nil valentem mériti título,
sacráta tua duces in átria;
in cætu vivam iúgiter cælitum,
effündens laudis hymnos in sæcula.
Arcáno tuo, Deus, iudício
me beatórum confer in númerum,
ut tua possim glória pérfrui
bonisque læter ineffabilibus.
Me noves, vitam qui reddis Lázaro;
custódi, David qui vigil prótegis;
illústra, Patris tu lumen hílarum;
fons vitæ, lymphis me tuis sátia. Amen.
INNO
Il corpo ormai giace umiliato,
il cuore a te geme, Signore,
che vuoi la salvezza dell’uomo:
rivèlati, o sola speranza!
Hai vinto l’oscuro Nemico
e il regno angoscioso di morte:
concedi la vita perpetua,
tu, vittima appesa a una croce.
Socchiudi le porte del cielo:
benché immeritate, tu aprile.
Accoglimi in lieta famiglia,
che lode a te canta in eterno.
Il tuo giudizio, o Dio,
mi unisca con tutti i beati:
fulgente sarò nella gloria,
felice con te nella gioia.
Da morte hai destato l’amico:
ridammi la vita, Signore!
O luce gioiosa del Padre,
del tuo splendore rivestimi. Amen.
CANTICO DEI TRE GIOVANI
Cfr. Dn 3, 52-56
Ogni creatura lodi il Signore
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
e siedi sui cherubini, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
SALMODIA
Salmo 5, 2-10. 12-13
Preghiera del mattino per avere l’aiuto del Signore
Poiché sono propri dei vivi i riti sacramentali che noi celebriamo a suffragio, non possono dirsi morti coloro che hanno la vera vita (S. Ambrogio).
Ant. 1 Signore, guidami con giustizia, *
spianami davanti il tuo cammino.
Porgi l’orecchio, Signore, alle mie parole: *
intendi il mio lamento.
Ascolta la voce del mio grido, †
o mio re e mio Dio, *
perché, ti prego, Signore.
Al mattino ascolta la mia voce; *
fin dal mattino t’invoco e sto in attesa.
Tu non sei un Dio che si compiace del male; †
presso di te il malvagio non trova dimora; *
gli stolti non sostengono il tuo sguardo.
Tu detesti chi fa il male, †
fai perire i bugiardi. *
Il Signore detesta sanguinari e ingannatori.
Ma io per la tua grande misericordia †
entrerò nella tua casa; *
mi prostrerò con timore nel tuo santo tempio.
Signore, guidami con giustizia
di fronte ai miei nemici; *
spianami davanti il tuo cammino.
Non c’è sincerità sulla loro bocca, *
è pieno di perfidia il loro cuore;
la loro gola è un sepolcro aperto, *
la loro lingua è tutta adulazione.
Gioiscano quanti in te si rifugiano, *
esultino senza fine.
Tu li proteggi e in te si allieteranno *
quanti amano il tuo nome.
Signore, tu benedici il giusto: *
come scudo lo copre la tua benevolenza.
Ant. 1 Signore, guidami con giustizia, *
spianami davanti il tuo cammino.
Salmo 22
Il buon pastore
L’Agnello sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita (Ap 7, 17).
Ant. 2 Su pascoli erbosi *
il Signore mi fa riposare.
Il Signore è il mio pastore: *
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare, *
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, *
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura, †
non temerei alcun male, *
perché tu sei con me, Signore.
Il tuo bastone e il tuo vincastro *
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa *
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo. *
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne *
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore *
per lunghissimi anni.
Ant. 2 Su pascoli erbosi *
il Signore mi fa riposare.
Salmo 41
Desiderio del Signore e del suo tempio
Il salmo preannunzia il riposo eterno dei santi, che sono arrivati al tabernacolo celeste, e la discesa dello Spirito santo, quando la grazia battesimale si è diffusa come in una voce di cascate dal cielo (S. Ambrogio).
Ant. 3 L'anima mia ha sete del Dio vivente; *
quando vedrò il volto di Dio?
Come la cerva anela ai corsi d’acqua, *
così l’anima mia anela a te, o Dio.
L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: *
quando verrò e vedrò il volto di Dio?
Le lacrime sono mio pane giorno e notte, *
mentre mi dicono sempre: «Dov’è il tuo Dio?».
Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge: †
attraverso la folla avanzavo tra i primi *
fino alla casa di Dio,
in mezzo ai canti di gioia *
di una moltitudine in festa.
Perché ti rattristi, anima mia, *
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, *
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.
In me si abbatte l’anima mia; †
perciò di te mi ricordo *
dal paese del Giordano e dell’Ermon,
dal monte Mizar.
Un abisso chiama l’abisso
al fragore delle tue cascate; *
tutti i tuoi flutti e le tue onde
sopra di me sono passati.
Di giorno il Signore mi dona la sua grazia, †
di notte per lui innalzo il mio canto: *
la mia preghiera al Dio vivente.
Dirò a Dio, mia difesa: †
«Perché mi hai dimenticato? *
Perché triste me ne vado, oppresso dal nemico?».
Per l’insulto dei miei avversari
sono infrante le mie ossa; *
essi dicono a me tutto il giorno:
«Dov’è il tuo Dio?».
Perché ti rattristi, anima mia, *
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, *
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.
Ant. 3 L'anima mia ha sete del Dio vivente; *
quando vedrò il volto di Dio?
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
V Tu sei benedetto, Signore.
R Amen.
L Benedicimi, Padre.
V Dio, che ha risuscitato Cristo dai morti,
ci benedica e ci conduca alla vita eterna.
R Amen.
PRIMA LETTURA
2 Cor 4, 16 – 5, 10
Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo
Dopo la morte riceveremo da Dio
una dimora eterna, nei cieli
Fratelli, non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne.
Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani d’uomo, nei cieli. Perciò sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste: a condizione però di esser trovati già vestiti, non nudi. In realtà quanti siamo in questo corpo, sospiriamo come sotto un peso, non volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. È Dio che ci ha fatti per questo e ci ha dato la caparra dello Spirito.
Così, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, camminiamo nella fede e non ancora in visione. Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore. Perciò ci sforziamo, sia dimorando nel corpo sia esulando da esso, di essere a lui graditi. Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene che in male.
RESPONSORIO
Cfr. Sal 120, 7
R Non temere, fratello, Cristo è morto per noi:
nel mistero della sua passione
siamo stati salvati.
V Il Signore ti proteggerà da ogni male:
nel mistero della sua passione
siamo stati salvati.
L Benedicimi, Padre.
V Per la morte di Cristo,
Dio conceda alla nostra vita
grazia e consolazione.
R Amen.
SECONDA LETTURA
Dal «Trattato sulla morte del fratello Satiro» di sant’Ambrogio, vescovo
(II, 40,41. 46. 47. 132. 133; CSEL 73,270-274, 323-324)
Moriamo insieme con cristo, per vivere con lui
Dobbiamo riconoscere che anche la morte può essere un guadagno e la vita un castigo. Perciò anche san Paolo dice: «Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno» (Fil 1, 21). E come ci si può trasformare completamente nel Cristo, che è spirito di vita, se non dopo la morte corporale?
Esercitiamoci, perciò, quotidianamente a morire e alimentiamo in noi una sincera disponibilità alla morte. Sarà per l'anima un utile allenamento alla liberazione dalle cupidigie sensuali, sarà un librarsi verso posizioni inaccessibili alle basse voglie animalesche, che tendono sempre a invischiare lo spirito. Così, accettando di esprimere già ora nella nostra vita il simbolo della morte, non subiremo poi la morte quale castigo. Infatti la legge della carne lotta contro la legge dello spirito e consegna l'anima stessa alla legge del peccato.
Ma quale sarà il rimedio? Lo domandava già san Paolo, dandone anche la risposta: «Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?» (Rm 7, 24). La grazia di Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore (cfr. Rm 7, 25 ss.).
Abbiamo il medico, accettiamo la medicina. La nostra medicina è la grazia di Cristo, e il corpo mortale è il corpo nostro.
Dunque andiamo esuli dal corpo per non andare esuli da Cristo. Anche se siamo nel corpo cerchiamo di non seguire le voglie del corpo.
Non dobbiamo, è vero, rinnegare i legittimi diritti della natura, ma dobbiamo però dar sempre la preferenza ai doni della grazia.
Il mondo è stato redento con la morte di uno solo. Se Cristo non avesse voluto morire, poteva farlo. Invece egli, non ritenne di dover fuggire la morte quasi fosse una debolezza, né ci avrebbe salvati meglio che con la morte. Pertanto la sua morte è la vita di tutti. Noi portiamo il sigillo della sua morte; quando preghiamo la annunziamo; offrendo il sacrificio la proclamiamo; la sua morte è vittoria, la sua morte è sacramento, la sua morte è l'annuale solennità del mondo. E che cosa dire ancora della sua morte, mentre possiamo dimostrare con l'esempio divino che la morte sola ha conseguito l'immortalità e che la morte stessa si è redenta da sé? La morte allora, causa di salvezza universale, non è da piangere. La morte che il Figlio di Dio non disdegnò e non fuggì, non è da schivare.
A dire il vero, la morte non era insita nella natura, ma divenne connaturale solo dopo. Dio infatti non ha stabilito la morte da principio, ma la diede come rimedio.
Fu per la condanna del primo peccato che cominciò la condizione miseranda del genere umano nella fatica continua, fra dolori e avversità. Ma si doveva porre fine a questi mali perché la morte restituisse quello che la vita aveva perduto, altrimenti, senza la grazia, l'immortalità sarebbe stata più di peso che di vantaggio.
L'anima nostra dovrà uscire dalle strettezze di questa vita, liberarsi dalle pesantezze della materia e muovere verso le assemblee eterne.
Arrivarvi è proprio dei santi. Là canteremo a Dio quella lode che, come ci dice la lettura profetica, cantano i celesti sonatori d'arpa: «Grandi e mirabili sono le tue opere, o Signore Dio onnipotente; giuste e veraci le tue vie, o Re delle genti. Chi non temerà, o Signore, e non glorificherà il tuo nome? Poiché tu solo sei santo. Tutte le genti verranno e si prostreranno dinanzi a te» (Ap 15, 3. 4).
L'anima dovrà uscire anche per contemplare le tue nozze, o Gesù, nelle quali, al canto gioioso di tutti, la sposa è accompagnata dalla terra al cielo, non più soggetta al mondo, ma unita allo spirito: «a te viene ogni mortale» (Sal 64, 3).
Davide santo sospirò, più di ogni altro, di contemplare e vedere questo giorno. Infatti disse: «Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore» (Sal 26, 4).
Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.
ORAZIONE
O Dio, giusto e buono,
che hai fatto sedere alla tua destra nei cieli
il tuo Unigenito vincitore della morte,
concedi che i tuoi fedeli
e nostri fratelli defunti,
vincendo anch’essi la legge di morte
che domina in questa vita terrena,
possano per sempre contemplarti
e lodarti come creatore e padre.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:
Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
CONCLUSIONE
V Benediciamo il Signore.
R Rendiamo grazie a Dio.