UFFICIO DELLE LETTURE

Martedì, 06 ottobre 2026

MARTEDI
DELLA VENTISETTESIMA SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.
Alleluia.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

Creatore e sovrano di tutto,
vincendo le furie del mare,
hai tratto alla luce la terra,
bellissima nostra dimora.

Tu di vivaci fiori l’adorni
e, quasi mensa regale
di frutti ricoprendola e di mèssi,
la presenti ai tuoi figli.

Così alla fresca tua rugiada, o Dio,
verdeggi il deserto dell’anima;
lavi ogni macchia il pianto,
ogni ribelle fremito si plachi.

La nostra volontà alla tua si accordi
e rifugga dal male,
il cuore si arrenda alla grazia
e schivi gli atti che arrecano morte.

A te eleviamo, o Padre, la preghiera,
a te che regni nei secoli
con l’unico tuo Figlio
e lo Spirito santo.   Amen.

latino

Tellúris ingens Conditor,
mundi solum qui éruens,
pulsis aquæ moléstiis,
terram dedísti immóbilem,

Ut germen aptum próferens,
fulvis decóra flóribus,
fecúnda fructu sísteret
pastúmque gratum rédderet:

Mentis perústæ vúlnera
munda viróre grátiæ,
ut facta fletu díluat
motúsque pravos átterat,

Iussis tuis obtémperet,
nullis malis appróximet,
bonis repléri gáudeat
et mortis actum nésciat.

Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu.   Amen.

in canto

Creatore e sovrano di tutto,
vincendo le furie del mare,
hai tratto alla luce la terra,
bellissima nostra dimora.

Di fiori vivaci l’adorni
e, quasi regale banchetto,
di frutti e di messi arricchita,
la doni ogni giorno ai tuoi figli.

Così alla tua rugiada
verdeggi il deserto dell’anima;
il pianto cancelli le colpe,
si plachino i cuori ribelli.

Si compia il tuo disegno,
dal male ci salvi il tuo amore;
il cuore si arrenda alla grazia,
fuggendo le azioni di morte.

Ascolta la nostra preghiera,
o Padre, che regni nei secoli
con l’unico Figlio diletto,
insieme allo Spirito santo. Amen.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

Tu, Giorno eterno, che vivi e risplendi
dell’increata luce del Padre,
guarda propizio chi devoto illumina
di lieti canti la notte.

Vinci, Signore, le nostre tenebre:
sperdi le schiere dei dèmoni,
gli animi scuoti sì che il torpore
non soffochi le menti.

I servi che ti implorano
pietosamente ascolta: la lode
che a te si leva, Cristo, ci meriti
grazia, perdono e pace.

A te la gloria ascenda e il nostro giubilo,
o mite Re d’amore,
al Padre e allo Spirito Paraclito
negli infiniti secoli.   Amen.

latino

Consors patérni lúminis,
lux ipse lucis et dies,
noctem canéndo rúmpimus:
assíste postulántibus.

Aufer tenébras méntium,
fuga catérvas dǽmonum,
expélle somnoléntiam
ne pigritántes óbruat.

Sic, Christe, nobis ómnibus
indúlgeas credéntibus,
ut prosit exorántibus
quod præcinéntes psállimus.

Sit, Christe, rex piíssime,
tibi Patríque glória
cum Spíritu Paráclito,
in sempitérna sæcula.   Amen.

in canto

Tu, Giorno eterno, che splendi
nel Padre, la luce increata,
accogli propizio chi illumina
la notte con canti festosi.

Le tenebre vinci, Signore:
disperdi le schiere dei dèmoni,
gli animo scuoti dal sonno
che soffoca i cuori e le menti.

Ascolta i tuoi servi che implorano
l’amore sul giorno nascente:
o Cristo, la lode ci ottenga
la grazia, il perdono, la pace.

Sei degno di onore e di gloria,
o Re, nostro mite Signore,
col Padre e lo Spirito santo
nel tempo e nei secoli eterni. Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI

Cfr. Dn 3, 52-56

Ogni creatura lodi il Signore

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Salmo 67

L’ingresso trionfale del Signore

Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose (Ef 4, 10).

I (2-11)

Ant. 1   Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano.

Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano *
      e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.

Come si disperde il fumo, tu li disperdi; †
     come fonde la cera di fronte al fuoco, *
     periscano gli empi davanti a Dio.

I giusti invece si rallegrino, †
     esultino davanti a Dio *
     e cantino di gioia.

Cantate a Dio, inneggiate al suo nome, *
     spianate la strada a chi cavalca le nubi:
«Signore» è il suo nome, *
     gioite davanti a lui.

Padre degli orfani e difensore delle vedove *
     è Dio nella sua santa dimora.

Ai derelitti Dio fa abitare una casa, †
     fa uscire con gioia i prigionieri; *
     solo i ribelli abbandona in arida terra.

Dio, quando uscivi davanti al tuo popolo, *
     quando camminavi per il deserto, tremò la terra,
stillarono i cieli davanti al Dio del Sinai, *
     davanti a Dio, il Dio di Israele.

Pioggia abbondante riversavi, o Dio, *
     rinvigorivi la tua eredità esausta.
E il tuo popolo abitò il paese *
     che nel tuo amore, o Dio, preparasti al misero.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 1   Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano.

II (12-24)

Ant. 2   Il Signore annunzia una notizia, *
             le messaggere di vittoria sono grande schiera.

Il Signore annunzia una notizia, *
     le messaggere di vittoria sono grande schiera:
«Fuggono i re, fuggono gli eserciti, *
     anche le donne si dividono il bottino.

Mentre voi dormite tra gli ovili, †
     splendono d’argento le ali della colomba, *
     le sue piume di riflessi d’oro».

Quando disperdeva i re l’Onnipotente, *
     nevicava sullo Zalmon.

Monte di Dio, il monte Basan, *
     monte dalle alte cime, il monte di Basan.

Perché invidiate, o monti dalle alte cime, †
     il monte che Dio ha scelto a sua dimora? *
     Il Signore lo abiterà per sempre.

I carri di Dio sono migliaia e migliaia: *
     il Signore viene dal Sinai nel santuario.

Sei salito in alto conducendo prigionieri, †
     hai ricevuto uomini in tributo: *
     anche i ribelli abiteranno presso il Signore Dio.

Benedetto il Signore sempre; *
     ha cura di noi il Dio della salvezza.
Il nostro Dio è un Dio che salva; *
     il Signore Dio libera dalla morte.

Sì, Dio schiaccerà il capo dei suoi nemici, *
     la testa altèra di chi percorre la via del delitto.

Ha detto il Signore: «Da Basan li farò tornare, *
     li farò tornare dagli abissi del mare,

perché il tuo piede si bagni nel sangue, *
     e la lingua dei tuoi cani riceva la sua parte tra i nemici».

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 2   Il Signore annunzia una notizia, *
             le messaggere di vittoria sono grande schiera.

III (25-36)

Ant. 3   Conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi, *
             e rendi forte il tuo popolo.

Appare il tuo corteo, Dio, *
     il corteo del mio Dio, del mio re, nel santuario.

Precedono i cantori, †
     seguono ultimi i citaredi, *
     in mezzo le fanciulle che battono cèmbali.

«Benedite Dio nelle vostre assemblee, *
     benedite il Signore, voi della stirpe di Israele».

Ecco, Beniamino, il più giovane, †
     guida i capi di Giuda nelle loro schiere, *
     i capi di Zàbulon, i capi di Nèftali.

Dispiega, Dio, la tua potenza, *
     conferma, Dio, quanto hai fatto per noi.
Per il tuo tempio, in Gerusalemme, *
     a te i re porteranno doni.

Minaccia la belva dei canneti, †
     il branco dei tori con i vitelli dei popoli: *
     si prostrino portando verghe d’argento;

disperdi i popoli che amano la guerra. †
     Verranno i grandi dall’Egitto, *
     l’Etiopia tenderà le mani a Dio.

Regni della terra, cantate a Dio, *
     cantate inni al Signore;
egli nei cieli cavalca, nei cieli eterni, *
     ecco, tuona con voce potente.

Riconoscete a Dio la sua potenza, †
     la sua maestà su Israele, *
     la sua potenza sopra le nubi.

Terribile sei, Dio, dal tuo santuario; †
     il Dio d’Israele dà forza e vigore al suo popolo. *
     Sia benedetto Dio.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 3   Conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi, *
             e rendi forte il tuo popolo.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.

L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

2Re 18, 17-36

Dal secondo libro dei Re

Minacce degli ambasciatori del re degli Assiri contro Gerusalemme

Il re d'Assiria mandò il tartan, il capo delle guardie e il gran coppiere da Lachis a Gerusalemme, al re Ezechia, con un grande esercito. Costoro salirono e giunsero a Gerusalemme; si fermarono al canale della piscina superiore, sulla strada del campo del lavandaio.
Essi chiesero del re e incontro a loro vennero Eliakìm figlio di Chelkia, il maggiordomo, Sebna lo scriba e Ioach figlio di Asaf, l'archivista. Il gran coppiere disse loro: «Riferite a Ezechia: Dice il gran re, il re d'Assiria: Che fiducia è quella su cui ti appoggi? Pensi forse che la semplice parola possa sostituire il consiglio e la forza nella guerra? Ora, in chi confidi ribellandoti a me?
Ecco, tu confidi su questo sostegno di canna spezzata, che è l'Egitto, che penetra nella mano, forandola, a chi vi si appoggia; tale è il faraone re di Egitto per chiunque confida in lui. Se mi dite: Noi confidiamo nel Signore nostro Dio, non è forse quello stesso del quale Ezechia distrusse le alture e gli altari, ordinando alla gente di Giuda e di Gerusalemme: Vi prostrerete soltanto davanti a questo altare in Gerusalemme?
Ora vieni al mio signore, re d'Assiria; io ti darò duemila cavalli, se potrai procurarti cavalieri per essi. Come potresti fare retrocedere uno solo dei più piccoli servi del mio signore? Eppure tu confidi nell'Egitto per i carri e i cavalieri. Ora, non è forse secondo il volere del Signore che io sono venuto contro questo paese per distruggerlo? Il Signore mi ha detto: Va' contro questo paese e distruggilo».
Eliakìm figlio di Chelkia, Sebna e Ioach risposero al gran coppiere: «Parla, ti prego, ai tuoi servi in aramaico, perché noi lo comprendiamo; non parlare in ebraico, mentre il popolo che è sulle mura ascolta».
Il gran coppiere replicò: «Forse io sono stato inviato al tuo signore e a te dal mio signore per pronunziare tali parole e non piuttosto agli uomini che stanno sulle mura, i quali saranno ridotti a mangiare i loro escrementi e a bere la loro urina con voi?». 
Il gran coppiere allora si alzò e gridò a gran voce in ebraico: «Udite la parola del gran re, del re d'Assiria: Dice il re: Non vi inganni Ezechia, poiché non potrà liberarvi dalla mia mano. Ezechia non vi induca a confidare nel Signore, dicendo: Certo, il Signore ci libererà, questa città non sarà messa nelle mani del re d'Assiria.
Non ascoltate Ezechia, poiché dice il re d'Assiria: Fate la pace con me e arrendetevi; allora ognuno potrà mangiare i frutti della sua vigna e dei suoi fichi, ognuno potrà bere l'acqua della sua cisterna, finché io non venga per condurvi in un paese come il vostro, in un paese che produce frumento e mosto, in un paese ricco di pane e di vigne, in un paese di ulivi e di miele; voi vivrete e non morirete. 
Non ascoltate Ezechia che vi inganna, dicendovi: Il Signore ci libererà!
Forse gli dèi delle nazioni hanno liberato ognuno il proprio paese dalla mano del re d'Assiria? Dove sono gli dèi di Camat e di Arpad? Dove sono gli dèi di Sefarvàim, di Ena e di Ivva? Hanno essi forse liberato Samaria dalla mia mano? Quali mai, fra tutti gli dèi di quelle nazioni, hanno liberato il loro paese dalla mia mano? Potrà forse il Signore liberare Gerusalemme dalla mia mano?».
Quelli tacquero e non gli risposero neppure una parola, perché l'ordine del re era: «Non rispondete loro».

RESPONSORIO

Cfr. Sal 43, 5. 6

R   Sei tu il mio re, Dio mio,
           che decidi vittorie per Giacobbe.

V   Per te abbiamo respinto i nostri avversari;
      abbiamo annientato i nostri oppressori
      nel tuo nome, Signore.
           che decidi vittorie per Giacobbe.

L    Benedicimi, Padre.
V   La grazia dello Spirito santo
      illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dal trattato su «Il sacerdozio» di san Giovanni Crisostomo, vescovo

SECONDA LETTURA

(V, 6-7: PG 48, 675-676)
Non accetti le lodi degli estranei chi assume il compito del magistero

Vedi che chi ha la capacità di eloquio ha bisogno di maggiore cura; oltre la cura anche la tolleranza e tanta quanta non ne occorre a tutti quelli di cui prima ho discorso. Molti di continuo lo contestano senza ragione e a caso. Non hanno nulla da rinfacciargli, tranne che sia nella buona reputazione di tutti e gli sono ostili. Egli deve sopportare generosamente la pungente invidia di costoro.
Incapaci di nascondere quest'odio esecrabile, che concepiscono a sproposito, ingiuriano, criticano, calunniano subdolamente e apertamente operano male. Uno spirito che incominciasse ad addolorarsi e a irritarsi per ognuna di queste cose raggiungerebbe presto la distruzione per lo strazio.
Né gli fanno guerra da soli, ma si adoperano perché anche gli altri facciano la stessa cosa. Spesso, scelto uno di quelli che non hanno la capacità di eloquio, gli fanno elogi e lo magnificano oltre il merito. Gli uni lo fanno per mania, gli altri per ignoranza e invidia, per togliere la fama a quello e non per proclamare mirabile chi non lo è.
La guerra di quel generoso non è solo contro costoro, ma spesso anche contro l'incompetenza di tutta la massa. Non è possibile che tutti quelli che si riuniscono siano una raccolta di uomini illustri. La maggior parte dell'assemblea ecclesiale è composta di incolti; gli altri, che sono più intelligenti di questi e in grado di giudicare i discorsi, ne sono distanti molto più di quanto tutti i rimanenti da loro. A stento restano uno o due che hanno tale capacità. Capita necessariamente che chi meglio parla riporta minori applausi e talora se ne va senza alcun encomio. 
Bisogna prepararsi generosamente a queste anomalie e perdonare quelli che peccano in ciò per ignoranza, e compiangere come meschini e degni di commiserazione quelli che sono sùccubi dell'invidia, né bisogna credere che il proprio valore sia menomato per colpa degli uni e degli altri.
Un valente pittore, che nell'arte è superiore a tutti, vedendo un quadro da lui dipinto con molta cura criticato da quelli che sono inesperti nell'arte, non deve abbattersi d'animo e ritenere insignificante il quadro per il giudizio dei superficiali, come non deve ritenere mirabile un quadro che non vale, per il giudizio appassionato degli incompetenti. L'ottimo artista sia lui stesso giudice delle sue opere e le consideri belle o insignificanti quando l'intelletto che le ha prodotte avrà emesso tali giudizi, senza darsi pensieri dell'opinione degli estranei fallace e incompetente. Non accetti le lodi dagli estranei chi assume il compito del magistero, né abbatta l'anima sua se queste manchino. Ma componga le sue parole in modo da piacere a Dio, che per lui sia il criterio e il solo termine dell'arte migliore, e non gli applausi e gli elogi. Se verrà lodato anche dagli uomini, non disdegni gli encomi; e se gli uditori non li concedono, non li cerchi e non se ne dolga.
Gli basterà il conforto, maggiore di ogni altro, di essere consapevole che il suo insegnamento è in armonia con il beneplacito di Dio.

LAUS ANGELORUM MAGNA

Gloria a Dio nell’alto dei cieli, *
     e pace in terra agli uomini di buona volontà.

Noi ti lodiamo, ti eleviamo un inno, *
     ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo.
Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, *
     Signore Dio, Re del cielo.

Dio Padre onnipotente, *
     Gesù Cristo e Spirito santo.

Signore Dio, *
     Figlio del Padre.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, *
     accogli la nostra supplica.
Tu che siedi alla destra del Padre, *
     abbi pietà di noi.

Sii tu la nostra guida e il nostro aiuto; *
     salvaci, rendici puri, conservaci nella tua pace.
Liberaci dai nemici *
     e dalle tentazioni.

Perché tu solo il santo, *
     tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo,
Gesù Cristo, *
     nella gloria di Dio Padre con lo Spirito santo.

Ogni giorno ti benediciamo, *
     e lodiamo il tuo nome per sempre.
Dégnati oggi, Signore, *
     di custodirci senza peccato.

Benedetto sei tu, Signore; *
     mostrami il tuo volere.
Vedi la mia miseria e la mia pena *
     e perdona tutti i miei peccati.

Dalle mie labbra fiorisca la lode, *
     la lode al nostro Dio.
Possa io vivere per lodarti: *
     mi aiutino i tuoi giudizi.

Come pecora smarrita vado errando; *
     cerca il tuo servo perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.

Presto ci venga incontro la tua misericordia, †
     perché siamo troppo infelici: *
     aiutaci, Dio, nostra salvezza.

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.   Amen.

LAUS ANGELORUM MAGNA

Glória in excélsis Deo *
     et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.

Laudámus te, hymnum dícimus tibi, *
     benedícimus te, adorámus te, glorificámus te.
Grátias tibi ágimus propter magnam glóriam tuam, *
     Dómine Deus rex cæléstis.

Deus Pater omnípotens, *
     Iesu Christe et sancte Spíritus.

Dómine Deus, *
     Fílius Patris.

Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, *
     sύscipe deprecatiónem nostram;
qui sedes ad déxteram Patris, *
     miserére nobis.

Miserére nobis: sύbveni nobis, dírige nos: *
     consérva nos, munda nos, pacífica nos,
libera nos ad inimícis, *
     a tentatiónibus.

Quia tu solus sanctus, *
     tu solus Dóminus, tu solus Altíssimus
Iesu Christie *
     in glória Dei Patris cum sancto Spíritu.

Per síngulos dies benedícimus te, *
     et laudámus nomen tuum in ætérnum, et in sæculum sæculi.

Dignáre, Dómine, die isto, *
     sine peccáto nos custodíre.

Benedíctus es, Dómine, *
     doce me iustítias tuas.
Vide humilitátem meam et labórem meum *
     et dimítte ómnia peccáta mea.

Eructábunt lábia mea hymnum, *
     hymnum Deo nostro.
Vivet ánima mea et laudábit te, *
     et iudícia tua adiuvábunt me.

Errávi sicut ovis, quæ períerat: *
     requíre servum tuum, quia mandáta tua non sum oblítus.

Cito antícipet nos misericórdia tua, Dómine, †
     quia páuperes factin sumus nimis, *
     ádiuva nos, Deus salutáris noster.

Benedíctus es, Dómine, Deus patrum nostrórum, *
     et laudábilis et gloriósus in sæcula sæculórum.   Amen.

Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.

ORAZIONE

La tua sovrana potenza
venga in nostro soccorso, o Padre buono,
e allontani da noi
ogni malvagia astuzia del demonio.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.