UFFICIO DELLE LETTURE

Sabato, 03 ottobre 2026

BEATO LUIGI TALAMONI, SACERDOTE
Memoria facoltativa

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.
Alleluia.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

O misteriosa fonte dell’essere
che le bellezze del mondo hai creato
e hai dato fine all’opera
nella quiete del settimo giorno,

a te i solerti figli
pur nel riposo anelino
e nella vita innocente contemplino
la serena letizia del tuo volto.

O, se ingrati peccammo,
amaro pianto lavi il nostro errore,
sì che non ci impaùri, o Dio pietoso,
l’ora del tuo giudizio.

Accogli, Padre, la nostra preghiera
per Gesù Cristo che regna
con te e con lo Spirito santo
negli infiniti secoli.   Amen.

latino

Rerum, Deus, fons ómnium,
qui, rebus actis ómnibus,
totíus orbis ámbitum
censu replésti múnerum,

Ac, mole tanta cóndita,
tandem quiétem díceris
sumpsísse, dans labóribus
ut nos levémur grátius:

Concéde nunc mortálibus
deflére vitæ crímina,
instáre iam virtútibus
et munerári prósperis,

Ut cum treméndi iúdicis
horror suprémus cœperit,
lætémur omnes ínvicem
pacis repléti múnere.

Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu.   Amen.

in canto

O fonte nascosta dell’essere,
al mondo bellezze hai donato:
compiuto il disegno mirabile,
riposi nel settimo giorno.

A te come figli solerti
noi tutti sperando aneliamo:
concedi una vita innocente,
serena dinanzi al tuo volto.

Se ingrati e infedeli peccammo,
il pianto purifichi il cuore;
ci salvi l’amore, o Dio,
nell’ora del tuo giudizio.

Accogli la nostra preghiera,
o Padre, per Cristo Signore,
che regna con te e con lo Spirito
per sempre nei secoli eterni. Amen.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

Il gallo annunzia il giorno,
chiama la nuova luce:
il Signore dei cuori
in questo canto ci dèsta alla vita,

e dice: «Su! Scuotete ogni torpore,
ogni pigrizia fugga,
in opere vegliate di giustizia:
vicino è il mio ritorno».

Quando l’alba rosseggia ad oriente,
intenti alla fatica
trovi i tuoi servi e ravvivi
la luminosa speranza.

O Figlio, nato prima d’ogni aurora,
col tuo vitale chiarore disperdi
l’ottenebrante sonno dello spirito;
la tua pietà ci sciolga da ogni male.

O Re d’amore, gloria
a te cantiamo e al Padre,
nell’unità del Paraclito
per la distesa dei secoli.   Amen.

latino

Ales diéi núntius
lucem propínquam præcinit;
nos excitátor méntium
iam Christus ad vitam vocat.

«Auférte — clamat — léctulos
ægros, sopóros, désides;
castíque, recti ac sóbrii
vigiláte; iam sum próximus».

Ut, cum corúscis flátibus
auróra cælum spárserit,
omnes labóre exércitos
confírmet ad spem lúminis.

Iesum ciámus vócibus
flentes, precántes, sóbrii;
inténta supplicátio
dormíre cor mundum vetat.

Tu, Christe, somnum dísice,
tu rumpe noctis víncula,
tu solve peccátum vetus
novúmque lumen íngere.

Sit, Christe, rex piíssime,
tibi Patríque glória
cum Spíritu Paráclito,
in sempitérna sæcula.   Amen.

in canto

Il gallo annunzia il giorno,
chiamando la luce che sorge:
benigno Signore dei cuori,
ci desti così alla vita.

Solerte ci scuoti dal sonno,
torpore e pigrizia allontani,
ci inviti ad opere giuste:
il tuo ritorno è vicino!

Rosseggia ormai l’alba ad oriente,
e pronti alla loro fatica
già trovi i tuoi servi operosi,
aperti a serena speranza.

O Giorno che vinci l’aurora,
col tuo vitale chiarore
disperdi la notte del cuore:
ci sciolga il tuo amore dal male.

Risorto e Re della gloria,
a te e al Padre cantiamo,
uniti allo Spirito santo
nel tempo e nei secoli eterni. Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI

Cfr. Dn 3, 52-56

Ogni creatura lodi il Signore

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Cantico - Es 15, 1-4a. 8-13. 17-18

Inno di vittoria per il passaggio del Mare Rosso

Coloro che avevano vinto la bestia cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio (Ap 15, 2-3).

Ant. 1   Nostra forza e nostro canto è il Signore, *
             egli ci ha salvati.

Voglio cantare in onore del Signore; †
     perché ha mirabilmente trionfato, *
     ha gettato in mare cavallo e cavaliere.

Mia forza e mio canto è il Signore, *
     egli mi ha salvato.
È il mio Dio e lo voglio lodare, *
     è il Dio di mio padre e lo voglio esaltare!

Dio è prode in guerra, *
     si chiama Signore.
I carri del faraone e il suo esercito *
     li ha gettati in mare.

Al soffio della tua ira si accumularono le acque, †
     si alzarono le onde come un argine, *
     si rappresero gli abissi in fondo al mare.

Il nemico aveva detto: «Inseguirò, raggiungerò, †
     spartirò il bottino, se ne sazierà la mia brama, *
     sfodererò la spada, li conquisterà la mia mano!».

Soffiasti con il tuo alito: li coprì il mare, *
     sprofondarono come piombo in acque profonde.

Chi è come te fra gli dèi, *
     chi è come te, maestoso in santità, Signore?
Chi è come te, tremendo nelle imprese, *
     operatore di prodigi?

Stendesti la destra: *
     li inghiottì la terra.
Guidasti con il tuo favore questo popolo che hai riscattato, *
     lo conducesti con forza alla tua santa dimora.

Lo fai entrare *
     e lo pianti sul monte della tua promessa,
luogo che per tua sede, Signore, hai preparato, *
     santuario che le tue mani, Signore, hanno fondato.

Il Signore regna *
     in eterno e per sempre!

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 1   Nostra forza e nostro canto è il Signore, *
             egli ci ha salvati.

Salmo 105

Bontà del Signore e infedeltà del popolo

Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per ammonimento nostro, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi (1Cor 10, 11).

I (1-27)

Ant. 2   Visitaci, o Signore, con la tua salvezza.

Celebrate il Signore, perché è buono, *
     eterna è la sua misericordia.

Chi può narrare i prodigi del Signore, *
     far risuonare tutta la sua lode?

Beati coloro che agiscono con giustizia *
     e praticano il diritto in ogni tempo.

Ricòrdati di noi, Signore, per amore del tuo popolo, *
     visitaci con la tua salvezza,
perché vediamo la felicità dei tuoi eletti, †
     godiamo della gioia del tuo popolo, *
     con la tua eredità ci gloriamo.

Abbiamo peccato come i nostri padri, *
     abbiamo fatto il male, siamo stati empi.

I nostri padri in Egitto non compresero i tuoi prodigi, †
     non ricordarono tanti tuoi benefici *
     e si ribellarono presso il mare, presso il Mar Rosso.

Ma Dio li salvò per il suo nome, *
     per manifestare la sua potenza.

Minacciò il Mar Rosso e fu disseccato, *
     li condusse tra i flutti come per un deserto;
li salvò dalla mano di chi li odiava, *
     li riscattò dalla mano del nemico.

L’acqua sommerse i loro avversari, *
     nessuno di essi sopravvisse.
Allora credettero alle sue parole *
     e cantarono la sua lode.

Ma presto dimenticarono le sue opere, *
     non ebbero fiducia nel suo disegno,
arsero di brame nel deserto, *
     e tentarono Dio nella steppa.

Concesse loro quanto domandavano *
     e saziò la loro ingordigia.

Divennero gelosi di Mosè negli accampamenti, *
     e di Aronne, il consacrato del Signore.
Allora si aprì la terra e inghiottì Datan, *
     e seppellì l’assemblea di Abiron.

Divampò il fuoco nella loro fazione *
     e la fiamma divorò i ribelli.

Si fabbricarono un vitello sull’Oreb, *
     si prostrarono a un’immagine di metallo fuso;
scambiarono la loro gloria *
     con la figura di un toro che mangia fieno.

Dimenticarono Dio che li aveva salvati, *
     che aveva operato in Egitto cose grandi,
prodigi nel paese di Cam, *
     cose terribili presso il Mar Rosso.

E aveva già deciso di sterminarli, †
     se Mosè suo eletto non fosse stato sulla breccia di fronte a lui, *
     per stornare la sua collera dallo sterminio.

Rifiutarono un paese di delizie, *
     non credettero alla sua parola.
Mormorarono nelle loro tende, *
     non ascoltarono la voce del Signore.

Egli alzò la mano su di loro *
     giurando di abbatterli nel deserto,
di disperdere i loro discendenti tra le genti *
     e disseminarli per il paese.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 2   Visitaci, o Signore, con la tua salvezza.

II (28-48)

Ant. 3   Salvaci, Signore Dio nostro, *
             e raccoglici di mezzo ai popoli.

Si asservirono a Baal-Peor *
     e mangiarono i sacrifici dei morti.
Provocarono Dio con tali azioni *
     e tra essi scoppiò una pestilenza.

Ma Finees si alzò e si fece giudice, *
     allora cessò la peste
e gli fu computato a giustizia *
     presso ogni generazione, sempre.

Lo irritarono anche alle acque di Meriba *
     e Mosè fu punito per causa loro,
perché avevano inasprito l’animo suo *
     ed egli disse parole insipienti.

Non sterminarono i popoli *
     come aveva ordinato il Signore,
ma si mescolarono con le nazioni *
     e impararono le opere loro.

Servirono i loro idoli *
     e questi furono per loro un tranello.
Immolarono i loro figli *
     e le loro figlie agli dèi falsi.

Versarono sangue innocente, †
     il sangue dei figli e delle figlie *
     sacrificati agli idoli di Canaan;

la terra fu profanata dal sangue, †
     si contaminarono con le opere loro, *
     si macchiarono con i loro misfatti.

L’ira del Signore si accese contro il suo popolo, *
     ebbe in orrore il suo possesso;
e li diede in balía dei popoli, *
     li dominarono i loro avversari,

li oppressero i loro nemici *
     e dovettero piegarsi sotto la loro mano.

Molte volte li aveva liberati; †
     ma essi si ostinarono nei loro disegni *
     e per le loro iniquità furono abbattuti.

Pure, egli guardò alla loro angoscia *
     quando udì il loro grido.

Si ricordò della sua alleanza con loro, *
     si mosse a pietà per il suo grande amore.
Fece loro trovare grazia *
     presso quanti li avevano deportati.

Salvaci, Signore Dio nostro, *
     e raccoglici di mezzo ai popoli,
perché proclamiamo il tuo santo nome *
     e ci gloriamo della tua lode.

Benedetto il Signore, Dio d’Israele †
     da sempre e per sempre. *
     Tutto il popolo dica: Amen.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 3   Salvaci, Signore Dio nostro, *
             e raccoglici di mezzo ai popoli.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.

L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

2 Re 20, 1-19

Dal secondo libro dei Re

Guarigione di Ezechia e profezia dell’esilio in Babilonia

In quei giorni Ezechia si ammalò mortalmente. Il profeta Isaia figlio di Amoz si recò da lui e gli parlò: «Dice il Signore: Da' disposizioni per la tua casa, perché morirai e non guarirai». Ezechia allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore: «Signore, ricordati che ho camminato davanti a te con fedeltà e con cuore integro e ho compiuto ciò che a te sembra bene». Ed Ezechia fece un gran pianto. 
Prima che Isaia uscisse dal cortile centrale, il Signore gli disse: «Torna indietro e riferisci a Ezechia, principe del mio popolo: Dice il Signore, Dio di Davide tuo padre: Ho udito la tua preghiera e visto le tue lacrime; ecco, io ti guarirò; il terzo giorno salirai al tempio. Aggiungerò alla durata della tua vita quindici anni. Libererò te e questa città dalla mano del re d'Assiria; proteggerò questa città per amore di me e di Davide mio servo». Isaia disse: «Prendete un impiastro di fichi». Lo presero e lo posero sull'ulcera e il re guarì.
Ezechia disse a Isaia: «Qual è il segno che il Signore mi guarirà e che, il terzo giorno, salirò al tempio?». Isaia rispose: «Da parte del Signore questo ti sia come segno che il Signore manterrà la promessa, fatta a te: Vuoi che l'ombra avanzi di dieci gradi oppure che retroceda di dieci gradi?». Ezechia disse: «É facile che l'ombra si allunghi di dieci gradi, non però che torni indietro di dieci gradi». Il profeta Isaia invocò il Signore e l'ombra tornò indietro per i dieci gradi che essa aveva già scorsi sulla meridiana di Acaz. In quel tempo Merodak-Baladan figlio di Baladan, re di Babilonia, mandò lettere e doni a Ezechia, perché aveva saputo che Ezechia era stato malato. Ezechia gioì al loro arrivo. Egli mostrò agli inviati tutta la camera del suo tesoro, l'argento e l'oro, gli aromi e l'olio fino, il suo arsenale e quanto si trovava nei suoi magazzini; non ci fu nulla che Ezechia non mostrasse nella reggia e in tutto il suo regno. 
Allora il profeta Isaia si presentò al re Ezechia e gli domandò: «Che hanno detto quegli uomini e da dove sono venuti a te?». Ezechia rispose: «Sono venuti da una regione lontana, da Babilonia». Quegli soggiunse: «Che cosa han visto nella tua reggia?». Ezechia rispose: «Hanno visto quanto si trova nella mia reggia; non c'è nulla nei miei magazzini che io non abbia mostrato loro».
Allora Isaia disse a Ezechia: «Ascolta la parola del Signore! Ecco, giorni verranno in cui quanto si trova nella tua reggia e quanto hanno accumulato i tuoi antenati fino ad oggi verrà portato in Babilonia; non vi resterà nulla, dice il Signore. Dei figli che da te saranno nati e che tu avrai generato, alcuni saranno presi e saranno eunuchi nella reggia di Babilonia». Ezechia disse a Isaia: «Buona è la parola del Signore, che mi hai riferito». Egli pensava: «Perché no? Almeno vi saranno pace e sicurezza durante la mia vita».

RESPONSORIO

Cfr. Is 38, 14. 16. 17. 19. 20

R   Sono stanchi i miei occhi
      di guardare in alti:
      guariscimi, Signore,
           e ti canteremo sulle cetre
           tutti i giorni della nostra vita.

V   Tu mi hai preservato dalla forza della distruzione
      perciò ti rendiamo grazie, o Dio,
           e ti canteremo sulle cetre
           tutti i giorni della nostra vita.

L    Benedicimi, Padre.
V   Il presbitero beato Luigi [Talamoni]
      che gioiosamente ricordiamo,
      interceda per noi presso il Signore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Da un «Corso di Esercizi Spirituali ai sacerdoti» del beato Luigi Talamoni, sacerdote

La dignità del sacerdote

Non basta una virtù comune, ordinaria! Il prete deve per lo meno aspirare alla perfezione! Egli deve, cioè, volgersi a Dio con maggior trasporto, con maggiore assiduità; deve tenersi in abituale unione con lui; cosi egli deve procurare, con la maggior gloria a Dio, a sé maggiori meriti, a salute, e grado maggiore di felicità. Dio è dappertutto, perché immenso. Tutto canta Dio. Dio dappertutto mi accompagna, mi segue, mi consola. In lui viviamo, ci muoviamo e siamo (cfr. At 17, 28). Ma poiché noi siamo fatti anche di sensi, il Dio d'amore non si accontenta di questa invisibile presenza. Per questo, fin dal principio del mondo, si è manifestato all'uomo con segni sensibili in modo conforme alle sue capacità. Dio parlò, dunque, ad Adamo; lo condusse a confessare il suo peccato; lo confortò con la promessa del Salvatore. Dio condusse il popolo dalla schiavitù d'Egitto alla Terra della libertà, tanto che gli Ebrei dissero: «Non c'è nessun'altra nazione, che abbia Dio tanto vicino a sé, come Dio è vicino a noi» (cfr. Dt 4, 7). Che avrebbe detto quel popolo se avesse conosciuto il Dio del presepio e del cenacolo? Infatti, venuto il tempo dell'amore, Dio scese a dialogare con gli uomini, poiché «mia gioia è stare con i figli dell'uomo». O Signore, tu lasci il cielo per la terra; preferisci la compagnia degli uomini a quella degli angeli? Il nostro peccato suscita la sua misericordia! Ma venne il tempo della separazione: «Figlioli miei, ancora un poco e poi vi lascio...» (cfr. Gv 16, 16ss). Ma non temete: «Non vi lascerò orfani. Non voglio che ve ne andiate affamati» (cfr. Gv 14, 18). Nella mia sapienza onnipotente, nella mia bontà, ho trovato un modo per mezzo del quale potrò rimanere in mezzo a voi, vivo e reale, cosi come siedo alla destra del Padre, fino alla consumazione dei secoli. In quella notte del Giovedì Santo, alla presenza di Giuda, anzi, ricevendola anche Giuda... prevalse l'amore. Ora quel miracolo si rinnova ogni giorno sui nostri altari e nelle nostre chiese, e quel che Gesù Cristo insegnò agli apostoli, il sacerdote lo ripete a noi: «Ecco l'Agnello di Dio! Questo è il mio Corpo e il mio Sangue». Gesù Cristo ha voluto essere presente fino alla consumazione dei secoli, e per questo diede ai sacerdoti il potere sul suo corpo reale.
Il prete è un nulla, il prete è tutto. Oh, se il prete intendesse la sua dignità! Oh, se intendessimo noi il gran Sacramento, quanto ci sentiremmo felici! Grande, augusto, ineffabile questo mistero! Un uomo certo non l'avrebbe mai immaginato. Che Dio ci amasse è un mistero, ma è indubitabile. Moriva per noi e fece quello che appena può desiderare una madre: «Ti mangerei d'amore». Per farsi mangiare d'amore si fece presenza reale. Con una parola Dio crea l'universo. Una parola Dio consegna al suo sacerdote, perché l'universo lo adori, presente nel pane e nel vino. Non lo vediamo, è vero. C'è un velo. È nascosto, ma è lui. E come i santi del Cielo, come san Filippo e santa Teresa, anche noi possiamo dire: «È bello per noi stare qui, Signore» (cfr. Mc 9, 5).

LAUS ANGELORUM MAGNA

Gloria a Dio nell’alto dei cieli, *
     e pace in terra agli uomini di buona volontà.

Noi ti lodiamo, ti eleviamo un inno, *
     ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo.
Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, *
     Signore Dio, Re del cielo.

Dio Padre onnipotente, *
     Gesù Cristo e Spirito santo.

Signore Dio, *
     Figlio del Padre.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, *
     accogli la nostra supplica.
Tu che siedi alla destra del Padre, *
     abbi pietà di noi.

Sii tu la nostra guida e il nostro aiuto; *
     salvaci, rendici puri, conservaci nella tua pace.
Liberaci dai nemici *
     e dalle tentazioni.

Perché tu solo il santo, *
     tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo,
Gesù Cristo, *
     nella gloria di Dio Padre con lo Spirito santo.

Ogni giorno ti benediciamo, *
     e lodiamo il tuo nome per sempre.
Dégnati oggi, Signore, *
     di custodirci senza peccato.

Benedetto sei tu, Signore; *
     mostrami il tuo volere.
Vedi la mia miseria e la mia pena *
     e perdona tutti i miei peccati.

Dalle mie labbra fiorisca la lode, *
     la lode al nostro Dio.
Possa io vivere per lodarti: *
     mi aiutino i tuoi giudizi.

Come pecora smarrita vado errando; *
     cerca il tuo servo perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.

Presto ci venga incontro la tua misericordia, †
     perché siamo troppo infelici: *
     aiutaci, Dio, nostra salvezza.

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.   Amen.

LAUS ANGELORUM MAGNA

Glória in excélsis Deo *
     et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.

Laudámus te, hymnum dícimus tibi, *
     benedícimus te, adorámus te, glorificámus te.
Grátias tibi ágimus propter magnam glóriam tuam, *
     Dómine Deus rex cæléstis.

Deus Pater omnípotens, *
     Iesu Christe et sancte Spíritus.

Dómine Deus, *
     Fílius Patris.

Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, *
     sύscipe deprecatiónem nostram;
qui sedes ad déxteram Patris, *
     miserére nobis.

Miserére nobis: sύbveni nobis, dírige nos: *
     consérva nos, munda nos, pacífica nos,
libera nos ad inimícis, *
     a tentatiónibus.

Quia tu solus sanctus, *
     tu solus Dóminus, tu solus Altíssimus
Iesu Christie *
     in glória Dei Patris cum sancto Spíritu.

Per síngulos dies benedícimus te, *
     et laudámus nomen tuum in ætérnum, et in sæculum sæculi.

Dignáre, Dómine, die isto, *
     sine peccáto nos custodíre.

Benedíctus es, Dómine, *
     doce me iustítias tuas.
Vide humilitátem meam et labórem meum *
     et dimítte ómnia peccáta mea.

Eructábunt lábia mea hymnum, *
     hymnum Deo nostro.
Vivet ánima mea et laudábit te, *
     et iudícia tua adiuvábunt me.

Errávi sicut ovis, quæ períerat: *
     requíre servum tuum, quia mandáta tua non sum oblítus.

Cito antícipet nos misericórdia tua, Dómine, †
     quia páuperes factin sumus nimis, *
     ádiuva nos, Deus salutáris noster.

Benedíctus es, Dómine, Deus patrum nostrórum, *
     et laudábilis et gloriósus in sæcula sæculórum.   Amen.

Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.

ORAZIONE

Effondi largamente, o Padre, sulla tua Chiesa 
lo Spirito di sapienza e di consiglio, 
che animò la vita e le opere del beato Luigi, 
perché insieme, pastori e gregge, viviamo ogni giorno di più, 
ciascuno secondo la propria vocazione, 
come sale della terra e luce del mondo. 
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.