UFFICIO DELLE LETTURE
Giovedì, 17 settembre 2026
SAN SATIRO
Memoria
V O Dio, vieni a salvarmi.
R Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.
INNO
Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra» (Gn 1, 20)
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:
Al quinto giorno tutto ciò che vive
hai tratto, o Dio, dall’acque primordiali:
guizzano i pesci nel mare,
gli uccelli si rincorrono nell’aria.
Nati nell’onda del santo lavacro,
rigeneràti dal sangue di Cristo,
serbaci liberi e puri
nella preziosa vita della grazia.
Non ci avvilisca la colpa
né la superba innocenza ci illuda,
il cuore nell’orgoglio non si esalti
né si deprima per le sue cadute.
Così ti implora il tuo popolo, o Padre,
per Cristo Redentore
che nello Spirito santo
regna con te nei secoli. Amen.
latino
Magnæ Deus poténtiæ,
qui ex aquis ortum genus
partim remíttis gúrgiti,
partim levas in áera,
Demérsa lymphis ímprimens,
subvécta cælis írrogans,
ut, stirpe una pródita,
divérsa répleant loca:
Largíre cunctis sérvulis,
quos mundat unda sánguinis,
nescíre lapsus críminum
nec ferre mortis tædium,
Ut culpa nullum déprimat,
nullum levet iactántia,
elísa mens ne cóncidat,
eláta mens ne córruat.
Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu. Amen.
in canto
Dall’ampia distesa dell’acqua
hai tratto, Signore, i viventi:
gli uccelli veloci nell’aria
e i pesci guizzanti nel mare.
Rinati nel santo lavacro,
salvati dal sangue di Cristo,
conservaci liberi e puri
in vita preziosa di grazia.
Il male non spenga fiducia,
nel bene viviamo umilmente;
il cuore rifugga da orgoglio
né mai lo deprima la colpa.
O Padre, così ti imploriamo
per Cristo Gesù Redentore,
che insieme allo Spirito santo
con te vive e regna in eterno. Amen.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:
Vita di tutti, Cristo Redentore,
o Giudice tremendo, unico Re,
odi pietoso la supplica e accogli
benignamente il canto.
Grata la lode nella notte ascenda
a te, divina Luce,
e l’eco dell’eterna melodia
consoli e allieti i cuori.
Di gioiosa innocenza adorna i giorni,
pensieri ispira di vita immortale,
in ogni azione nostra
sfavilli la tua gloria.
A te, suprema fonte dell’essere,
o Trinità beata,
la Chiesa dei redenti
leva felice l’inno nei secoli. Amen.
latino
O sator rerum, reparátor ævi,
Christe, rex regum, metuénde censor,
tu preces nostras paritérque laudes
súscipe clemens.
Noctis en cursu tibi vota laudum
pángimus; præsta tibi sint ut apta,
nosque concéntu réfove perénni,
lúminis auctor.
Da dies nobis probitáte faustos
mortis ignáram tribuéndo vitam,
semper ut nostros tua sit per actus
glória perpes.
Glória summum résonet Paréntem,
glória Natum, paritérque sanctum
Spíritum dulci modulétur hymno
omne per ævum. Amen.
in canto
Di tutti sei vita, Signore,
o unico Re, nostro Giudice:
tu, mite, ascolta la supplica,
accogli benevolo il canto.
La lode notturna innalziamo
a te che sei Luce divina,
e l’eco dei cori celesti
consoli e allieti i cuori.
Concedi gioiosa innocenza,
pensieri di cielo ispira;
sfavilli la gloria immortale
in ogni azione terrena.
A te, uno e trino Signore,
sorgente suprema dell’essere,
elevino tutti i redenti
un inno di festa nei secoli. Amen.
CANTICO DEI TRE GIOVANI
Cfr. Dn 3, 52-56
Ogni creatura lodi il Signore
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
e siedi sui cherubini, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Come era nel principio e ora e sempre
nei secoli dei secoli, amen, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
SALMODIA
Salmo 43
Il popolo di Dio nella sventura
In tutte le tribolazioni noi siamo più che vincitori, per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8, 37).
I (2-9)
Ant. 1 Sei tu il mio re, Dio mio, *
che decidi vittorie per Giacobbe.
Dio, con i nostri orecchi abbiamo udito, †
i nostri padri ci hanno raccontato l’opera che hai compiuto ai loro giorni, *
nei tempi antichi.
Tu per piantarli, con la tua mano hai sradicato le genti, *
per far loro posto, hai distrutto i popoli.
Poiché non con la spada conquistarono la terra, *
né fu il loro braccio a salvarli;
ma il tuo braccio e la tua destra e la luce del tuo volto, *
perché tu li amavi.
Sei tu il mio re, Dio mio, *
che decidi vittorie per Giacobbe.
Per te abbiamo respinto i nostri avversari *
nel tuo nome abbiamo annientato i nostri aggressori.
Infatti nel mio arco non ho confidato *
e non la mia spada mi ha salvato,
ma tu ci hai salvati dai nostri avversari, *
hai confuso i nostri nemici.
In Dio ci gloriamo ogni giorno, *
celebrando senza fine il tuo nome.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 1 Sei tu il mio re, Dio mio, *
che decidi vittorie per Giacobbe.
II (10-17)
Ant. 2 Non respingerci, o Signore, *
e non coprirci di vergogna.
Ma ora ci hai respinti e coperti di vergogna, *
e più non esci con le nostre schiere.
Ci hai fatti fuggire di fronte agli avversari *
e i nostri nemici ci hanno spogliati.
Ci hai consegnati come pecore da macello, *
ci hai dispersi in mezzo alle nazioni.
Hai venduto il tuo popolo per niente, *
sul loro prezzo non hai guadagnato.
Ci hai resi ludibrio dei nostri vicini, *
scherno e obbrobrio a chi ci sta intorno.
Ci hai resi la favola dei popoli, *
su di noi le nazioni scuotono il capo.
L’infamia mi sta sempre davanti *
e la vergogna copre il mio volto
per la voce di chi insulta e bestemmia, *
davanti al nemico che brama vendetta.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 2 Non respingerci, o Signore, *
e non coprirci di vergogna.
III (18-27)
Ant. 3 Non abbiamo teso le nostre mani
verso un Dio straniero; *
sorgi, Signore, vieni in nostro aiuto
e salvaci, o Dio nostro.
Tutto questo ci è accaduto †
e non ti avevamo dimenticato, *
non avevamo tradito la tua alleanza.
Non si era volto indietro il nostro cuore, *
i nostri passi non avevano lasciato il tuo sentiero;
ma tu ci hai abbattuti in un luogo di sciacalli *
e ci hai avvolti di ombre tenebrose.
Se avessimo dimenticato il nome del nostro Dio *
e teso le mani verso un dio straniero,
forse che Dio non lo avrebbe scoperto, *
lui che conosce i segreti del cuore?
Per te ogni giorno siamo messi a morte, *
stimati come pecore da macello.
Svégliati, perché dormi, Signore? *
Dèstati, non ci respingere per sempre.
Perché nascondi il tuo volto, *
dimentichi la nostra miseria e oppressione?
Poiché siamo prostrati nella polvere, *
il nostro corpo è steso a terra.
Sorgi, vieni in nostro aiuto; *
salvaci per la tua misericordia.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 3 Non abbiamo teso le nostre mani
verso un Dio straniero; *
sorgi, Signore, vieni in nostro aiuto
e salvaci, o Dio nostro.
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
V Tu sei benedetto, Signore.
R Amen.
L Benedicimi, Padre.
V Per Cristo, che è via e verità,
la divina Maestà ci benedica.
R Amen.
PRIMA LETTURA
Os 13, 13 – 14, 1
Dal libro del profeta Osea
Ultima sentenza di riprovazione
Quando Efraim parlava, incuteva terrore,
era un principe in Israele.
Ma si è reso colpevole con Baal ed è decaduto.
Tuttavia continuano a peccare
e con il loro argento si sono fatti statue fuse,
idoli di loro invenzione,
tutti lavori di artigiani.
Dicono: «Offri loro sacrifici»
e mandano baci ai vitelli.
Perciò saranno come nube del mattino,
come rugiada che all'alba svanisce,
come pula lanciata lontano nell'aia,
come fumo che esce dalla finestra.
Eppure io sono il Signore tuo Dio
fin dal paese d'Egitto,
non devi conoscere altro Dio fuori di me,
non c'è salvatore fuori di me.
ti ho protetto nel deserto,
in quell'arida terra.
Nel loro pascolo si sono saziati,
si sono saziati e il loro cuore si è inorgoglito,
per questo mi hanno dimenticato.
Perciò io sarò per loro come un leone,
come un leopardo li spierò per la via,
assalirò come un'orsa privata dei figli,
spezzerò l'involucro del loro cuore,
li divorerò come una leonessa;
li sbraneranno le bestie selvatiche.
Io ti distruggerò, Israele,
e chi potrà venirti in aiuto?
Dov'è ora il tuo re, che ti possa salvare?
Dove sono i capi in tutte le tue città
e i governanti di cui dicevi:
«Dammi un re e dei capi»?
Ti ho dato un re nella mia ira
e con sdegno te lo riprendo.
L'iniquità di Efraim è chiusa in luogo sicuro,
il suo peccato è ben custodito.
Dolori di partoriente lo sorprenderanno,
ma egli è figlio privo di senno,
poiché non si presenta a suo tempo
all'uscire dal seno materno.
Li strapperò di mano agli inferi,
li riscatterò dalla morte?
Dov'è, o morte, la tua peste?
Dov'è, o inferi, il vostro sterminio?
La compassione è nascosta ai miei occhi.
Efraim prosperi pure in mezzo ai fratelli:
verrà il vento d'oriente,
si alzerà dal deserto il soffio del Signore
e farà inaridire le sue sorgenti,
farà seccare le sue fonti,
distruggerà il tesoro di tutti i vasi preziosi.
Samaria espierà,
perché si è ribellata al suo Dio.
Periranno di spada,
saranno sfracellati i bambini;
le donne incinte sventrate.
RESPONSORIO
R Sulle spoglie di Satiro il padre nostro Ambrogio
così fece lamento:
«Ora a chi mi rivolgo?
Il bove cerca il bove compagno del suo giogo;
con muggiti frequenti dice tutto il suo affetto.
Posso io non cercarti poi che, aggiogati insieme,
insieme trascinammo l'aratro della vita?
Tu più di me reggevi alla fatica,
io più di te volevo sentirti a me vicino.
V Tu, restando al mio fianco, donavi a mia difesa
l'amore di un fratello e la cura di un padre.
Posso io non cercarti poi che, aggiogati insieme,
insieme trascinammo l'aratro della vita?
Tu più di me reggevi alla fatica,
io più di te volevo sentirti a me vicino».
L Benedicimi, Padre.
V San Sàtiro
che gioiosamente ricordiamo,
interceda per noi presso il Signore.
R Amen.
SECONDA LETTURA
Dal «Trattato sulla morte del fratello Sàtiro» di sant’Ambrogio, vescovo
(I, 1, 8. 38. 43-44. 46-47: CSEL 73, 213; 230-231; 232-235)
Una fraternità impreziosita dalla fede
Ora, fratello, dove andrò e a chi mi rivolgerò? Il bue cerca il bue e pensa che gli manchi qualcosa e manifesta col frequente muggito il suo tenero affetto, se per caso viene a mancare il compagno con cui sotto il giogo era solito trascinare l'aratro; e io, fratello, non dovrei cercarti? O potrei mai dimenticarmi di te con cui ho sopportato sempre l'aratro di questa vita, meno resistente alla fatica, ma profondamente congiunto a te nell'amore, non tanto capace per le mie qualità, quanto sopportabile per la tua pazienza, mentre tu, sempre sollecito nel tuo tenero affetto, col tuo fianco proteggevi il mio, amoroso come un fratello, preoccupato come un padre, premuroso come un anziano, rispettoso come un giovane? Così, nel legame di un'unica parentela, tu mi rendevi i servigi di molti parenti, tanto che io rimpiango in te la perdita non d'una sola, ma di più persone amate, in te che solo ignoravi l'adulazione ed eri l'immagine dell'affetto fraterno. Nulla, infatti, avresti potuto aggiungere con la simulazione, perché tutto avevi compreso nel tuo amore, così da non poter accrescerlo né attenderne il contraccambio.
Chi ti vedeva, e non credeva di aver visto me? Quante volte ho salutato delle persone che, siccome ti avevano salutato poco prima, dicevano che io le avevo già salutate! Quanti ti dissero qualcosa, convinti di averla detta a me! Perciò quale gioia, quale contentezza provavo spesso perché vedevo che ci scambiavano l'uno per l'altro! Quale gradito errore, quale piacevole equivoco, quale amoroso inganno, quale dolce imbroglio!
Non nutrivo alcun timore a proposito delle tue azioni o delle tue parole; ero anzi contento che mi venisse attribuito ciò che spettava a te.
Satiro prima di essere stato iniziato ai misteri più perfetti, coinvolto in un naufragio, quando la nave su cui viaggiava, sospinta su un bassofondo seminato di scogli, stava per infrangersi sotto l'impeto dei flutti che l'assalivano da ogni parte, non per timore della morte, ma per non partirsene da questa vita ignorando il mistero, chiese insistentemente a quelli che sapeva iniziati quel divino sacramento dei fedeli. Egli non intendeva penetrare con occhio curioso nel mistero, ma ottenere un aiuto per la propria fede. Lo fece infatti legare in un fazzoletto, avvolse il fazzoletto al collo e così si gettò in mare senza cercare una tavola divelta dal fasciame della nave, di cui servirsi per reggersi nuotando, perché era ricorso solo alle armi della fede. Ritenendosi in tal modo protetto e difeso a sufficienza, pensò di non aver bisogno d'altri aiuti. Nello stesso tempo è possibile ammirare la sua fortezza, poiché, mentre la nave si sfasciava, non afferrò da naufrago una tavola, ma da forte ottenne in se stesso il sostegno della sua virtù. Non lo deluse la speranza né lo ingannò l'aspettativa. Scampato per primo dai flutti e sospinto in un porto della terraferma, ripensò al protettore cui si era affidato e subito, quando ebbe tratto in salvo egli stesso i suoi servi o seppe che erano stati salvati, senza preoccuparsi dei suoi beni e senza rimpiangere ciò che aveva perduto, cercò la Chiesa di Dio per ringraziare il Signore della sua salvezza e conoscere gli eterni misteri, dichiarando che nessun dovere era più importante di quello di mostrare la propria riconoscenza. Che se non essere riconoscente a un uomo è stata giudicata colpa simile all'omicidio, quale enorme scelleratezza è mai non essere riconoscente a Dio!
Chiamò il vescovo e, non ritenendo vera alcuna benevolenza se non quella derivante dalla vera fede, gli chiese se fosse in comunione con i vescovi cattolici, cioè con la Chiesa romana.
Per avventura in quel tempo la Chiesa di quella regione era nello scisma, perché allora Lucifero si era separato dalla comunione con noi. E sebbene egli fosse andato in esilio per la fede e avesse lasciato eredi della sua fede, mio fratello non ritenne che nello scisma ci fosse la fede. Infatti, anche se conservavano la fede in Dio, non conservavano la fede nella Chiesa di Dio, della quale tolleravano che, per così dire, venissero disgiunte le articolazioni e lacerate le membra. Dal momento che Cristo patì per la Chiesa e la Chiesa è il corpo di Cristo, non pare dimostrino fede in Cristo coloro che vanificano la passione e ne dividono il corpo.
LAUS ANGELORUM MAGNA
Gloria a Dio nell’alto dei cieli, *
e pace in terra agli uomini di buona volontà.
Noi ti lodiamo, ti eleviamo un inno, *
ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo.
Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, *
Signore Dio, Re del cielo.
Dio Padre onnipotente, *
Gesù Cristo e Spirito santo.
Signore Dio, *
Figlio del Padre.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, *
accogli la nostra supplica.
Tu che siedi alla destra del Padre, *
abbi pietà di noi.
Sii tu la nostra guida e il nostro aiuto; *
salvaci, rendici puri, conservaci nella tua pace.
Liberaci dai nemici *
e dalle tentazioni.
Perché tu solo il santo, *
tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo,
Gesù Cristo, *
nella gloria di Dio Padre con lo Spirito santo.
Ogni giorno ti benediciamo, *
e lodiamo il tuo nome per sempre.
Dégnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Benedetto sei tu, Signore; *
mostrami il tuo volere.
Vedi la mia miseria e la mia pena *
e perdona tutti i miei peccati.
Dalle mie labbra fiorisca la lode, *
la lode al nostro Dio.
Possa io vivere per lodarti: *
mi aiutino i tuoi giudizi.
Come pecora smarrita vado errando; *
cerca il tuo servo perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.
Presto ci venga incontro la tua misericordia, †
perché siamo troppo infelici: *
aiutaci, Dio, nostra salvezza.
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri, *
degno di lode e di gloria nei secoli. Amen.
LAUS ANGELORUM MAGNA
Glória in excélsis Deo *
et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.
Laudámus te, hymnum dícimus tibi, *
benedícimus te, adorámus te, glorificámus te.
Grátias tibi ágimus propter magnam glóriam tuam, *
Dómine Deus rex cæléstis.
Deus Pater omnípotens, *
Iesu Christe et sancte Spíritus.
Dómine Deus, *
Fílius Patris.
Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, *
sύscipe deprecatiónem nostram;
qui sedes ad déxteram Patris, *
miserére nobis.
Miserére nobis: sύbveni nobis, dírige nos: *
consérva nos, munda nos, pacífica nos,
libera nos ad inimícis, *
a tentatiónibus.
Quia tu solus sanctus, *
tu solus Dóminus, tu solus Altíssimus
Iesu Christie *
in glória Dei Patris cum sancto Spíritu.
Per síngulos dies benedícimus te, *
et laudámus nomen tuum in ætérnum, et in sæculum sæculi.
Dignáre, Dómine, die isto, *
sine peccáto nos custodíre.
Benedíctus es, Dómine, *
doce me iustítias tuas.
Vide humilitátem meam et labórem meum *
et dimítte ómnia peccáta mea.
Eructábunt lábia mea hymnum, *
hymnum Deo nostro.
Vivet ánima mea et laudábit te, *
et iudícia tua adiuvábunt me.
Errávi sicut ovis, quæ períerat: *
requíre servum tuum, quia mandáta tua non sum oblítus.
Cito antícipet nos misericórdia tua, Dómine, †
quia páuperes factin sumus nimis, *
ádiuva nos, Deus salutáris noster.
Benedíctus es, Dómine, Deus patrum nostrórum, *
et laudábilis et gloriósus in sæcula sæculórum. Amen.
Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.
ORAZIONE
Nel ricordo del beato Sàtiro
concedi, o Dio misericordioso, ai tuoi figli
la perseveranza nella grazia battesimale,
l’innocenza della vita e lo spirito di sacrificio
perché possano crescere nel mondo
come segni eloquenti della tua volontà di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.
Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:
Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
CONCLUSIONE
V Benediciamo il Signore.
R Rendiamo grazie a Dio.