UFFICIO DELLE LETTURE

Sabato, 27 giugno 2026

SABATO
DELLA DODICESIMA SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.
Alleluia.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

O misteriosa fonte dell’essere
che le bellezze del mondo hai creato
e hai dato fine all’opera
nella quiete del settimo giorno,

a te i solerti figli
pur nel riposo anelino
e nella vita innocente contemplino
la serena letizia del tuo volto.

O, se ingrati peccammo,
amaro pianto lavi il nostro errore,
sì che non ci impaùri, o Dio pietoso,
l’ora del tuo giudizio.

Accogli, Padre, la nostra preghiera
per Gesù Cristo che regna
con te e con lo Spirito santo
negli infiniti secoli.   Amen.

latino

Rerum, Deus, fons ómnium,
qui, rebus actis ómnibus,
totíus orbis ámbitum
censu replésti múnerum,

Ac, mole tanta cóndita,
tandem quiétem díceris
sumpsísse, dans labóribus
ut nos levémur grátius:

Concéde nunc mortálibus
deflére vitæ crímina,
instáre iam virtútibus
et munerári prósperis,

Ut cum treméndi iúdicis
horror suprémus cœperit,
lætémur omnes ínvicem
pacis repléti múnere.

Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu.   Amen.

in canto

O fonte nascosta dell’essere,
al mondo bellezze hai donato:
compiuto il disegno mirabile,
riposi nel settimo giorno.

A te come figli solerti
noi tutti sperando aneliamo:
concedi una vita innocente,
serena dinanzi al tuo volto.

Se ingrati e infedeli peccammo,
il pianto purifichi il cuore;
ci salvi l’amore, o Dio,
nell’ora del tuo giudizio.

Accogli la nostra preghiera,
o Padre, per Cristo Signore,
che regna con te e con lo Spirito
per sempre nei secoli eterni. Amen.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

Il gallo annunzia il giorno,
chiama la nuova luce:
il Signore dei cuori
in questo canto ci dèsta alla vita,

e dice: «Su! Scuotete ogni torpore,
ogni pigrizia fugga,
in opere vegliate di giustizia:
vicino è il mio ritorno».

Quando l’alba rosseggia ad oriente,
intenti alla fatica
trovi i tuoi servi e ravvivi
la luminosa speranza.

O Figlio, nato prima d’ogni aurora,
col tuo vitale chiarore disperdi
l’ottenebrante sonno dello spirito;
la tua pietà ci sciolga da ogni male.

O Re d’amore, gloria
a te cantiamo e al Padre,
nell’unità del Paraclito
per la distesa dei secoli.   Amen.

latino

Ales diéi núntius
lucem propínquam præcinit;
nos excitátor méntium
iam Christus ad vitam vocat.

«Auférte — clamat — léctulos
ægros, sopóros, désides;
castíque, recti ac sóbrii
vigiláte; iam sum próximus».

Ut, cum corúscis flátibus
auróra cælum spárserit,
omnes labóre exércitos
confírmet ad spem lúminis.

Iesum ciámus vócibus
flentes, precántes, sóbrii;
inténta supplicátio
dormíre cor mundum vetat.

Tu, Christe, somnum dísice,
tu rumpe noctis víncula,
tu solve peccátum vetus
novúmque lumen íngere.

Sit, Christe, rex piíssime,
tibi Patríque glória
cum Spíritu Paráclito,
in sempitérna sæcula.   Amen.

in canto

Il gallo annunzia il giorno,
chiamando la luce che sorge:
benigno Signore dei cuori,
ci desti così alla vita.

Solerte ci scuoti dal sonno,
torpore e pigrizia allontani,
ci inviti ad opere giuste:
il tuo ritorno è vicino!

Rosseggia ormai l’alba ad oriente,
e pronti alla loro fatica
già trovi i tuoi servi operosi,
aperti a serena speranza.

O Giorno che vinci l’aurora,
col tuo vitale chiarore
disperdi la notte del cuore:
ci sciolga il tuo amore dal male.

Risorto e Re della gloria,
a te e al Padre cantiamo,
uniti allo Spirito santo
nel tempo e nei secoli eterni. Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI

Cfr. Dn 3, 52-56

Ogni creatura lodi il Signore

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Cantico - Es 15, 1-4a. 8-13. 17-18

Inno di vittoria per il passaggio del Mare Rosso

Coloro che avevano vinto la bestia cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio (Ap 15, 2-3).

Ant. 1   Il Signore ha gettato in mare
             cavallo e cavaliere, *
             ha liberato Israele suo popolo
             dal giogo della schiavitù.

Voglio cantare in onore del Signore; †
     perché ha mirabilmente trionfato, *
     ha gettato in mare cavallo e cavaliere.

Mia forza e mio canto è il Signore, *
     egli mi ha salvato.
È il mio Dio e lo voglio lodare, *
     è il Dio di mio padre e lo voglio esaltare!

Dio è prode in guerra, *
     si chiama Signore.
I carri del faraone e il suo esercito *
     li ha gettati in mare.

Al soffio della tua ira si accumularono le acque, †
     si alzarono le onde come un argine, *
     si rappresero gli abissi in fondo al mare.

Il nemico aveva detto: «Inseguirò, raggiungerò, †
     spartirò il bottino, se ne sazierà la mia brama, *
     sfodererò la spada, li conquisterà la mia mano!».

Soffiasti con il tuo alito: li coprì il mare, *
     sprofondarono come piombo in acque profonde.

Chi è come te fra gli dèi, *
     chi è come te, maestoso in santità, Signore?
Chi è come te, tremendo nelle imprese, *
     operatore di prodigi?

Stendesti la destra: *
     li inghiottì la terra.
Guidasti con il tuo favore questo popolo che hai riscattato, *
     lo conducesti con forza alla tua santa dimora.

Lo fai entrare *
     e lo pianti sul monte della tua promessa,
luogo che per tua sede, Signore, hai preparato, *
     santuario che le tue mani, Signore, hanno fondato.

Il Signore regna *
     in eterno e per sempre!

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 1   Il Signore ha gettato in mare
             cavallo e cavaliere, *
             ha liberato Israele suo popolo
             dal giogo della schiavitù.

Salmo 77, 40-72

Bontà del Signore e infedeltà del popolo nella storia della salvezza

Ora ciò avvenne come esempio per noi (1Cor 10, 6).

IV (40-55)

Ant. 2   Dio fece dimorare nelle loro tende *
             le tribù di Israele.

Quante volte si ribellarono a Dio nel deserto, *
     lo contristarono in quelle solitudini!
Sempre di nuovo tentavano Dio, *
     esasperavano il Santo di Israele.

Non si ricordavano più della sua mano, *
     del giorno che li aveva liberati dall’oppressore,
quando operò in Egitto i suoi prodigi, *
     i suoi portenti nei campi di Tanis.

Egli mutò in sangue i loro fiumi *
     e i loro ruscelli, perché non bevessero.
Mandò tafàni a divorarli *
     e rane a molestarli.

Diede ai bruchi il loro raccolto, *
     alle locuste la loro fatica.
Distrusse con la grandine le loro vigne, *
     i loro sicomòri con la brina.

Consegnò alla grandine il loro bestiame, *
     ai fulmini i loro greggi.

Scatenò contro di essi la sua ira ardente, †
     la collera, lo sdegno, la tribolazione, *
     e inviò messaggeri di sventure.

Diede sfogo alla sua ira: †
     non li risparmiò dalla morte *
     e diede in preda alla peste la loro vita.

Colpì ogni primogenito in Egitto, *
     nelle tende di Cam la primizia del loro vigore.

Fece partire come gregge il suo popolo *
     e li guidò come branchi nel deserto.

Li condusse sicuri e senza paura *
     e i loro nemici li sommerse il mare.

Li fece salire al suo luogo santo, *
     al monte conquistato dalla sua destra.

Scacciò davanti a loro i popoli *
     e sulla loro eredità gettò la sorte,

facendo dimorare nelle loro tende *
     le tribù di Israele.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 2   Dio fece dimorare nelle loro tende *
             le tribù di Israele.

V (56-72)

Ant. 3   Egli scelse Davide suo servo *
             per pascere Israele sua eredità.

Ma ancora lo tentarono, †
     si ribellarono a Dio, l’Altissimo, *
     non obbedirono ai suoi comandi.

Sviati, lo tradirono come i loro padri, *
     fallirono come un arco allentato.

Lo provocarono con le loro alture *
     e con i loro idoli lo resero geloso.

Dio, all’udire, ne fu irritato *
     e respinse duramente Israele.
Abbandonò la dimora di Silo, *
     la tenda che abitava tra gli uomini.

Consegnò in schiavitù la sua forza, *
     la sua gloria in potere del nemico.
Diede il suo popolo in preda alla spada *
     e contro la sua eredità si accese d’ira.

Il fuoco divorò il fiore dei suoi giovani, *
     le sue vergini non ebbero canti nuziali.
I suoi sacerdoti caddero di spada *
     e le loro vedove non fecero lamento.

Ma poi il Signore si destò come da un sonno, *
     come un prode assopito dal vino.
Colpì alle spalle i suoi nemici, *
     inflisse loro una vergogna eterna.

Ripudiò le tende di Giuseppe, *
     non scelse la tribù di Èfraim;
ma elesse la tribù di Giuda, *
     il monte Sion che egli ama.

Costruì il suo tempio alto come il cielo *
     e come la terra stabile per sempre.
Egli scelse Davide suo servo *
     e lo trasse dagli ovili delle pecore.

Lo chiamò dal seguito delle pecore madri †
     per pascere Giacobbe suo popolo, *
     la sua eredità Israele.

Fu per loro pastore dal cuore integro *
     e li guidò con mano sapiente.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 3   Egli scelse Davide suo servo *
             per pascere Israele sua eredità.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.

L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

1Sam 4, 1-18

Dal primo libro di Samuele

Cattura dell’arca di Dio e morte di Eli 

La parola di Samuele si rivolse a tutto Israele. In quei giorni i Filistei si radunarono per combattere contro Israele. Allora Israele scese in campo a dar battaglia ai Filistei. Essi si accamparono presso Eben-Ezer mentre i Filistei s'erano accampati in Afek. I Filistei si schierarono per attaccare Israele e la battaglia divampò, ma Israele ebbe la peggio di fronte ai Filistei e caddero sul campo, delle loro schiere, circa quattromila uomini.
Quando il popolo fu rientrato nell'accampamento, gli anziani d'Israele si chiesero: «Perché ci ha percossi oggi il Signore di fronte ai Filistei? Andiamo a prenderci l'arca del Signore a Silo, perché venga in mezzo a noi e ci liberi dalle mani dei nostri nemici». Il popolo mandò subito a Silo a prelevare l'arca del Dio degli eserciti che siede sui cherubini: c'erano con l'arca di Dio i due figli di Eli, Ofni e Finees. Non appena l'arca del Signore giunse all'accampamento, gli Israeliti elevarono un urlo così forte che ne tremò la terra.
Anche i Filistei udirono la eco di quell'urlo e dissero: «Che significa il risuonare di quest'urlo così forte nell'accampamento degli Ebrei?». Poi vennero a sapere che era arrivata nel loro campo l'arca del Signore. I Filistei ne ebbero timore e si dicevano: «È venuto il loro Dio nel loro campo!», ed esclamavano: «Guai a noi, perché non è stato così né ieri né prima. Guai a noi! Chi ci libererà dalle mani di queste divinità così potenti? Queste divinità hanno colpito con ogni piaga l'Egitto nel deserto. Risvegliate il coraggio e siate uomini, o Filistei, altrimenti sarete schiavi degli Ebrei, come essi sono stati vostri schiavi. Siate uomini dunque e combattete!».
Quindi i Filistei attaccarono battaglia, Israele fu sconfitto e ciascuno fu costretto a fuggire nella sua tenda. La strage fu molto grande: dalla parte d'Israele caddero tremila fanti. In più l'arca di Dio fu presa e i due figli di Eli, Ofni e Finees, morirono. Uno della tribù di Beniamino fuggì dalle file e venne a Silo il giorno stesso, con le vesti stracciate e polvere sul capo. Mentre giungeva, ecco, Eli stava sul sedile presso la porta e scrutava la strada di Mizpa, perché aveva il cuore in ansia per l'arca di Dio. Venne dunque l'uomo e diede l'annuncio in città e tutta la città alzò lamenti. Eli, sentendo il rumore delle grida, si chiese: «Che sarà questo grido di tumulto?». Intanto l'uomo si avanzò in gran fretta e narrò a Eli ogni cosa. Eli era vecchio di novantotto anni, aveva gli occhi irrigiditi e non poteva più vedere. Disse dunque quell'uomo a Eli: «Sono giunto dal campo. Sono fuggito oggi dalle schiere dei combattenti». Eli domandò: «Che è dunque accaduto, figlio mio?». Rispose il messaggero: «Israele è fuggito davanti ai Filistei e nel popolo v’è stata grande strage; inoltre i tuoi due figli Ofni e Finees sono morti e l'arca di Dio è stata presa!».
Appena ebbe accennato all'arca di Dio, Eli cadde all'indietro dal sedile sul lato della porta, batté la nuca e morì, perché era vecchio e pesante. Egli aveva giudicato Israele per quarantanni.

RESPONSORIO

Cfr. Sal 105, 13. 41. 44. 45. 43

R   Dimenticarono le opere del Signore,
      e li dominarono i loro avversari.
           Pure, egli guardò alla loro angoscia
           e si ricordò della sua alleanza.

V   Per la loro iniquità furono abbattuti;
           pure, egli guardò alla loro angoscia
           e si ricordò della sua alleanza.

L    Benedicimi, Padre.
V   La grazia dello Spirito santo
      illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dal trattato su «La fede» di sant’Ambrogio, vescovo

(V, 9-15: SAEMO 15, 337-341)
Il premio del pastore e il progresso dei fedeli 

Voi che udite o leggete queste cose, siete tutto per noi: voi siete l'interesse di chi dà in prestito, di parole, non di denaro, voi siete il reddito dell'agricoltore, voi siete l'oro, l'argento e le pietre preziose del costruttore. Nei vostri meriti è posto ciò che è essenziale della fatica del sacerdote, nei vostri animi risplende il frutto dell'opera del vescovo. Nei vostri progressi brilla l'oro del Signore, viene moltiplicato l'argento, se conservate in voi le parole divine. Ché «le parole del Signore sono caste, sono argento esaminato col fuoco, messo alla prova dal crogiuolo, purificato sette volte» (Sal 11, 7). Voi, dunque, renderete ricco colui che dà a prestito, pieno di frutti l'agricoltore, voi mettete alla prova l'esperto «architetto» (1Cor 3, 10). Non parlo con arroganza; perché questi meriti non sono tanto miei quanto vostri, meriti che mi auguro abbiate. Oh, se io potessi con certezza dire un giorno di voi: «Signore, mi hai dato cinque talenti, ecco che ne ho guadagnati altri cinque» (Mt 25, 20), e mostrare i preziosi talenti delle vostre virtù! «Abbiamo», infatti, «questo tesoro riposto in vasi di terracotta» (2Cor 4, 7). Questi sono i cinque talenti che il Signore ordina di dare a interesse in senso spirituale; queste sono «le due monete di bronzo» (Lc 10, 35) del Nuovo e del Vecchio Testamento, che «il Samaritano» del Vangelo lasciò perché fossero curate le ferite di colui che era stato spogliato dai ladroni. E io, o fratelli, non sono così avido nella mia preghiera, da desiderare di «essere posto "al di sopra di molte cose"» (Mt 25, 21). È sufficiente premio per me il vostro progresso. Volesse il cielo che io non fossi trovato indegno di quello che ho ricevuto! Non esigo quelle cose che sono «maggiori di me» e che debbono essere date ai migliori, anche se tu, Signore, sei solito dire: «Ma io voglio dare anche a questo, che è l'ultimo, tanto quanto a te» (Mt 20, 14). Riceva, dunque colui che lo merita, «il potere sopra dieci città» (Lc 19, 17).
Sia costui come Mosè che scrisse «le dieci parole» (Dt 4, 13) della Legge; sia come Giosuè di Num, che sottomise «cinque re» e ricevette la resa delle città per essere il tipo di quell'uomo che sarebbe venuto con il suo nome, sotto il cui comando sarebbero stati vinti tutti i piaceri del corpo, si sarebbero convertite le genti per seguire la fede di Gesù Cristo piuttosto che quello che fino ad allora avevano voluto e desiderato; sia come quel famoso David, incontro al quale vennero cantando le giovinette, che dicevano: «Saul trionfò su mille, ma David su diecimila» (1Re 18, 7). Mi basta di non essere cacciato «nelle tenebre dell'esterno», come colui che «nascose nella terra», se così si può dire, della sua carne il talento che gli era stato affidato, come il capo della Sinagoga e gli altri capi dei Giudei, i quali riempirono con la terra, se così possiamo dire, del loro corpo «le parole di Dio» che erano state loro «affidate» e, tutti dediti ai piaceri della carne, immersero, nella loro superbia, nella fossa, se così la vogliamo chiamare, del loro corpo, il celeste interesse.
Non teniamo, dunque, nascosti entro le latebre della carne i denari del Signore, e non «riponiamo nel fazzoletto quella mina», ma, come dei buoni banchieri, pesiamola con il sudore della mente e con giusti e sempre ben disposti sentimenti del nostro corpo, affinché «la parola di Dio sia vicina, nella tua bocca e nel tuo cuore» (Rm 10, 8; Dt 30, 14). Questa parola di Dio è quel prezioso talento con cui tu sei riscattato. «Questo denaro (la parola di Dio) per mezzo della "banca" delle anime dev'essere esami­nato assai spesso o frequentemente messo in circola­zione, perché il "suono" delle buone monete possa diffondersi per tutta la terra (Rm 10, 18; Sal 18, 5); per mezzo di tale denaro si acquista la vita eterna». «Ma questa è la vita eterna» che dona il Padre onnipotente, che cioè noi conosciamo «te, l'unico vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo» (Gv 17, 3).

LAUS ANGELORUM MAGNA

Gloria a Dio nell’alto dei cieli, *
     e pace in terra agli uomini di buona volontà.

Noi ti lodiamo, ti eleviamo un inno, *
     ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo.
Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, *
     Signore Dio, Re del cielo.

Dio Padre onnipotente, *
     Gesù Cristo e Spirito santo.

Signore Dio, *
     Figlio del Padre.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, *
     accogli la nostra supplica.
Tu che siedi alla destra del Padre, *
     abbi pietà di noi.

Sii tu la nostra guida e il nostro aiuto; *
     salvaci, rendici puri, conservaci nella tua pace.
Liberaci dai nemici *
     e dalle tentazioni.

Perché tu solo il santo, *
     tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo,
Gesù Cristo, *
     nella gloria di Dio Padre con lo Spirito santo.

Ogni giorno ti benediciamo, *
     e lodiamo il tuo nome per sempre.
Dégnati oggi, Signore, *
     di custodirci senza peccato.

Benedetto sei tu, Signore; *
     mostrami il tuo volere.
Vedi la mia miseria e la mia pena *
     e perdona tutti i miei peccati.

Dalle mie labbra fiorisca la lode, *
     la lode al nostro Dio.
Possa io vivere per lodarti: *
     mi aiutino i tuoi giudizi.

Come pecora smarrita vado errando; *
     cerca il tuo servo perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.

Presto ci venga incontro la tua misericordia, †
     perché siamo troppo infelici: *
     aiutaci, Dio, nostra salvezza.

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.   Amen.

LAUS ANGELORUM MAGNA

Glória in excélsis Deo *
     et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.

Laudámus te, hymnum dícimus tibi, *
     benedícimus te, adorámus te, glorificámus te.
Grátias tibi ágimus propter magnam glóriam tuam, *
     Dómine Deus rex cæléstis.

Deus Pater omnípotens, *
     Iesu Christe et sancte Spíritus.

Dómine Deus, *
     Fílius Patris.

Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, *
     sύscipe deprecatiónem nostram;
qui sedes ad déxteram Patris, *
     miserére nobis.

Miserére nobis: sύbveni nobis, dírige nos: *
     consérva nos, munda nos, pacífica nos,
libera nos ad inimícis, *
     a tentatiónibus.

Quia tu solus sanctus, *
     tu solus Dóminus, tu solus Altíssimus
Iesu Christie *
     in glória Dei Patris cum sancto Spíritu.

Per síngulos dies benedícimus te, *
     et laudámus nomen tuum in ætérnum, et in sæculum sæculi.

Dignáre, Dómine, die isto, *
     sine peccáto nos custodíre.

Benedíctus es, Dómine, *
     doce me iustítias tuas.
Vide humilitátem meam et labórem meum *
     et dimítte ómnia peccáta mea.

Eructábunt lábia mea hymnum, *
     hymnum Deo nostro.
Vivet ánima mea et laudábit te, *
     et iudícia tua adiuvábunt me.

Errávi sicut ovis, quæ períerat: *
     requíre servum tuum, quia mandáta tua non sum oblítus.

Cito antícipet nos misericórdia tua, Dómine, †
     quia páuperes factin sumus nimis, *
     ádiuva nos, Deus salutáris noster.

Benedíctus es, Dómine, Deus patrum nostrórum, *
     et laudábilis et gloriósus in sæcula sæculórum.   Amen.

Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.

ORAZIONE

Dio, che hai liberato il tuo popolo
dalle tenebre dell’Egitto
e sotto la guida di Mosè, tuo servo,
lo hai sottratto a una schiavitù insopportabile,
salva anche noi dalla notte del mondo
e guidaci alla vera pace, promessa ai nostri padri.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.