UFFICIO DELLE LETTURE

Martedì, 05 maggio 2026

MARTEDI
DELLA QUINTA SETTIMANA DI PASQUA

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.
Alleluia.

INNO

Dio disse: «La terra produca germogli» (Gn 1, 11).

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

Creatore e sovrano di tutto,
vincendo le furie del mare,
hai tratto alla luce la terra,
bellissima nostra dimora.

Tu di vivaci fiori l’adorni
e, quasi mensa regale
di frutti ricoprendola e di mèssi,
la presenti ai tuoi figli.

Così alla fresca tua rugiada, o Dio,
verdeggi il deserto dell’anima;
lavi ogni macchia il pianto,
ogni ribelle fremito si plachi.

La nostra volontà alla tua si accordi
e rifugga dal male,
il cuore si arrenda alla grazia
e schivi gli atti che arrecano morte.

A te eleviamo, o Padre, la preghiera,
a te che regni nei secoli
con l’unico tuo Figlio
e lo Spirito santo.   Amen.

latino

Tellúris ingens Conditor,
mundi solum qui éruens,
pulsis aquæ moléstiis,
terram dedísti immóbilem,

Ut germen aptum próferens,
fulvis decóra flóribus,
fecúnda fructu sísteret
pastúmque gratum rédderet:

Mentis perústæ vúlnera
munda viróre grátiæ,
ut facta fletu díluat
motúsque pravos átterat,

Iussis tuis obtémperet,
nullis malis appróximet,
bonis repléri gáudeat
et mortis actum nésciat.

Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu.   Amen.

in canto

Creatore e sovrano di tutto,
vincendo le furie del mare,
hai tratto alla luce la terra,
bellissima nostra dimora.

Di fiori vivaci l’adorni
e, quasi regale banchetto,
di frutti e di messi arricchita,
la doni ogni giorno ai tuoi figli.

Così alla tua rugiada
verdeggi il deserto dell’anima;
il pianto cancelli le colpe,
si plachino i cuori ribelli.

Si compia il tuo disegno,
dal male ci salvi il tuo amore;
il cuore si arrenda alla grazia,
fuggendo le azioni di morte.

Ascolta la nostra preghiera,
o Padre, che regni nei secoli
con l’unico Figlio diletto,
insieme allo Spirito santo. Amen.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

Tu, Giorno eterno, che vivi e risplendi
dell’increata luce del Padre,
guarda propizio chi devoto illumina
di lieti canti la notte.

Vinci, Signore, le nostre tenebre:
sperdi le schiere dei dèmoni,
gli animi scuoti sì che il torpore
non soffochi le menti.

I servi che ti implorano
pietosamente ascolta: la lode
che a te si leva, Cristo, ci meriti
grazia, perdono e pace.

A te la gloria ascenda e il nostro giubilo,
o mite Re d’amore,
al Padre e allo Spirito Paraclito
negli infiniti secoli.   Amen.

latino

Consors patérni lúminis,
lux ipse lucis et dies,
noctem canéndo rúmpimus:
assíste postulántibus.

Aufer tenébras méntium,
fuga catérvas dǽmonum,
expélle somnoléntiam
ne pigritántes óbruat.

Sic, Christe, nobis ómnibus
indúlgeas credéntibus,
ut prosit exorántibus
quod præcinéntes psállimus.

Sit, Christe, rex piíssime,
tibi Patríque glória
cum Spíritu Paráclito,
in sempitérna sæcula.   Amen.

in canto

Tu, Giorno eterno, che splendi
nel Padre, la luce increata,
accogli propizio chi illumina
la notte con canti festosi.

Le tenebre vinci, Signore:
disperdi le schiere dei dèmoni,
gli animo scuoti dal sonno
che soffoca i cuori e le menti.

Ascolta i tuoi servi che implorano
l’amore sul giorno nascente:
o Cristo, la lode ci ottenga
la grazia, il perdono, la pace.

Sei degno di onore e di gloria,
o Re, nostro mite Signore,
col Padre e lo Spirito santo
nel tempo e nei secoli eterni. Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI

Cfr. Dn 3, 52-56

Ogni creatura lodi il Signore

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Salmo 9 B

Preghiera e ringraziamento

Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio (Lc 6, 20).

I (22-32)

Ant. 1   Il Signore fa giustizia ai poveri. Alleluia.

Perché, Signore, stai lontano, *
     nel tempo dell’angoscia ti nascondi?
Il misero soccombe all’orgoglio dell’empio *
     e cade nelle insidie tramate.

L’empio si vanta delle sue brame, *
     l’avaro maledice, disprezza Dio.

L’empio insolente disprezza il Signore: †
     «Dio non se ne cura: Dio non esiste»; *
     questo è il suo pensiero.

Le sue imprese riescono sempre. †
     Son troppo in alto per lui i tuoi giudizi: *
     disprezza tutti i suoi avversari.

Egli pensa: «Non sarò mai scosso, *
     vivrò sempre senza sventure».

Di spergiuri, di frodi e d’inganni ha piena la bocca, *
     sotto la sua lingua sono iniquità e sopruso.

Sta in agguato dietro le siepi, *
     dai nascondigli uccide l’innocente.

I suoi occhi spiano l’infelice, *
     sta in agguato nell’ombra come un leone nel covo.
Sta in agguato per ghermire il misero, *
     ghermisce il misero attirandolo nella rete.

Infierisce di colpo sull’oppresso, *
     cadono gl’infelici sotto la sua violenza.
Egli pensa: «Dio dimentica, *
     nasconde il volto, non vede più nulla».

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 1   Il Signore fa giustizia ai poveri. Alleluia.

II (33-39)

Ant. 2   Tu accogli, Signore, il desiderio dei poveri, *
             il grido degli orfani
             arriva al trono della tua gloria. Alleluia.

Sorgi, Signore, alza la tua mano, *
     non dimenticare i miseri.
Perché l’empio disprezza Dio *
     e pensa: «Non ne chiede conto»?

Eppure tu vedi l’affanno e il dolore, *
     tutto tu guardi e prendi nelle tue mani.
A te si abbandona il misero, *
     dell’orfano tu sei il sostegno.

Spezza il braccio dell’empio e del malvagio; *
     punisci il suo peccato e più non lo trovi.

Il Signore è re in eterno, per sempre: *
     dalla sua terra sono scomparse le genti.

Tu accogli, Signore, il desiderio dei miseri, *
     rafforzi i loro cuori, porgi l’orecchio
per far giustizia all’orfano e all’oppresso; *
     e non incùta più terrore l’uomo fatto di terra.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 2   Tu accogli, Signore, il desiderio dei poveri, *
             il grido degli orfani
             arriva al trono della tua gloria. Alleluia.

Salmo 11

Preghiera nella persecuzione

Dio Padre si è degnato di mandare il suo Figlio per noi, poveri (S. Agostino).

Ant. 3   Tu, o Signore, ci guarderai *
             e ci custodirai. Alleluia.

Salvami, Signore! Non c’è più un uomo fedele; *
     è scomparsa la fedeltà tra i figli dell’uomo.
Si dicono menzogne l’uno all’altro, *
     labbra bugiarde parlano con cuore doppio.

Recida il Signore le labbra bugiarde, *
     la lingua che dice parole arroganti,

quanti dicono: «Per la nostra lingua siamo forti, †
     ci difendiamo con le nostre labbra: *
     chi sarà nostro padrone?».

«Per l’oppressione dei miseri e il gemito dei poveri, †
     io sorgerò, dice il Signore, *
     metterò in salvo chi è disprezzato».

I detti del Signore sono puri, †
     argento raffinato nel crogiuolo, *
     purificato nel fuoco sette volte.

Tu, o Signore, ci custodirai, *
     ci guarderai da questa gente per sempre.
Mentre gli empi si aggirano intorno, *
     emergono i peggiori tra gli uomini.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 3   Tu, o Signore, ci guarderai *
             e ci custodirai. Alleluia.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.

L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

Ap 20, 1-15

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni, apostolo

L’ultima lotta del dragone

Io, Giovanni, vidi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell'Abisso e una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente antico - cioè il diavolo, satana - e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell'Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni. Dopo questi dovrà essere sciolto per un po' di tempo.
Poi vidi alcuni troni e a quelli che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare.
Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano.
Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione.
Beati e santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni.
Quando i mille anni saranno compiuti, satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magog, per adunarli per la guerra: il loro numero sarà come la sabbia del mare. Marciarono su tutta la superficie della terra e cinsero d'assedio l'accampamento dei santi e la città diletta. Ma un fuoco scese dal cielo e li divorò. E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli.
Vidi poi un grande trono bianco e colui che sedeva su di esso. Dalla sua presenza erano scomparsi la terra e il cielo senza lasciar traccia di sé.
Poi vidi i morti, grandi e piccoli, ritti davanti al trono. Furono aperti i libri, e fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei libri, ciascuno secondo le sue opere.
Il mare restituì i morti che esso custodiva e la morte e gli Inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. Poi la morte e gli Inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco.
E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco.

RESPONSORIO

Cfr. Mt 13, 39. 41. 43; Sal 95, 13

R   La mietitura rappresenta la fine del mondo:
      il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli,
      che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali
      e tutti gli operatori di iniquità.
           Allora i giusti splenderanno come il sole
           nel regno del Padre loro. Alleluia.

V   II Signore viene a giudicare la terra:
      giudicherà il mondo con giustizia
      e con verità tutte le genti.
           Allora i giusti splenderanno come il sole,
           nel regno del Padre loro. Alleluia.

L    Benedicimi, Padre.
V   La grazia dello Spirito santo
      illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dai «Sermoni» di sant’Agostino, vescovo

(Sermo Guelferbitanus 16, 1-2: PLS 2, 579-580)
Amiamoci tra di noi e amiamo Cristo

Ecco che il Signore, apparendo nuovamente ai discepoli dopo la risurrezione, interroga l'apostolo Pietro e lo induce a professare per tre volte l'amore, dopo che per timore aveva rinnegato tre volte. Cristo è risorto nella carne, Pietro nello spirito, poiché, mentre Cristo era morto con la passione, Pietro era morto col suo rinnegamento. Cristo Signore risorse dai morti e fece risorgere Pietro nel suo amore. Interrogò l'amore di colui che ne faceva la professione e gli affidò le proprie pecore. Pietro infatti che cosa elargiva a Cristo nell'amore che aveva per lui? Se Cristo ti ama, questo è a tuo vantaggio, non a vantaggio di Cristo. E se ami Cristo, questo giova a te, non a Cristo. Volendo tuttavia Cristo Signore indicare come gli uomini devono dimostrare che lo amano, lo rivelò abbastanza chiaramente, raccomandando tale amore per le sue pecore. «Mi ami?». «Sì, ti amo». «Pasci le mie pecore» (cfr. Gv 21, 15 ss). Questo la prima, la seconda e la terza volta. Pietro non rispose nient'altro se non che lo amava. Il Signore fa solo questa domanda: se lo ama. E null'altro affidò a colui che gli aveva risposto se non le proprie pecore. Amiamoci tra noi e amiamo Cristo. «Se non ami il fratello che vedi, come puoi amare Dio che non vedi?» (1Gv 4, 20). Amando le pecore, dimostra di avere l'amore per il pastore. Infatti, le stesse pecore sono le membra del pastore. E perché le pecore fossero sue membra, «come pecora fu condotto per essere immolato» (Is 53, 7). Perché le pecore fossero sue membra, di lui è stato detto: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo» (Gv 1, 29). Ma in questo agnello risiede una grande fortezza.
Vuoi sapere quanta fortezza apparve in questo agnello? L'agnello è stato crocifisso, il leone ha vinto. Vedete e considerate con quale forza regge il mondo il Signore Gesù, che con la sua morte ha vinto il diavolo.
Amiamolo dunque, e nulla ci sia di più caro. Credete forse che il Signore non ci interroghi? Che Pietro solo abbia meritato di essere interrogato e noi no? Quando viene letto quel brano ogni cristiano è interrogato nel suo cuore. Quando dunque senti il Signore che dice: «Pietro, mi ami?», immagina di essere davanti a uno specchio e pensa a te stesso. Infatti che altro rappresentava Pietro se non l'immagine di tutta la Chiesa? Quando il Signore interrogava Pietro, interrogava quindi noi, interrogava la Chiesa.

LAUS ANGELORUM MAGNA

Gloria a Dio nell’alto dei cieli, *
     e pace in terra agli uomini di buona volontà.

Noi ti lodiamo, ti eleviamo un inno, *
     ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo.
Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, *
     Signore Dio, Re del cielo.

Dio Padre onnipotente, *
     Gesù Cristo e Spirito santo.

Signore Dio, *
     Figlio del Padre.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, *
     accogli la nostra supplica.
Tu che siedi alla destra del Padre, *
     abbi pietà di noi.

Sii tu la nostra guida e il nostro aiuto; *
     salvaci, rendici puri, conservaci nella tua pace.
Liberaci dai nemici *
     e dalle tentazioni.

Perché tu solo il santo, *
     tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo,
Gesù Cristo, *
     nella gloria di Dio Padre con lo Spirito santo.

Ogni giorno ti benediciamo, *
     e lodiamo il tuo nome per sempre.
Dégnati oggi, Signore, *
     di custodirci senza peccato.

Benedetto sei tu, Signore; *
     mostrami il tuo volere.
Vedi la mia miseria e la mia pena *
     e perdona tutti i miei peccati.

Dalle mie labbra fiorisca la lode, *
     la lode al nostro Dio.
Possa io vivere per lodarti: *
     mi aiutino i tuoi giudizi.

Come pecora smarrita vado errando; *
     cerca il tuo servo perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.

Presto ci venga incontro la tua misericordia, †
     perché siamo troppo infelici: *
     aiutaci, Dio, nostra salvezza.

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.   Amen.

LAUS ANGELORUM MAGNA

Glória in excélsis Deo *
     et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.

Laudámus te, hymnum dícimus tibi, *
     benedícimus te, adorámus te, glorificámus te.
Grátias tibi ágimus propter magnam glóriam tuam, *
     Dómine Deus rex cæléstis.

Deus Pater omnípotens, *
     Iesu Christe et sancte Spíritus.

Dómine Deus, *
     Fílius Patris.

Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, *
     sύscipe deprecatiónem nostram;
qui sedes ad déxteram Patris, *
     miserére nobis.

Miserére nobis: sύbveni nobis, dírige nos: *
     consérva nos, munda nos, pacífica nos,
libera nos ad inimícis, *
     a tentatiónibus.

Quia tu solus sanctus, *
     tu solus Dóminus, tu solus Altíssimus
Iesu Christie *
     in glória Dei Patris cum sancto Spíritu.

Per síngulos dies benedícimus te, *
     et laudámus nomen tuum in ætérnum, et in sæculum sæculi.

Dignáre, Dómine, die isto, *
     sine peccáto nos custodíre.

Benedíctus es, Dómine, *
     doce me iustítias tuas.
Vide humilitátem meam et labórem meum *
     et dimítte ómnia peccáta mea.

Eructábunt lábia mea hymnum, *
     hymnum Deo nostro.
Vivet ánima mea et laudábit te, *
     et iudícia tua adiuvábunt me.

Errávi sicut ovis, quæ períerat: *
     requíre servum tuum, quia mandáta tua non sum oblítus.

Cito antícipet nos misericórdia tua, Dómine, †
     quia páuperes factin sumus nimis, *
     ádiuva nos, Deus salutáris noster.

Benedíctus es, Dómine, Deus patrum nostrórum, *
     et laudábilis et gloriósus in sæcula sæculórum.   Amen.

Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.

ORAZIONE

Tu che costituisci i vescovi
vicari dell'amore di Gesù tuo Figlio
per mantenere il gregge nell'unità della fede,
colma i pastori della Chiesa di carità sincera;
e fa', o Dio, che la fraternità dei credenti
sia di fulgido esempio agli uomini tutti.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.