UFFICIO DELLE LETTURE
Venerdì, 10 aprile 2026
VENERDI IN ALBIS
V O Dio, vieni a salvarmi.
R Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:
Vita dei santi, Cristo, unica via,
o sola speranza del mondo,
o sorgente di pace e di giustizia,
voci e cuori a te inneggiano.
Se qualche luce di virtù tu vedi,
ogni parola vera,
ogni infiammata volontà di bene,
è, Signore, tua grazia.
Dona quiete ai tempi incerti,
salda custodisci la fede,
rinvigorisci i deboli,
perdona i peccatori.
Gloria si canti al Padre
e all’unico suo Figlio,
dolce si levi la lode allo Spirito
negli infiniti secoli. Amen.
latino
Vita sanctórum, via, spes salúsque,
Christe, largítor probitátis atque
cónditor pacis, tibi voce, sensu
pángimus hymnum:
Cuius est virtus manifésta totum
quod pii possunt, quod habent, quod ore,
corde vel factis cúpiunt, amóris
igne flagrántes.
Témporum pacem, fídei tenórem,
lánguidis curam veniámque lapsis,
ómnibus præsta páriter beátæ
múnera vitæ.
Glória summum résonet Paréntem,
glória Natum, paritérque sanctum
Spíritum dulci modulétur hymno
omne per ævum. Amen.
in canto
O Cristo, sei vita dei santi,
salvezza e speranza del mondo;
sorgente di pace e giustizia,
ti cantano i cuori e le voci.
Se qualche virtù in noi vedi,
parole sincere di vita,
il nostro cammino nel bene
è frutto, Signore, di grazia.
Da’ quiete ai tempi insicuri,
saldezza a una fragile fede,
ai deboli dona vigore,
a tutti perdona i peccati.
Al Padre si cantino lodi
e all’unico Figlio Signore,
onore allo Spirito santo
per sempre nei secoli eterni. Amen.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:
La nostra lode accogli,
o Creatore eterno delle cose,
che, notte e giorno avvicendando,
rendi più vario e grato il tempo.
Alta regna la notte
e già s’ode il canto del gallo,
gioioso presagio di luce
all’ansia del viandante.
Si desta allora e ad oriente appare
la stella palpitante del mattino,
la torma squagliasi dei vagabondi,
abbandonando i vicoli del male.
Il gallo canta. La sua voce placa
il furioso fragore dell’onda;
e Pietro, roccia che fonda la Chiesa,
la colpa asterge con lacrime amare.
Orsù leviamoci animosi e pronti:
tutti risveglia il richiamo del gallo
e gli indolenti accusa che si attardano
sotto le coltri dormigliando ancora.
Il gallo canta. Torna la speranza:
l’infermo sente rifluir la vita,
il sicario nasconde il suo pugnale,
negli smarriti la fede rivive.
Gesù Signore, guardaci pietoso,
quando, tentati, incerti vacilliamo:
se tu ci guardi, le macchie dileguano
e il peccato si stempera nel pianto.
Tu, vera luce, nei cuori risplendi,
disperdi il torpore dell’anima:
a te sciolga il labbro devoto
la santa primizia dei canti.
Gloria a Dio Padre
e all’unico suo Figlio
con lo Spirito santo
nella distesa dei secoli. Amen.
latino
Ætérne rerum Cónditor,
noctem diémque qui regis,
et témporum das témpora,
ut álleves fastídium;
Præco diéi iam sonat,
noctis profúndæ pérvigil,
noctúrna lux viantibus
a nocte noctem ségregans.
Hoc excitátus lúcifer
solvit polum calígine,
hoc omnis errónum chorus
vias nocéndi déserit.
Hoc nauta vires cólligit
pontíque mitescunt freta,
hoc ipse Petra Ecclésiæ
canénte culpam diluit.
Surgámus ergo strénue!
gallus iacentes excitat,
et somnoléntos íncrepat,
Gallus negantes arguit.
Gallo canénte spes redit,
ægris salus refúnditur,
mucro latrónis cónditur,
lapsis fides revértitur.
Iesu, labántes respice,
et nos vidéndo córrige,
si réspicis, lapsus cadunt,
fletúque culpa sólvitur.
Tu lux refúlge sensibus,
mentísque somnum díscute,
te nostra vox primum sonet
et ore solvámus tibi.
Deo Patri sit glória
eiúsque soli Fílio,
cum Spíritu Paráclito
in sempíterna sǽcula. Amen.
in canto
Accogli nel canto la lode,
eterno Creatore del mondo,
che notte e giorno avvicendi
rendendo più vario il tempo.
Ancora la notte è oscura
e già si ode il canto del gallo,
gioioso presagio di luce
all’ansia dell’uomo in cammino.
Si desta e appare ad oriente
la stella del primo mattino;
la torma di uomini infidi
rifugge da vie tortuose.
Il canto del gallo è una voce
sul cupo fragore dell’onda;
e Pietro, la roccia di Cristo,
con lacrime asperge la colpa.
Leviamoci pronti e animosi:
il canto del gallo risveglia
e accusa i pigri indolenti,
che ancora nel sonno si attardano.
Così la speranza ritorna:
il male abbandona il violento,
fluisce la vita all’infermo,
la fede rivive nei cuori.
Clemente Signore, difendici:
incerti e tentati noi siamo!
Se guardi, le macchie dileguano:
nel pianto il peccato laviamo.
Tu, luce, risplendi nell’uomo,
disperdi il torpore dell’anima:
a te sciolga il labbro devoto
la santa primizia dei canti.
La gloria innalziamo al Padre
e all’unico Figlio risorto,
insieme allo Spirito santo,
per sempre nei secoli eterni. Amen.
RESPONSORIO
Cfr. Sal 31, 1-6. 11
R Alleluia, alleluia.
Alleluia.
V I Beato l’uomo a cui è rimessa la colpa
e perdonato il peccato.
Alleluia.
V II Beato l’uomo a cui Dio non imputa alcun male
e nel cui spirito non è inganno.
Alleluia.
V III Tacevo e si logoravano le mie ossa,
mentre gemevo tutto il giorno.
Alleluia.
V IV Giorno e notte pesava su di me la tua mano.
Alleluia.
V V Come per arsura d’estate inaridiva il mio vigore.
Alleluia.
V VI Per questo ti prega ogni fedele
nel tempo dell’angoscia.
Alleluia.
V VII Gioite nel Signore ed esultate, giusti,
giubilate, voi tutti, retti di cuore.
Alleluia.
V VIII Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo,
come era nel principio e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen.
Alleluia.
SALMODIA
Cantico - Is 38, 10-14. 17-20
Angosce di un moribondo, gioia di un risanato
«Io ero morto, ma ora vivo e ho potere sopra la morte» (Ap 1, 17-18).
Ant. 1 O sprovveduti militi!
Custodivate un sepolcro e avete perso il Re;
vigilavate una lastra tombale
e vi è sfuggita la pietra di giustizia. *
O ci ridate il corpo o celebrate il Risorto
e uniti a noi cantate:
Alleluia, alleluia!
Io dicevo: «A metà della mia vita †
me ne vado alle porte degli inferi; *
sono privato del resto dei miei anni».
Dicevo: «Non vedrò più il Signore *
sulla terra dei viventi,
non vedrò più nessuno *
fra gli abitanti di questo mondo.
La mia tenda è stata divelta e gettata lontano, *
come una tenda di pastori.
Come un tessitore hai arrotolato la mia vita, †
mi recidi dall’ordito. *
In un giorno e una notte mi conduci alla fine».
Io ho gridato fino al mattino.*
Come un leone, così egli stritola tutte le mie ossa.
Pigolo come una rondine, *
gemo come una colomba.
Sono stanchi i miei occhi *
di guardare in alto.
Tu hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione, *
perché ti sei gettato dietro le spalle tutti i miei peccati.
Poiché non ti lodano gli inferi, *
né la morte ti canta inni;
quanti scendono nella fossa *
nella tua fedeltà non sperano.
Il vivente, il vivente ti rende grazie *
come io faccio quest’oggi.
Il padre farà conoscere ai figli *
la fedeltà del tuo amore.
Il Signore si è degnato di aiutarmi; †
per questo canteremo sulle cetre tutti i giorni della nostra vita, *
canteremo nel tempio del Signore.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 1 O sprovveduti militi!
Custodivate un sepolcro e avete perso il Re;
vigilavate una lastra tombale
e vi è sfuggita la pietra di giustizia. *
O ci ridate il corpo o celebrate il Risorto
e uniti a noi cantate:
Alleluia, alleluia!
Cantico - Is 52, 13-15; 53, 11-12
Canto del servo del Signore
Umiliò sé stesso… per questo Dio l’ha esaltato (Fil 2, 8. 9).
Ant. 2 Vedrà la luce dopo il suo tormento, *
e si sazierà l’anima sua. Alleluia.
Ecco, il mio servo avrà successo, *
sarà innalzato, onorato, esaltato grandemente.
Come molti si stupirono di lui *
– tanto era sfigurato
per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma
da quella dei figli dell’uomo –
così si meraviglieranno di lui molte genti; *
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai ad essi raccontato *
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce *
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti, *
egli si addosserà la loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini, *
dei potenti egli farà bottino,
perché ha consegnato sé stesso alla morte *
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti *
e intercedeva per i peccatori.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 2 Vedrà la luce dopo il suo tormento, *
e si sazierà l’anima sua. Alleluia.
Cantico - Is 42, 10-16
Inno al Signore vittorioso e salvatore
Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono di Dio (Ap 14, 3).
Ant. 3 Il Padre lo ha risuscitato dai morti
e gli ha dato gloria: *
così la nostra fede e la nostra speranza
sono fisse in Dio. Alleluia.
Cantate al Signore un canto nuovo, *
lode a lui fino all’estremità della terra;
lo celebri il mare con quanto esso contiene, *
le isole con i loro abitanti.
Esulti con le sue città il deserto, *
esultino i villaggi dove abitano quelli di Kedar;
acclamino gli abitanti di Sela, *
dalla cima dei monti alzino grida.
Diano gloria al Signore *
e il suo onore divulghino nelle isole.
Il Signore avanza come un prode, *
come un guerriero eccita il suo ardore;
grida, lancia urla di guerra, *
si mostra forte contro i suoi nemici.
Per molto tempo ho taciuto, *
ho fatto silenzio, mi sono contenuto;
ora griderò come una partoriente, *
mi affannerò e sbufferò insieme.
Renderò aridi monti e colli, *
farò seccare tutta la loro erba;
trasformerò i fiumi in stagni *
e gli stagni farò inaridire.
Farò camminare i ciechi per vie che non conoscono, *
li guiderò per sentieri sconosciuti;
trasformerò davanti a loro le tenebre in luce, *
i luoghi aspri in pianura.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 3 Il Padre lo ha risuscitato dai morti
e gli ha dato gloria: *
così la nostra fede e la nostra speranza
sono fisse in Dio. Alleluia.
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
V Tu sei benedetto, Signore.
R Amen.
L Benedicimi, Padre.
V Per Cristo, che è via e verità,
la divina Maestà ci benedica.
R Amen.
PRIMA LETTURA
1 Pt 3, 18 – 4, 1-11
Dalla prima lettera di san Pietro, apostolo
Attesa della venuta del Signore
Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito. E in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione; essi avevano un tempo rifiutato di credere quando la magnanimità di Dio pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua. Figura, questa, del battesimo, che ora salva voi; esso non è rimozione di sporcizia del corpo, ma invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo, il quale è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.
Poiché dunque Cristo soffrì nella carne, anche voi armatevi degli stessi sentimenti; chi ha sofferto nel suo corpo ha rotto definitivamente col peccato, per non servire più alle passioni umane, ma alla volontà di Dio, nel tempo che gli rimane in questa vita mortale. Basta col tempo trascorso nel soddisfare le passioni del paganesimo, vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle crapule, nei bagordi, nelle ubriachezze e nel culto illecito degli idoli. Per questo trovano strano che voi non corriate insieme con loro verso questo torrente di perdizione e vi oltraggiano. Ma renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti; infatti è stata annunziata la buona novella anche ai morti, perché pur avendo subìto, perdendo la vita del corpo, la condanna comune a tutti gli uomini, vivano secondo Dio nello spirito.
La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati. Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare. Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen!
RESPONSORIO
Cfr. 1Pt 3, 21; Sal 33, 6
R È salvezza il battesimo
e invocazione a Dio di una coscienza buona
in virtù di Cristo risorto.
Alleluia, alleluia.
V Guardate a Dio e sarete raggianti
in virtù di Cristo risorto.
Alleluia, alleluia.
L Benedicimi, Padre.
V La grazia dello Spirito santo
illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R Amen.
SECONDA LETTURA
Dai discorsi su «I sacramenti» di sant’Ambrogio, vescovo
(Sermo III, 1-2. 4-10: SAEMO 17, 73-79)
Nel battesimo c’è un’immagine della risurrezione
Abbiamo trattato del fonte, il cui aspetto corrisponde in un certo modo alla forma di un sepolcro, nel quale, dopo aver professato la nostra fede nel Padre e nel Figlio e nello Spirito santo, siamo accolti ed immersi ed emergiamo, cioè risuscitiamo. Ricevi anche sul capo il balsamo, cioè l’olio profumato.
Perché sopra il capo? Perché, come dice Salomone, «i sensi del saggio stanno nella sua testa» (Sir 2, 14). Infatti la sapienza senza la grazia è inefficace, ma quando la sapienza riceve la grazia, allora la sua opera comincia ad essere perfetta. Questa si chiama rigenerazione. Che cosa è la rigenerazione? Tu trovi negli Atti degli apostoli che quel versetto recitato nel secondo salmo: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato» (Sal 2, 7), sembra riferirsi alla risurrezione. Infatti il santo apostolo Pietro negli Atti degli apostoli l’ha interpretato nel senso che, quando il Figlio risuscitò da morte, risonò la voce del Padre: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato». Perciò viene detto anche primogenito di coloro che risuscitano dai morti. Che cos’è dunque la risurrezione se non il momento in cui risorgiamo dalla morte alla vita? Così dunque anche nel battesimo, poiché è l’immagine della morte, senza dubbio, quando t’immergi e ti rialzi, c’è un’immagine della risurrezione. Così, secondo l’interpretazione dell’Apostolo, come quella risurrezione fu una rigenerazione, così anche questa risurrezione dal fonte è una rigenerazione.
Sei risalito dal fonte. Che cosa è avvenuto poi? Hai ascoltato la lettura. Il vescovo, raccolte le vesti – infatti, sebbene abbiano fatto altrettanto anche i sacerdoti, tuttavia l’inizio del rito è compiuto dal sommo sacerdote –, raccolte le vesti, ripeto, il sommo sacerdote ti ha lavato i piedi.
Non ignoriamo che la Chiesa romana non ha questa consuetudine, sebbene noi ne seguiamo, in tutto, il modello e la norma. Tuttavia non ha questa consuetudine di lavare i piedi. Dico questo non già per criticare gli altri, ma per giustificare il rito da me compiuto. Desidero seguire in tutto la Chiesa di Roma, ma tuttavia anche noi abbiamo, come gli altri uomini, il nostro modo di pensare; quindi, ciò che altrove si osserva con fondate ragioni, anche noi lo conserviamo con fondate ragioni.
Perché questo? Perché nel battesimo viene lavata ogni colpa. La colpa dunque scompare. Ma siccome Adamo fu fatto cadere dal diavolo e il veleno gli fu sparso sui piedi, per questo ti lavi i piedi, perché in quella parte, nella quale il serpente ha teso la sua insidia, si aggiunga un maggior aiuto di santificazione, per effetto del quale non possa più farti cadere. Làvati dunque i piedi, per lavare i veleni del serpente. Giova anche all’umiltà che nel sacramento non arrossiamo per l’atto che rifiutiamo in segno di ossequio. Segue un suggello spirituale, del quale avete udito oggi far menzione nella lettura, perché dopo il fonte non resta che raggiungere la perfezione, quando, all’invocazione del vescovo, viene infuso lo Spirito santo, «Spirito di sapienza e d’intelletto, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di conoscenza e di pietà, Spirito di santo timore» (Is 11, 2), che sono come le sette virtù dello Spirito. Ed appunto tutte le virtù dipendono dallo Spirito, ma queste sono come cardini, come essenziali. Che cosa è tanto essenziale quanto la pietà? Che cosa è tanto essenziale quanto la conoscenza di Dio? Che cosa è tanto essenziale quanto la fortezza? Che cosa è tanto essenziale quanto il consiglio che viene da Dio? Che cosa è tanto essenziale quanto il timore di Dio? Come il timore del mondo è debolezza, così il timore di Dio è segno di una grande forza. Queste sono le sette virtù che ricevi quando sei segnato, infatti, come dice il santo Apostolo, poiché la sapienza di nostro Signore è multiforme e «multiforme la sapienza di Dio» (Ef 3, 10), così multiforme è lo Spirito santo, poiché possiede varie e diverse virtù. Perciò è detto «Dio delle virtù» (Sal 79, 5), espressione che può attribuirsi al Padre e al Figlio e allo Spirito santo.
TE DEUM
Noi ti lodiamo, Dio, *
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell’uomo.
Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell’assemblea dei santi.
Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
Lodiamo il tuo nome per sempre.
Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.
Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.
TE DEUM
Te Deum laudámus: *
te Dóminum confitémur.
Te ætérnum Patrem *
omnis terra venerátur.
Tibi omnes ángeli, *
tibi cæli et univérsæ potestátes:
tibi chérubim et séraphim *
incessábili voce proclámant:
Sanctus, Sanctus, Sanctus *
Dóminus Deus Sábaoth.
Pleni sunt cæli et terra *
maiestátis glóriæ tuæ.
Te gloriósus *
apostolórum chorus,
te prophetárum *
laudábilis númerus,
te mártyrum candidátus *
laudat exércitus.
Te per orbem terrárum *
sancta confitétur Ecclésia
Patrem *
Imménsæ maiestátis,
venerándum tuum verum *
et únicum Filium,
Sanctum quoque *
Paráclitum Spíritum.
Te rex glóriæ, *
Christe.
Tu Patris *
sempitérnus es Fílius.
Tu, ad liberándum susceptúrus hóminem, *
non horruísti Vírginis úterum.
Tu, devícto mortis acúleo, *
apertuísti credéntibus regna cælórum.
Tu ad déxteram Dei sedes, *
in glória Patris.
Iudex *
créderis esse ventúrus.
Te ergo, quæsumus, tuis fámulis súbveni, *
quos pretióso sánguine redemísti.
Ætérna fac cum sanctis tuis *
in glória numerári.
Salvum fac pópulum tuum, Dómine, *
et bénedic hereditáti tuæ.
Et rege eos, *
et extólle illos usque in ætérnum,.
Per síngulos dies *
benedícimus te;
et laudámus nomen tuum in sæculum, *
et in sæculum sæculi.
Dignáre, Dómine, die isto *
sine peccáto nos custodire.
Miserére nostri, Dómine, *
miserére nostri.
Fiat misericórdia tua, Dómine, super nos, *
quemádmodum sperávimus in te.
In te, Dómine, sperávi: *
non confúndar in ætérnum.
Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.
ORAZIONE
Tu che nel disegno eterno del tuo amore
hai stabilito di purificarci da ogni peccato,
donaci, Padre santo,
di sfuggire al veleno dell’antico serpente
e di procedere sulla strada della salvezza
fino alla gloria del regno.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:
Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
CONCLUSIONE
V Benediciamo il Signore.
R Rendiamo grazie a Dio.