UFFICIO DELLE LETTURE

Sabato, 28 marzo 2026

SABATO "IN TRADITIONE SYMBOLI"

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Lode a te, Signore, re di eterna gloria.

INNO

Dio cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro (Gn 2, 2).

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

O misteriosa fonte dell’essere
che le bellezze del mondo hai creato
e hai dato fine all’opera
nella quiete del settimo giorno,

a te i solerti figli
pur nel riposo anelino
e nella vita innocente contemplino
la serena letizia del tuo volto.

O, se ingrati peccammo,
amaro pianto lavi il nostro errore,
sì che non ci impaùri, o Dio pietoso,
l’ora del tuo giudizio.

Accogli, Padre, la nostra preghiera
per Gesù Cristo che regna
con te e con lo Spirito santo
negli infiniti secoli.   Amen.

latino

Rerum, Deus, fons ómnium,
qui, rebus actis ómnibus,
totíus orbis ámbitum
censu replésti múnerum,

Ac, mole tanta cóndita,
tandem quiétem díceris
sumpsísse, dans labóribus
ut nos levémur grátius:

Concéde nunc mortálibus
deflére vitæ crímina,
instáre iam virtútibus
et munerári prósperis,

Ut cum treméndi iúdicis
horror suprémus cœperit,
lætémur omnes ínvicem
pacis repléti múnere.

Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu.   Amen.

in canto

O fonte nascosta dell’essere,
al mondo bellezze hai donato:
compiuto il disegno mirabile,
riposi nel settimo giorno.

A te come figli solerti
noi tutti sperando aneliamo:
concedi una vita innocente,
serena dinanzi al tuo volto.

Se ingrati e infedeli peccammo,
il pianto purifichi il cuore;
ci salvi l’amore, o Dio,
nell’ora del tuo giudizio.

Accogli la nostra preghiera,
o Padre, per Cristo Signore,
che regna con te e con lo Spirito
per sempre nei secoli eterni. Amen.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

Il gallo annunzia il giorno,
chiama la nuova luce:
il Signore dei cuori
in questo canto ci dèsta alla vita,

e dice: «Su! Scuotete ogni torpore,
ogni pigrizia fugga,
in opere vegliate di giustizia:
vicino è il mio ritorno».

Quando l’alba rosseggia ad oriente,
intenti alla fatica
trovi i tuoi servi e ravvivi
la luminosa speranza.

O Figlio, nato prima d’ogni aurora,
col tuo vitale chiarore disperdi
l’ottenebrante sonno dello spirito;
la tua pietà ci sciolga da ogni male.

O Re d’amore, gloria
a te cantiamo e al Padre,
nell’unità del Paraclito
per la distesa dei secoli.   Amen.

latino

Ales diéi núntius
lucem propínquam præcinit;
nos excitátor méntium
iam Christus ad vitam vocat.

«Auférte — clamat — léctulos
ægros, sopóros, désides;
castíque, recti ac sóbrii
vigiláte; iam sum próximus».

Ut, cum corúscis flátibus
auróra cælum spárserit,
omnes labóre exércitos
confírmet ad spem lúminis.

Iesum ciámus vócibus
flentes, precántes, sóbrii;
inténta supplicátio
dormíre cor mundum vetat.

Tu, Christe, somnum dísice,
tu rumpe noctis víncula,
tu solve peccátum vetus
novúmque lumen íngere.

Sit, Christe, rex piíssime,
tibi Patríque glória
cum Spíritu Paráclito,
in sempitérna sæcula.   Amen.

in canto

Il gallo annunzia il giorno,
chiamando la luce che sorge:
benigno Signore dei cuori,
ci desti così alla vita.

Solerte ci scuoti dal sonno,
torpore e pigrizia allontani,
ci inviti ad opere giuste:
il tuo ritorno è vicino!

Rosseggia ormai l’alba ad oriente,
e pronti alla loro fatica
già trovi i tuoi servi operosi,
aperti a serena speranza.

O Giorno che vinci l’aurora,
col tuo vitale chiarore
disperdi la notte del cuore:
ci sciolga il tuo amore dal male.

Risorto e Re della gloria,
a te e al Padre cantiamo,
uniti allo Spirito santo
nel tempo e nei secoli eterni. Amen.

RESPONSORIO

Cfr. Sal 118, 101-102

R   Preserva i miei passi
      da ogni via di male,
           perché custodisca la tua parola.

V   Non mi allontano dai tuoi giudizi:
      sei tu, Signore, ad istruirmi,
           perché custodisca la tua parola.

SALMODIA

Cantico Es 15, 1-4a. 8-13. 17-18

Inno di vittoria per il passaggio del Mare Rosso

Coloro che avevano vinto la bestia cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio (Ap 15, 2-3).

Ant. 1   Libera, o Dio, il tuo popolo, *
             che hai guidato col tuo favore.

Voglio cantare in onore del Signore; †
     perché ha mirabilmente trionfato, *
     ha gettato in mare cavallo e cavaliere.

Mia forza e mio canto è il Signore, *
     egli mi ha salvato.
È il mio Dio e lo voglio lodare, *
     è il Dio di mio padre e lo voglio esaltare!

Dio è prode in guerra, *
     si chiama Signore.
I carri del faraone e il suo esercito *
     li ha gettati in mare.

Al soffio della tua ira si accumularono le acque, †
     si alzarono le onde come un argine, *
     si rappresero gli abissi in fondo al mare.

Il nemico aveva detto: «Inseguirò, raggiungerò, †
     spartirò il bottino, se ne sazierà la mia brama, *
     sfodererò la spada, li conquisterà la mia mano!».

Soffiasti con il tuo alito: li coprì il mare, *
     sprofondarono come piombo in acque profonde.

Chi è come te fra gli dèi, *
     chi è come te, maestoso in santità, Signore?
Chi è come te, tremendo nelle imprese, *
     operatore di prodigi?

Stendesti la destra: *
     li inghiottì la terra.
Guidasti con il tuo favore questo popolo che hai riscattato, *
     lo conducesti con forza alla tua santa dimora.

Lo fai entrare *
     e lo pianti sul monte della tua promessa,
luogo che per tua sede, Signore, hai preparato, *
     santuario che le tue mani, Signore, hanno fondato.

Il Signore regna *
     in eterno e per sempre!

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 1   Libera, o Dio, il tuo popolo, *
             che hai guidato col tuo favore.

Salmo 104

Dio è fedele alle sue promesse

Gli apostoli annunziarono a tutte le genti i prodigi operati da Dio nella sua venuta (S. Atanasio).

I (1-25)

Ant. 2   Questo è il tempo del compimento
             delle antiche promesse; *
             Onnipotente, ascoltaci pietoso nell’angoscia.

Lodate il Signore e invocate il suo nome, *
     proclamate tra i popoli le sue opere.
Cantate a lui canti di gioia, *
     meditate tutti i suoi prodigi.

Gloriatevi del suo santo nome: *
     gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza, *
     cercate sempre il suo volto.

Ricordate le meraviglie che ha compiute, *
     i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca:
voi, stirpe di Abramo, suo servo, *
     figli di Giacobbe, suo eletto.

È lui il Signore, nostro Dio, *
     su tutta la terra i suoi giudizi.

Ricorda sempre la sua alleanza: *
     parola data per mille generazioni,
l’alleanza stretta con Abramo *
     e il suo giuramento ad Isacco.

La stabilì per Giacobbe come legge, *
     come alleanza eterna per Israele:
«Ti darò il paese di Cànaan *
     come eredità a voi toccata in sorte».

Quando erano in piccolo numero, *
     pochi e forestieri in quella terra,
e passavano di paese in paese, *
     da un regno ad un altro popolo,

non permise che alcuno li opprimesse *
     e castigò i re per causa loro:
«Non toccate i miei consacrati, *
     non fate alcun male ai miei profeti».

Chiamò la fame sopra quella terra *
     e distrusse ogni riserva di pane.
Davanti a loro mandò un uomo, *
     Giuseppe, venduto come schiavo.

Gli strinsero i piedi con ceppi, *
     il ferro gli serrò la gola,
finché si avverò la sua predizione *
     e la parola del Signore gli rese giustizia.

Il re mandò a scioglierlo, *
     il capo dei popoli lo fece liberare;
lo pose signore della sua casa, *
     capo di tutti i suoi averi,

per istruire i capi secondo il suo giudizio *
     e insegnare la saggezza agli anziani.

E Israele venne in Egitto, *
     Giacobbe visse nel paese di Cam come straniero.
Ma Dio rese assai fecondo il suo popolo, *
     lo rese più forte dei suoi nemici.

Mutò il loro cuore e odiarono il suo popolo, *
     contro i suoi servi agirono con inganno.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 2   Questo è il tempo del compimento
             delle antiche promesse; *
             Onnipotente, ascoltaci pietoso nell’angoscia.

II (26-45)

Ant. 3   Il Signore fece uscire il suo popolo
             con esultanza, *
             i suoi eletti con canti di gioia.

Mandò Mosè suo servo *
     e Aronne che si era scelto.

Compì per mezzo loro i segni promessi *
     e nel paese di Cam i suoi prodigi.

Mandò le tenebre e si fece buio, *
     ma resistettero alle sue parole.
Cambiò le loro acque in sangue *
     e fece morire i pesci.

Il loro paese brulicò di rane *
     fino alle stanze dei loro sovrani.
Diede un ordine e le mosche vennero a sciami *
     e le zanzare in tutto il loro paese.

Invece delle piogge mandò loro la grandine, *
     vampe di fuoco sul loro paese.
Colpì le loro vigne e i loro fichi, *
     schiantò gli alberi della loro terra.

Diede un ordine e vennero le locuste *
     e bruchi senza numero;
divorarono tutta l’erba del paese *
     e distrussero il frutto del loro suolo.

Colpì nel loro paese ogni primogenito, *
     tutte le primizie del loro vigore.
Fece uscire il suo popolo con argento e oro, *
     fra le tribù non c’era alcun infermo.

L’Egitto si rallegrò della loro partenza *
     perché su di essi era piombato il terrore.
Distese una nube per proteggerli *
     e un fuoco per illuminarli di notte.

Alla loro domanda fece scendere le quaglie *
     e li saziò con il pane del cielo.
Spaccò una rupe e ne sgorgarono acque, *
     Scorrevano come fiumi nel deserto,

perché ricordò la sua parola santa *
     data ad Abramo suo servo.

Fece uscire il suo popolo con esultanza, *
     i suoi eletti con canti di gioia.
Diede loro le terre dei popoli, *
     ereditarono la fatica delle genti,

perché custodissero i suoi decreti *
     e obbedissero alle sue leggi.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 3   Il Signore fece uscire il suo popolo
             con esultanza, *
             i suoi eletti con canti di gioia.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.

L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

Eb 13, 1-24

Dalla lettera agli Ebrei

La vita quotidiana secondo Cristo

Fratelli, perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo.
Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che sono maltrattati, in quanto anche voi siete in un corpo mortale.
Il matrimonio sia rispettato da tutti e il talamo sia senza macchia. I fornicatori e gli adùlteri saranno giudicati da Dio.
La vostra condotta sia senza avarizia; accontentatevi di quello che avete, perché Dio stesso ha detto: «Non ti lascerò e non ti abbandonerò» (cfr. Dt 31, 6). Così possiamo dire con fiducia: «Il Signore è il mio aiuto, non temerò. Che mi potrà fare l’uomo?» (Sal 117, 6). Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; considerando attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la fede. Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!
Non lasciatevi sviare da dottrine varie e peregrine, perché è bene che il cuore venga rinsaldato per mezzo della grazia, non di cibi che non hanno mai recato giovamento a coloro che ne usarono. Noi abbiamo un altare del quale non hanno alcun diritto di mangiare quelli che sono al servizio del Tabernacolo. Infatti i corpi degli animali, il cui sangue per l’espiazione vien portato nel santuario dal sommo sacerdote, vengono bruciati fuori dell’accampamento. Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, patì fuori della porta della città. Usciamo dunque verso di lui fuori dell’accampamento, portando il suo obbrobrio, perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura. Per mezzo di lui dunque offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome.
Non dimenticatevi della beneficenza e di far parte dei vostri beni agli altri, perché di tali sacrifici il Signore si compiace.
Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano per le vostre anime, come chi ha da renderne conto; obbedite, perché facciano questo con gioia e non gemendo: ciò non sarebbe vantaggioso per voi.
Pregate per noi, poiché crediamo di avere una buona coscienza, volendo comportarci bene in ogni cosa. Con maggiore insistenza poi vi esorto a farlo, perché io vi sia restituito al più presto.
Il Dio della pace che ha fatto tornare dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un’alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Ve lo raccomando, fratelli: accogliete questa parola di esortazione; proprio per questo vi ho scritto brevemente.
Sappiate che il nostro fratello Timoteo è stato messo in libertà; se arriva presto, vi vedrò insieme a lui.
Salutate tutti i vostri capi e tutti i santi. Vi salutano quelli d’Italia.
La grazia sia con tutti voi.

RESPONSORIO

Cfr. Sal 33, 12. 2. 3

R     Venite, figli, ascoltatemi:
        v’insegnerò il timore del Signore.

V 1  Benedirò il Signore in ogni tempo,
        sulla mia bocca sempre la sua lode.
             Venite, figli, ascoltatemi:
             v’insegnerò il timore del Signore.

V 2  Io mi glorio del Signore,
        ascoltino gli umili e si rallegrino.
             Venite, figli, ascoltatemi:
             v’insegnerò il timore del Signore.

V 3  Gloria al Padre e al Figlio
             e allo Spirito santo.
        Come era nel principio e ora e sempre
        nei secoli dei secoli. Amen.
             Venite, figli, ascoltatemi:
             v’insegnerò il timore del Signore.

L    Benedicimi, Padre.
V   La grazia dello Spirito santo
      illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dalla «Esposizione del simbolo» di sant’Ambrogio, vescovo

(1. 3. 5. 6: SAEMO 17, 27. 29. 33-37)
Il tesoro del nostro cuore

Ora è il tempo e il giorno di trasmettere il simbolo, il simbolo che è un sigillo spirituale, il simbolo che è la meditazione del nostro cuore e ne è come una difesa sempre presente: senza dubbio, è il tesoro che custodiamo nel nostro petto.
In questo simbolo è espressa in modo chiarissimo la divinità della Trinità eterna: il Padre, il Figlio e lo Spirito santo, cioè l’adorabile Trinità, operano inseparabilmente; la nostra fede è tale che noi crediamo allo stesso modo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito santo. Dove infatti non c’è distinzione di maestà, non ci deve essere nemmeno distinzione di fede. Vi ho frequentemente ricordato che nostro Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, ha assunto egli solo questa carne con un’anima umana, razionale e perfetta, e una forma corporea. Per la realtà di questo corpo è diventato «come un uomo» (Fil 2, 7), ma conserva il privilegio esclusivo della sua generazione divina. Non è nato infatti dal seme di un uomo, ma è stato generato «di Spirito santo da Maria vergine», come il simbolo dice.
Conosci il privilegio del divino Creatore? Certamente è diventato «come un uomo» per prendere nella sua carne le nostre infermità, ma è venuto col privilegio della sua eterna maestà.
Poiché ho parlato della divinità del Padre e del Figlio, si viene all’incarnazione di questo: «che è nato» (di Spirito santo da Maria vergine; sotto Ponzio Pilato ha patito, è morto) «ed è stato sepolto». Hai qui sia la sua passione sia la sua sepoltura. «Il terzo giorno è risorto dai morti». Hai anche la sua risurrezione. «Salì» (al cielo). «Siede alla destra del Padre». Vedi dunque che la carne non poté togliere niente alla divinità, anzi dalla incarnazione Cristo ottenne un grande trionfo. Per quale ragione, infatti, dopo essere salito al cielo dalla morte, «siede alla destra del Padre»? Perché, per così dire, recava al Padre il frutto della «buona volontà». Hai qui due fatti: «È risorto da morte, siede alla destra del Padre». Dunque la carne non poté recare alcun danno alla gloria della divinità. Hai due spiegazioni: nostro Signore Gesù Cristo o «siede alla destra», «è risorto da morte» secondo il privilegio della sua divinità e della sostanza conseguente alla sua generazione divina; oppure, quale eterno trionfatore che «aveva procurato a Dio Padre un buon regno», rivendicò per sé il privilegio dovuto alla sua vittoria.
Egli in persona ci giudicherà. Guardati dunque dal togliere qualcosa a colui che avrai per giudice. Perché questo mistero? Forse non è uno solo il giudizio del Padre, del Figlio e dello Spirito santo? Forse non è una sola la volontà, non è una sola la maestà? Per quale motivo ti si dice che al Figlio non si deve togliere nulla? Vedi dunque: credi nel Padre, credi anche nel Figlio. E in terzo luogo? «E nello Spirito santo».
Qualunque sacramento tu riceva, lo riceverai nel nome di questa Trinità.
Nessuno t’inganni. Vedi dunque che nella adorabile Trinità c’è una sola operazione, una sola azione santificatrice, una sola maestà.
Comprendi esattamente il modo con il quale crediamo nel Creatore e quindi non dire: «Ma c’è anche “nella Chiesa”, c’è anche “nella remissione dei peccati”, c’è anche “nella risurrezione”». Che significa? Il motivo è uguale: così crediamo in Cristo, così crediamo nel Padre, come crediamo «nella Chiesa», «nella remissione dei peccati», «nella risurrezione della carne».
Quale ne è la ragione? Perché chi crede nel Creatore, crede anche nell’opera del Creatore.
D’altronde, perché non crediate che si tratti di un parto della nostra mente, eccovene una testimonianza. «Se non credete a me, credete almeno alle mie opere!» (Gv 10, 38). Sai dunque questo. Ora la tua fede splenderà maggiormente, se penserai che la fede autentica e senza riserve si deve estendere all’opera del tuo Creatore, alla «santa Chiesa» e alla «remissione dei peccati». Credi dunque che per la fede ti sono rimessi tutti i tuoi peccati. Per questo hai letto nel vangelo le parole del Signore: «La tua fede ti ha salvato» (Mc 10, 52). «La remissione» (dei peccati). «La risurrezione» (della carne). Credi che risorgerà anche la carne! Infatti perché fu necessario che Cristo s’incarnasse? Perché fu necessario che Cristo salisse sulla croce? Perché fu necessario che Cristo soggiacesse alla morte, ricevesse la sepoltura e risorgesse, se non per la tua risurrezione?
Tutto questo mistero è quello della tua risurrezione. «Se Cristo non è risorto», la nostra «fede è vana» (1Cor 15, 14).
Ma siccome è risorto, la nostra fede è saldamente fondata.

SECONDA LETTURA

Dalla meditazione Pensiero alla morte

(in PAOLO VI. Pensiero alla morte. Testamento. Omelia nell'anniversario dell'incoronazione, Istituto Paolo VI - Ed. Studium 1988, pp. 28-29)
Chiesa, abbi coscienza della tua natura e della tua missione, e cammina povera

Prego pertanto il Signore che mi dia grazia di fare della mia prossima morte dono, d'amore alla Chiesa. Potrei dire che sempre l'ho amata; fu il suo amore che mi trasse fuori dal mio gretto e selvatico egoismo e mi avviò al suo servizio; e che per essa, non per altro, mi pare d'aver vissuto. Ma vorrei che la Chiesa lo sapesse; e che io avessi la forza di dirglielo, come una confidenza del cuore, che solo all'estremo momento della vita si ha il coraggio di fare. Vorrei finalmente comprenderla tutta nella sua storia, nel suo disegno divino, nel suo destino finale, nella sua complessa, totale e unitaria composizione, nella sua umana e imperfetta consistenza, nelle sue sciagure e nelle sue sofferenze, nelle debolezze e nelle miserie di tanti suoi figli, nei suoi aspetti meno simpatici, e nel suo sforzo perenne di fedeltà, di amore, di perfezione e di carità. Corpo mistico di Cristo. Vorrei abbracciarla, salutarla, amarla, in ogni essere che la compone, in ogni Vescovo e sacerdote che l'assiste e la guida, in ogni anima che la vive e la illustra; benedirla. Anche perché non la lascio, non esco da lei, ma più e meglio, con essa mi unisco e mi confondo: la morte è un progresso nella comunione dei Santi.
Qui è da ricordare la preghiera finale di Gesù (Gv 17). Il Padre e i miei; questi sono tutti uno; nel confronto col male ch'è sulla terra e nella possibilità della loro salvezza; nella coscienza suprema che era mia missione chiamarli, rivelare loro la verità, farli figli di Dio e fratelli fra loro: amarli con l'Amore, ch'è in Dio, e che da Dio, mediante Cristo, è venuto nell'umanità e dal ministero della Chiesa, a me affidato è ad essa comunicato.
Uomini, comprendetemi; tutti vi amo nell'effusione dello Spirito Santo, ch'io, ministro, dovevo a voi partecipare. Così vi guardo, così vi saluto, così vi benedico. Tutti. E voi, a me più vicini, più cordialmente. La pace sia con voi. E alla Chiesa, a cui tutto devo e che fu mia, che dirò? Le benedizioni di Dio siano sopra di te; abbi coscienza della tua natura e della tua missione; abbi il senso dei bisogni veri e profondi dell'umanità; e cammina povera, cioè libera, forte ed amorosa verso Cristo.
Amen. Il Signore viene. Amen.

Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.

ORAZIONE

Donaci, Padre d’immenso amore,
di custodire sempre nei nostri cuori
il dono della fede
con affettuosa sollecitudine,
e di manifestare nelle opere di giustizia
il sigillo spirituale
e il tesoro della nostra professione cristiana.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.