UFFICIO DELLE LETTURE
Mercoledì, 25 marzo 2026
ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE
Solennità
V O Dio, vieni a salvarmi.
R Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Lode a te, Signore, re di eterna gloria.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:
Vita dei santi, Cristo, unica via,
o sola speranza del mondo,
o sorgente di pace e di giustizia,
voci e cuori a te inneggiano.
Se qualche luce di virtù tu vedi,
ogni parola vera,
ogni infiammata volontà di bene,
è, Signore, tua grazia.
Dona quiete ai tempi incerti,
salda custodisci la fede,
rinvigorisci i deboli,
perdona i peccatori.
Gloria si canti al Padre
e all’unico suo Figlio,
dolce si levi la lode allo Spirito
negli infiniti secoli. Amen.
latino
Vita sanctórum, via, spes salúsque,
Christe, largítor probitátis atque
cónditor pacis, tibi voce, sensu
pángimus hymnum:
Cuius est virtus manifésta totum
quod pii possunt, quod habent, quod ore,
corde vel factis cúpiunt, amóris
igne flagrántes.
Témporum pacem, fídei tenórem,
lánguidis curam veniámque lapsis,
ómnibus præsta páriter beátæ
múnera vitæ.
Glória summum résonet Paréntem,
glória Natum, paritérque sanctum
Spíritum dulci modulétur hymno
omne per ævum. Amen.
in canto
O Cristo, sei vita dei santi,
salvezza e speranza del mondo;
sorgente di pace e giustizia,
ti cantano i cuori e le voci.
Se qualche virtù in noi vedi,
parole sincere di vita,
il nostro cammino nel bene
è frutto, Signore, di grazia.
Da’ quiete ai tempi insicuri,
saldezza a una fragile fede,
ai deboli dona vigore,
a tutti perdona i peccati.
Al Padre si cantino lodi
e all’unico Figlio Signore,
onore allo Spirito santo
per sempre nei secoli eterni. Amen.
oppure
O Vergine, o Signora, o Tuttasanta,
che bei nomi ti serba ogni loquela!
Più d’un popol superbo esser si vanta
in tua gentil tutela.
Te, quando sorge, e quando cade il die,
e quando il sole a mezzo corso il parte,
saluta il bronzo che le turbe pie
invita ad onorarle.
Nelle paure della veglia bruna,
Te noma il fanciulletto; a Te, tremante,
quando ingrossa ruggendo la fortuna,
ricorre il navigante.
La femminetta nel tuo sen regale
la sua spregiata lacrima depone,
e a Te, beata, della sua immortale
alma gli affanni espone;
a Te che i preghi ascolti e le querele,
non come suole il mondo, né degl’imi
e de’ grandi il dolor col suo crudele
discernimento estimi.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:
La nostra lode accogli,
o Creatore eterno delle cose,
che, notte e giorno avvicendando,
rendi più vario e grato il tempo.
Alta regna la notte
e già s’ode il canto del gallo,
gioioso presagio di luce
all’ansia del viandante.
Si desta allora e ad oriente appare
la stella palpitante del mattino,
la torma squagliasi dei vagabondi,
abbandonando i vicoli del male.
Il gallo canta. La sua voce placa
il furioso fragore dell’onda;
e Pietro, roccia che fonda la Chiesa,
la colpa asterge con lacrime amare.
Orsù leviamoci animosi e pronti:
tutti risveglia il richiamo del gallo
e gli indolenti accusa che si attardano
sotto le coltri dormigliando ancora.
Il gallo canta. Torna la speranza:
l’infermo sente rifluir la vita,
il sicario nasconde il suo pugnale,
negli smarriti la fede rivive.
Gesù Signore, guardaci pietoso,
quando, tentati, incerti vacilliamo:
se tu ci guardi, le macchie dileguano
e il peccato si stempera nel pianto.
Tu, vera luce, nei cuori risplendi,
disperdi il torpore dell’anima:
a te sciolga il labbro devoto
la santa primizia dei canti.
Gloria a Dio Padre
e all’unico suo Figlio
con lo Spirito santo
nella distesa dei secoli. Amen.
latino
Ætérne rerum Cónditor,
noctem diémque qui regis,
et témporum das témpora,
ut álleves fastídium;
Præco diéi iam sonat,
noctis profúndæ pérvigil,
noctúrna lux viantibus
a nocte noctem ségregans.
Hoc excitátus lúcifer
solvit polum calígine,
hoc omnis errónum chorus
vias nocéndi déserit.
Hoc nauta vires cólligit
pontíque mitescunt freta,
hoc ipse Petra Ecclésiæ
canénte culpam diluit.
Surgámus ergo strénue!
gallus iacentes excitat,
et somnoléntos íncrepat,
Gallus negantes arguit.
Gallo canénte spes redit,
ægris salus refúnditur,
mucro latrónis cónditur,
lapsis fides revértitur.
Iesu, labántes respice,
et nos vidéndo córrige,
si réspicis, lapsus cadunt,
fletúque culpa sólvitur.
Tu lux refúlge sensibus,
mentísque somnum díscute,
te nostra vox primum sonet
et ore solvámus tibi.
Deo Patri sit glória
eiúsque soli Fílio,
cum Spíritu Paráclito
in sempíterna sǽcula. Amen.
in canto
Accogli nel canto la lode,
eterno Creatore del mondo,
che notte e giorno avvicendi
rendendo più vario il tempo.
Ancora la notte è oscura
e già si ode il canto del gallo,
gioioso presagio di luce
all’ansia dell’uomo in cammino.
Si desta e appare ad oriente
la stella del primo mattino;
la torma di uomini infidi
rifugge da vie tortuose.
Il canto del gallo è una voce
sul cupo fragore dell’onda;
e Pietro, la roccia di Cristo,
con lacrime asperge la colpa.
Leviamoci pronti e animosi:
il canto del gallo risveglia
e accusa i pigri indolenti,
che ancora nel sonno si attardano.
Così la speranza ritorna:
il male abbandona il violento,
fluisce la vita all’infermo,
la fede rivive nei cuori.
Clemente Signore, difendici:
incerti e tentati noi siamo!
Se guardi, le macchie dileguano:
nel pianto il peccato laviamo.
Tu, luce, risplendi nell’uomo,
disperdi il torpore dell’anima:
a te sciolga il labbro devoto
la santa primizia dei canti.
La gloria innalziamo al Padre
e all’unico Figlio risorto,
insieme allo Spirito santo,
per sempre nei secoli eterni. Amen.
oppure
O Vergine, o Signora, o Tuttasanta,
che bei nomi ti serba ogni loquela!
Più d’un popol superbo esser si vanta
in tua gentil tutela.
Te, quando sorge, e quando cade il die,
e quando il sole a mezzo corso il parte,
saluta il bronzo che le turbe pie
invita ad onorarle.
Nelle paure della veglia bruna,
Te noma il fanciulletto; a Te, tremante,
quando ingrossa ruggendo la fortuna,
ricorre il navigante.
La femminetta nel tuo sen regale
la sua spregiata lacrima depone,
e a Te, beata, della sua immortale
alma gli affanni espone;
a Te che i preghi ascolti e le querele,
non come suole il mondo, né degl’imi
e de’ grandi il dolor col suo crudele
discernimento estimi.
RESPONSORIO
Cfr. Lc 1, 48b
R «All’annunzio del parto un tremore mi colse,
tutte le membra fremettero.
E, sopravvenendo lo Spirito di Dio,
il mio corpo fiorì.
Poiché da me sbocciò
il Fiore di giustizia, il Salvatore del mondo.
V D’ora in poi tutte le generazioni
mi chiameranno beata.
Poiché da me sbocciò
il Fiore di giustizia, il Salvatore del mondo.
SALMODIA
Cantico - 1Sam 2, 1-10
La gioia e la speranza degli umili è in Dio
Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati (Lc 2, 1-10).
Ant. 1 «Le generazioni mi chiameranno beata, *
poiché Dio nel mio seno elesse la sua dimora».
Il mio cuore esulta nel Signore, *
la mia fronte s’innalza, grazie al mio Dio.
Si apre la mia bocca contro i miei nemici, *
perché io godo del beneficio che mi hai concesso.
Non c’è santo come il Signore, *
non c’è rocca come il nostro Dio.
Non moltiplicate i discorsi superbi, †
dalla vostra bocca non esca arroganza; *
perché il Signore è il Dio che sa tutto le sue opere sono rette.
L’arco dei forti si è spezzato, *
ma i deboli sono rivestiti di vigore.
I sazi sono andati a giornata per un pane, *
mentre gli affamati han cessato di faticare.
La sterile ha partorito sette volte *
e la ricca di figli è sfiorita.
Il Signore fa morire e fa vivere, *
scendere agli inferi e risalire.
Il Signore rende povero e arricchisce, *
abbassa ed esalta.
Solleva dalla polvere il misero, *
innalza il povero dalle immondizie,
per farli sedere con i capi del popolo, *
e assegnare loro un seggio di gloria.
Perché al Signore appartengono i cardini della terra *
e su di essi fa poggiare il mondo.
Sui passi dei giusti egli veglia, †
ma gli empi svaniscono nelle tenebre. *
Certo non prevarrà l’uomo malgrado la sua forza.
Dal Signore saranno abbattuti i suoi avversari! *
L’Altissimo tuonerà dal cielo.
Il Signore giudicherà gli estremi confini della terra; †
al suo re darà la forza *
ed eleverà la potenza del suo Messia.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 1 «Le generazioni mi chiameranno beata, *
poiché Dio nel mio seno elesse la sua dimora».
Cantico - Is 2, 2-5
La nuova città di Dio, centro dell’umanità intera
Il Signore, dovendo redimere il mondo, volle iniziare da Maria l’opera sua (S. Ambrogio).
Ant. 2 Ecco la vergine concepirà,
darà alla luce un figlio. *
E il suo nome sarà: Angelo del buon consiglio.
Alla fine dei giorni, †
Il monte del tempio del Signore *
sarà elevato sulla cima dei monti,
e sarà più alto dei colli; *
ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno: †
«Venite, saliamo sul monte del Signore, *
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci indichi le sue vie *
e possiamo camminare per i suoi sentieri».
Poiché da Sion uscirà la legge *
e da Gerusalemme la parola del Signore.
Egli sarà giudice fra le genti *
e sarà arbitro fra molti popoli.
Forgeranno le loro spade in vomeri, *
le loro lance in falci;
un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, *
non si eserciteranno più nell’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, vieni, *
camminiamo nella luce del Signore.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 2 Ecco la vergine concepirà,
darà alla luce un figlio. *
E il suo nome sarà: Angelo del buon consiglio.
Cantico - Is 61, 10 - 62, 5
Giubilo del profeta per la nuova Gerusalemme
Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, pronta come una sposa adorna per il suo sposo (Ap 21, 2).
Ant. 3 Il roveto che brucia e mai non si consuma
la tua verginità, Maria, ci raffigura. *
Santa Madre di Dio, intercedi per noi.
Io gioisco pienamente nel Signore, *
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, *
mi ha avvolto con il manto della giustizia,
come uno sposo che si cinge il diadema *
e come una sposa che si adorna di gioielli.
Poiché come la terra produce la vegetazione †
e come un giardino fa germogliare i semi, *
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutti i popoli.
Per amore di Sion non mi terrò in silenzio, *
per amore di Gerusalemme non mi darò pace,
finché non sorga come stella la sua giustizia *
e la sua salvezza non risplenda come lampada.
Allora i popoli vedranno la tua giustizia, *
tutti i re la tua gloria;
ti si chiamerà con un nome nuovo *
che la bocca del Signore avrà indicato.
Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, *
un diadema regale nella palma del tuo Dio.
Nessuno ti chiamerà più «Abbandonata», *
né la tua terra sarà più detta «Devastata»,
ma tu sarai chiamata «Mio compiacimento» *
e la tua terra, «Sposata»,
perché si compiacerà di te il Signore *
e la tua terra avrà uno sposo.
Sì, come un giovane sposa una vergine, *
così ti sposerà il tuo Creatore;
come gioisce lo sposo per la sposa, *
così per te gioirà il tuo Dio.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 3 Il roveto che brucia e mai non si consuma
la tua verginità, Maria, ci raffigura. *
Santa Madre di Dio, intercedi per noi.
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
V Tu sei benedetto, Signore.
R Amen.
L Benedicimi, Padre.
V Con la vergine Madre
Cristo ci guidi nella pace.
R Amen.
PRIMA LETTURA
1Cr 17, 1-15
Dal Libro primo delle Cronache
Profezia sul figlio di Davide
In quei giorni, stabilitosi in casa, Davide disse al profeta Natan: «Ecco, io abito una casa di cedro mentre l’arca dell’alleanza del Signore sta sotto una tenda». Natan rispose a Davide: «Fa’ quanto desideri in cuor tuo, perché Dio è con te».
Ora in quella medesima notte fu rivolta a Natan questa parola di Dio: «Va’ a riferire a Davide mio servo: Dice il Signore: Tu non mi costruirai la casa per la mia dimora. Difatti io non ho mai abitato in una casa da quando feci uscire Israele dall’Egitto fino ad oggi. Io passai da una tenda all’altra e da una dimora all’altra. Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutto Israele non ho mai detto a qualcuno dei Giudici, ai quali avevo ordinato di pascere il mio popolo: Perché non mi avete costruito una casa di cedro? Ora, riferirai al mio servo Davide: Dice il Signore degli eserciti: Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, per costituirti principe sul mio popolo Israele. Sono stato con te in tutte le tue imprese; ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te; renderò il tuo nome come quello dei più grandi personaggi sulla terra. Destinerò un posto per il mio popolo Israele; ivi lo pianterò perché vi si stabilisca e non debba vivere ancora nell’instabilità e i malvagi non continuino ad angariarlo come una volta, come quando misi i Giudici a capo di Israele. Umilierò tutti i tuoi nemici, mentre ingrandirò te. Il Signore ha intenzione di costruire a te una casa. Quando i tuoi giorni saranno finiti e te ne andrai con i tuoi padri, susciterò un discendente dopo di te, uno dei tuoi figli, e gli renderò saldo il regno. Costui mi costruirà una casa e io gli assicurerò il trono per sempre. Io sarò per lui un padre e lui sarà per me un figlio; non ritirerò da lui il mio favore come l’ho ritirato dal tuo predecessore. Io lo farò star saldo nella mia casa, nel mio regno; il suo trono sarà sempre stabile».
Natan riferì a Davide tutte queste parole e tutta la presente visione.
RESPONSORIO
Cfr. Lc 1, 42. 35. 30
R Accogli, Vergine, la divina Parola,
che, mediante l’angelo, il Signore ti invia.
Solo ascoltando, tu diventi madre:
così da te nascerà l’Uomo-Dio.
Tra tutte le donne sarai benedetta.
V Lo Spirito santo scenderà su di te.
Non temere, Maria: tu porti in grembo
Il figlio eterno di Dio.
Tra tutte le donne sarai benedetta.
L Benedicimi, Padre.
V Il Verbo fatto uomo
ci conduca al suo regno.
R Amen.
SECONDA LETTURA
Dai «Sermoni» di san Bernardo, abate
(S. Bernardi opera, In laudi bus virginis Matris, 1, 5-9: IV. Ed. Cistercienses, 17-18. 20-21)
Piacque a Dio per la sua verginità, concepì il Salvatore per la sua umiltà
L’angelo Gabriele fu mandato in quella città. A chi? «A una vergine, promessa sposa di un uomo di nome Giuseppe» (Lc 1, 27). Chi è questa vergine così venerabile da essere salutata da un angelo, così umile da essere promessa in isposa a un falegname? Bella è la compresenza della verginità e dell’umiltà, e non piace poco a Dio quell’anima nella quale l’umiltà accresce pregio alla verginità e la verginità è ornamento dell’umiltà. Ma di quanta venerazione pensi sia degna colei nella quale la fecondità esalta l’umiltà, il parto consacra la verginità? Ascolta la vergine, ascolta la creatura umile: se non puoi imitare la verginità di quell’umile creatura, imita l’umiltà della vergine. È una virtù degna di lode la verginità, ma l’umiltà è più necessaria. Quella è consigliata, questa è prescritta. A quella sei invitato, a questa sei costretto. Di quella si dice: «Chi può intendere, intenda» (Mt 19, 12); di questa si dice: «Se uno non diventa come questo fanciullo, non entrerà nel regno dei cieli» (Mt 18, 3). Quella dunque è ricompensata, questa è assolutamente richiesta. Insomma, puoi salvarti senza la verginità, ma non lo puoi senza l’umiltà. Aggiungo: può piacere l’umiltà che rimpiange la verginità perduta; senza l’umiltà, oso dire, non sarebbe piaciuta nemmeno la verginità di Maria.
«Su chi», dice il Signore, «riposerà il mio Spirito se non su chi è umile e amante della pace?» (cfr. Lc 1, 48. 52. 79). «Su chi è umile», non «su chi è vergine». Se dunque Maria non fosse stata umile, lo Spirito santo non si sarebbe posato sopra di lei. Se non si fosse posato sopra di lei, non l’avrebbe resa madre. In che modo, infatti, avrebbe potuto concepire per opera di lui senza di lui? È chiaro dunque che, affinché concepisse per opera dello Spirito santo, come ella afferma, «Dio guardò l’umiltà della sua serva» (Lc 1, 48) piuttosto che la verginità. E se piacque a Dio per la sua verginità, tuttavia concepì per la sua umiltà. È chiaro perciò che indubbiamente l’umiltà fu anche la causa che fece piacere la verginità.
Ma fortunata Maria cui non mancavano né l’umiltà né la verginità. Ed è davvero singolare una verginità non contaminata, ma onorata dalla fecondità; e nondimeno è straordinaria un’umiltà che la verginità feconda non tolse ma accrebbe; è senz’altro incomparabile la fecondità che ha per compagna a un tempo la verginità e umiltà. Quale di questi prodigi non è ammirevole? Quale non è incomparabile? Quale non è fuori dell’ordinario? Sarebbe strano se tu non fossi dubbioso nel valutarli, cioè nel giudicare quale sia maggiormente degno della tua ammirazione: suscita più stupore la fecondità di una vergine o l’integrità di una madre, la sublimità nella prole o l’umiltà unita a sì eccelsa sublimità? Se non che, senza alcun dubbio, l’insieme di questi prodigi è da anteporre a ciascuno di essi, ed è incomparabilmente condizione più eccellente e fortunata averli ottenuti tutti piuttosto che alcuni soltanto. E che c’è di strano se Dio che, come si legge e si vede, mostra le sue meraviglie nei suoi santi, ne ha mostrate di maggiori nella Madre sua? Venerate, dunque, sposi, l’integrità della carne nella carne corruttibile; ammirate anche voi, sacre vergini, la fecondità di una vergine; imitate, uomini tutti, l’umiltà della Madre di Dio. Onorate, angeli santi, che adorate la prole della nostra Vergine, la Madre del vostro Re, re parimenti nostro e vostro, redentore del genere umano, fondatore della vostra città.
Alla dignità di lui così eccelso tra voi, tra noi così umile, si tributi ugualmente da voi e da noi la reverenza dovuta, e alla sua bontà così umile si dia onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.
SECONDA LETTURA
Dal discorso pronunciato il 25 marzo 1961 all'Ospedale Maggiore di Milano da san Paolo VI, papa, allora arcivescovo di Milano
(linee 96-135 in G.B. MONTINI, Discorsi e scritti milanesi III, pp. 4201-4203)
«Avvenga per me secondo la tua parola»
Come avvenne, come fu, noi ci chiediamo, che il Verbo di Dio, non cessando di essere Dio, cominciò a essere uomo? In quale preciso momento della storia, in quale luogo di questa terra entrò egli nel giro del tempo e abitò fra noi? Per quale porta passò egli nella serie delle generazioni umane? Dove parve egli bussare per farsi aprire? Chi gli aperse? La porta del cielo, noi lo sappiamo, fu la Madonna, «La santa Vergine» scrive il Newman «è chiamata porta del cielo perché è stato per essa che nostro Signore operò e passò su questa terra». Ecco perché la nostra devozione a Maria non è mai sazia, non è mai stanca. Ecco perché avvenimento di tanta importanza dà voce tre volte al giorno alle nostre campane, quasi a svegliare l'inguaribile indifferenza di noi mortali e a richiamare la nostra recidiva distrazione al ricordo del grande fatto, da cui il mondo prende senso e da cui dipende la nostra sorte. Fu così. Una parola, una sillaba di quella benedetta nostra sorella, Maria di Nazareth, che diventerà così nostra madre spirituale e nostra regina, apri l'ingresso al Verbo di Dio nel mondo; e il suo seno allora fu il mondo, fu il cielo, per il Signore del mondo e del cielo, quando ella all'angelo rispose semplicemente: «Sì, fiat».
Quel fiat innesto l'amore salvifico di Dio nel campo una T'ordine celeste nell'ordine terrestre, la volontà divina volontà umana, e l'Incarnazione si realizzo, la Redenzione comincio.
Un fiat, un atto di accettazione cosciente, di obbedienza voluta, di carità libera, ebbe espressione dal cuore e dalle labbra di Maria; ella tutti ci rappresentò, ella, l'unica, la cui voce potesse veramente rispondere alla sovrana chiamata di Dio. Ella tutti ci istruì sul modo di realizzare la nostra salvezza. cioè accettare e fare la volontà di Dio.
Poniamo l'orecchio a quella candida, innocente voce di Maria che ancora per noi risuona: «... Si faccia in me secondo la tua parola» (Lc 1, 38), e nel riudire quell'umile e decisivo messaggio fatidico lasciamo che una pietà immensa riempia il nostro animo: di riconoscenza, di lode, di fiducia. E lasciamo che il suo esempio tracci a noi la lezione di cui maggiormente abbiamo bisogno: perché Dio si incarni nella nostra vita, perché la sua ottima volontà, che ha nei cieli il suo impero, si realizzi qui in terra, nel regno sconvolto della nostra libera volontà, perché possiamo essere davvero seguaci di Cristo e fruire della sua salvezza, occorre che anche noi impariamo a dire di sì ai voleri di Dio, anche quando sono grandi, anche quando sono incomprensibili, anche quando sono per noi dolorosi.
Ci insegni Maria annunciata a dire la grande parola: Si, fiat; sia fatta, o Signore, la tua volontà (cfr. Lc 1, 38 e Mt 6, 10).
Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.
ORAZIONE
Eterno Creatore dell’universo,
che volendo redimere il genere umano
hai deciso l’incarnazione del tuo Figlio
dalla verginità perfetta di Maria
in virtù dello Spirito santo,
dona alla Chiesa che ti supplica
di custodire con fedeltà intemerata
e di testimoniare sempre più intensamente
in una vita senza colpa
il tuo Verbo ineffabile, Gesù Cristo,
nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:
Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
CONCLUSIONE
V Benediciamo il Signore.
R Rendiamo grazie a Dio.