UFFICIO DELLE LETTURE
Venerdì, 20 marzo 2026
VENERDI
DELLA QUARTA SETTIMANA DI QUARESIMA
V O Dio, vieni a salvarmi.
R Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Lode a te, Signore, re di eterna gloria.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:
L’alta tua fantasia
ha popolato, Signore, la terra,
con ordinata sapienza chiamando
e fiere e rettili e bestie del campo.
E quasi re, sugli animali ignari
hai posto l’uomo, tua vivente immagine,
dell’universo coscienza e voce:
e così fu compiuto il sesto giorno.
La nostra nobiltà difendi, o Dio,
salva l’uomo dal male
che contamina il cuore
e i tuoi figli avvilisce.
La grazia accordi l’animo alla lode:
ogni groviglio di contesa sciogli,
prosperi nella pace il nostro giorno,
salvaci nella gioia.
A te leviamo, Padre, la supplica
per Gesù Cristo tuo Figlio
che nello Spirito santo
regna con te nei secoli. Amen.
latino
Plasmátor hóminis, Deus,
qui, cuncta solus órdinans,
humum iubes prodúcere
reptántis et feræ genus;
Qui magna rerum córpora,
dictu iubéntis vívida,
ut sérviant per órdinem
subdens dedísti hómini:
Repélle a servis tuis
quicquid per immundítiam
aut móribus se súggerit,
aut áctibus se intérserit.
Da gaudiórum præmia,
da gratiárum múnera;
dissólve litis víncula,
astrínge pacis fœdera.
Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu. Amen.
in canto
L’altissimo tuo pensiero
la terra ha colmato, Signore,
chiamando con ordine saggio
le fiere e le bestie del campo.
E re sopra tutti i viventi
hai posto, a tua immagine, l’uomo:
coscienza e voce del mondo,
vicario del piano di Dio.
Difendi la nostra grandezza
e salvaci, o Dio, dal male,
che il cuore gravato minaccia
e i figli che ami avvilisce.
La grazia conduca alla lode
sciogliendo contese e litigi:
fiorisca nel giorno la pace
e guidaci tu alla gioia.
Ascoltaci, Padre clemente,
per Cristo Gesù tuo Figlio,
che regna con te nello Spirito
da sempre e per sempre nei secoli. Amen.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:
Tu che l’arcana voce di Dio
unico Figlio proclama,
o contemplata gloria degli angeli,
sei la salvezza e il vigore del mondo.
Cibo, bevanda, senso alla fatica
tu sei, dolcezza alla quiete, Cristo;
ogni disgusto, ogni triste livore
dall’anima disperdi.
Lieto splendore che vinci le tenebre,
dall’odioso Nemico salvaci;
sciogli dall’impaccio delle colpe e guidaci
alla dimora del cielo.
Al Padre, eterno Signore dei secoli,
all’Unigenito amato, allo Spirito
dal coro dei credenti
gioiosamente si levi il cantico. Amen.
latino
Christe, tu Patris, Patre teste, Proles
tuque sanctórum decus angelórum,
tu salus mundi, via, vita, virtus
créderis esse.
Esto tu noster cibus atque potus,
tu labor, virtus, réquies, amíctus;
livor absístat, tumor, ira, luxus
mæror et omnis.
Lucem infúndens ténebras repélle,
aufer infésti láqueos dracónis,
vincla dissólvens scélerum, fer astra
scándere nobis.
Glória summum résonet Paréntem,
glória Natum, paritérque sanctum
Spíritum dulci modulétur hymno
omne per ævum. Amen.
in canto
La voce arcana di Dio
te unico Figlio proclama:
sei luce gloriosa degli angeli,
salvezza e vigore del mondo.
Tu cibo, bevanda e ristoro,
dolcezza alla quiete, o Cristo;
disperdi dall’anima inquieta
disgusto e triste vigore.
Splendore che vinci la notte,
soccorrici contro il Nemico;
noi, schiavi di colpa, purifica
e guidaci al Regno dei cieli.
Al Padre, Signore dei secoli,
al Figlio Unigenito amato,
uniti nell’unico Spirito,
gioioso si levo il canto. Amen.
CANTICO DEI TRE GIOVANI
Cfr. Dn 3, 52-56
Ogni creatura lodi il Signore
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
e siedi sui cherubini, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Come era nel principio e ora e sempre
nei secoli dei secoli, amen, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
SALMODIA
Salmo 77, 1-39
Bontà del Signore e infedeltà del popolo nella storia della salvezza
Ciò avvenne come esempio per noi (1Cor 19, 6a).
I (1-16)
Ant. 1 Diremo le lodi del Signore, la sua potenza *
e le meraviglie che egli ha compiuto.
Popolo mio, porgi l’orecchio al mio insegnamento, *
ascolta le parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca in parabole, *
rievocherò gli arcani dei tempi antichi.
Ciò che abbiamo udito e conosciuto †
e i nostri padri ci hanno raccontato, *
non lo terremo nascosto ai loro figli;
diremo alla generazione futura †
le lodi del Signore, la sua potenza *
e le meraviglie che egli ha compiuto.
Ha stabilito una testimonianza in Giacobbe, *
ha posto una legge in Israele:
ha comandato ai nostri padri di farle conoscere ai loro figli, †
perché le sappia la generazione futura, *
i figli che nasceranno.
Anch’essi sorgeranno a raccontarlo ai loro figli *
perché ripongano in Dio la loro fiducia
e non dimentichino le opere di Dio, *
ma osservino i suoi comandi.
Non siano come i loro padri, *
generazione ribelle e ostinata,
generazione dal cuore incostante *
e dallo spirito infedele a Dio.
I figli di Èfraim, valenti tiratori d’arco, *
voltarono le spalle nel giorno della lotta.
Non osservarono l’alleanza di Dio, *
rifiutando di seguire la sua legge.
Dimenticarono le sue opere, *
le meraviglie che aveva loro mostrato.
Aveva fatto prodigi davanti ai loro padri, *
nel paese d’Egitto, nei campi di Tanis.
Divise il mare e li fece passare *
e fermò le acque come un argine.
Li guidò con una nube di giorno *
e tutta la notte con un bagliore di fuoco.
Spaccò le rocce nel deserto *
e diede loro da bere come dal grande abisso.
Fece sgorgare ruscelli dalla rupe *
e scorrere l’acqua a torrenti.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 1 Diremo le lodi del Signore, la sua potenza *
e le meraviglie che egli ha compiuto.
II (17-31)
Ant. 2 Al tuo popolo, Signore,
hai dato il cibo degli angeli, *
lo hai saziato con il pane del cielo
preparato dai secoli eterni.
I nostri padri continuarono a peccare contro di lui, *
a ribellarsi all’Altissimo nel deserto.
Nel loro cuore tentarono Dio, *
chiedendo cibo per le loro brame;
mormorarono contro Dio *
dicendo: «Potrà forse Dio preparare una mensa nel deserto?».
Ecco, egli percosse la rupe e ne scaturì acqua, *
e strariparono torrenti.
«Potrà forse dare anche pane *
o preparare carne al suo popolo?».
All’udirli il Signore ne fu adirato; †
un fuoco divampò contro Giacobbe *
e l’ira esplose contro Israele,
perché non ebbero fede in Dio *
né speranza nella sua salvezza.
Comandò alle nubi dall’alto *
e aprì le porte del cielo;
fece piovere su di essi la manna per cibo *
e diede loro pane del cielo:
l’uomo mangiò il pane degli angeli, *
diede loro cibo in abbondanza.
Scatenò nel cielo il vento d’oriente, *
fece spirare l’australe con potenza;
su di essi fece piovere la carne come polvere *
e gli uccelli come sabbia del mare;
caddero in mezzo ai loro accampamenti, *
tutto intorno alle loro tende.
Mangiarono e furono ben sazi, *
li soddisfece nel loro desiderio.
La loro avidità non era ancora saziata, *
avevano ancora il cibo in bocca,
quando l’ira di Dio si alzò contro di essi, †
facendo strage dei più vigorosi *
e abbattendo i migliori d’Israele.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 2 Al tuo popolo, Signore,
hai dato il cibo degli angeli, *
lo hai saziato con il pane del cielo
preparato dai secoli eterni.
III (32-39)
Ant. 3 Signore, per la moltitudine dei nostri peccati *
non siamo degni di levare gli occhi al cielo.
I nostri padri continuarono a peccare *
e non credettero ai suoi prodigi.
Allora dissipò come un soffio i loro giorni *
e i loro anni con strage repentina.
Quando li faceva perire, lo cercavano, *
ritornavano e ancora si volgevano a Dio;
ricordavano che Dio è loro rupe, *
e Dio, l’Altissimo, il loro salvatore;
lo lusingavano con la bocca, *
e gli mentivano con la lingua;
il loro cuore non era sincero con lui *
e non erano fedeli alla sua alleanza.
Ed egli, pietoso, perdonava la colpa, *
li perdonava invece di distruggerli.
Molte volte placò la sua ira *
e trattenne il suo furore,
ricordando che essi sono carne, *
un soffio che va e non ritorna.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 3 Signore, per la moltitudine dei nostri peccati *
non siamo degni di levare gli occhi al cielo.
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
V Tu sei benedetto, Signore.
R Amen.
L Benedicimi, Padre.
V Per Cristo, che è via e verità,
la divina Maestà ci benedica.
R Amen.
PRIMA LETTURA
Eb 10, 1-14
Dalla lettera agli Ebrei
La nostra santificazione
per mezzo del sacrificio di Cristo
Fratelli, poiché la legge possiede solo un’ombra dei beni futuri e non la realtà stessa delle cose, non ha il potere di condurre alla perfezione, per mezzo di quei sacrifici che si offrono continuamente di anno in anno, coloro che si accostano a Dio. Altrimenti non si sarebbe forse cessato di offrirli, dal momento che i fedeli, purificati una volta per tutte, non avrebbero ormai più alcuna coscienza dei peccati? Invece per mezzo di quei sacrifici si rinnova di anno in anno il ricordo dei peccati, poiché è impossibile eliminare i peccati con il sangue di tori e di capri.
Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà» (cfr. Sal 39, 7-9).
Dopo aver detto: «Non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose tutte che vengono offerte secondo la legge, soggiunge: «Ecco, io vengo a fare la tua volontà». Così egli abolisce il primo ordine di cose per stabilire il secondo. Ed è appunto per quella volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre. Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e ad offrire molte volte gli stessi sacrifici, perché essi non possono mai eliminare i peccati. Cristo al contrario, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, una volta per sempre si è assiso alla destra di Dio, aspettando ormai soltanto che i suoi nemici vengano posti sotto i suoi piedi (cfr. Sal 109, 1). Poiché con un’unica oblazione egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.
RESPONSORIO
Cfr. Tb 3, 13; Sal 74, 2
R Non ho altra speranza
se non in te, Dio d’Israele,
che ti adiri, ma sai essere clemente.
Tu perdoni i peccati degli uomini
che vedi nella pena.
V Noi ti rendiamo grazie, o Dio, ti rendiamo grazie
e invochiamo il tuo nome.
Tu perdoni i peccati degli uomini
che vedi nella pena.
L Benedicimi, Padre.
V La grazia dello Spirito santo
illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R Amen.
SECONDA LETTURA
Dal «Trattato su Elia e il digiuno» di sant’Ambrogio, vescovo
(20, 75-76: CSEL XXXII/II, 457-458)
Abbiamo trovato un buon medico
Abbiamo un Signore tanto misericordioso, che ci perdona anche le colpe gravi: abbandoniamo quindi la nostra condotta peccaminosa; restiamo fedeli alla sua legge, e come umili servi impegniamoci a mettere in pratica i suoi comandamenti.
Che cosa abbiamo da spartire con le impurità e le immondizie, con le opere del diavolo? Avete sentito oggi nella precedente lezione le parole della legione dei demoni: «Che cosa c’è in comune tra me e te, o Figlio di Dio?» (cfr. Mt 8, 29). Anche tu devi dire, se vedi che il diavolo ti assale con le sue tentazioni: «Che c’è in comune tra me e te, o Belial? Io sono il servo di Cristo; sono stato redento dal suo sangue; mi sono dedicato tutto a lui. Che c’è tra me e te? Non intendo conoscere le tue opere; non chiedo nulla di quanto ti appartiene; non ho nulla che ti appartiene, e non desidero nulla di tuo».
Se il diavolo ha preso le distanze da Cristo, quanto più noi dobbiamo separarci dal diavolo! E se mai in qualche cosa gli siamo stati legati, ora comunque non lo siamo più. Ci siamo rifugiati dal medico, il quale ha curato le nostre antiche ferite; e se rimane ancora qualche parte malata, non mancherà la medicina. E se anche abbiamo commesso qualche peccato, forse che non si ricorderà di noi colui che ci ha perdonato una volta per sempre? Quand’anche avessimo commesso delle colpe gravi, abbiamo incontrato un medico valente, e ne abbiamo ricevuto l’efficace medicina della grazia: una potente medicina è in grado di togliere dei gravi peccati.
Abbiamo anche parecchie persone che dipendono da noi, grazie alle quali possiamo liberarci dalle nostre colpe. Hai a disposizione del denaro: serviti di esso per scioglierti dai tuoi peccati. Il Signore non è venale, mentre tu sei attaccato ai soldi. Ti sei venduto con i tuoi peccati: riscàttati con le tue opere, redìmiti con il tuo denaro. Il denaro è cosa vile, mentre è preziosa la misericordia. Infatti: «La misericordia libera dal peccato» (Tb 12, 9); e in un altro passo si dice: «Il riscatto di un uomo è il suo denaro» (Prv 13, 8); e nel vangelo: «Fatevi degli amici con mammona di iniquità» (Lc 16, 9). Abitualmente si vince il veleno con il veleno contrario; ossia: si espelle il veleno con il veleno: con un veleno si vince la morte e si conserva la vita. Così anche tu, come un amministratore avveduto, trasforma lo strumento dell’avarizia in un mezzo di misericordia; rendi ciò che è causa di corruzione principio di grazia e di salvezza.
SECONDA LETTURA
Dal discorso del 9 aprile 1971 al termine della Via Crucis al Palatino di san Paolo VI, papa
(in Insegnamenti di Paolo VI, Vol. IX. 1971, p. 269)
La Croce attrae a sé
Perché ci attira Gesù crocifisso? Oh, come scende profonda nei nostri animi questa domanda! Pare a noi che il primo motivo sia la solidarietà, la parentela, la simpatia, che egli, soffrendo e morendo in croce, ha stabilito con ogni uomo che soffre. Guardando a lui, ci pare di riascoltare il suo umanissimo invito: «Venite, venite a me voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi consolerò» (Mt 11, 28). La sentiamo noi questa voce, che esce dalle labbra morenti di Cristo? Siamo tutti, in modo e in grado diverso, siamo tutti sofferenti; non sentiamo forse l'invito che a sé ci chiama dell'«Uomo che conosce il soffrire»? (Is 53, 3). Il dolore, che nel mondo naturale è un isolante, per Gesù è un punto d 'incontro, è una comunione. Ci pensate, fratelli? Voi ammalati, voi disgraziati, voi moribondi? Ci pensate voi uomini aggravati dalla fatica, dal lavoro? Voi, resi oppressi e solitari dalle prove e dalle responsabilità della vita? Tutti vi possono mancare, Gesù in croce no. Egli è con voi.
Egli è con noi. Di più: egli è per noi! Perché agonizza e muore Gesù? Pensiamo! È il grande mistero della croce: Gesù soffre per noi! Egli espia per noi. Egli è vittima. Egli condivide il male fisico dell'uomo per guarirlo dal male morale, per annullare in sé i nostri peccati.
Uomini senza speranza! Uomini, che vi illudete di riacquistare la pace della coscienza soffocando in fondo ad essa i vostri rimorsi inestinguibili (tutti noi peccatori ne abbiamo; ne dobbiamo avere, se siamo veri uomini), perché voltate le spalle alla croce? Abbiamo tutti il coraggio di rivolgerci verso di essa, e di riconoscerci in essa colpevoli: abbiamo la fiducia di sostenere la visione della sua figura misteriosa: essa ci parla di misericordia, ci parla di amore, di risurrezione! Essa irradia per noi la salvezza!
Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.
ORAZIONE
Strappaci, Padre, dalle lusinghe della corruzione
e guidaci nella strada della salvezza;
dalle piaghe dei loro peccati guarisci i tuoi figli,
poiché si allietano di avere un Signore pietoso,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:
Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
CONCLUSIONE
V Benediciamo il Signore.
R Rendiamo grazie a Dio.