UFFICIO DELLE LETTURE

Mercoledì, 18 marzo 2026

MERCOLEDI
DELLA QUARTA SETTIMANA DI QUARESIMA

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Lode a te, Signore, re di eterna gloria.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

Tu che l’immensa volta del cielo
stupendamente di luce avvampi
e di vaghi colori
adorni la bellezza del creato;

tu che nel quarto giorno hai voluto
il fiammeggiante globo del sole
e l’alternante gioco della luna
e il nitido corso degli astri,

così scandendo nell’ordine il tempo
e misurando le notti
e i giorni e i mesi e gli anni,
ascolta, Padre, la nostra preghiera.

Sciogli l’orrido gelo della colpa,
rischiara il cuore degli uomini,
impreziosisci l’anima
della tua santa grazia.

Noi t’imploriamo, o Dio,
per il tuo Figlio unigenito
che regna con te nei secoli
e con lo Spirito santo. Amen.

latino

Cæli Deus sanctíssime,
qui lúcidum centrum poli
candóre pinguis ígneo
augens decóri lúmina.

Quarto die qui flámmeam
solis rotam constítuens,
lunæ minístras órdini
vagos recúrsus síderum.

Ut nóctibus vel lúmini
diremptiónis términum,
primórdiis et ménsium
signum dares notíssimum:

Illúmina cor hóminum,
abstérge sordes méntium,
resólve culpæ vínculum,
evérte moles críminum.

Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu.   Amen.

in canto

La volta immensa del cielo
avvampi di luce stupenda;
tu doni colori splendenti,
bellezza per tutto il creato.

Nel tuo disegno hai voluto
il globo del sole raggiante,
di notte la candida luna,
e il nitido corso degli astri.

Ascolta la nostra preghiera,
o Padre, nel tempo che scorre:
i giorni coi mesi e con gli anni
in pace serena conduci.

Sciogliendo il gelo del male,
rischiara il cuore dell’uomo;
e l’anima rendi preziosa,
immersa in un fiume di grazia.

Unanimi noi t’imploriamo,
o Padre col Figlio unigenito,
che regna con te e con lo Spirito
nel tempo e nei secoli eterni. Amen.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

Non sono impallidite ancora in cielo
l’ultime stelle, e già dal sonno, o Dio,
sorge la Chiesa a mattinar lo sposo
con animo adorante.

Così ci sia donato,
dopo la lunga notte,
di varcare le soglie del tuo regno
inni cantando a te con cuore nuovo.

O Trinità beata,
a te, suprema fonte dell’essere,
il coro dei redenti
leva felice l’inno nei secoli.   Amen.

latino

Nocte surgéntes vigilémus omnes,
semper in psalmis meditémur atque
víribus totis Dómino canámus
     dúlciter hymnos,

Ut, pio regi páriter canéntes,
cum suis sanctis mereámur aulam
íngredi cæli, simul et beátam
     dúcere vitam.

Glória summum résonet Paréntem,
glória Natum, paritérque sanctum
Spíritum dulci modulétur hymno
     omne per ævum.   Amen.

in canto

Ancora nel cielo scintillano
le ultime stelle, o Dio,
e già la tua Chiesa dal sonno
si desta e canta allo Sposo.

Così varcheremo la soglia
del Giorno di luce infinita,
trascorsa la notte del tempo,
cantando gioiosi nel Regno.

A te, uno e trino Signore,
sorgente suprema dell’essere,
elevino tutti i redenti
un inno di festa nei secoli. Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI

Cfr. Dn 3, 52-56

Ogni creatura lodi il Signore

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Salmo 102

Inno alla misericordia di Dio

Grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, venne a visitarci dall’alto un sole che sorge (Lc 1, 78).

I (1-7)

Ant. 1   Benedici il Signore, anima mia; *
             non dimenticare i suoi benefici.

Benedici il Signore, anima mia, *
     quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia, *
     non dimenticare tanti suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe, *
     guarisce tutte le tue malattie;
salva dalla fossa la tua vita, *
     ti corona di grazia e di misericordia;

egli sazia di beni i tuoi giorni *
     e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

Il Signore agisce con giustizia *
     e con diritto verso tutti gli oppressi.
Ha rivelato a Mosè le sue vie, *
     ai figli d’Israele le sue opere.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 1   Benedici il Signore, anima mia; *
             non dimenticare i suoi benefici.

II (8-16)

Ant. 2   Abbiamo peccato, o Dio,
             abbiamo agito male al tuo cospetto: *
             guardaci con occhi di padre e perdonaci.

Buono e pietoso è il Signore, *
     lento all’ira e grande nell’amore.
Egli non continua a contestare *
     e non conserva per sempre il suo sdegno.

Non ci tratta secondo i nostri peccati, *
     non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Come il cielo è alto sulla terra, *
     così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;

come dista l’oriente dall’occidente, *
     così allontana da noi le nostre colpe.
Come un padre ha pietà dei suoi figli, *
     così il Signore ha pietà di quanti lo temono.

Perché egli sa di che siamo plasmati, *
     ricorda che noi siamo polvere.
Come l’erba sono i giorni dell’uomo, *
     come il fiore del campo, così egli fiorisce.

Lo investe il vento e più non esiste *
     e il suo posto non lo riconosce.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 2   Abbiamo peccato, o Dio,
             abbiamo agito male al tuo cospetto: *
             guardaci con occhi di padre e perdonaci.

III (17-22)

Ant. 3   Benedite il Signore, voi tutte opere sue.

La grazia del Signore è da sempre, *
     dura in eterno per quanti lo temono.

La sua giustizia per i figli dei figli, †
     per quanti custodiscono la sua alleanza *
     e ricordano di osservare i suoi precetti.

Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono *
     e il suo regno abbraccia l’universo.

Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli, †
     potenti esecutori dei suoi comandi, *
     pronti alla voce della sua parola.

Benedite il Signore, voi tutte sue schiere, *
     suoi ministri che fate il suo volere.

Benedite il Signore, voi tutte opere sue, †
     in ogni luogo del suo dominio. *
     benedici il Signore, anima mia.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 3   Benedite il Signore, voi tutte opere sue.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.

L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

Eb 9, 1-12

Dalla lettera agli Ebrei

L’espiazione dell’Antico Testamento 
è paragonata a quella del Nuovo Testamento

Fratelli, la prima alleanza aveva norme per il culto e un suo santuario terreno. Fu costruita infatti una tenda: la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell’offerta: essa veniva chiamata il Santo. Dietro il secondo velo c’era un’altra tenda, detta «Santo dei Santi» con l’altare d’oro per l’incenso e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovava un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne che era germogliata e le tavole dell’alleanza. E sopra l’arca stavano i cherubini della gloria, che stendevano l’ombra sopra il luogo dell’espiazione. Di tutte queste cose non è necessario ora parlare nei particolari.
Disposte in tal modo le cose, nella prima tenda entrano in ogni tempo i sacerdoti per celebrarvi il culto; nella seconda invece solamente il sommo sacerdote, una volta all’anno, e non senza portare del sangue, che egli offre per sé stesso e per i peccati d’ignoranza del popolo. Lo Spirito santo intendeva così mostrare che non era ancora aperta la via del santuario, finché sussisteva la prima tenda. Essa infatti è una figura del tempo presente: conforme ad essa si offrono doni e sacrifici che non possono rendere perfetto, nella coscienza, l’offerente, trattandosi solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, tutte prescrizioni umane, valide fino al tempo in cui sarebbero state riformate.
Cristo invece, venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano di uomo, cioè non appartenente a questa creazione, entrò una volta per sempre nel santuario non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue, dopo averci ottenuto una redenzione eterna.

RESPONSORIO

Cfr. 2 Sam 24, 17

R   Molti sono i miei peccati, Signore:
      abbi pietà di me.
      Ho provocato la tua collera;
           ma in nessun altro spero,
           se non in te, Dio d’Israele.

V   Io, Signore, ho peccato,
      io ho agito da iniquo;
           ma in nessun altro spero,
           se non in te, Dio d’Israele.

L    Benedicimi, Padre.
V   La grazia dello Spirito santo
      illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dal «Trattato su Matteo VII, 13-14» di san Cromazio di Aquileia, vescovo

(Tract. XXXIV, 1-2; CCL IX A, 365-366)
Le due vie

Abbiamo due vie dinanzi a noi: l’una di salvezza, l’altra di perdizione. «Entrate», dice il Signore, «per la porta stretta» ecc. (Mt 7, 13 s.).
Larga è dunque la via della perdizione e della morte, nella quale regnando il diavolo ha preparato ampi spazi perché uno trovi la propria rovina. E di questa larga e spaziosa via molti sono gli ingressi che menano alla perdizione, cioè l’avarizia, la cupidigia, la lussuria, la libidine, l’ebrietà, l’impudicizia, l’iracondia, l’impazienza e ogni iniquità. Per questa camminano quanti, servendo ai peccati e ai vizi del piacere mondano, senza alcuna difficoltà, guidati dal diavolo sono condotti alla morte.
Invece stretta e faticosa è la via della fede, della giustizia e della santità, attraverso la quale con grande fatica e infinita angustia si giunge al cielo. Di questa strada il Signore, anche per bocca d’Isaia, aveva in precedenza dichiarato: «Io sono il Signore che ti ho mostrato la via su cui camminare» (cfr. Is 2, 3). Anche il beato Davide insegnò a camminare su questa strada dicendo: «Beati gli uomini senza macchia nella loro via, che camminano nella legge del Signore» (Sal 118, 1). E di questa strada del cielo molti sono i sentieri, cioè la fede, la giustizia, la pudicizia, la prudenza, la santità, la benevolenza, la pazienza, la mansuetudine, la pietà, la misericordia e tutte le altre virtù.
Lo Spirito santo, per bocca di Geremia, ci esorta a incamminarci su questa via dicendo: «Restate nelle vie del Signore, osservate gli eterni sentieri di Dio e vedete quale è la strada buona e camminate in essa» (Ger 6, 16).
Bisogna restare dunque nelle vie del Signore, devono essere osservati gli eterni sentieri di Dio, perché possiamo camminare per questa buona strada, che è quella del vangelo. E verso i sentieri di questa strada anche il santo Davide si vanta di essere stato indirizzato dal Signore, dicendo: «Mi ha condotto per i sentieri della giustizia per il suo nome» (cfr. Sal 22, 3). Di tali sentieri anche in un altro salmo afferma: «Fammi conoscere, Signore, le tue strade e insegnami i tuoi sentieri» (Sal 24, 4). Perciò non a torto anche il Signore stesso, per mostrare ch’era la guida di questa strada celeste, ne diede attestazione nel vangelo dicendo: «Io sono la via, la verità, la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo mio» (Gv 14, 6). Questa è dunque la via difficile e angusta che conduce al cielo, che porta in paradiso, attraverso la quale pochi, i giusti e gli eletti, a prezzo di varie pene e sofferenze nel mondo, guidati da Dio giungono alla vita eterna.
Due vie pertanto ci sono state poste dal Signore davanti agli occhi, una di vita, un’altra di morte, una di salvezza, un’altra di perdizione. Della via di vita e di salvezza è guida Cristo; della via di perdizione e di morte è guida il diavolo. Quello ci chiama alla vita, questo ci trascina alla morte; quello alla salvezza, questo alla perdizione. Quale guida dobbiamo seguire o alla volontà di chi dobbiamo obbedire? Certamente alla volontà di chi ci chiama alla vita, non di chi ci trascina alla morte, perché Cristo ci ha riscattato dalla morte e, condannata la morte, ci ha richiamati alla salvezza senza fine.

SECONDA LETTURA

Dalla lettera enciclica Populorum Progressio di san Paolo VI, papa

(nn. 66-67.75 in Enchiridion delle Encicliche 7, nn. 995-996.1004)
Lo sviluppo nella fraternità tra gli uomini e i popoli

Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli.
Noi non insisteremo mai abbastanza sul dovere della accoglienza - dovere di solidarietà umana e di carità cristiana - che incombe sia alle famiglie, sia alle organizzazioni culturali dei paesi ospitanti. Occorre, soprattutto per i giovani, moltiplicare le famiglie e i luoghi atti ad accoglierli. Ciò innanzitutto allo scopo di proteggerli contro la solitudine, il sentimento d’abbandono, la disperazione, che minano ogni capacità di risorsa morale, ma anche per difenderli contro la situazione malsana in cui si trovano, che li forza a paragonare l’estrema povertà della loro patria col lusso e lo spreco donde sono circondati. E ancora: per salvaguardarli dal contagio delle dottrine eversive e dalle tentazioni aggressive cui li espone il ricordo di tanta "miseria immeritata". Infine soprattutto per dare a loro, insieme con il calore d’una accoglienza fraterna, l’esempio d’una vita sana, il gusto della carità cristiana autentica e fattiva, lo stimolo ad apprezzare i valori spirituali.
La preghiera di tutti deve salire con fervore verso l’Onnipotente, perché l’umanità, dopo aver preso coscienza di così grandi mali, si dedichi con intelligenza e fermezza ad abolirli. A questa preghiera deve corrispondere l’impegno risoluto di ciascuno, nella misura delle sue forze e delle sue possibilità, nella lotta contro il sottosviluppo. Possano le persone, i gruppi sociali e le nazioni darsi fraternamente la mano, il forte aiutando il debole a crescere, mettendo in questo tutta la sua competenza, il suo entusiasmo e il suo amore disinteressato. Più che chiunque altro, colui ch’è animato da una vera carità è ingegnoso nello scoprire le cause della miseria, nel trovare i mezzi per combatterla, nel vincerla risolutamente. Operatore di pace. "egli percorrerà la sua strada, accendendo la gioia e versando la luce e la grazia nel cuore degli uomini su tutta la superficie della terra, facendo loro scoprire, al di là di tutte le frontiere, volti di fratelli, volti di amici".

Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.

ORAZIONE

Da’ ai tuoi fedeli, o Dio,
di seguire il Redentore sulla via della giustizia
verso la salvezza e la vita,
perché, strappati dalla strada della rovina,
possano un giorno lietamente varcare
la soglia del regno dei cieli.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.