UFFICIO DELLE LETTURE

Martedì, 17 marzo 2026

MARTEDI
DELLA QUARTA SETTIMANA DI QUARESIMA

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Lode a te, Signore, re di eterna gloria.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

Creatore e sovrano di tutto,
vincendo le furie del mare,
hai tratto alla luce la terra,
bellissima nostra dimora.

Tu di vivaci fiori l’adorni
e, quasi mensa regale
di frutti ricoprendola e di mèssi,
la presenti ai tuoi figli.

Così alla fresca tua rugiada, o Dio,
verdeggi il deserto dell’anima;
lavi ogni macchia il pianto,
ogni ribelle fremito si plachi.

La nostra volontà alla tua si accordi
e rifugga dal male,
il cuore si arrenda alla grazia
e schivi gli atti che arrecano morte.

A te eleviamo, o Padre, la preghiera,
a te che regni nei secoli
con l’unico tuo Figlio
e lo Spirito santo.   Amen.

latino

Tellúris ingens Conditor,
mundi solum qui éruens,
pulsis aquæ moléstiis,
terram dedísti immóbilem,

Ut germen aptum próferens,
fulvis decóra flóribus,
fecúnda fructu sísteret
pastúmque gratum rédderet:

Mentis perústæ vúlnera
munda viróre grátiæ,
ut facta fletu díluat
motúsque pravos átterat,

Iussis tuis obtémperet,
nullis malis appróximet,
bonis repléri gáudeat
et mortis actum nésciat.

Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu.   Amen.

in canto

Creatore e sovrano di tutto,
vincendo le furie del mare,
hai tratto alla luce la terra,
bellissima nostra dimora.

Di fiori vivaci l’adorni
e, quasi regale banchetto,
di frutti e di messi arricchita,
la doni ogni giorno ai tuoi figli.

Così alla tua rugiada
verdeggi il deserto dell’anima;
il pianto cancelli le colpe,
si plachino i cuori ribelli.

Si compia il tuo disegno,
dal male ci salvi il tuo amore;
il cuore si arrenda alla grazia,
fuggendo le azioni di morte.

Ascolta la nostra preghiera,
o Padre, che regni nei secoli
con l’unico Figlio diletto,
insieme allo Spirito santo. Amen.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

Tu, Giorno eterno, che vivi e risplendi
dell’increata luce del Padre,
guarda propizio chi devoto illumina
di lieti canti la notte.

Vinci, Signore, le nostre tenebre:
sperdi le schiere dei dèmoni,
gli animi scuoti sì che il torpore
non soffochi le menti.

I servi che ti implorano
pietosamente ascolta: la lode
che a te si leva, Cristo, ci meriti
grazia, perdono e pace.

A te la gloria ascenda e il nostro giubilo,
o mite Re d’amore,
al Padre e allo Spirito Paraclito
negli infiniti secoli.   Amen.

latino

Consors patérni lúminis,
lux ipse lucis et dies,
noctem canéndo rúmpimus:
assíste postulántibus.

Aufer tenébras méntium,
fuga catérvas dǽmonum,
expélle somnoléntiam
ne pigritántes óbruat.

Sic, Christe, nobis ómnibus
indúlgeas credéntibus,
ut prosit exorántibus
quod præcinéntes psállimus.

Sit, Christe, rex piíssime,
tibi Patríque glória
cum Spíritu Paráclito,
in sempitérna sæcula.   Amen.

in canto

Tu, Giorno eterno, che splendi
nel Padre, la luce increata,
accogli propizio chi illumina
la notte con canti festosi.

Le tenebre vinci, Signore:
disperdi le schiere dei dèmoni,
gli animo scuoti dal sonno
che soffoca i cuori e le menti.

Ascolta i tuoi servi che implorano
l’amore sul giorno nascente:
o Cristo, la lode ci ottenga
la grazia, il perdono, la pace.

Sei degno di onore e di gloria,
o Re, nostro mite Signore,
col Padre e lo Spirito santo
nel tempo e nei secoli eterni. Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI

Cfr. Dn 3, 52-56

Ogni creatura lodi il Signore

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Salmo 101

Aspirazione e preghiere di un esule

Sia benedetto Dio il quale ci consola in ogni nostra tribolazione (2Cor 1, 4).

I (2-12)

Ant. 1   Signore, a te giunga il nostro grido.

Signore, ascolta la mia preghiera, *
     a te giunga il mio grido.

Non nascondermi il tuo volto; †
     nel giorno della mia angoscia piega verso di me l’orecchio. *
     Quando ti invoco: presto, rispondimi.

Si dissolvono in fumo i miei giorni *
     e come brace ardono le mie ossa.
Il mio cuore abbattuto come erba inaridisce, *
     dimentico di mangiare il mio pane.

Per il lungo mio gemere *
     aderisce la mia pelle alle mie ossa.
Sono simile al pellicano del deserto, *
     sono come un gufo tra le rovine.

Veglio e gemo *
     come uccello solitario sopra un tetto.
Tutto il giorno mi insultano i miei nemici, *
     furenti imprecano contro il mio nome.

Di cenere mi nutro come di pane, *
     alla mia bevanda mescolo il pianto,
davanti alla tua collera e al tuo sdegno, *
     perché mi sollevi e mi scagli lontano.

I miei giorni sono come ombra che declina, *
     e io come erba inaridisco.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 1   Signore, a te giunga il nostro grido.

II (13-23)

Ant. 2   Noi ti preghiamo, perdonaci, Signore, *
             poiché tu sei il Dio di chi si pente.

Ma tu, Signore, rimani in eterno, *
     il tuo ricordo per ogni generazione.

Tu sorgerai, avrai pietà di Sion, †
     perché è tempo di usarle misericordia: *
     l’ora è giunta.

Poiché ai tuoi servi sono care le sue pietre *
     e li muove a pietà la sua rovina.

I popoli temeranno il nome del Signore *
     e tutti i re della terra la tua gloria,
quando il Signore avrà ricostruito Sion *
     e sarà apparso in tutto il suo splendore.

Egli si volge alla preghiera del misero *
     e non disprezza la sua supplica.

Questo si scriva per la generazione futura *
     e un popolo nuovo darà lode al Signore.

Il Signore si è affacciato dall’alto del suo santuario, *
     dal cielo ha guardato la terra,
per ascoltare il gemito del prigioniero, *
     per liberare i condannati a morte;

perché sia annunziato in Sion il nome del Signore *
     e la sua lode in Gerusalemme,
quando si aduneranno insieme i popoli *
     e i regni per servire il Signore.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 2   Noi ti preghiamo, perdonaci, Signore, *
             poiché tu sei il Dio di chi si pente.

III (24-29)

Ant. 3   Tu, o Signore, hai fondato la terra, *
             i cieli sono opera delle tue mani.

Ha fiaccato per via la mia forza, *
     ha abbreviato i miei giorni.

Io dico: Mio Dio, †
     non rapirmi a metà dei miei giorni; *
     i tuoi anni durano per ogni generazione.

In principio tu hai fondato la terra, *
     i cieli sono opera delle tue mani.

Essi periranno, ma tu rimani, *
     tutti si logorano come veste,
come un abito tu li muterai *
     ed essi passeranno.

Ma tu resti lo stesso *
     e i tuoi anni non hanno fine.
I figli dei tuoi servi avranno una dimora, *
    resterà salda davanti a te la loro discendenza.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 3   Tu, o Signore, hai fondato la terra, *
             i cieli sono opera delle tue mani.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.

L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

Eb 8, 1-13

Dalla lettera agli Ebrei

Il sacerdozio di Cristo nella nuova alleanza

Fratelli, il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della maestà nei cieli, ministro del santuario e della vera tenda che ha costruito il Signore, e non un uomo. Ogni sommo sacerdote infatti viene costituito per offrire doni e sacrifici: di qui la necessità che anch’egli abbia qualcosa da offrire. Se Gesù fosse sulla terra, egli non sarebbe neppure sacerdote, poiché vi sono quelli che offrono i doni secondo la legge. Questi però attendono a un servizio che è una copia e un’ombra delle realtà celesti, secondo quanto fu detto da Dio a Mosè, quando stava per costruire la Tenda: «Guarda», disse, «di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte» (Es 25, 40). Ora invece egli ha conseguito un ministero tanto più eccellente quanto migliore è l’alleanza di cui è mediatore, essendo questa fondata su migliori promesse. Se la prima alleanza fosse stata perfetta, non sarebbe stato il caso di stabilirne un’altra. Dio infatti, biasimando il suo popolo, dice: «Ecco vengono giorni, dice il Signore, nei quali io stipulerò con la casa di Israele e con la casa di Giuda un’alleanza nuova; non sarà come l’alleanza che feci con i loro padri, nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto; poiché essi non rimasero fedeli alla mia alleanza, anch’io non ebbi più cura di loro, dice il Signore. E questa è l’alleanza che io stipulerò con la casa d’Israele dopo quei giorni, dice il Signore: porrò le mie leggi nella loro mente e le imprimerò nei loro cuori; sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Né alcuno avrà più da istruire il suo concittadino, né alcuno il proprio fratello, dicendo: Conosci il Signore! Tutti infatti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande di loro. Perché io perdonerò le loro iniquità e non mi ricorderò più dei loro peccati» (Ger 31, 31-34). Dicendo alleanza nuova, Dio ha dichiarato antiquata la prima; e ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a sparire.

RESPONSORIO

Cfr. Dn 3, 29-30

R   Abbiamo peccato contro di te,
      Padre che sei nei cieli.
           Abbi pazienza con noi.

V   Non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti,
      non li abbiamo osservati;
      non abbiamo fatto quanto ci avevi ordinato.
           Abbi pazienza con noi.

L    Benedicimi, Padre.
V   La grazia dello Spirito santo
      illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dal «Trattato su Matteo VII, 1-12» di san Cromazio di Aquileia, vescovo

(Tract. 33, 3-4: CCL IX A, 359-361)
Dobbiamo bussare alla porta della vita non ad altre porte

Il Signore afferma: «Non date le cose sante ai cani», ecc. (Mt 7, 6). Egli esige da noi una cura attenta e una cautela diligente quando si tratta di proporre la fede e di amministrare i sacramenti della grazia divina, per non correre il rischio di affidare con leggerezza i misteri elargiti dalla benevolenza di Dio a uomini empi e contrari alla fede, o a cuori abbietti e pieni del sudiciume dei peccati. I cani indicano qui i nemici della verità, quelli che non riconoscono la divinità di Cristo. Di loro l’Apostolo ha dichiarato: «Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno circoncidere» (Fil 3, 2). Per bocca di Davide lo stesso Signore aveva detto: «Un branco di cani mi ha circondato; mi hanno circondato tori numerosi» (Sal 21, 17. 13). Chiaramente vediamo che qui i cani indicano i bestemmiatori, i quali abbaiano contro Dio con urlo rabbioso, e senza alcun dubbio gli eretici, i quali disputando empiamente con parole simili a un latrato non cessano di seminare confusione nel gregge di Dio.
Col nome di porci il Signore intende invece gli uomini immondi, inquinati nel cumulo di sporcizia dei peccati. Essi rappresentano gli impuri, i sozzi che non compiono nessuna opera di misericordia, che sono affatto irreligiosi, che non hanno nessuna speranza della salvezza eterna, che si avvoltano nel fango come porci, unicamente preoccupati della gola e del ventre.
Si riferisce a loro l’apostolo, quando dice: «Essi hanno come Dio il loro ventre; si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra» (Fil 3, 19).
È a tali uomini che ci viene proibito di affidare le nostre pietre preziose, ossia i misteri della fede che è dono di Dio e della grazia che proviene dal cielo, perché non accada che, consegnati imprudentemente e con superficialità i divini misteri, rigettino questo nostro tesoro, lo calpestino, e poi incomincino con la loro infedeltà a rovinare la speranza della nostra fede e della fede della Chiesa.
Il Signore aggiunse: «Chiedete e vi sarà dato», ecc. (Mt 7, 7 ss.). Ci comanda di chiedere, perché possiamo ricevere; però di chiedere non la gloria o le ricchezze del mondo, che sono in antitesi con la fede, bensì quanto è conforme alla nostra speranza e alla nostra salvezza; cioè i doni del cielo: la fede, la giustizia, la misericordia, la modestia, la pazienza, l’intelligenza delle Scritture. Sono questi i doni che Dio è solito concedere con larghezza ai fedeli che li implorano e a coloro che credono con tutto il cuore, per mezzo del Signore Gesù, che nel vangelo afferma: «Riceverete dal Padre tutto quanto domanderete, credendo nel mio nome» (cfr. Mt 21, 22; Gv 16, 23). Egli ci esorta insieme a cercare per poter trovare; e quello che dobbiamo cercare lo ha detto sopra: «Chiedete anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù» (Mt 6, 33).
Non dobbiamo quindi domandare i beni di questo mondo, ma quei beni celesti ed eterni, riguardo ai quali l’apostolo dice: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano» (1Cor 2, 9). Questi beni dobbiamo dunque chiedere; e a colui che elargisce tali beni ci dobbiamo rivolgere; a suo riguardo Davide nel salmo afferma: «Con tutto il mio cuore ti ho cercato» (Sal 118, 10), e Isaia: «Cercate Dio e lo troverete; appena egli si avvicinerà a voi, l’empio abbandoni le sue vie e l’uomo iniquo i suoi misfatti, ed egli avrà misericordia di lui» (Is 55, 6. 7).
Giustamente in seguito dice: «Bussate e vi sarà aperto» (Mt 7, 7). Anche qui il Signore ci ordina di bussare alla porta della vita, alla porta del regno dei cieli, non ad altre porte. Se noi busseremo con un cuore fedele e con le opere della giustizia, si degnerà di aprirci il Signore che in sé stesso ha aperto ai credenti il regno dei cieli. Infatti san Giovanni, bussando a questa porta della vita, a questa soglia del regno dei cieli coi meriti della sua fede attesta che gli è stato aperto, come dice nell’Apocalisse (4, 1): «Ebbi una visione: una porta era aperta in cielo».

SECONDA LETTURA

Dalla lettera enciclica Populorum Progressio di san Paolo VI, papa

(nn. 43-44.47-48 in Enchiridion delle Encicliche 7, nn. 972-973.976-977)
Lo sviluppo solidale dell'umanità

Lo sviluppo integrale dell’uomo non può aver luogo senza lo sviluppo solidale dell’umanità. Come dicevamo a Bombay: "L’uomo deve incontrare l’uomo, le nazioni devono incontrarsi come fratelli e sorelle, come i figli di Dio. In questa comprensione e amicizia vicendevoli, in questa comunione sacra, noi dobbiamo parimenti cominciare a lavorare assieme per edificare l’avvenire comune dell’umanità". E suggerivamo altresì la ricerca di mezzi concreti e pratici di organizzazione e di cooperazione, onde mettere in comune le risorse disponibili e così realizzare una vera comunione fra tutte le nazioni.
Questo dovere riguarda in primo luogo i più favoriti. I loro obblighi sono radicati nella fraternità umana e soprannaturale e si presenta sotto un triplice aspetto: dovere di solidarietà, cioè l’aiuto che le nazioni ricche devono prestare ai paesi in via di sviluppo; dovere di giustizia sociale, cioè il ricomponimento in termini più corretti delle relazioni commerciali difettose tra popoli forti e popoli deboli; dovere di carità universale, cioè la promozione di un mondo più umano per tutti, un mondo nel quale tutti abbiano qualcosa da dare e da ricevere, senza che il progresso degli uni costituisca un ostacolo allo sviluppo degli altri. Il problema è grave, perché dalla sua soluzione dipende l’avvenire della civiltà mondiale.
Non si tratta soltanto di vincere la fame e neppure di ricacciare indietro la povertà. La lotta contro la miseria, pur urgente e necessaria, è insufficiente. Si tratta di costruire un mondo, in cui ogni uomo, senza esclusioni di razza, di religione, di nazionalità, possa vivere una vita pienamente umana, affrancata dalle servitù che gli vengono dagli uomini e da una natura non sufficientemente padroneggiata; un mondo dove la libertà non sia una parola vana e dove il povero Lazzaro possa assidersi alla stessa mensa del ricco (cf. Lc 16, 19-31). Ciò esige da quest’ultimo molta generosità, numerosi sacrifici e uno sforzo incessante. Ciascuno esamini la sua coscienza, che ha una voce nuova per la nostra epoca. È egli pronto a sostenere col suo denaro le opere e le missioni organizzate in favore dei più poveri? a sopportare maggiori imposizioni affinché i poteri pubblici siano messi in grado di intensificare il loro sforzo per lo sviluppo? a pagare più cari i prodotti importati, onde permettere una più giusta remunerazione per il produttore? a lasciare, ove fosse necessario, il proprio paese, se è giovane, per aiutare questa crescita delle giovani nazioni?
Il dovere di solidarietà che vige per le persone vale anche per i popoli; "Le nazioni sviluppate hanno l’urgentissimo dovere di aiutare le nazioni in via di sviluppo".

Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.

ORAZIONE

La tua santa Chiesa, Padre,
custodisca con cura gelosa
i sacramenti della grazia celeste,
perché possa trovare infine aperta
la desiderata porta della vita.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.