UFFICIO DELLE LETTURE
Lunedì, 16 marzo 2026
LUNEDI
DELLA QUARTA SETTIMANA DI QUARESIMA
V O Dio, vieni a salvarmi.
R Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Lode a te, Signore, re di eterna gloria.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:
Sommo Creatore dei lucenti cieli,
o immenso Dio che dividendo l’acque,
offri alla bruna terra
le fresche piogge e l’ardore del sole,
dall’alto manda sull’anima nostra
la divina rugiada della grazia,
né, seducendoci con nuovi inganni,
ci mortifichi più l’antico errore.
Alla tua luce la fede
attinga la provvida luce
che ogni miraggio disperda
e dissipi ogni tenebra.
Ascolta, Padre, la nostra preghiera
per Gesù Cristo Signore
che regna con te nei secoli
e con lo Spirito santo. Amen.
latino
Imménse cæli Cónditor,
qui, mixta ne confúnderent,
aquæ fluénta dívidens,
cælum dedísti límitem,
Firmans locum cæléstibus
simúlque terræ rívulis,
ut unda flammas témperet,
terræ solum ne díssipet:
Infúnde nunc, piíssime,
donum perénnis grátiæ,
fraudis novæ ne cásibus
nos error átterat vetus.
Lucem fides invéniat,
sic lúminis iubar ferat;
hæc vana cuncta térreat,
hanc falsa nulla cómprimant.
Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu. Amen.
In canto
O sommo Creatore dei cieli,
sapiente dividi le acque,
offrendo alla terra feconda
le piogge e l’ardore del sole.
Dall’alto discenda sull’anima
divina rugiada di grazia;
tornando con nuovi inganni,
non rechi la morte il Maligno.
Al tuo splendore la fede
attinga la provvida luce,
che ogni miraggio disperda
e dissipi tutte le tenebre.
O Padre, la nostra preghiera
ascolta per Cristo Signore,
che insieme alla Spirito santo
con te vive e regna in eterno. Amen.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:
Ristorate le membra affaticate,
i servi tuoi si lèvano;
vieni ed accogli, o Dio,
la prima voce dei tuoi figli oranti.
Lieto ti loda il labbro,
il cuore ardente ti chiama:
all’operosa vita che riprende
presiedi e benedici.
La stella del mattino
vince la notte, alla crescente luce
la tenebra nel bel sereno sfuma:
il male così ceda alla tua grazia.
A te concorde sale la supplica:
strappa dai cuori ogni fibra colpevole,
e l’animo redento
celebrerà in eterno la tua gloria.
Ascoltaci, Padre pietoso,
per Gesù Cristo Signore,
che nello Spirito santo
domina e vive nei secoli. Amen.
latino
Somno reféctis ártubus,
spreto cubíli, súrgimus:
nobis, Pater, canéntibus
adésse te depóscimus.
Te lingua primum cóncinat,
te mentis ardor ámbiat,
ut áctuum sequéntium
tu, sancte, sis exórdium.
Cedant tenébræ lúmini
et nox diúrno síderi,
ut culpa, quam nox íntulit,
lucis labáscat múnere.
Precámur ídem súpplices
noxas ut omnes ámputes,
et ore te canéntium
laudéris in perpétuum.
Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu. Amen.
in canto
La notte ha donato ristoro
e lieti i tuoi figli si levano;
accogli benevolo, o Padre,
la lode in attesa del giorno.
Con gioia il labbro si schiude,
il cuore ardente ti chiama:
al nostro lavoro presiedi
e dona il tuo amore fecondo.
La stella del primo mattino
è segno di luce crescente
che vince serena le tenebre:
così la tua grazia il male!
Concorde a te sale la supplica:
tu strappa dai cuori ogni colpa,
e l’animo nostro redento
ti celebri oggi e in eterno.
Ascoltaci, Padre pietoso,
per Cristo Gesù, tuo Figlio
che regna Signore per sempre,
unito allo Spirito santo. Amen.
CANTICO DEI TRE GIOVANI
Cfr. Dn 3, 52-56
Ogni creatura lodi il Signore
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
e siedi sui cherubini, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Come era nel principio e ora e sempre
nei secoli dei secoli, amen, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
SALMODIA
Salmo 72
Perché il giusto soffre
Beato colui che non si scandalizza di me (Mt 11, 6).
I (1-12)
Ant. 1 Quanto è buono Dio con i giusti! †
Quanto è buono Dio con i giusti, *
† con gli umili dal cuore puro!
Per poco non inciampavano i miei piedi, *
per un nulla vacillavano i miei passi,
perché ho invidiato i prepotenti, *
vedendo la prosperità dei malvagi.
Non c’è sofferenza per essi, *
sano e pasciuto è il loro corpo.
Non conoscono l’affanno dei mortali *
e non sono colpiti come gli altri uomini.
Dell’orgoglio si fanno una collana *
e la violenza è il loro vestito.
Esce l’iniquità dal loro grasso, *
dal loro cuore traboccano pensieri malvagi.
Scherniscono e parlano con malizia *
minacciano dall’alto con prepotenza.
Levano la loro bocca fino al cielo *
e la loro lingua percorre la terra.
Perciò seggono in alto, *
non li raggiunge la piena delle acque.
Dicono: «Come può saperlo Dio? *
C’è forse conoscenza nell’Altissimo?».
Ecco, questi sono gli empi: *
sempre tranquilli, ammassano ricchezze.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 1 Quanto è buono Dio con i giusti!
II (13-20)
Ant. 2 Come un sogno al risveglio, Signore, *
quando sorgi, fai svanire la loro immagine.
Invano dunque ho conservato puro il mio cuore *
e ho lavato nell’innocenza le mie mani,
poiché sono colpito tutto il giorno, *
e la mia pena si rinnova ogni mattina.
Se avessi detto: «Parlerò come loro», *
avrei tradito la generazione dei tuoi figli.
Riflettevo per comprendere: *
ma fu arduo agli occhi miei,
finché non entrai nel santuario di Dio *
e compresi qual è la loro fine.
Ecco, li poni in luoghi scivolosi, *
li fai precipitare in rovina.
Come sono distrutti in un istante, *
sono finiti, periscono di spavento!
Come un sogno al risveglio, Signore, *
quando sorgi, fai svanire la loro immagine.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 2 Come un sogno al risveglio, Signore, *
quando sorgi, fai svanire la loro immagine.
III (21-28)
Ant. 3 Anima mia, basta ormai col peccato. *
Pensa che puoi cadere a un tratto
nell’eterno tormento.
Quando si agitava il mio cuore *
e nell’intimo mi tormentavo,
io ero stolto e non capivo, *
davanti a te stavo come una bestia.
Ma io sono con te sempre: *
tu mi hai preso per la mano destra.
Mi guiderai con il tuo consiglio *
e poi mi accoglierai nella tua gloria.
Chi altri avrò per me in cielo? *
Fuori di te nulla bramo sulla terra.
Vengono meno la mia carne e il mio cuore; †
ma la roccia del mio cuore è Dio, *
è Dio la mia sorte per sempre.
Ecco, perirà chi da te si allontana, *
tu distruggi chiunque ti è infedele.
Il mio bene è stare vicino a Dio: *
nel Signore Dio ho posto il mio rifugio,
per narrare tutte le tue opere *
presso le porte della città di Sion.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 3 Anima mia, basta ormai col peccato. *
Pensa che puoi cadere a un tratto
nell’eterno tormento.
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
V Tu sei benedetto, Signore.
R Amen.
L Benedicimi, Padre.
V Per Cristo, che è via e verità,
la divina Maestà ci benedica.
R Amen.
PRIMA LETTURA
Eb 7, 14-28
Dalla lettera agli Ebrei
Il sacerdozio eterno di Cristo
Fratelli, è noto che il Signore nostro è germogliato da Giuda e che riferendosi a questa tribù Mosè non disse nulla riguardo al sacerdozio.
Ciò risulta ancor più evidente dal momento che sorge, a somiglianza di Melchisedek, un sacerdote differente, che non è diventato tale per ragione di una prescrizione carnale, ma per la potenza di una vita indefettibile.
Gli è resa infatti questa testimonianza: «Tu sei sacerdote in eterno alla maniera di Melchisedek» (Sal 109, 4).
Si ha così l’abrogazione di un ordinamento precedente a causa della sua debolezza e inutilità – poiché la legge non ha portato nulla alla perfezione – e l’introduzione di una speranza migliore, grazie alla quale ci avviciniamo a Dio. Inoltre ciò non avvenne senza giuramento. Quelli infatti diventavano sacerdoti senza giuramento; costui al contrario con un giuramento di colui che gli ha detto: «Il Signore ha giurato e non si pentirà: tu sei sacerdote per sempre» (Sal 109, 4). Per questo, Gesù è diventato garante di un’alleanza migliore.
Inoltre, quelli sono diventati sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare a lungo; egli invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta.
Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere in loro favore. Tale era infatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli; che non ha bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, poiché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo sé stesso. La legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza, ma la parola del giuramento, posteriore alla legge, costituisce tale il Figlio reso perfetto in eterno.
RESPONSORIO
Cfr. Sal 102, 10. 14; 105, 6
R Non trattarci, Signore, secondo i nostri peccati,
tu che sai di che siamo plasmati.
Ricorda che noi siamo polvere.
V Abbiamo peccato come i nostri padri,
abbiamo fatto il male, siamo stati empi.
Ricorda che noi siamo polvere.
L Benedicimi, Padre.
V La grazia dello Spirito santo
illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R Amen.
SECONDA LETTURA
Dal «Trattato sul Discorso del Signore sul monte» di sant’Agostino, vescovo
(L. II, 19, 63-64. 66: CCL XXXV, 159-161. 162-163)
Nel criticare i fratelli
converrà ricordarsi della comune fragilità
Il Signore ci mette sull’avviso a proposito del giudizio temerario e ingiusto: vuole che con cuore semplice e rivolto a Dio facciamo tutto ciò che facciamo; infatti non si sa con quale cuore siano compiute molte azioni che è temerario giudicare. Giudicano temerariamente di azioni non chiare e facilmente rimproverano soprattutto quelli che amano criticare e condannare più che non emendare e correggere, vizio, questo, proprio della superbia e dell’invidia. Perciò il Signore soggiunge: «Perché vedi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello e non vedi la trave nel tuo?» (Mt 7, 3), sicché, per esempio, quello ha peccato per ira, tu lo rimproveri per odio.
Tra l’ira e l’odio c’è quasi la stessa differenza che esiste tra una pagliuzza e una trave. L’odio, infatti, è un’ira radicata, come quella che per il passare del tempo ha acquistato tanta forza da essere chiamata giustamente trave. Può darsi che, se ti adiri con uno, tu voglia che si corregga; se invece lo odi, non puoi volerlo correggere.
«Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio, e allora cercherai di togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello» (Mt 7, 5), cioè: anzitutto caccia dal tuo animo l’odio, e poi potrai correggere quello che ormai tu ami. E opportunamente dice: «ipocrita». Infatti accusare i difetti è compito degli uomini buoni e benevoli; ma quando lo fanno i cattivi, sostengono una parte non loro, come gli attori, che nascondono sotto la maschera ciò che sono e fanno apparire nella maschera ciò che non sono. Col nome di attori (gr. hypokritài) potresti intendere i simulatori. Ed è veramente assai pericolosa e molesta la razza dei simulatori, i quali, mentre si assumono l’accusa di tutti i vizi per odio e livore, per giunta vogliono sembrare persone che danno utili consigli.
Perciò con bontà e prudenza bisogna fare attenzione, quando la necessità costringe a rimproverare o a sgridare qualcuno, anzitutto a riflettere se si tratta di un vizio che non abbiamo mai avuto o di cui ormai ci siamo liberati. E se non lo abbiamo mai avuto, riflettiamo che anche noi siamo uomini e avremmo potuto averlo; se invece lo abbiamo avuto e non lo abbiamo più, ricordiamoci della comune fragilità, sicché non l’odio, ma la compassione preceda quel rimprovero o quel castigo. Serva esso alla correzione di colui per il quale così interveniamo oppure serva alla sua rovina – infatti l’esito è incerto –, noi tuttavia siamo sicuri dell’innocenza del nostro occhio. Ma se, riflettendo, troveremo che anche noi abbiamo quel vizio che ha quello che ci prepariamo a rimproverare, non rimproveriamolo né castighiamolo, ma piangiamo con lui; e invitiamolo non a obbedirci, ma a tentare di correggersi con noi!
I rabbuffi, dunque, devono essere impiegati raramente e solo per una grave necessità, a condizione tuttavia che anche in essi mettiamo ogni impegno perché si serva a Dio, non a noi. Infatti lo scopo preciso è quello di non fare nulla con duplicità di cuore togliendo la trave dell’invidia o della malizia o della simulazione dal nostro occhio, per vedere di togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello. La vedremo infatti con gli occhi della colomba, come sono quelli lodati nella sposa di Cristo, la Chiesa gloriosa, che Dio si è scelto senza macchia e senza ruga, cioè pura e sincera.
SECONDA LETTURA
Dalla lettera enciclica Populorum Progressio di san Paolo VI, papa
(nn. 13-16 passim in Enchiridion delle Encicliche 7, nn. 942-945 passim)
Lo sviluppo integrale dell'uomo
La situazione attuale del mondo esige un’azione d’insieme sulla base di una visione chiara di tutti gli aspetti economici, sociali, culturali e spirituali. Esperta di umanità, la Chiesa, lungi dal pretendere minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati, "non ha di mira che un unico scopo: continuare, sotto l’impulso dello Spirito consolatore, la stessa opera del Cristo, venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità, per salvare, non per condannare, per servire, non per essere servito". Fondata per porre fin da quaggiù le basi del regno dei cieli e non per conquistare un potere terreno, essa afferma chiaramente che i due domini sono distinti, così come sono sovrani i due poteri, ecclesiastico e civile, ciascuno nel suo ordine. Ma, vivente com’è nella storia, essa deve "scrutare i segni dei tempi e interpretarli alla luce del Vangelo". In comunione con le migliori aspirazioni degli uomini e soffrendo di vederle insoddisfatte, essa desidera aiutarli a raggiungere la loro piena fioritura, e a questo fine offre loro ciò che possiede in proprio: una visione globale dell’uomo e dell’umanità.
Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo. Com’è stato giustamente sottolineato da un eminente esperto: "noi non accettiamo di separare l’economico dall’umano, lo sviluppo dalla civiltà dove si inserisce. Ciò che conta per noi è l’uomo, ogni uomo, ogni gruppo d’uomini, fino a comprendere l’umanità intera".
Nel disegno di Dio, ogni uomo è chiamato a uno sviluppo, perché ogni vita è vocazione. Fin dalla nascita, è dato a tutti in germe un insieme di attitudini e di qualità da far fruttificare: il loro pieno svolgimento, frutto a un tempo della educazione ricevuta dall’ambiente e dello sforzo personale, permetterà a ciascuno di orientarsi verso il destino propostogli dal suo Creatore. Dotato d’intelligenza e di libertà, egli è responsabile della sua crescita, così come della sua salvezza. Aiutato, e talvolta impedito, da coloro che lo educano e lo circondano, ciascuno rimane, quali che siano le influenze che si esercitano su di lui, l’artefice della sua riuscita o del suo fallimento: col solo sforzo della sua intelligenza e della sua volontà, ogni uomo può crescere in umanità, valere di più, essere di più.
Tale crescita non è d’altronde facoltativa. Come tutta intera la creazione è ordinata al suo Creatore, la creatura spirituale è tenuta ad orientare spontaneamente la sua vita verso Dio, verità prima e supremo bene. Così la crescita umana costituisce come una sintesi dei nostri doveri. Ma c’è di più: tale armonia di natura, arricchita dal lavoro personale e responsabile, è chiamata a un superamento. Mediante la sua inserzione nel Cristo vivificatore, l’uomo accede a una dimensione nuova, a un umanesimo trascendente, che gli conferisce la sua più grande pienezza: questa è la finalità suprema dello sviluppo personale.
Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.
ORAZIONE
Purifica, Padre, i tuoi servi
da ogni bruttura di colpa;
donaci l’umiltà di cuore e di mente
e un amore sincero verso i nostri fratelli.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:
Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
CONCLUSIONE
V Benediciamo il Signore.
R Rendiamo grazie a Dio.