UFFICIO DELLE LETTURE
Giovedì, 12 marzo 2026
GIOVEDI
DELLA TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA
V O Dio, vieni a salvarmi.
R Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Lode a te, Signore, re di eterna gloria.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:
Al quinto giorno tutto ciò che vive
hai tratto, o Dio, dall’acque primordiali:
guizzano i pesci nel mare,
gli uccelli si rincorrono nell’aria.
Nati nell’onda del santo lavacro,
rigeneràti dal sangue di Cristo,
serbaci liberi e puri
nella preziosa vita della grazia.
Non ci avvilisca la colpa
né la superba innocenza ci illuda,
il cuore nell’orgoglio non si esalti
né si deprima per le sue cadute.
Così ti implora il tuo popolo, o Padre,
per Cristo Redentore
che nello Spirito santo
regna con te nei secoli. Amen.
latino
Magnæ Deus poténtiæ,
qui ex aquis ortum genus
partim remíttis gúrgiti,
partim levas in áera,
Demérsa lymphis ímprimens,
subvécta cælis írrogans,
ut, stirpe una pródita,
divérsa répleant loca:
Largíre cunctis sérvulis,
quos mundat unda sánguinis,
nescíre lapsus críminum
nec ferre mortis tædium,
Ut culpa nullum déprimat,
nullum levet iactántia,
elísa mens ne cóncidat,
eláta mens ne córruat.
Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu. Amen.
in canto
Dall’ampia distesa dell’acqua
hai tratto, Signore, i viventi:
gli uccelli veloci nell’aria
e i pesci guizzanti nel mare.
Rinati nel santo lavacro,
salvati dal sangue di Cristo,
conservaci liberi e puri
in vita preziosa di grazia.
Il male non spenga fiducia,
nel bene viviamo umilmente;
il cuore rifugga da orgoglio
né mai lo deprima la colpa.
O Padre, così ti imploriamo
per Cristo Gesù Redentore,
che insieme allo Spirito santo
con te vive e regna in eterno. Amen.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:
Vita di tutti, Cristo Redentore,
o Giudice tremendo, unico Re,
odi pietoso la supplica e accogli
benignamente il canto.
Grata la lode nella notte ascenda
a te, divina Luce,
e l’eco dell’eterna melodia
consoli e allieti i cuori.
Di gioiosa innocenza adorna i giorni,
pensieri ispira di vita immortale,
in ogni azione nostra
sfavilli la tua gloria.
A te, suprema fonte dell’essere,
o Trinità beata,
la Chiesa dei redenti
leva felice l’inno nei secoli. Amen.
latino
O sator rerum, reparátor ævi,
Christe, rex regum, metuénde censor,
tu preces nostras paritérque laudes
súscipe clemens.
Noctis en cursu tibi vota laudum
pángimus; præsta tibi sint ut apta,
nosque concéntu réfove perénni,
lúminis auctor.
Da dies nobis probitáte faustos
mortis ignáram tribuéndo vitam,
semper ut nostros tua sit per actus
glória perpes.
Glória summum résonet Paréntem,
glória Natum, paritérque sanctum
Spíritum dulci modulétur hymno
omne per ævum. Amen.
in canto
Di tutti sei vita, Signore,
o unico Re, nostro Giudice:
tu, mite, ascolta la supplica,
accogli benevolo il canto.
La lode notturna innalziamo
a te che sei Luce divina,
e l’eco dei cori celesti
consoli e allieti i cuori.
Concedi gioiosa innocenza,
pensieri di cielo ispira;
sfavilli la gloria immortale
in ogni azione terrena.
A te, uno e trino Signore,
sorgente suprema dell’essere,
elevino tutti i redenti
un inno di festa nei secoli. Amen.
CANTICO DEI TRE GIOVANI
Cfr. Dn 3, 52-56
Ogni creatura lodi il Signore
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
e siedi sui cherubini, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Come era nel principio e ora e sempre
nei secoli dei secoli, amen, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
SALMODIA
Salmo 88, 39-53
Lamento sulla rovina della casa di Davide
Ha suscitato per noi una salvezza potente nella casa di Davide, suo servo (Lc 1, 69).
IV (39-46)
Ant. 1 Tutta la terra a te leva il suo grido: *
contro di te abbiamo tutti peccato;
donaci, Signore, il tuo perdono.
Tu, Signore, lo hai respinto e ripudiato, *
ti sei adirato contro il tuo consacrato;
hai rotto l’alleanza con il tuo servo, *
hai profanato nel fango la sua corona.
Hai abbattuto tutte le sue mura, *
e diroccato le sue fortezze;
tutti i passanti lo hanno depredato, *
è divenuto lo scherno dei suoi vicini.
Hai fatto trionfare la destra dei suoi rivali, *
hai fatto gioire tutti i suoi nemici.
Hai smussato il filo della sua spada *
e non l’hai sostenuto nella battaglia.
Hai posto fine al suo splendore, *
hai rovesciato a terra il suo trono.
Hai abbreviato i giorni della sua giovinezza *
e lo hai coperto di vergogna.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 1 Tutta la terra a te leva il suo grido: *
contro di te abbiamo tutti peccato;
donaci, Signore, il tuo perdono.
V (47-53)
Ant. 2 Le tue mani ci hanno plasmato,
col tuo sangue ci hai riscattato: *
Santo onnipotente, aiutaci nel tempo dell’angoscia.
Fino a quando, Signore, continuerai a tenerti nascosto, *
arderà come fuoco la tua ira?
Ricorda quant’è breve la mia vita. *
Perché quasi un nulla hai creato ogni uomo?
Quale vivente non vedrà la morte, *
sfuggirà al potere degli inferi?
Dove sono, Signore, le tue grazie di un tempo *
che per la tua fedeltà hai giurato a Davide?
Ricorda, Signore, l’oltraggio dei tuoi servi: *
porto nel cuore le ingiurie di molti popoli,
con le quali, Signore, i tuoi nemici insultano, *
insultano i passi del tuo consacrato.
Benedetto il Signore in eterno. *
Amen, amen.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 2 Le tue mani ci hanno plasmato,
col tuo sangue ci hai riscattato: *
Santo onnipotente, aiutaci nel tempo dell’angoscia.
Salmo 89
Su di noi sia la bontà del Signore
Davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo (2Pt 3, 8).
Ant. 3 «Ritornate a me, figli dell’uomo: *
io vi risanerò» – dice il Signore –.
Signore, tu sei stato per noi un rifugio *
di generazione in generazione.
Prima che nascessero i monti †
e la terra e il mondo fossero generati, *
da sempre e per sempre tu sei, Dio.
Tu fai ritornare l’uomo in polvere *
e dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, *
come un turno di veglia nella notte.
Li annienti: li sommergi nel sonno; *
sono come l’erba che germoglia al mattino:
al mattino fiorisce, germoglia, *
alla sera è falciata e dissecca.
Perché siamo distrutti dalla tua ira, *
siamo atterriti dal tuo furore.
Davanti a te poni le nostre colpe, *
i nostri peccati occulti alla luce del tuo volto.
Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua ira, *
finiamo i nostri anni come un soffio.
Gli anni della nostra vita sono settanta, *
ottanta per i più robusti,
ma quasi tutti sono fatica, dolore; *
passano presto e noi ci dileguiamo.
Chi conosce l’impeto della tua ira, *
e il tuo sdegno, con il timore a te dovuto?
Insegnaci a contare i nostri giorni *
e giungeremo alla sapienza del cuore.
Volgiti, Signore; fino a quando? *
Muoviti a pietà dei tuoi servi.
Saziaci al mattino con la tua grazia: *
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Rendici la gioia per i giorni di afflizione, *
per gli anni in cui abbiamo visto la sventura.
Si manifesti ai tuoi servi la tua opera *
e la tua gloria ai loro figli.
Sia su di noi la bontà del Signore, nostro Dio: †
rafforza per noi l’opera delle nostre mani, *
l’opera delle nostre mani rafforza.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 3 «Ritornate a me, figli dell’uomo: *
io vi risanerò» – dice il Signore –.
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
V Tu sei benedetto, Signore.
R Amen.
L Benedicimi, Padre.
V Per Cristo, che è via e verità,
la divina Maestà ci benedica.
R Amen.
PRIMA LETTURA
Eb 4, 14 – 5, 10
Dalla lettera agli Ebrei
Gesù Cristo sommo sacerdote
Poiché abbiamo un grande sommo sacerdote, che ha attraversato i cieli, Gesù, Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno.
Ogni sommo sacerdote, scelto fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. In tal modo egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anch’egli rivestito di debolezza, a motivo della quale deve offrire anche per sé stesso sacrifici per i peccati, come lo fa per il popolo.
Nessuno può attribuirsi questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stesso modo Cristo non si attribuì la gloria di sommo sacerdote, ma gliela conferì colui che gli disse: «Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato» (Sal 2, 7). Come in un altro passo dice: «Tu sei sacerdote per sempre, alla maniera di Melchisedek» (Sal 109, 4).
Egli nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote «alla maniera di Melchisedek».
RESPONSORIO
Cfr. Sal 141, 2
R Tu non castighi, Dio, il peccatore
per lasciarlo perire.
Aspetti pietoso e paziente
che si penta e converta.
V Con la mia voce a te grido, Signore,
con la mia voce ti supplico.
Aspetti pietoso e paziente
che si penta e converta.
L Benedicimi, Padre.
V La grazia dello Spirito santo
illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R Amen.
SECONDA LETTURA
Dal «Trattato su Matteo VI, 25-34» di san Cromazio di Aquileia, vescovo
(Tract. XXXII 1. 2. 4. 8: CCL IX A, 350-356)
A ciascun giorno basta il suo male
Il Signore, volendo che ogni atto della nostra vita sia rivolto al cielo, ci vieta di darci pensiero delle cose di questo secolo o delle necessità della vita presente, perché per colpa di queste preoccupazioni l’animo, distolto da Dio e dalle aspirazioni celesti, è richiamato alle preoccupazioni o agli affanni di questo mondo. Perciò non a torto il Signore dice in questo passo: «Non preoccupatevi nel vostro cuore» ecc. (Mt 6, 25 ss.). Con queste parole ci ha insegnato a non prenderci cura dei mezzi di sussistenza per la nostra vita o delle vesti per il nostro corpo, ma a pensare piuttosto alla salvezza dell’anima e del corpo, perché «l’anima vale più del cibo». Questo nostro cibo, infatti, perisce, l’anima invece vive in eterno. «E il corpo», dice, «vale più del vestito» (Mt 6, 25), perché questo nostro vestito si rovina, si consuma, si distrugge, mentre il corpo, mediante la risurrezione, viene coperto dalla veste dell’immortalità. Perciò non bisogna pensare a queste cose, poiché il Signore, che concede all’uomo ciò che vale di più, cioè la vita eterna e l’immortalità, senza dubbio si degnerà di fornirci anche quelle cose che hanno fine col tempo.
E soggiunse: «Chi di voi può aggiungere alla sua statura un sol cubito? E perché vi preoccupate del vestito?» (Mt 6, 27-28). Non è in potere nostro né dipende dalla nostra capacità far crescere il corpo o aggiungere qualcosa alla nostra statura, ma è possibile soltanto a Dio che, a suo arbitrio, si degna di concedere a ciascuno di noi ciò che vuole e quando vuole. Se dunque queste qualità che, senza che ce ne curiamo, progrediscono in noi per naturale sviluppo, ci sono date dal disegno divino, quanto più queste cose che sono necessarie al nostro corpo ci saranno garantite dalla comprensiva benevolenza di colui, che è appunto l’autore della nostra vita! Ma secondo il significato spirituale, aggiungere un cubito indica la speranza futura, nella quale il Signore ci farà pervenire trasformati in uomo perfetto mediante la risurrezione, conforme alle parole dell’Apostolo: «Finché arriviamo tutti all’uomo perfetto, alla misura dell’età della pienezza di Cristo» (Ef 4, 13).
Perciò il Signore aggiunse ancora queste parole: «Non preoccupatevi del domani» (Mt 6, 34). Vietandoci di pensare al domani egli indubbiamente allontanò da noi ogni preoccupazione mondana. Ma dobbiamo indagare perché, dicendo che non bisogna pensare al domani, ha soggiunto: «A ciascun giorno basta la sua cattiveria» (Mt 6, 34), e quale cattiveria del giorno intendiamo sia indicata, dato che sappiamo che i singoli giorni furono benedetti da Dio all’inizio del mondo e vediamo che ogni giorno viene concessa la luce agli uomini e tutti i giorni osservano il corso loro assegnato da Dio e le leggi secondo le quali vennero creati. Il Signore parlava dunque delle colpe che commettiamo giornalmente non per la cattiveria di questo giorno, che è esente da colpa, ma piuttosto per la nostra cattiveria, e siccome in ciascun giorno non possiamo rimanere senza un peccato, sia pure lieve, con ciò il Signore ci ammonisce a riscattare i peccati di ciascun giorno, anche se lievi, con la quotidiana sollecitudine della fede e la giusta soddisfazione.
Anche il santo apostolo, volendo che noi riscattassimo con la fede celeste i peccati d’ogni giorno, così ci ammonì nella sua lettera: «Camminate nella sapienza in confronto di quelli che non appartengono alla Chiesa, non desiderando nulla di nessuno, profittando del tempo perché i giorni sono cattivi» (1Ts 4, 12), non già l’ordine, non il corso dei giorni, ma i peccati degli uomini malvagi che ogni giorno vivono per questo mondo nelle iniquità e nei delitti. Perciò dobbiamo riscattare con le buone opere tali giorni e il tempo della vita presente, per meritare di giungere a quel giorno beato della gloria futura, alla venuta del Signore e Salvatore nostro, che è benedetto nei secoli. Amen.
SECONDA LETTURA
Dalla lettera enciclica Sacerdotalis Caelibatus di san Paolo VI, papa
(nn. 73-74.78-80 in Enchiridion delle Encicliche 7, nn. 1104-1105.1110-1113)
La vita sacerdotale
Il sacerdote non deve credere che l'ordinazione gli renda tutto facile e che lo metta definitivamente al riparo da ogni tentazione o pericolo. La castità non si acquisisce una volta per sempre, ma è il risultato di una laboriosa conquista e di una quotidiana affermazione. [...] Il sacerdote, per salvaguardare con ogni cura il bene della sua castità e per affermarne il sublime significato, consideri con lucidità e serenità la sua condizione di uomo esposto al combattimento spirituale contro le seduzioni della carne in se stesso e nel mondo, col proposito incessantemente rinnovato di perfezionare sempre più e sempre meglio la sua irrevocabile offerta, che lo impegna a una piena, leale e reale fedeltà.
Nuova forza e nuova gioia verrà al sacerdote di Cristo nell'approfondire ogni giorno nella meditazione e nella preghiera i motivi della sua donazione e la convinzione di aver scelto la parte migliore. Egli implorerà con umiltà e perseveranza la grazia della fedeltà, che non mai è negata a chi la chiede con cuore sincero, ricorrendo nello stesso tempo ai mezzi naturali e soprannaturali di cui dispone. Non trascurerà, soprattutto, quelle norme ascetiche che sono garantite dalla esperienza della Chiesa e che nelle odierne circostanze non sono meno necessarie d'un tempo.
La vita sacerdotale esige una intensità spirituale genuina e sicura per vivere dello Spirito e per conformarsi allo Spirito (cf. Gal 5, 25), una ascetica interiore ed esteriore veramente virile in chi, appartenendo a speciale titolo a Cristo, ha in lui e per lui crocifisso la carne con le sue passioni e le sue voglie (Gal 5, 24), non dubitando per questo di affrontare duri e diuturni cimenti (1Cor 9, 26-27). Il ministro di Cristo potrà così meglio manifestare al mondo i frutti dello Spirito, che sono: carità, gioia, pace, pazienza, benignità, bontà, longanimità, mitezza, fedeltà, moderazione, continenza, castità. (Gal 5, 22-23)
La castità sacerdotale è incrementata, custodita e difesa anche da un genere di vita, da un ambiente e da un'attività confacenti a un ministro di Dio, per cui è necessario fomentare al massimo quella intima fraternità sacramentale, della quale tutti i sacerdoti godono in virtù della sacra ordinazione.
Sia dunque perfetta la comunione di spirito tra i sacerdoti e intenso lo scambio di preghiere, di serena amicizia e di aiuti d'ogni genere. Non si raccomanderà mai abbastanza ai sacerdoti una certa loro vita comune tutta tesa al ministero propriamente spirituale; pratica di incontri frequenti con fraterni scambi di idee, di consigli e di esperienza tra confratelli; l'impulso alle associazioni che favoriscono la santità sacerdotale.
Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.
ORAZIONE
Padre e Salvatore degli uomini,
nella tua bontà non negarci quei doni
che vedi necessari alla vita presente,
perché il nostro cuore
oppresso dalle sollecitudini di questo mondo
non sia distolto dai pensieri del cielo.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:
Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
CONCLUSIONE
V Benediciamo il Signore.
R Rendiamo grazie a Dio.