UFFICIO DELLE LETTURE

Martedì, 10 marzo 2026

MARTEDI
DELLA TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Lode a te, Signore, re di eterna gloria.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

Creatore e sovrano di tutto,
vincendo le furie del mare,
hai tratto alla luce la terra,
bellissima nostra dimora.

Tu di vivaci fiori l’adorni
e, quasi mensa regale
di frutti ricoprendola e di mèssi,
la presenti ai tuoi figli.

Così alla fresca tua rugiada, o Dio,
verdeggi il deserto dell’anima;
lavi ogni macchia il pianto,
ogni ribelle fremito si plachi.

La nostra volontà alla tua si accordi
e rifugga dal male,
il cuore si arrenda alla grazia
e schivi gli atti che arrecano morte.

A te eleviamo, o Padre, la preghiera,
a te che regni nei secoli
con l’unico tuo Figlio
e lo Spirito santo.   Amen.

latino

Tellúris ingens Conditor,
mundi solum qui éruens,
pulsis aquæ moléstiis,
terram dedísti immóbilem,

Ut germen aptum próferens,
fulvis decóra flóribus,
fecúnda fructu sísteret
pastúmque gratum rédderet:

Mentis perústæ vúlnera
munda viróre grátiæ,
ut facta fletu díluat
motúsque pravos átterat,

Iussis tuis obtémperet,
nullis malis appróximet,
bonis repléri gáudeat
et mortis actum nésciat.

Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu.   Amen.

in canto

Creatore e sovrano di tutto,
vincendo le furie del mare,
hai tratto alla luce la terra,
bellissima nostra dimora.

Di fiori vivaci l’adorni
e, quasi regale banchetto,
di frutti e di messi arricchita,
la doni ogni giorno ai tuoi figli.

Così alla tua rugiada
verdeggi il deserto dell’anima;
il pianto cancelli le colpe,
si plachino i cuori ribelli.

Si compia il tuo disegno,
dal male ci salvi il tuo amore;
il cuore si arrenda alla grazia,
fuggendo le azioni di morte.

Ascolta la nostra preghiera,
o Padre, che regni nei secoli
con l’unico Figlio diletto,
insieme allo Spirito santo. Amen.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

Tu, Giorno eterno, che vivi e risplendi
dell’increata luce del Padre,
guarda propizio chi devoto illumina
di lieti canti la notte.

Vinci, Signore, le nostre tenebre:
sperdi le schiere dei dèmoni,
gli animi scuoti sì che il torpore
non soffochi le menti.

I servi che ti implorano
pietosamente ascolta: la lode
che a te si leva, Cristo, ci meriti
grazia, perdono e pace.

A te la gloria ascenda e il nostro giubilo,
o mite Re d’amore,
al Padre e allo Spirito Paraclito
negli infiniti secoli.   Amen.

latino

Consors patérni lúminis,
lux ipse lucis et dies,
noctem canéndo rúmpimus:
assíste postulántibus.

Aufer tenébras méntium,
fuga catérvas dǽmonum,
expélle somnoléntiam
ne pigritántes óbruat.

Sic, Christe, nobis ómnibus
indúlgeas credéntibus,
ut prosit exorántibus
quod præcinéntes psállimus.

Sit, Christe, rex piíssime,
tibi Patríque glória
cum Spíritu Paráclito,
in sempitérna sæcula.   Amen.

in canto

Tu, Giorno eterno, che splendi
nel Padre, la luce increata,
accogli propizio chi illumina
la notte con canti festosi.

Le tenebre vinci, Signore:
disperdi le schiere dei dèmoni,
gli animo scuoti dal sonno
che soffoca i cuori e le menti.

Ascolta i tuoi servi che implorano
l’amore sul giorno nascente:
o Cristo, la lode ci ottenga
la grazia, il perdono, la pace.

Sei degno di onore e di gloria,
o Re, nostro mite Signore,
col Padre e lo Spirito santo
nel tempo e nei secoli eterni. Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI

Cfr. Dn 3, 52-56

Ogni creatura lodi il Signore

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Salmo 67

L’ingresso trionfale del Signore

Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose (Ef 4, 10).

I (2-11)

Ant. 1   Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano.

Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano *
      e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.

Come si disperde il fumo, tu li disperdi; †
     come fonde la cera di fronte al fuoco, *
     periscano gli empi davanti a Dio.

I giusti invece si rallegrino, †
     esultino davanti a Dio *
     e cantino di gioia.

Cantate a Dio, inneggiate al suo nome, *
     spianate la strada a chi cavalca le nubi:
«Signore» è il suo nome, *
     gioite davanti a lui.

Padre degli orfani e difensore delle vedove *
     è Dio nella sua santa dimora.

Ai derelitti Dio fa abitare una casa, †
     fa uscire con gioia i prigionieri; *
     solo i ribelli abbandona in arida terra.

Dio, quando uscivi davanti al tuo popolo, *
     quando camminavi per il deserto, tremò la terra,
stillarono i cieli davanti al Dio del Sinai, *
     davanti a Dio, il Dio di Israele.

Pioggia abbondante riversavi, o Dio, *
     rinvigorivi la tua eredità esausta.
E il tuo popolo abitò il paese *
     che nel tuo amore, o Dio, preparasti al misero.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 1   Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano.

II (12-24)

Ant. 2   Ha cura di noi il Dio della salvezza.

Il Signore annunzia una notizia, *
     le messaggere di vittoria sono grande schiera:
«Fuggono i re, fuggono gli eserciti, *
     anche le donne si dividono il bottino.

Mentre voi dormite tra gli ovili, †
     splendono d’argento le ali della colomba, *
     le sue piume di riflessi d’oro».

Quando disperdeva i re l’Onnipotente, *
     nevicava sullo Zalmon.

Monte di Dio, il monte Basan, *
     monte dalle alte cime, il monte di Basan.

Perché invidiate, o monti dalle alte cime, †
     il monte che Dio ha scelto a sua dimora? *
     Il Signore lo abiterà per sempre.

I carri di Dio sono migliaia e migliaia: *
     il Signore viene dal Sinai nel santuario.

Sei salito in alto conducendo prigionieri, †
     hai ricevuto uomini in tributo: *
     anche i ribelli abiteranno presso il Signore Dio.

Benedetto il Signore sempre; *
     ha cura di noi il Dio della salvezza.
Il nostro Dio è un Dio che salva; *
     il Signore Dio libera dalla morte.

Sì, Dio schiaccerà il capo dei suoi nemici, *
     la testa altèra di chi percorre la via del delitto.

Ha detto il Signore: «Da Basan li farò tornare, *
     li farò tornare dagli abissi del mare,

perché il tuo piede si bagni nel sangue, *
     e la lingua dei tuoi cani riceva la sua parte tra i nemici».

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 2   Ha cura di noi il Dio della salvezza.

III (25-36)

Ant. 3   Conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi, *
             e rendi forte il tuo popolo.

Appare il tuo corteo, Dio, *
     il corteo del mio Dio, del mio re, nel santuario.

Precedono i cantori, †
     seguono ultimi i citaredi, *
     in mezzo le fanciulle che battono cèmbali.

«Benedite Dio nelle vostre assemblee, *
     benedite il Signore, voi della stirpe di Israele».

Ecco, Beniamino, il più giovane, †
     guida i capi di Giuda nelle loro schiere, *
     i capi di Zàbulon, i capi di Nèftali.

Dispiega, Dio, la tua potenza, *
     conferma, Dio, quanto hai fatto per noi.
Per il tuo tempio, in Gerusalemme, *
     a te i re porteranno doni.

Minaccia la belva dei canneti, †
     il branco dei tori con i vitelli dei popoli: *
     si prostrino portando verghe d’argento;

disperdi i popoli che amano la guerra. †
     Verranno i grandi dall’Egitto, *
     l’Etiopia tenderà le mani a Dio.

Regni della terra, cantate a Dio, *
     cantate inni al Signore;
egli nei cieli cavalca, nei cieli eterni, *
     ecco, tuona con voce potente.

Riconoscete a Dio la sua potenza, †
     la sua maestà su Israele, *
     la sua potenza sopra le nubi.

Terribile sei, Dio, dal tuo santuario; †
     il Dio d’Israele dà forza e vigore al suo popolo. *
     Sia benedetto Dio.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 3   Conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi, *
             e rendi forte il tuo popolo.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.

L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

Eb 3, 1-19

Dalla lettera agli Ebrei

Gesù apostolo della nostra professione di fede

Fratelli santi, partecipi di una vocazione celeste, fissate bene la mente in Gesù, l’apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo, il quale è stato fedele a colui che l’ha costituito, così come lo fu Mosè in tutta la sua casa (cfr. Nm 12, 7). Ma in confronto a Mosè, egli è stato giudicato degno di una gloria tanto maggiore, quanto di un maggiore onore gode il costruttore in confronto alla casa stessa. Ogni casa infatti viene costruita da qualcuno; ma colui che ha costruito tutto è Dio. In verità Mosè fu fedele in tutta la casa di lui come servitore, per rendere testimonianza di ciò che doveva essere annunziato più tardi; Cristo, invece, lo fu in qualità di figlio costituito sopra la sua propria casa. E la sua casa siamo noi, a condizione che conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo.
Per questo, come dice lo Spirito santo: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, nel giorno della tentazione nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant’anni le mie opere. Perciò mi disgustai di quella generazione e dissi: Hanno sempre il cuore sviato. Non hanno conosciuto le mie vie. Così ho giurato nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo» (cfr. Sal 94, 8-11).
Guardate perciò, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura quest’«oggi», perché nessuno di voi si indurisca sedotto dal peccato. Siamo diventati infatti partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda sino alla fine la fiducia che abbiamo avuta da principio. Quando pertanto si dice: «Oggi, se udite la mia voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione», chi furono quelli che, dopo aver udito la sua voce, si ribellarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall’Egitto sotto la guida di Mosè? E chi furono coloro di cui si è disgustato per quarant’anni? Non furono quelli che avevano peccato e poi caddero cadaveri nel deserto? (cfr. Nm 14, 29). E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo (cfr. Nm 14, 22 ss.), se non a quelli che non avevano creduto? In realtà vediamo che non vi poterono entrare a causa della loro mancanza di fede.

RESPONSORIO

Cfr. Sal 50, 5

R   Poiché pecco ogni giorno e non mi correggo,
      la paura della morte mi conturba.
      So che non c’è redenzione negli inferi:
           abbi pietà di me, Signore, e salvami.

V   Riconosco la mia colpa,
      il mio peccato mi sta sempre dinanzi;
           abbi pietà di me, Signore, e salvami.

L    Benedicimi, Padre.
V   La grazia dello Spirito santo
      illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dal «Trattato sul Discorso del Signore sul monte» di sant’Agostino, vescovo

(L. II, 12, 40. 42-43: CCL XXXV, 130-134)
Cristo ci esorta al digiuno

Dopo la preghiera insegnata dal Signore segue il precetto del digiuno, che mira alla medesima purificazione del cuore, di cui ora si tratta. Anche in quest’opera, infatti, bisogna evitare che si insinui qualche ostentazione e qualche desiderio della lode degli uomini, che renda doppio il cuore e non gli permetta di essere puro e semplice per comprendere Dio. «Ma quando digiunate», dice, «non mostratevi tristi come gli ipocriti; questi infatti sfigurano la loro faccia, perché la gente veda che digiunano. In verità vi dico, hanno ricevuto la loro ricompensa. Voi invece, quando digiunate, spargete profumi sul vostro capo e lavatevi la faccia, perché la gente non veda che digiunate, bensì il Padre vostro che sta nel segreto; e il Padre vostro, che vede nel segreto, vi ricompenserà» (Mt 6, 16-18). È chiaro che mediante questi precetti ogni nostro sforzo viene rivolto verso le gioie interiori, perché non ci uniformiamo a questo mondo, cercando una ricompensa fuori di noi, e quindi perdiamo la promessa di una felicità tanto più solida e stabile quanto più è dentro di noi, mediante la quale Dio volle che fossimo conformi all’immagine di suo Figlio.
Si vuole chiedere che cosa significhino queste parole: «Voi invece, quando digiunate, spargete profumi sul vostro capo e lavatevi la faccia, perché la gente non veda che digiunate». Nessuno infatti, sebbene siamo soliti lavarci la faccia ogni giorno, potrebbe a ragione imporci l’obbligo di avere anche i capelli profumati, quando digiuniamo. E se tutti riconoscono che quest’uso è vergognosissimo, bisogna intendere che questa prescrizione di profumarsi il capo e di lavarci la faccia si riferisca all’uomo interiore. Profumarsi il capo, dunque, è manifestazione di letizia, lavarsi invece la faccia è segno di pulizia; e perciò si profuma il capo chi si rallegra dentro di sé nell’anima e nella ragione.
E si laverà anche la faccia e purificherà il cuore con cui deve vedere Dio, non attraverso un velo a causa dell’infermità contratta per le sozzure, ma sicuro e saldo, perché è puro e schietto. «Lavatevi», dice, «siate mondi; togliete le iniquità dalla vostra anima e dalla vista dei miei occhi» (Is 1, 16). La nostra faccia, dunque, deve essere lavata dalle sozzure che offendono la vista di Dio. «Noi, infatti, contemplando la gloria del Signore senza veli, saremo trasformati nella medesima immagine» (2Cor 3, 18).
Spesso anche il pensiero delle cose necessarie richieste da questa vita ferisce e annebbia il nostro occhio interiore e per lo più rende doppio il cuore, così che non facciamo col cuore, con cui il Signore ha prescritto di farle, quelle cose che, in apparenza, facciamo giustamente con gli uomini, cioè non perché li amiamo, ma perché vogliamo ottenere da essi qualche vantaggio per le necessità della vita presente. Dobbiamo invece far loro del bene per la loro salvezza eterna, non per il nostro interesse temporale. Dunque Dio pieghi il nostro cuore ai suoi insegnamenti e non al nostro profitto! «Scopo del precetto è la carità che proviene da un cuore puro e da una retta coscienza e da una fede non mendace» (1Tm 1, 5). Chi invece si prende cura del fratello per le proprie necessità di questa vita, non se ne cura certamente per carità, perché non provvede a lui, che deve amare come sé stesso, ma alla propria persona; anzi neppure alla propria persona, poiché per tale motivo rende doppio il suo cuore, che gli impedisce di vedere Dio, unica visione nella quale si trova una felicità sicura e senza fine.

SECONDA LETTURA

Dalla lettera enciclica Sacerdotalis Caelibatus di san Paolo VI, papa

(nn. 44-45.47.49 passim in Enchiridion delle Encicliche 7, nn. 1068-1069.1071.1073 passim)
La fiducia della Chiesa

Dono particolare è la vera verginità, ma la Chiesa intera del nostro tempo, [...] ha manifestato la sua piena certezza nello Spirito che il dono del celibato, così confacente al sacerdozio del Nuovo Testamento, viene concesso liberalmente dal Padre, a condizione che coloro, i quali partecipano del sacerdozio di Cristo col Sacramento dell'Ordine, anzi la Chiesa intera, lo richiedano con umiltà e insistenza.
E Noi convochiamo idealmente tutto il popolo di Dio, affinché, a compimento del suo dovere di dare incremento alle vocazioni sacerdotali, supplichi instantemente il Padre di tutti, lo Sposo divino della Chiesa e lo Spirito Santo che ne è l'anima, perché, per intercessione della Beata Vergine Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, effonda specialmente nel nostro tempo questo dono divino, di cui il Padre certamente non è avaro, e perché le anime ad esso si dispongano con spirito di profonda fede e di generoso amore. Così, nel nostro mondo che ha bisogno della gloria di Dio (cf. Rm 3, 23), i sacerdoti, sempre più perfettamente configurati al Sacerdote unico e sommo, siano una irradiante gloria di Cristo (cf. 2Cor 8, 23) e sia magnificata per loro mezzo la gloria della grazia (cf. Ef 1, 6) di Dio nel mondo d'oggi.
Il Nostro Signore Gesù non dubitò di affidare a un pugno di uomini, che ognuno avrebbe giudicato insufficienti per numero e qualità, il formidabile compito della evangelizzazione del mondo allora conosciuto, e a questo «piccolo gregge» ingiunse di non perdersi d'animo (cf. Lc 12, 32), perché avrebbe riportato con lui e per lui, grazie alla sua diuturna assistenza (cf. Mt 28, 20), la vittoria sul mondo (Gv 16, 33). Gesù ci ha ammonito anche che il regno di Dio ha una sua forza intima e segreta che gli permette di crescere e di giungere alla messe senza che l'uomo lo sappia (cf. Mc 4, 26-29). La messe del regno di Dio è molta e gli operai sono ancora, come all'inizio, pochi; non mai anzi sono stati in numero tale che l'umano giudizio avrebbe potuto giudicare bastevole. Ma il Signore del regno esige che si preghi, affinché sia il padrone della messe a mandare gli operai nel suo campo (Mt 9, 37-38). I consigli e la prudenza degli uomini non possono sovrapporsi alla misteriosa sapienza di colui che nella storia della salvezza ha sfidato la sapienza e la potenza dell'uomo con la sua follia e la sua debolezza (cf. 1Cor 1, 20-31).
Non si può senza riserve credere che con l'abolizione del celibato ecclesiastico crescerebbero per ciò stesso, e in misura considerevole, le sacre vocazioni [...]. La causa della rarefazione delle vocazioni sacerdotali va ricercata altrove, principalmente, per esempio, nella perdita o nella attenuazione del senso di Dio e del sacro negli individui e nelle famiglie, della stima per la Chiesa come istituzione di salvezza, mediante la fede ed i sacramenti, per cui il problema deve essere studiato nella sua vera radice.

Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.

ORAZIONE

Ti preghiamo, Padre, che scruti i segreti degli animi:
l’astinenza quaresimale
ci renda così interiormente devoti
da meritare la tua ricompensa eterna.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.