UFFICIO DELLE LETTURE
Domenica, 08 marzo 2026
DOMENICA
TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA
V O Dio, vieni a salvarmi.
R Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Lode a te, Signore, re di eterna gloria.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:
Col prodigio stupendo della luce,
rifulgente primizia,
hai dato origine al mondo
e all’implacabile corsa dei giorni.
Tu che hai domato il caos tenebroso
con l’alternarsi mirabile
di aurore e di tramonti,
ascolta, Padre, la voce che implora.
Oh! Non accada all’anima,
dispersa nei beni fuggevoli,
di legarsi ostinata nella colpa
e perdere la tua vita;
ma, immune dal peccato,
eluso ogni pericolo,
arrivi alla porta del cielo
ed entri al premio eterno.
Ascolta, Dio pietoso, la preghiera
per Gesù Cristo Signore,
che regna con te nei secoli
e con lo Spirito santo. Amen.
latino
Lucis creátor óptime,
lucem diérum próferens,
primórdiis lucis novæ
mundi parans oríginem;
Qui mane iunctum vésperi
diem vocári præcipis:
tætrum chaos illábitur;
audi preces cum flétibus.
Ne mens graváta crímine
vitæ sit exsul múnere,
dum nil perénne cógitat
seséque culpis ílligat.
Cælórum pulset íntimum,
vitále tollat præmium;
vitémus omne nóxium,
purgémus omne péssimum.
Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu. Amen.
in canto
Prodigio stupendo è la luce!
Con essa origine hai dato
al mondo e alla corsa dei giorni,
o Padre, creatore potente.
Il caos tenebroso hai domato,
donandoci aurore e tramonti,
mirabile danza nel tempo:
ascoltaci, eterno Signore!
Il cuore dell’uomo assetato,
disperso nei beni fuggevoli,
non cerchi ostinato la colpa,
perdendo la vita e la pace;
ma, immune da ogni peccato,
elusi pericoli e inganni,
arrivi alla porta del cielo
ed entri felice nel regno.
Ascoltaci, Dio pietoso,
per Cristo Signore risorto:
uniti allo Spirito santo
vivete e regnate per sempre. Amen.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:
La nostra lode accogli,
o Creatore eterno delle cose,
che, notte e giorno avvicendando,
rendi più vario e grato il tempo.
Alta regna la notte
e già s’ode il canto del gallo,
gioioso presagio di luce
all’ansia del viandante.
Si desta allora e ad oriente appare
la stella palpitante del mattino,
la torma squagliasi dei vagabondi,
abbandonando i vicoli del male.
Il gallo canta. La sua voce placa
il furioso fragore dell’onda;
e Pietro, roccia che fonda la Chiesa,
la colpa asterge con lacrime amare.
Orsù leviamoci animosi e pronti:
tutti risveglia il richiamo del gallo
e gli indolenti accusa che si attardano
sotto le coltri dormigliando ancora.
Il gallo canta. Torna la speranza:
l’infermo sente rifluir la vita,
il sicario nasconde il suo pugnale,
negli smarriti la fede rivive.
Gesù Signore, guardaci pietoso,
quando, tentati, incerti vacilliamo:
se tu ci guardi, le macchie dileguano
e il peccato si stempera nel pianto.
Tu, vera luce, nei cuori risplendi,
disperdi il torpore dell’anima:
a te sciolga il labbro devoto
la santa primizia dei canti.
Gloria a Dio Padre
e all’unico suo Figlio
con lo Spirito santo
nella distesa dei secoli. Amen.
latino
Ætérne rerum Cónditor,
noctem diémque qui regis,
et témporum das témpora,
ut álleves fastídium;
Præco diéi iam sonat,
noctis profúndæ pérvigil,
noctúrna lux viantibus
a nocte noctem ségregans.
Hoc excitátus lúcifer
solvit polum calígine,
hoc omnis errónum chorus
vias nocéndi déserit.
Hoc nauta vires cólligit
pontíque mitescunt freta,
hoc ipse Petra Ecclésiæ
canénte culpam diluit.
Surgámus ergo strénue!
gallus iacentes excitat,
et somnoléntos íncrepat,
Gallus negantes arguit.
Gallo canénte spes redit,
ægris salus refúnditur,
mucro latrónis cónditur,
lapsis fides revértitur.
Iesu, labántes respice,
et nos vidéndo córrige,
si réspicis, lapsus cadunt,
fletúque culpa sólvitur.
Tu lux refúlge sensibus,
mentísque somnum díscute,
te nostra vox primum sonet
et ore solvámus tibi.
Deo Patri sit glória
eiúsque soli Fílio,
cum Spíritu Paráclito
in sempíterna sǽcula. Amen.
in canto
Accogli nel canto la lode,
eterno Creatore del mondo,
che notte e giorno avvicendi
rendendo più vario il tempo.
Ancora la notte è oscura
e già si ode il canto del gallo,
gioioso presagio di luce
all’ansia dell’uomo in cammino.
Si desta e appare ad oriente
la stella del primo mattino;
la torma di uomini infidi
rifugge da vie tortuose.
Il canto del gallo è una voce
sul cupo fragore dell’onda;
e Pietro, la roccia di Cristo,
con lacrime asperge la colpa.
Leviamoci pronti e animosi:
il canto del gallo risveglia
e accusa i pigri indolenti,
che ancora nel sonno si attardano.
Così la speranza ritorna:
il male abbandona il violento,
fluisce la vita all’infermo,
la fede rivive nei cuori.
Clemente Signore, difendici:
incerti e tentati noi siamo!
Se guardi, le macchie dileguano:
nel pianto il peccato laviamo.
Tu, luce, risplendi nell’uomo,
disperdi il torpore dell’anima:
a te sciolga il labbro devoto
la santa primizia dei canti.
La gloria innalziamo al Padre
e all’unico Figlio risorto,
insieme allo Spirito santo,
per sempre nei secoli eterni. Amen.
RESPONSORIO
Cfr. Gio 2, 3. 8. 10
R Nell’angoscia ho invocato il Signore,
ed egli mi ha esaudito.
Quando in me sentivo venir meno la vita,
o Dio, ti ho ricordato.
V Adempirò al voto che ho fatto;
la salvezza viene dal Signore.
Quando in me sentivo venir meno la vita,
o Dio, ti ho ricordato.
SALMODIA
Cantico Gio 2, 3-10
Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore suo Dio
Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera (Rm 12, 12).
Ant. 1 A te salgano, Dio, le nostre suppliche, *
alle tue orecchie misericordiose
giungano i voti di chi ti implora.
Nella mia angoscia ho invocato il Signore *
ed egli mi ha esaudito;
dal profondo degli inferi ho gridato *
e tu hai ascoltato la mia voce.
Mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare *
e le correnti mi hanno circondato;
tutti i tuoi flutti e le tue onde *
sopra di me sono passati.
Io dicevo: «Sono scacciato lontano dai tuoi occhi; *
eppure tornerò a guardare il tuo santo tempio».
Le acque mi hanno sommerso fino alla gola, †
l’abisso mi ha avvolto, *
l’alga si è avvinta al mio capo.
Sono sceso alle radici dei monti, †
la terra ha chiuso le sue spranghe *
dietro a me per sempre.
Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita, *
Signore mio Dio.
Quando in me sentivo venir meno la vita, *
ho ricordato il Signore.
Fino a te è giunta la mia preghiera, *
fino alla tua santa dimora.
Quelli che onorano cose vane e false *
abbandonano il loro amore.
Ma io con voce di lode *
offrirò a te un sacrificio
e adempirò il voto che ho fatto; *
la salvezza viene dal Signore.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 1 A te salgano, Dio, le nostre suppliche, *
alle tue orecchie misericordiose
giungano i voti di chi ti implora.
Cantico - Sir 51, 1-5. 8. 12
Inno di ringraziamento per la liberazione
Mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo (2Cor 12, 10).
Ant. 2 Ti glorificherò, mio protettore e mio aiuto.
Ti glorificherò, Signore mio re, †
ti loderò, Dio mio salvatore; *
glorificherò il tuo nome,
perché fosti mio protettore e mio aiuto *
e hai liberato il mio corpo dalla perdizione,
dal laccio di una lingua calunniatrice, *
dalle labbra che proferiscono menzogne;
di fronte a quanti mi circondavano †
sei stato il mio aiuto e mi hai liberato, *
secondo la tua grande misericordia e per il tuo nome,
dai morsi di chi stava per divorarmi, *
dalla mano di quanti insidiavano alla mia vita,
dalle molte tribolazioni di cui soffrivo, †
dal soffocamento di una fiamma avvolgente, *
e dal fuoco che non avevo acceso,
dal profondo seno degli inferi, *
dalla lingua impura e dalla parola falsa.
Allora mi ricordai delle tue misericordie, Signore, *
e delle tue opere che sono da sempre,
perché tu liberi quanti in te sperano, *
li salvi dalla mano dei nemici.
Per questo ti ringrazierò e ti darò lode, *
benedirò il nome del Signore.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 2 Ti glorificherò, mio protettore e mio aiuto.
Cantico - Ger 31, 2-9
Salva, Signore, il tuo popolo
Come siete partecipi delle sofferenze, così lo siete anche della consolazione (2 Cor 1, 7).
Ant. 3 Abbi pietà di noi, Signore pietoso, *
e dona aiuto al tuo popolo.
Così dice il Signore: †
«Ha trovato grazia nel deserto *
un popolo di scampati alla spada;
Israele si avvia a una quieta dimora». *
Da lontano gli è apparso il Signore:
«Ti ho amato di amore eterno, *
per questo ti conservo ancora misericordia.
Ti edificherò di nuovo e tu sarai riedificata, *
vergine d’Israele.
Di nuovo ti ornerai dei tuoi tamburi *
e uscirai fra la danza dei festanti.
Di nuovo pianterai vigne sulle colline di Samaria; *
i piantatori, dopo aver piantato, raccoglieranno.
Verrà il giorno in cui grideranno le vedette *
sulle montagne di Efraim:
Su, saliamo a Sion, *
andiamo dal Signore nostro Dio».
Poiché dice il Signore: †
«Innalzate canti di gioia per Giacobbe, *
Esultate per la prima delle nazioni,
fate udire la vostra lode e dite: †
Il Signore ha salvato il suo popolo, *
un resto d’Israele».
Ecco li riconduco dal paese del settentrione *
e li raduno dall’estremità della terra;
fra di essi sono il cieco e lo zoppo, †
la donna incinta e la partoriente; *
ritorneranno qui in gran folla.
Essi erano partiti nel pianto, *
io li riporterò tra le consolazioni;
li condurrò a fiumi d’acqua *
per una strada diritta in cui non inciamperanno;
perché io sono un padre per Israele, *
Efraim è il mio primogenito.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 3 Abbi pietà di noi, Signore pietoso, *
e dona aiuto al tuo popolo.
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
V Tu sei benedetto, Signore.
R Amen.
L Benedicimi, Padre.
V Per Cristo, che è via e verità,
la divina Maestà ci benedica.
R Amen.
PRIMA LETTURA
Eb 1, 1 – 2, 4
Dalla Lettera agli Ebrei
Il Figlio erede dell’universo, esaltato al di sopra degli angeli
Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della maestà nell’alto dei cieli, ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato.
Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio; io oggi t’ho generato?» (Sal 2, 7).
E ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio?» (2 Sam 7, 14). E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio» (cfr. Sal 96, 7 Volg.).
E mentre degli angeli dice: «È lui che ha i suoi angeli come venti, e i suoi ministri come fiamma di fuoco» (cfr. Sal 103, 4 Volg.), del Figlio invece afferma: «Il tuo trono, o Dio, sta in eterno; hai amato la giustizia e odiato l’iniquità, perciò ti unse Dio, il tuo Dio, con olio di esultanza più dei tuoi compagni» (cfr. Sal 44, 7-8 Volg.).
E ancora: «Tu, Signore, da principio hai fondato la terra e opera delle tue mani sono i cieli. Essi periranno, ma tu rimani; invecchieranno tutti come un vestito. Come un mantello li avvolgerai, come un abito, e saranno cambiati; ma tu rimarrai lo stesso, e gli anni tuoi non avranno fine» (cfr. Sal 101, 26-28).
A quale degli angeli poi ha mai detto: «Siedi alla mia destra, finché io non abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi»? (Sal 109, 1). Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono entrare in possesso della salvezza?
Proprio per questo bisogna che ci applichiamo con maggiore impegno alle cose udite per non essere sospinti fuori rotta. Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto una giusta punizione, come potremo noi sottrarci al castigo se trascuriamo una salvezza così grande? Questa infatti, dopo essere stata promulgata all’inizio dal Signore, è stata confermata in mezzo a noi da quelli che l’avevano udita, mentre Dio convalidava la loro testimonianza con segni e prodigi e miracoli d’ogni genere e doni dello Spirito santo, distribuiti secondo la sua volontà.
RESPONSORIO
Cfr. Ger 29, 23
R Ti confessiamo la nostra colpa:
perdonaci, Signore;
tu sei testimone e giudice,
e nessuno ti inganna.
V Eterno Re, Creatore di tutto, Figlio di Dio,
che vivi col Padre prima di tutti i secoli,
tu sei testimone e giudice,
e nessuno ti inganna.
L Benedicimi, Padre.
V La grazia dello Spirito santo
illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R Amen.
SECONDA LETTURA
Dai «Trattati sul vangelo di Giovanni» di sant’Agostino, vescovo
(Tract. 40, 8-9: CCL XXXVI, 354-355)
È grande ciò che incomincia dalla fede
«Gesù allora prese a dire ai Giudei che avevano creduto in lui: “Se voi rimanete nella mia parola”» (Gv 8, 31). Dice «se voi rimanete» in quanto già siete stati iniziati e avete già cominciato ad essere nella mia parola. «Se rimanete», cioè se rimanete costanti nella fede che ha cominciato a essere in voi che credete, dove giungerete? Considera quale sia l’inizio e dove conduca. Hai amato il fondamento, ora contempla il vertice, e da questa bassezza leva lo sguardo verso l’altezza. La fede importa un certo qual abbassamento; nella visione, nell’immortalità, nell’eternità non v’è alcun abbassamento; tutto è grandezza, elevatezza, piena sicurezza, eterna stabilità, senza timore di attacchi nemici o di fine.
È grande ciò che comincia dalla fede, eppure viene disprezzato; così come in una costruzione gli inesperti son soliti dare poca importanza alle fondamenta. Si scava una grande fossa, vi gettano pietre alla rinfusa, non squadrate né levigate, e non appare quindi niente di bello, come niente di bello appare nella radice di un albero. Ma tutto ciò che nell’albero ti piace è venuto su dalla radice. Guardi la radice e non ti piace, contempli l’albero e resti ammirato. Stolto, ciò che ammiri è venuto su da ciò che non ti piace. Ti sembra una cosa da poco la fede dei credenti, perché non hai bilancia per pesarla.
Ma ascolta dove conduce e saprai misurarne il valore. Lo stesso Signore, in un’altra circostanza, dice: «Se avrete fede come un granello di senape» (Mt 17, 9). Cosa c’è di più umile e insieme di più potente? Cosa c’è di più trascurabile e insieme di più fecondo? Dunque anche voi – dice il Signore – «se rimanete nella mia parola», in cui avete creduto, dove sarete condotti? «Sarete davvero miei discepoli». E che vantaggio avremo? «E conoscerete la verità» (Gv 8, 31-32).
Cosa promette ai credenti, o fratelli? «E conoscerete la verità». Ma come? Non l’avevano già conosciuta quando il Signore parlava? Se non l’avevano conosciuta, come avevano potuto credere? Essi non credettero perché avevano conosciuto, ma credettero per conoscere. Crediamo anche noi per conoscere, non aspettiamo di conoscere per credere. Ciò che conosceremo non può essere visto dagli occhi, né udito dagli orecchi, né può essere compreso dal cuore dell’uomo. Che cosa è infatti la fede, se non credere ciò che non vedi? La fede è credere ciò che non vedi: la verità è vedere ciò che hai creduto, così come altrove dice lo stesso evangelista. Pertanto il Signore, al fine di stabilire la fede, s’intrattenne in un primo tempo qui in terra. Era uomo, si era umiliato, tutti lo vedevano ma non tutti lo riconoscevano. Rifiutato dalla maggioranza, messo a morte dalla moltitudine, da pochi fu pianto, e tuttavia, anche da questi dai quali fu pianto, non era ancora conosciuto per quel che esattamente era.
Tutto ciò era come un tracciare le linee fondamentali della fede e della sua futura struttura, in riferimento alla quale il Signore stesso in altro luogo disse: «Chi mi ama, osserva i miei comandamenti; e chi mi ama, sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò, e a lui mi manifesterò» (Gv 14, 21). Coloro che lo ascoltavano, lo vedevano; tuttavia egli promise che si sarebbe mostrato loro, se lo avessero amato. Così qui dice: «Conoscerete la verità». Come? Ciò che hai detto non è la verità? Certo che è la verità, ma essa per ora si deve credere, ancora non la si può vedere. Se si permane in ciò che si deve credere, si giungerà a ciò che si potrà vedere.
In questo senso il medesimo santo evangelista Giovanni nella sua lettera dice: «Carissimi, fin d’ora noi siamo figli di Dio, ma ciò che noi saremo non è stato ancora manifestato». Già siamo, e qualcosa saremo. Che cosa saremo più di quel che siamo? Ascolta: «Non è stato ancora manifestato ciò che noi saremo. Noi sappiamo che quando questa manifestazione avverrà saremo a lui somiglianti». Perché? «Perché lo vedremo quale egli è» (1Gv 3, 2). Magnifica promessa; però è la ricompensa della fede. Se vuoi la ricompensa, devi prima compiere l’opera. Se credi, hai diritto alla ricompensa della fede; ma se non credi, con che faccia potrai esigerla?
«Se» – dunque – «rimarrete nella mia parola, sarete davvero miei discepoli» (Gv 8, 31), e potrete contemplare la verità come essa è, non per mezzo di parole sonanti, ma per mezzo della sua luce splendente, quando Dio ci sazierà, così come dice il salmo: «È stata impressa in noi la luce del tuo volto, o Signore» (Sal 4, 7).
Noi siamo moneta di Dio, una moneta smarritasi lontano dal suo tesoro. L’errore ha logorato ciò che in noi era stato impresso: ma è venuto a ricreare in noi la sua immagine quel medesimo che l’aveva creata; è venuto a cercare la sua moneta, come Cesare cercava la sua; perciò ha detto: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio» (Mt 22, 21): a Cesare le monete; a Dio voi stessi. E così sarà riprodotta in noi la verità.
Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.
ORAZIONE
Concedi al tuo popolo, Padre,
di restare sempre nella certezza della fede,
perché sia in terra rischiarato dalle parole di vita
e nella patria del cielo
possa saziarsi allo splendore della tua verità.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:
Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
CONCLUSIONE
V Benediciamo il Signore.
R Rendiamo grazie a Dio.