UFFICIO DELLE LETTURE
Venerdì, 06 marzo 2026
VENERDI
DELLA SECONDA SETTIMANA DI QUARESIMA
V O Dio, vieni a salvarmi.
R Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Lode a te, Signore, re di eterna gloria.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:
L’alta tua fantasia
ha popolato, Signore, la terra,
con ordinata sapienza chiamando
e fiere e rettili e bestie del campo.
E quasi re, sugli animali ignari
hai posto l’uomo, tua vivente immagine,
dell’universo coscienza e voce:
e così fu compiuto il sesto giorno.
La nostra nobiltà difendi, o Dio,
salva l’uomo dal male
che contamina il cuore
e i tuoi figli avvilisce.
La grazia accordi l’animo alla lode:
ogni groviglio di contesa sciogli,
prosperi nella pace il nostro giorno,
salvaci nella gioia.
A te leviamo, Padre, la supplica
per Gesù Cristo tuo Figlio
che nello Spirito santo
regna con te nei secoli. Amen.
latino
Plasmátor hóminis, Deus,
qui, cuncta solus órdinans,
humum iubes prodúcere
reptántis et feræ genus;
Qui magna rerum córpora,
dictu iubéntis vívida,
ut sérviant per órdinem
subdens dedísti hómini:
Repélle a servis tuis
quicquid per immundítiam
aut móribus se súggerit,
aut áctibus se intérserit.
Da gaudiórum præmia,
da gratiárum múnera;
dissólve litis víncula,
astrínge pacis fœdera.
Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu. Amen.
in canto
L’altissimo tuo pensiero
la terra ha colmato, Signore,
chiamando con ordine saggio
le fiere e le bestie del campo.
E re sopra tutti i viventi
hai posto, a tua immagine, l’uomo:
coscienza e voce del mondo,
vicario del piano di Dio.
Difendi la nostra grandezza
e salvaci, o Dio, dal male,
che il cuore gravato minaccia
e i figli che ami avvilisce.
La grazia conduca alla lode
sciogliendo contese e litigi:
fiorisca nel giorno la pace
e guidaci tu alla gioia.
Ascoltaci, Padre clemente,
per Cristo Gesù tuo Figlio,
che regna con te nello Spirito
da sempre e per sempre nei secoli. Amen.
INNO
Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:
Tu che l’arcana voce di Dio
unico Figlio proclama,
o contemplata gloria degli angeli,
sei la salvezza e il vigore del mondo.
Cibo, bevanda, senso alla fatica
tu sei, dolcezza alla quiete, Cristo;
ogni disgusto, ogni triste livore
dall’anima disperdi.
Lieto splendore che vinci le tenebre,
dall’odioso Nemico salvaci;
sciogli dall’impaccio delle colpe e guidaci
alla dimora del cielo.
Al Padre, eterno Signore dei secoli,
all’Unigenito amato, allo Spirito
dal coro dei credenti
gioiosamente si levi il cantico. Amen.
latino
Christe, tu Patris, Patre teste, Proles
tuque sanctórum decus angelórum,
tu salus mundi, via, vita, virtus
créderis esse.
Esto tu noster cibus atque potus,
tu labor, virtus, réquies, amíctus;
livor absístat, tumor, ira, luxus
mæror et omnis.
Lucem infúndens ténebras repélle,
aufer infésti láqueos dracónis,
vincla dissólvens scélerum, fer astra
scándere nobis.
Glória summum résonet Paréntem,
glória Natum, paritérque sanctum
Spíritum dulci modulétur hymno
omne per ævum. Amen.
in canto
La voce arcana di Dio
te unico Figlio proclama:
sei luce gloriosa degli angeli,
salvezza e vigore del mondo.
Tu cibo, bevanda e ristoro,
dolcezza alla quiete, o Cristo;
disperdi dall’anima inquieta
disgusto e triste vigore.
Splendore che vinci la notte,
soccorrici contro il Nemico;
noi, schiavi di colpa, purifica
e guidaci al Regno dei cieli.
Al Padre, Signore dei secoli,
al Figlio Unigenito amato,
uniti nell’unico Spirito,
gioioso si levo il canto. Amen.
CANTICO DEI TRE GIOVANI
Cfr. Dn 3, 52-56
Ogni creatura lodi il Signore
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
e siedi sui cherubini, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
Come era nel principio e ora e sempre
nei secoli dei secoli, amen, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
SALMODIA
Salmo 37
Implorazione del peccatore in estremo pericolo
Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano (Lc 23, 49).
I (2-5)
Ant. 1 Dio mio, abbi pietà di me.
Signore, non castigarmi nel tuo sdegno, *
† non punirmi nella tua ira.
Le tue frecce mi hanno trafitto, *
su di me è scesa la tua mano.
Per il tuo sdegno non c’è in me nulla di sano, *
nulla è intatto nelle mie ossa per i miei peccati.
Le mie iniquità hanno superato il mio capo, *
come carico pesante mi hanno oppresso.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 1 Dio mio, abbi pietà di me.
II (6-13)
Ant. 2 Signore, davanti a te ogni mio desiderio.
Putride e fetide sono le mie piaghe *
a causa della mia stoltezza.
Sono curvo e accasciato, *
triste mi aggiro tutto il giorno.
I miei fianchi sono torturati, *
in me non c’è nulla di sano.
Afflitto e sfinito all’estremo, *
ruggisco per il fremito del mio cuore.
Signore, davanti a te ogni mio desiderio *
e il mio gemito a te non è nascosto.
Palpita il mio cuore, †
la forza mi abbandona, *
e spegne la luce dei miei occhi.
Amici e compagni si scostano dalle mie piaghe, *
i miei vicini stanno a distanza.
Tende lacci chi attenta alla mia vita, †
trama insidie chi cerca la mia rovina *
e tutto il giorno medita inganni.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 2 Signore, davanti a te ogni mio desiderio.
III (14-23)
Ant. 3 Se ti sdegnerai contro di noi, Signore,
chi verrà in nostro aiuto? *
Chi avrà pietà delle nostre miserie?
Io, come un sordo, non ascolto †
e come un muto non apro la bocca; *
sono come un uomo che non sente e non risponde.
In te spero, Signore; *
tu mi risponderai, Signore Dio mio.
Ho detto: «Di me non godano, contro di me non si vantino *
quando il mio piede vacilla».
Poiché io sto per cadere *
e ho sempre dinanzi la mia pena.
Ecco, io confesso la mia colpa, *
sono in ansia per il mio peccato.
I miei nemici sono vivi e forti, *
troppi mi odiano senza motivo,
mi pagano il bene col male, *
mi accusano perché cerco il bene.
Non abbandonarmi, Signore, *
Dio mio, da me non stare lontano;
accorri in mio aiuto, *
Signore, mia salvezza.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
Ant. 3 Se ti sdegnerai contro di noi, Signore,
chi verrà in nostro aiuto? *
Chi avrà pietà delle nostre miserie?
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.
V Tu sei benedetto, Signore.
R Amen.
L Benedicimi, Padre.
V Per Cristo, che è via e verità,
la divina Maestà ci benedica.
R Amen.
PRIMA LETTURA
Dt 31, 1-15. 23-29
Dal libro del Deuteronomio
Le ultime parole di Mosè
Mosè andò e rivolse ancora queste parole a tutto Israele. Disse loro: «Io oggi ho centovent’anni; non posso più andare e venire; inoltre il Signore mi ha detto: “Tu non passerai questo Giordano”. Il Signore tuo Dio passerà davanti a te, distruggerà davanti a te quelle nazioni e tu prenderai il loro posto; quanto a Giosuè, egli passerà alla tua testa, come il Signore ha detto. Il Signore tratterà quelle nazioni come ha trattato Sicon e Og, re degli Amorrei, e come ha trattato il loro paese, che egli ha distrutto. Il Signore le metterà in vostro potere e voi le tratterete secondo tutti gli ordini che vi ho dati. Siate forti, fatevi animo, non temete e non vi spaventate di loro, perché il Signore tuo Dio cammina con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà».
Poi Mosè chiamò Giosuè e gli disse alla presenza di tutto Israele: «Sii forte e fatti animo, perché tu entrerai con questo popolo nel paese, che il Signore ai loro padri giurò di darvi: tu gliene darai il possesso. Il Signore stesso cammina davanti a te; egli sarà con te, non ti lascerà e non ti abbandonerà; non temere e non ti perdere d’animo!».
Mosè scrisse questa legge e la diede ai sacerdoti figli di Levi, che portavano l’arca dell’alleanza del Signore e a tutti gli anziani d’Israele. Mosè diede loro quest’ordine: «Alla fine di ogni sette anni, al tempo dell’anno del condono, alla festa delle capanne, quando tutto Israele verrà a presentarsi davanti al Signore tuo Dio, nel luogo che avrà scelto, leggerai questa legge davanti a tutto Israele, agli orecchi di tutti. Radunerai il popolo, uomini, donne, bambini e il forestiero che sarà nelle tue città, perché ascoltino, imparino a temere il Signore vostro Dio e si preoccupino di mettere in pratica tutte le parole di questa legge. I loro figli, che ancora non la conoscono, la udranno e impareranno a temere il Signore vostro Dio, finché vivrete nel paese di cui voi andate a prendere possesso passando il Giordano».
Il Signore disse a Mosè: «Ecco, il giorno della tua morte è vicino; chiama Giosuè e presentatevi nella tenda del convegno, perché io gli comunichi i miei ordini». Mosè e Giosuè andarono a presentarsi nella tenda del convegno. Il Signore apparve nella tenda in una colonna di nube e la colonna di nube stette all’ingresso della tenda.
Poi il Signore comunicò i suoi ordini a Giosuè, figlio di Nun, e gli disse: «Sii forte e fatti animo, poiché tu introdurrai gli Israeliti nel Paese che ho giurato di dar loro, e io sarò con te».
Quando Mosè ebbe finito di scrivere su un libro tutte le parole di questa legge, ordinò ai leviti che portavano l’arca dell’alleanza del Signore: «Prendete questo libro della legge e mettetelo a fianco dell’arca dell’alleanza del Signore vostro Dio; vi rimanga come testimonio contro di te; perché io conosco la tua ribellione e la durezza della tua cervice. Se fino ad oggi, mentre vivo ancora in mezzo a voi, siete stati ribelli contro il Signore, quanto più lo sarete dopo la mia morte!
Radunate presso di me tutti gli anziani delle vostre tribù e i vostri scribi; io farò udire loro queste parole e prenderò a testimoni contro di loro il cielo e la terra. So infatti che, dopo la mia morte, voi certo vi corromperete e vi allontanerete dalla via che vi ho detto di seguire; la sventura vi colpirà negli ultimi giorni, perché avrete fatto ciò che è male agli occhi del Signore, provocandolo a sdegno con l’opera delle vostre mani».
RESPONSORIO
Cfr. Ger 20, 11. 12; Sal 34, 23
R Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso;
per questo i miei persecutori
non potranno prevalere.
Signore, scrutami il cuore e la mente:
a te ho affidato la mia causa.
V Dèstati, svégliati per il mio giudizio,
Signore mio Dio:
a te ho affidato la mia causa.
L Benedicimi, Padre.
V La grazia dello Spirito santo
illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R Amen.
SECONDA LETTURA
Dalle «Omelie» di san Carlo Borromeo, vescovo
(Discorsi inediti, Milano, 1965, 195-196)
Il digiuno di Cristo incoraggia il nostro digiuno
Siamo entrati, carissimi, nel sacro tempo di Quaresima: è il tempo della milizia cristiana. Non è un’osservanza nostra particolare; anzi, è comune a tutti quanti convengono nell’unità della stessa fede.
Può il digiuno di Cristo non essere anche di tutti i cristiani? Possono le membra non seguire il loro capo? Se da questo capo abbiamo ricevuto il bene, possiamo ricusare di sopportare il male con lui? Vorremmo forse rifiutare ciò che è spiacevole dopo aver partecipato a ciò che è gioioso? Se fosse così, ci dimostreremmo membra indegne del capo.
Perché tu capisca l’eccellenza del digiuno, quale grande difesa sia contro il diavolo, e come dopo il battesimo non ci possiamo abbandonare alle delizie, all’ebbrezza e all’abbondanza della mensa, ma dobbiamo attendere alla pratica del digiuno, per questo il Signore ha digiunato; non perché ne avesse bisogno, ma perché voleva istruirci.
Un medico che è riuscito a guarire un malato, gli prescrive di astenersi da tutto ciò che ha provocato la malattia; allo stesso modo il Signore dopo il battesimo ci comanda il digiuno contro il vizio dell’ingordigia.
Difatti proprio l’avidità del ventre scacciò Adamo dal paradiso, meritò il diluvio al tempo di Noè, attirò i fulmini sui sodomiti.
Anche i Giudei hanno compiuto grandi mali a causa dell’ebbrezza e dei piaceri. Per questo Gesù digiunò, additandoci così la strada della salvezza. Per salvarci ha voluto non solo insegnarci a parole ciò che ci è utile, ma persuaderci coi fatti.
Allora, che cristiano sei, se ti sazi mentre Cristo rinuncia al cibo? Egli soffre la fame per la tua salvezza, e tu hai paura di digiunare per i tuoi peccati? Non c’è pericolo più accecante della dolcezza del mondo: mentre accarezza l’animo, opprime la vita e inganna la mente. Giustamente dunque il Signore nostro Gesù Cristo col digiuno e la permanenza nel deserto si oppone alle lusinghe dei piaceri. E il Signore di tutti consente a essere tentato dal diavolo, perché impariamo a vincere in lui tutte le voluttà.
Càpita spesso anche a noi quanto avveniva ai farisei, i quali guardavano le opere dei loro padri e cercavano sì di imitarli, ma senza considerare le fede del loro cuore e la loro intenzione profonda. Così facciamo anche noi. Ci sono di quelli che nei giorni stabiliti digiunano e negli altri giorni indulgono ai capricci e alla lussuria, adorando come Dio il loro ventre. Come se potessimo combattere contro le pretese della carne un’ora soltanto e non tutta la vita. Sta scritto: «È una milizia la vita dell’uomo sulla terra» (Gb 7, 1); però non per un’ora, ma fino a che l’uomo vive sulla terra. Assiduamente dobbiamo lottare con la carne, questa nemica domestica, perché la dissipazione non soffochi gli spiriti sazi. Perciò Cristo dice: «State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita» (Lc 21, 34). Paolo ci comanda di gettare via le opere delle tenebre, tra le quali enumera le gozzoviglie, le ubriachezze ecc. E non fissa il tempo, ma solo dice di non seguire la carne nei suoi desideri.
SECONDA LETTURA
Dal discorso del 9 aprile 1963, Martedì Santo, nel Duomo di Milano, di san Paolo VI, papa, allora arcivescovo di Milano
(linee 268-352 passim in G.B. MONTINI, Discorsi e scritti milanesi III, pp. 5729-5731 passim)
«Padre, perdona loro»
«Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno» (Lc 23, 34). Un milanese, un uomo di Stato, un giurista, un professore vivente, nostro, commentando queste parole dice: «Invece di avere i gemiti e gridare al cielo per gli spasimi che sono tratti da questo supplizio crudelissimo, Gesù ha un gemito per quelli che lo stanno infliggendo... Ma c'è bontà maggiore? C'è una carità più grande? C'è un cuore più magnanimo? C'è una capacità di voler bene agli altri pari a questa? Ma chi è costui? Ma chi è allora Gesù?». Ecco, la nostra riflessione si ferma qui e trae due considerazioni. La prima: che tutta la passione di Cristo ha un'esemplarità meravigliosa; merita, merita di essere conosciuta. Che andiamo cercando le storie degli eroi, quando abbiamo davanti questo eroe fra tutti il più grande, il più buono, il più pieno, quello che ha abbracciato la sofferenza con maggiore volontarietà e con maggiore maestà?... Un padre del primo secolo, Ignazio d'Antiochia [...] si lascia sfuggire questa frase stupenda: «Il mio amore è crocifisso (Amor meus cruci fixus est)». E dietro a lui possiamo vedere tutta la liturgia, che sembra incantata, affascinata, assorbita, pervasa da tutta questa emotività, da questa potenza di espressione, di commuoversi, di commuovere, proprio perché sgorga dal cuore sofferente di Cristo. E alla liturgia, grande scuola di pietà e di santità, di santi... volete i nomi? Arrivate a san Bernardo; è stato uno dei primi che ha guardato, sotto questo aspetto e direi disteso in lunghe parole e riflessioni la contemplazione dell'esemplarità di Cristo paziente; è venuto poi san Francesco, con la sua Via crucis, e in questa contemplazione di Gesù si è lasciato... così affascinare e impressionare che dalle piaghe di Cristo sono partiti i raggi che hanno trafitto lui e gli hanno dato le stimmate... E poi i grandi santi e mistici del Cinquecento: ci sono pagine di santa Teresa che sono stupende e quasi anche lì come questa donna entusiasta e piena di energia intellettuale e spirituale che arriva a dire: «Mi piaci di più così, o Signore, piuttosto che tu mi apparissi bello e affascinante, così crocifisso, tu mi sei amore».
Una seconda considerazione: contemplare sì... può essere una scuola di emozioni la Passione del Signore. Ma l'imitazione? È possibile imitare? Ci corre dal guardare al far proprio. Ebbene Gesù vuole darci questa lezione, si direbbe, per non rimanere solo. E ha voluto renderla così impressionante, così commovente proprio per avere discepoli, anzi avere compagni, avere i cirenei, avere quelli che san Paolo dice: «Bisogna che diventiamo capaci di integrare in noi la passione di Cristo». E l'imitazione di Gesù sofferente è stata per i santi, una grande virtù, ma è stata anche per i cristiani, direi, modesti, comuni, per i fedeli, la sorgente di quelle virtù umane che proprio giustamente chiamiamo cristiane: l'abnegazione, il sacrificio, la pazienza, il disinteresse, la capacità di mortificazione... E la vita cristiana è educata a questa consofferenza; è ancora la parola di san Paolo, consofferenza con Cristo: Christo confixus sum cruci, dirà san Paolo di sé; io sono inchiodato in croce con Cristo. La mia vita è sofferenza, è mortificazione. C'è una solidarietà e c'è una voluta accettazione della rifrazione della sua Passione sopra la mia vita. Vedete se è inerte, o inoperante o repellente l'esempio che Cristo ci dà con la sua sofferenza, o se invece non sa suscitare nel cuore umano delle umili ma superbe grandezze, degli eroismi che non temono alcun confronto, delle virtù che veramente eccedono la forza e la statura umana e che meritano di essere con Cristo premiate per sempre.
Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.
ORAZIONE
Alla mensa della salvezza, o Padre,
sazia benignamente coi sacramenti celesti
la tua Chiesa, che in fedeltà trascorre
questo tempo di penitenza.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:
Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
CONCLUSIONE
V Benediciamo il Signore.
R Rendiamo grazie a Dio.