UFFICIO DELLE LETTURE

Lunedì, 02 marzo 2026

LUNEDI
DELLA SECONDA SETTIMANA DI QUARESIMA

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Lode a te, Signore, re di eterna gloria.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

Sommo Creatore dei lucenti cieli,
o immenso Dio che dividendo l’acque,
offri alla bruna terra
le fresche piogge e l’ardore del sole,

dall’alto manda sull’anima nostra
la divina rugiada della grazia,
né, seducendoci con nuovi inganni,
ci mortifichi più l’antico errore.

Alla tua luce la fede
attinga la provvida luce
che ogni miraggio disperda
e dissipi ogni tenebra.

Ascolta, Padre, la nostra preghiera
per Gesù Cristo Signore
che regna con te nei secoli
e con lo Spirito santo.   Amen.

latino

Imménse cæli Cónditor,
qui, mixta ne confúnderent,
aquæ fluénta dívidens,
cælum dedísti límitem,

Firmans locum cæléstibus
simúlque terræ rívulis,
ut unda flammas témperet,
terræ solum ne díssipet:

Infúnde nunc, piíssime,
donum perénnis grátiæ,
fraudis novæ ne cásibus
nos error átterat vetus.

Lucem fides invéniat,
sic lúminis iubar ferat;
hæc vana cuncta térreat,
hanc falsa nulla cómprimant.

Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu.   Amen.

in canto

O sommo Creatore dei cieli,
sapiente dividi le acque,
offrendo alla terra feconda
le piogge e l’ardore del sole.

Dall’alto discenda sull’anima
divina rugiada di grazia;
tornando con nuovi inganni,
non rechi la morte il Maligno.

Al tuo splendore la fede
attinga la provvida luce,
che ogni miraggio disperda
e dissipi tutte le tenebre.

O Padre, la nostra preghiera
ascolta per Cristo Signore,
che insieme alla Spirito santo
con te vive e regna in eterno. Amen.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

Ristorate le membra affaticate,
i servi tuoi si lèvano;
vieni ed accogli, o Dio,
la prima voce dei tuoi figli oranti.

Lieto ti loda il labbro,
il cuore ardente ti chiama:
all’operosa vita che riprende
presiedi e benedici.

La stella del mattino
vince la notte, alla crescente luce
la tenebra nel bel sereno sfuma:
il male così ceda alla tua grazia.

A te concorde sale la supplica:
strappa dai cuori ogni fibra colpevole,
e l’animo redento
celebrerà in eterno la tua gloria.

Ascoltaci, Padre pietoso,
per Gesù Cristo Signore,
che nello Spirito santo
domina e vive nei secoli.   Amen.

latino

Somno reféctis ártubus,
spreto cubíli, súrgimus:
nobis, Pater, canéntibus
adésse te depóscimus.

Te lingua primum cóncinat,
te mentis ardor ámbiat,
ut áctuum sequéntium
tu, sancte, sis exórdium.

Cedant tenébræ lúmini
et nox diúrno síderi,
ut culpa, quam nox íntulit,
lucis labáscat múnere.

Precámur ídem súpplices
noxas ut omnes ámputes,
et ore te canéntium
laudéris in perpétuum.

Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu.   Amen.

in canto

La notte ha donato ristoro
e lieti i tuoi figli si levano;
accogli benevolo, o Padre,
la lode in attesa del giorno.

Con gioia il labbro si schiude,
il cuore ardente ti chiama:
al nostro lavoro presiedi
e dona il tuo amore fecondo.

La stella del primo mattino
è segno di luce crescente
che vince serena le tenebre:
così la tua grazia il male!

Concorde a te sale la supplica:
tu strappa dai cuori ogni colpa,
e l’animo nostro redento
ti celebri oggi e in eterno.

Ascoltaci, Padre pietoso,
per Cristo Gesù, tuo Figlio
che regna Signore per sempre,
unito allo Spirito santo. Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI

Cfr. Dn 3, 52-56

Ogni creatura lodi il Signore

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Salmo 30, 2-17. 20-25

Supplica fiduciosa nell’afflizione

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23, 46).

I (2-9)

Ant. 1   Speriamo in te, Signore: *
             non saremo delusi.

In te, Signore, mi sono rifugiato, †
     mai sarò deluso; *
     per la tua giustizia salvami.

Porgi a me l’orecchio, *
     vieni presto a liberarmi.
Sii per me la rupe che mi accoglie, *
     la cinta di riparo che mi salva.

Tu sei la mia roccia e il mio baluardo, *
     per il tuo nome dirigi i miei passi.
Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, *
     perché sei tu la mia difesa.

Mi affido alle tue mani; *
     tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.
Tu detesti chi serve idoli falsi, *
     ma io ho fede nel Signore.

Esulterò di gioia per la tua grazia, †
     perché hai guardato alla mia miseria, *
     hai conosciuto le mie angosce;

non mi hai consegnato nelle mani del nemico, *
     hai guidato al largo i miei passi.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 1   Speriamo in te, Signore: *
             non saremo delusi.

II (10-17)

Ant. 2   Signore, abbi pietà di me: *
             vieni a salvarmi.

Abbi pietà di me, Signore, sono nell’affanno; †
     per il pianto si struggono i miei occhi, *
     la mia anima e le mie viscere.

Si consuma nel dolore la mia vita, *
     i miei anni passano nel gemito;
inaridisce per la pena il mio vigore, *
     si dissolvono tutte le mie ossa.

Sono l’obbrobrio dei miei nemici, il disgusto dei miei vicini, †
     l’orrore dei miei conoscenti; *
     chi mi vede per strada mi sfugge.

Sono caduto in oblio come un morto, *
     sono divenuto un rifiuto.

Se odo la calunnia di molti, *
     il terrore mi circonda;
quando insieme contro di me congiurano, *
     tramano di togliermi la vita.

Mai io confido in te, Signore; †
     dico: «Tu sei il mio Dio, *
     nelle tue mani sono i miei giorni».

Liberami dalla mano dei miei nemici, *
     dalla stretta dei miei persecutori:
fa’ splendere il tuo volto sul tuo servo, *
     salvami per la tua misericordia.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 2   Signore, abbi pietà di me: *
             vieni a salvarmi.

III (20-25)

Ant. 3   Quanto è grande la tua bontà: *
             ti lodiamo, o Signore.

Quanto è grande la tua bontà, Signore! *
     La riservi per coloro che ti temono,
ne ricolmi chi in te si rifugia *
     davanti agli occhi di tutti.

Tu li nascondi al riparo del tuo volto, *
     lontano dagli intrighi degli uomini:
li metti al sicuro nella tua tenda, *
     lontano dalla rissa delle lingue.

Benedetto il Signore, †
     che ha fatto per me meraviglie di grazia *
     in una fortezza inaccessibile.

Io dicevo nel mio sgomento: *
     «Sono escluso dalla tua presenza».
Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera *
     quando a te gridavo aiuto.

Amate il Signore, voi tutti suoi santi; †
     il Signore protegge i suoi fedeli *
     e ripaga oltre misura l’orgoglioso.

Siate forti, riprendete coraggio, *
     o voi tutti che sperate nel Signore.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 3   Quanto è grande la tua bontà: *
             ti lodiamo, o Signore.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.

L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

Dt 24, 1 – 25, 4

Dal libro del Deuteronomio

Precetti verso il prossimo

Parole di Mosè a Israele:
«Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che essa non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa. Se essa, uscita dalla casa di lui, va e diventa moglie di un altro marito e questi la prende in odio, scrive per lei un libello di ripudio, glielo consegna in mano e la manda via dalla casa o se quest’altro marito, che l’aveva presa per moglie, muore, il primo marito, che l’aveva rinviata, non potrà riprenderla per moglie, dopo che essa è stata contaminata, perché sarebbe abominio agli occhi del Signore; tu non renderai colpevole di peccato il paese che il Signore tuo Dio sta per darti in eredità.
Quando un uomo si sarà sposato da poco, non andrà in guerra e non gli sarà imposto alcun incarico; sarà libero per un anno di badare alla sua casa e farà lieta la moglie che ha sposato.
Nessuno prenderà in pegno né le due pietre della macina domestica né la pietra superiore della macina, perché sarebbe come prendere in pegno la vita.
Quando si troverà un uomo che abbia rapito qualcuno dei suoi fratelli tra gli Israeliti, l’abbia sfruttato come schiavo o l’abbia venduto, quel ladro sarà messo a morte; così estirperai il male da te.
In caso di lebbra bada bene di osservare diligentemente e fare quanto i sacerdoti leviti vi insegneranno; avrete cura di fare come io ho loro ordinato. Ricòrdati di quello che il Signore tuo Dio fece a Maria durante il viaggio, quando uscivate dall’Egitto.
Quando presterai qualsiasi cosa al tuo prossimo, non entrerai in casa sua per prendere il suo pegno; te ne starai fuori e l’uomo a cui avrai fatto il prestito ti porterà fuori il pegno. Se quell’uomo è povero, non andrai a dormire con il suo pegno. Dovrai assolutamente restituirgli il pegno al tramonto del sole, perché egli possa dormire con il suo mantello e benedirti; questo ti sarà contato come una cosa giusta agli occhi del Signore tuo Dio.
Non defrauderai il salariato povero e bisognoso, sia egli uno dei tuoi fratelli o uno dei forestieri che stanno nel tuo paese, nelle tue città; gli darai il suo salario il giorno stesso, prima che tramonti il sole, perché egli è povero e lo desidera; così egli non griderà contro di te al Signore e tu non sarai in peccato. Non si metteranno a morte i padri per una colpa dei figli, né si metteranno a morte i figli per una colpa dei padri; ognuno sarà messo a morte per il proprio peccato.
Non lederai il diritto dello straniero o dell’orfano e non prenderai in pegno la veste della vedova, ma ti ricorderai che sei stato schiavo in Egitto e che di là ti ha liberato il Signore tuo Dio; perciò ti comando di fare questa cosa. Quando, facendo la mietitura nel tuo campo, vi avrai dimenticato qualche mannello, non tornerai indietro a prenderlo; sarà per il forestiero, per l’orfano e per la vedova, perché il Signore tuo Dio ti benedica in ogni lavoro delle tue mani. Quando bacchierai i tuoi ulivi, non tornerai indietro a ripassare i rami: saranno per il forestiero, per l’orfano e per la vedova. Quando vendemmierai la tua vigna, non tornerai indietro a racimolare: sarà per il forestiero, per l’orfano e per la vedova. Ti ricorderai che sei stato schiavo nel paese d’Egitto; perciò ti comando di fare questa cosa.
Quando sorgerà una lite fra alcuni uomini e verranno in giudizio, i giudici che sentenzieranno, assolveranno l’innocente e condanneranno il colpevole. Se il colpevole avrà meritato di essere fustigato, il giudice lo farà stendere per terra e fustigare in sua presenza, con un numero di colpi proporzionato alla gravità della sua colpa. Gli farà dare non più di quaranta colpi, perché, aggiungendo altre battiture a queste, la punizione non risulti troppo grave e il tuo fratello resti infamato ai tuoi occhi.
Non metterai la museruola al bue, mentre sta trebbiando».

RESPONSORIO

Cfr. Sir 29, 15; 3, 33; Tb 12, 8

R   Rinserra l’elemosina nei tuoi scrigni,
      e i poveri pregheranno il Signore per te.
           L’acqua spegne un fuoco acceso,
           l’elemosina espia i peccati.

V   Buona cosa è la preghiera col digiuno
      e l’elemosina con la giustizia.
           L’acqua spegne un fuoco acceso,
           l’elemosina espia i peccati.

L    Benedicimi, Padre.
V   La grazia dello Spirito santo
      illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dal «Trattato su Giuseppe» di sant’Ambrogio, vescovo

(1, 1. 2; 4, 21; 5, 22-23: CSEL XXXII/II, 73-74. 87-88)
Giuseppe specchio di castità

La vita dei santi è norma di vita e noi possiamo seguire sulle loro orme risplendenti, per così dire, una specie di sentiero di integrità, aperto dalla loro virtù. Poiché spesso ho trattato di costoro, oggi è la volta del santo Giuseppe. In lui moltissime furono le virtù, ma in modo particolare rifulse la castità. Voi che avete imparato da Abramo la sollecita devozione della fede, da Isacco la purezza di un cuore sincero, da Giacobbe la singolare resistenza d’animo di fronte ai travagli, è giusto che volgiate l’animo dalla virtù nel suo complesso agli specifici esempi di vita.
I modelli per quanto le virtù in generale siano più vaste, i modelli concreti sono più evidenti e tanto più colpiscono la mente quanto più sono circoscritti e delimitati.
Il santo Giuseppe ci stia dunque dinnanzi come specchio di purezza. Nei suoi costumi e nelle sue azioni brilla il pudore e riluce, compagno della continenza, un certo splendore di grazia.
Per merito di Giuseppe il Signore benedisse la casa dell’Egiziano e ci fu la benedizione divina su tutti i suoi averi, in casa e nei campi. «E affidò – dice la Scrittura – tutto ciò che aveva nelle mani di Giuseppe» (Gn 39, 5). Notiamo: chi era un umile servo ha governato ciò che i padroni non erano capaci di governare.
Ma perché dovrei insistere a rilevare le disposizioni impartite riguardo a una casa privata da quell’umile servo che governò un impero? Conta di più il fatto che egli prima governò sé stesso; e per quanto fosse splendido nell’aspetto e molto leggiadro nelle fattezze, non rivolse la bellezza del suo volto a offesa di un altro, ma la custodì per guadagnare grazia a sé stesso, ritenendo che sarebbe diventato più bello se si fosse dimostrato più leggiadro non con la perdita della castità, ma con l’ornamento del pudore.
Pensava che la vera bellezza fosse non quella che conquista gli occhi degli altri e ferisce i fragili cuori, ma quella che guadagna la stima di tutti, destinata non a essere di inganno ad alcuno, ma di lode a sé stessa. Se poi una donna lo ha osservato con occhi sfacciati, la colpa è soltanto di colei che ha guardato con malizia, non di chi non voleva essere guardato con malizia: nell’essere guardato non vi è colpa. Non era in potere del servo non essere guardato: il marito doveva vigilare sugli sguardi della moglie. Se il marito mostrava di non temere niente riguardo a sua moglie, Giuseppe doveva a buon diritto pensare che ciò fosse prova della castità di lei, non pigrizia e trascuratezza del suo padrone.
Imparino tuttavia anche gli uomini a guardarsi dagli sguardi delle donne. Possono essere amati appassionatamente anche coloro che non vogliono essere amati. Infatti fu amato appassionatamente Giuseppe, nonostante egli disdegnasse colei che lo amava. E la Scrittura lo ha giustificato in modo mirabile dicendo: «La moglie del suo padrone mise gli occhi su Giuseppe» (Gn 39, 7), vale a dire: non fu lui a mettersi in mostra e non fu lui a conquistare l’incauta, ma essa stese le sue reti e fu catturata dal suo accerchiamento, sparse le sue trappole e rimase prigioniera dei suoi lacci. Disse poi a lui: «Giaci con me» (Gn 39, 8). Le prime armi dell’adultera sono quelle degli occhi, le seconde quelle delle parole, ma chi non è sedotto dagli occhi può resistere alle parole. È possibile la difesa quando il sentimento è ancora libero.

SECONDA LETTURA

Dalla lettera enciclica Mysterium Fidei di san Paolo VI, papa

nn. 27-29.32 passim in Enchiridion delle Encicliche 7, nn. 871-875 passim)
Il mistero eucaristico si realizza nel sacrificio della messa

Nel Mistero Eucaristico è rappresentato in modo mirabile il Sacrificio della Croce una volta per sempre consumato sul Calvario; vi si richiama perennemente alla memoria e ne viene applicata la virtù salutifera in remissione dei peccati che si commettono quotidianamente.
Nostro Signore Gesù Cristo istituendo il Mistero Eucaristico, ha sancito col suo sangue il nuovo Testamento di cui egli è Mediatore, come già Mosè aveva sancito il Vecchio col sangue dei vitelli (cf. Es 24, 8). Difatti, come racconta l'Evangelista, nell'ultima Cena preso il pane, rese grazie e lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo dato per voi: fate questo in memoria di me. Similmente prese il calice, dopo la cena, dicendo: Questo è il calice del Nuovo Testamento nel mio sangue, sparso per voi (cf. Lc 22, 19-20; cf. Mt 26, 26-28; Mc 14, 22-24). Ordinando agli Apostoli di far questo in sua memoria, volle perciò stesso che la cosa si rinnovasse in perpetuo. E la Chiesa nascente l'ha fedelmente eseguito perseverando nella dottrina degli Apostoli e radunandosi per celebrare il Sacrificio Eucaristico. Erano poi tutti perseveranti, attesta accuratamente san Luca, nella dottrina degli Apostoli e nella comunione della frazione del pane e nella preghiera (At 2, 42) E tanto era il fervore che i Fedeli ne ricevevano che si poteva dire di loro: La moltitudine dei credenti era un cuor solo e un'anima sola (At 4, 32).
E l'Apostolo Paolo, che ci ha tramandato fedelissimamente quello che aveva ricevuto dal Signore (1Cor 11, 23ss), parla apertamente del Sacrificio Eucaristico quando dimostra che i cristiani non possono partecipare ai sacrifici dei pagani, proprio perché sono stati fatti partecipi della mensa del Signore (cf. 1Cor 10, 16). [...] Questa nuova oblazione del Nuovo Testamento, che Malachia aveva preannunziato (Cf Mal 1, 11), la Chiesa, ammaestrata dal Signore e dagli Apostoli, l'ha sempre offerta, «non solo per i peccati, le pene, le espiazioni ed altre necessità dei fedeli viventi, ma anche a suffragio dei defunti in Cristo non ancora del tutto purificati» (Concilio di Trento).
Ma c'è un'altra cosa che, essendo assai utile ad illustrare il mistero della Chiesa, Ci piace di aggiungere, cioè la Chiesa fungendo in unione con Cristo da sacerdote e da vittima, offre tutta intera il Sacrificio della Messa e tutta intera vi è offerta. [...] Tale dottrina infatti è quanto mai adatta ad alimentare la pietà Eucaristica, ad esaltare la dignità di tutti i fedeli, nonché a stimolare l'animo a toccare il vertice della santità, che altro non è che mettersi tutto a servizio della divina Maestà con una generosa oblazione di sé.

Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.

ORAZIONE

I tuoi servi, o Dio, custodiscano sempre
purità di parola e di vita,
e la Chiesa rifulga di bellezza davanti a tutti
come la Sposa amata del Figlio tuo,
nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.