UFFICIO DELLE LETTURE

Mercoledì, 25 febbraio 2026

MERCOLEDI
PRIMA SETTIMANA DI QUARESIMA

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Lode a te, Signore, re di eterna gloria.

INNO

Dio fece le due luci grandi… e le stelle (Gn 1, 16).

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

Tu che l’immensa volta del cielo
stupendamente di luce avvampi
e di vaghi colori
adorni la bellezza del creato;

tu che nel quarto giorno hai voluto
il fiammeggiante globo del sole
e l’alternante gioco della luna
e il nitido corso degli astri,

così scandendo nell’ordine il tempo
e misurando le notti
e i giorni e i mesi e gli anni,
ascolta, Padre, la nostra preghiera.

Sciogli l’orrido gelo della colpa,
rischiara il cuore degli uomini,
impreziosisci l’anima
della tua santa grazia.

Noi t’imploriamo, o Dio,
per il tuo Figlio unigenito
che regna con te nei secoli
e con lo Spirito santo. Amen.

latino

Cæli Deus sanctíssime,
qui lúcidum centrum poli
candóre pinguis ígneo
augens decóri lúmina.

Quarto die qui flámmeam
solis rotam constítuens,
lunæ minístras órdini
vagos recúrsus síderum.

Ut nóctibus vel lúmini
diremptiónis términum,
primórdiis et ménsium
signum dares notíssimum:

Illúmina cor hóminum,
abstérge sordes méntium,
resólve culpæ vínculum,
evérte moles críminum.

Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu.   Amen.

in canto

La volta immensa del cielo
avvampi di luce stupenda;
tu doni colori splendenti,
bellezza per tutto il creato.

Nel tuo disegno hai voluto
il globo del sole raggiante,
di notte la candida luna,
e il nitido corso degli astri.

Ascolta la nostra preghiera,
o Padre, nel tempo che scorre:
i giorni coi mesi e con gli anni
in pace serena conduci.

Sciogliendo il gelo del male,
rischiara il cuore dell’uomo;
e l’anima rendi preziosa,
immersa in un fiume di grazia.

Unanimi noi t’imploriamo,
o Padre col Figlio unigenito,
che regna con te e con lo Spirito
nel tempo e nei secoli eterni. Amen.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

Non sono impallidite ancora in cielo
l’ultime stelle, e già dal sonno, o Dio,
sorge la Chiesa a mattinar lo sposo
con animo adorante.

Così ci sia donato,
dopo la lunga notte,
di varcare le soglie del tuo regno
inni cantando a te con cuore nuovo.

O Trinità beata,
a te, suprema fonte dell’essere,
il coro dei redenti
leva felice l’inno nei secoli.   Amen.

latino

Nocte surgéntes vigilémus omnes,
semper in psalmis meditémur atque
víribus totis Dómino canámus
     dúlciter hymnos,

Ut, pio regi páriter canéntes,
cum suis sanctis mereámur aulam
íngredi cæli, simul et beátam
     dúcere vitam.

Glória summum résonet Paréntem,
glória Natum, paritérque sanctum
Spíritum dulci modulétur hymno
     omne per ævum.   Amen.

in canto

Ancora nel cielo scintillano
le ultime stelle, o Dio,
e già la tua Chiesa dal sonno
si desta e canta allo Sposo.

Così varcheremo la soglia
del Giorno di luce infinita,
trascorsa la notte del tempo,
cantando gioiosi nel Regno.

A te, uno e trino Signore,
sorgente suprema dell’essere,
elevino tutti i redenti
un inno di festa nei secoli. Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI

Cfr. Dn 3, 52-56

Ogni creatura lodi il Signore

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Salmo 17, 2-30

Ringraziamento per la salvezza e la vittoria

In quello stesso momento ci fu un grande terremoto (Ap 11, 13).

I (2-7)

Ant. 1   Invoco il Signore: egli è degno di lode; *
             così sarò salvato dai nemici.

Ti amo, Signore, mia forza, *
     Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;

mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo; *
     mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.

Invoco il Signore, degno di lode, *
     e sarò salvato dai miei nemici.

Mi circondavano flutti di morte, *
     mi travolgevano torrenti impetuosi;
già mi avvolgevano i lacci degli inferi, *
     già mi stringevano agguati mortali.

Nel mio affanno invocai il Signore, *
     nell’angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce, *
     al suo orecchio pervenne il mio grido.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 1   Invoco il Signore: egli è degno di lode; *
             così sarò salvato dai nemici.

II (8-20)

Ant. 2   Il Signore mi ha liberato, perché mi vuol bene.

La terra tremò e si scosse; †
     vacillarono le fondamenta dei monti, *
     si scossero perché egli era sdegnato.

Dalle sue narici saliva fumo, †
     dalla sua bocca un fuoco divorante, *
     da lui sprizzavano carboni ardenti.

Abbassò i cieli e discese, *
     fosca caligine sotto i suoi piedi.
Cavalcava un cherubino e volava, *
     si librava sulle ali del vento.

Si avvolgeva di tenebre come di velo, *
     acque oscure e dense nubi lo coprivano.
Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi *
     con grandine e carboni ardenti.

Il Signore tuonò dal cielo, †
     l’Altissimo fece udire la sua voce: *
     grandine e carboni ardenti.

Scagliò saette e li disperse, *
     fulminò con folgori e li sconfisse.

Allora apparve il fondo del mare, *
     si scoprirono le fondamenta del mondo,
per la tua minaccia, Signore, *
     per lo spirare del tuo furore.

Stese la mano dall’alto e mi prese, *
     mi sollevò dalle grandi acque,

mi liberò da nemici potenti, †
     da coloro che mi odiavano *
     ed erano di me più forti.

Mi assalirono nel giorno di sventura, *
     ma il Signore fu mio sostegno;
mi portò al largo, *
     mi liberò perché mi vuol bene.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 2   Il Signore mi ha liberato, perché mi vuol bene.

III (21-30)

Ant. 3   Ascolta misericordioso, o Dio, *
             il popolo che ti supplica.

Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia, *
     mi ripaga secondo l’innocenza delle mie mani;
perché ho custodito le vie del Signore, *
     non ho abbandonato empiamente il mio Dio.

I suoi giudizi mi stanno tutti davanti, *
     non ho respinto da me la sua legge;
ma integro sono stato con lui *
     e mi sono guardato dalla colpa.

Il Signore mi rende secondo la mia giustizia, *
     secondo l’innocenza delle mie mani davanti ai suoi occhi.

Con l’uomo buono tu sei buono, *
     con l’uomo integro tu sei integro,
con l’uomo puro tu sei puro, *
     con il perverso tu sei astuto.

Perché tu salvi il popolo degli umili, *
     ma abbassi gli occhi dei superbi.

Tu, Signore, sei luce alla mia lampada; *
     il mio Dio rischiara le mie tenebre.
Con te mi lancerò contro le schiere, *
     con il mio Dio scavalcherò le mura.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 3   Ascolta misericordioso, o Dio, *
             il popolo che ti supplica.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.

L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

Dt 10, 12 – 11, 9. 26-28

Dal libro del Deuteronomio

Bisogna scegliere solo Dio

Parole di Mosè a Israele:
«Israele, che cosa ti chiede il Signore tuo Dio, se non che tu tema il Signore tuo Dio, che tu cammini per tutte le sue vie, che tu l’ami e serva il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima, che tu osservi i comandi del Signore e le sue leggi, che oggi ti do per il tuo bene? Ecco, al Signore tuo Dio appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e quanto essa contiene. Ma il Signore predilesse soltanto i tuoi padri, li amò e, dopo loro, ha scelto fra tutti i popoli la loro discendenza, cioè voi, come oggi.
Circoncidete dunque il vostro cuore ostinato e non indurite più la vostra cervice; perché il Signore vostro Dio è il Dio degli dèi, il Signore dei signori, il Dio grande, forte e terribile, che non usa parzialità e non accetta regali, rende giustizia all’orfano e alla vedova, ama il forestiero e gli dà pane e vestito. Amate dunque il forestiero, poiché anche voi foste forestieri nel paese d’Egitto.
Temi il Signore tuo Dio, a lui servi, restagli fedele e giura nel suo nome: egli è l’oggetto della tua lode, egli è il tuo Dio; ha fatto per te quelle cose grandi e tremende che i tuoi occhi hanno visto. I tuoi padri scesero in Egitto in numero di settanta persone; ora il Signore tuo Dio ti ha reso numeroso come le stelle dei cieli.
Ama dunque il Signore tuo Dio e osserva le sue prescrizioni: le sue leggi, le sue norme e i suoi comandi. Voi riconoscete oggi – poiché non parlo ai vostri figli che non hanno conosciuto né hanno visto le lezioni del Signore vostro Dio – voi riconoscete la sua grandezza, la sua mano potente, il suo braccio teso, i suoi portenti, le opere che ha fatte in mezzo all’Egitto, contro il faraone, re d’Egitto, e contro il suo paese; e ciò che ha fatto all’esercito d’Egitto, ai suoi cavalli e ai suoi carri, come ha riversato su di loro le acque del Mare Rosso, quando essi vi inseguivano e come li ha distrutti per sempre; ciò che ha fatto per voi nel deserto, fino al vostro arrivo in questo luogo; ciò che ha fatto a Datan e ad Abiram, figli di Eliab, figlio di Ruben; come la terra ha spalancato la bocca e li ha inghiottiti con le loro famiglie, le loro tende e quanto a loro apparteneva, in mezzo a tutto Israele. Perché i vostri occhi hanno visto le grandi cose che il Signore ha operato.
Osserverete dunque tutti i comandi che oggi vi do, perché siate forti e possiate conquistare il paese di cui state per entrare in possesso e perché restiate a lungo sul suolo che il Signore ha giurato di dare ai vostri padri e alla loro discendenza: terra dove scorre latte e miele.
Vedete, io pongo oggi davanti a voi una benedizione e una maledizione: la benedizione, se obbedite ai comandi del Signore vostro Dio, che oggi vi do; la maledizione, se non obbedite ai comandi del Signore vostro Dio e se vi allontanate dalla via che oggi vi prescrivo, per seguire dèi stranieri, che voi non avete conosciuto».

RESPONSORIO

Cfr. Gdt 8, 20; Dt 21, 8; Sal 79, 2

R   Abbi pietà di noi, Signore, e liberaci,
      perché non riconosciamo altro dio all’infuori di te.
           Sii propizio al tuo popolo, Israele.

V   Ascolta tu, pastore d’Israele,
      tu che guidi Giuseppe come un gregge
      e assiso sui cherubini rifulgi.
           Sii propizio al tuo popolo, Israele.

L    Benedicimi, Padre.
V   La grazia dello Spirito santo
      illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dal «Trattato su Matteo V, 17-20» di san Cromazio di Aquileia, vescovo

(Tract. XX, I, 1-3; II, 1-4; III, 1-2; CCL IX A; 291-293)
Cristo pienezza della Legge

Dice il Signore: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento» (Mt 5, 17). Non è venuto ad abolire la Legge o i Profeti il Figlio di Dio, che è l’autore della Legge e dei Profeti, perché fu lui a dare al popolo per mezzo di Mosè la Legge che doveva essere trasmessa e a riempire di Spirito santo i profeti perché annunciassero ciò che doveva avvenire. «Non sono venuto dunque, dice, per abolire la Legge o i Profeti, ma per dare compimento». In questo modo dette compimento alla Legge e ai Profeti: compiendo egli stesso ciò che era stato scritto di lui nella Legge e nei Profeti. Perciò, dopo aver bevuto l’aceto offertogli sulla croce, esclamò: «Tutto è compiuto» (Gv 19, 30), per mostrare chiaramente che tutte le cose che erano state scritte su di lui nella Legge e nei Profeti, fino alla bevanda dell’aceto, si erano compiute. In ogni modo, dà compimento alla Legge quando col sacramento della sua passione compie il mistero della Pasqua e dell’agnello, un tempo mostrato in figura. Perciò l’Apostolo dice: «Infatti anche Cristo, nostra Pasqua, si è immolato» (1Cor 5, 7). Dà compimento alla Legge quando, prendendo un corpo, nella realtà compie i sacrifici della Legge e tutte le prefigurazioni che a lui si riferivano. O almeno dà compimento alla Legge quando, col nuovo aiuto della grazia evangelica, conferma i precetti della Legge che precedentemente aveva dato.
Dice infatti: «Chi violerà uno di questi precetti pur minimi e insegnerà agli uomini a comportarsi così, sarà considerato minimo nel regno dei cieli» (Mt 5, 19). Se è cosa empia trasgredire i precetti di minima importanza, molto più empio sarà trasgredire quelli importanti e importantissimi. Perciò per bocca di Salomone lo Spirito santo attesta appunto questo dicendo: «Chi disprezza le cose da poco, a poco a poco va in rovina» (Sir 19, 1). Per tale motivo nulla deve essere trasgredito dei precetti divini, nulla ridotto, ma tutto deve essere osservato e insegnato con animo attento e devoto per non perdere la gloria del regno celeste, perché le cose che dal giudizio degli infedeli o degli uomini di questo mondo sono ritenute minime e poco importanti, presso Dio non sono poco importanti, bensì necessarie.
«Chi invece insegnerà ed eseguirà», il Signore insegna che sarà grande nel regno dei cieli. Per tale motivo bisogna agire non solo a parole, ma anche con i fatti; e non devi soltanto insegnare, ma anche compiere ciò che hai insegnato. Ascoltiamo lo stesso Signore rimproverare nel vangelo simili maestri che dicono e non fanno: «Guai a voi, dice, scribi e farisei ipocriti che gravate gli uomini con pesi che non possono portare, mentre voi non toccate questi carichi nemmeno con un dito» (Lc 11, 46). Perciò anche l’Apostolo dice: «Presso Dio non sono giusti quelli che ascoltano la Legge, ma quelli che la mettono in pratica saranno giustificati» (Rm 2, 13). Se questo dice anche di coloro che ascoltano, che cosa si deve pensare di coloro che insegnano? Perciò anche Salomone raccomanda: «Non essere veloce nella tua lingua e pigro e indolente nelle tue opere» (Sir 4, 34). Per questo bisogna che chi insegna offra in sé stesso l’esempio d’una fede pura e di una vita onesta, come l’Apostolo scrive a Timoteo: «Sii modello, dice, dei fedeli» (1Tm 4, 12). E ancora: «Offrendo te stesso quale esempio di opere buone nella giustizia, nella castità, nella sobrietà per mezzo della sana dottrina» (Tt 2, 7-8). Per tale ragione anche lo stesso Figlio di Dio, che è maestro e signore della Legge, per esserci di esempio volle anche compiere con le opere tutto ciò che aveva insegnato.
E aggiunse: «Se la vostra giustizia non sarà maggiore di quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5, 20). Viene criticata la giustizia degli scribi e dei farisei, perché questi cercavano non la fede nella divina promessa, ma la lode degli uomini e la gloria mondana, come abbiamo un esempio di quel fariseo superbo e borioso il quale, ostentando i presunti meriti della sua giustizia, con animo altezzoso e parole piene d’orgoglio si vantava sfacciatamente davanti a Dio. Gli scribi e i farisei, dunque, conservavano l’apparenza della giustizia, non per piacere a Dio ma per ottenere la fama della gloria umana, e acquistare guadagni terreni e vantaggi temporali. Per questo il Signore ci esorta a mettere davanti a tale screditata giustizia, che mira alla lode umana, le opere della giustizia celeste e i meriti della fede, per Cristo nostro Signore, che è benedetto nei secoli. Amen.

Dalla lettera enciclica Ecclesiam Suam di san Paolo VI, papa

(nn. 55-58 passim in Enchiridion delle Encicliche 7, 1111. 765-768 passim)
Lo spirito della povertà e l’ora della carità

Ma Noi non vogliamo rinunciare a due accenni particolari che Ci sembrano riguardare bisogni e doveri principali, e che possono offrire tema di riflessione per gli orientamenti generali del buon rinnovamento della vita ecclesiastica.
Accenniamo dapprima allo spirito di povertà. Pensiamo che esso sia così proclamato nel santo Vangelo, che sia così insito nel disegno della nostra destinazione al regno di Dio, che sia messo così in pericolo dalla valutazione dei beni nella mentalità moderna, che sia così necessario per farci comprendere tante nostre debolezze e rovine nel tempo passato e per farci altresì comprendere quale debba essere il nostro tenore di vita e quale il metodo migliore per annunciare alle anime la religione di Cristo, e che sia infine così difficile praticarlo a dovere, che osiamo farne menzione esplicita in questo Nostro messaggio. […] Noi attendiamo che voi, quale voce autorevole che interpreta gli impulsi migliori, onde palpita lo Spirito di Cristo nella santa Chiesa, diciate come debbano Pastori e fedeli alla povertà educare oggi il linguaggio e la condotta: Abbiate in voi lo stesso sentire che fu in Cristo Gesù, ci ammonisce l'Apostolo; e come insieme dobbiamo proporre alla vita ecclesiastica quei criteri direttivi che devono fondare la nostra fiducia più su l'aiuto di Dio e sui beni dello spirito, che non su i mezzi temporali; che devono a noi stessi ricordare, e al mondo insegnare, il primato di tali beni su quelli economici, e che di questi tanto dobbiamo limitare e subordinare il possesso e l'uso quanto è utile al conveniente esercizio della nostra missione apostolica.
[…] Tale spirito non Ci preclude la comprensione e l'impiego, a Noi consentito, del fatto economico. […] Pensiamo anzi che l'interiore liberazione, prodotta dallo spirito della povertà evangelica, ci renda più sensibili e più idonei a comprendere i fenomeni umani collegati con i fattori economici, sia nel dare alla ricchezza e al progresso di cui può essere generatrice il giusto e spesso severo apprezzamento che le si addice, sia nel dare alla indigenza l'interessamento più sollecito e generoso, sia infine nel desiderare che i beni economici non siano fonte di lotte, di egoismi, di orgoglio fra gli uomini, ma siano rivolti, per vie di giustizia e di equità, al bene comune, e perciò sempre più provvidamente distribuiti. Tutto quanto si riferisce a questi beni economici, inferiori a quelli spirituali ed eterni, ma necessari alla vita presente, trova l'alunno del Vangelo capace di valutazione sapiente e di cooperazione umanissima: la scienza, la tecnica e specialmente il lavoro umano si fanno per noi oggetto di vivissimo interesse; e il pane che ne risulta diventa sacro per la mensa e per l'altare. Gli insegnamenti sociali della Chiesa non lasciano dubbio su questo tema; e Ci piace avere questa occasione per riaffermare in proposito la Nostra coerente adesione a tali salutari dottrine.
L'altro accenno che vogliamo fare è allo spirito di carità. […] Noi pensiamo, con i Nostri Predecessori, con la corona di Santi che l'età nostra ha dato alla Chiesa celeste e terrestre, e con l'istinto devoto del popolo fedele, che la carità debba oggi assumere il posto che le compete, il primo, il sommo, nella scala dei valori religiosi e morali, non solo nella teorica estimazione, ma altresì nella pratica attuazione della vita cristiana. Ciò sia detto della carità verso Dio, che la sua Carità riversò sopra di noi, come della carità che di riflesso noi dobbiamo effondere verso il nostro prossimo, vale a dire il genere umano. La carità tutto spiega. La carità tutto ispira. La carità tutto rende possibile. La carità tutto rinnova. La carità tollera tutto, crede tutto, spera tutto, tutto sopporta. Chi di noi ignora queste cose? E se le sappiamo, non è forse questa l'ora della carità?

Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.

ORAZIONE

Padre dolcissimo, fa’ che il tuo popolo
osservi tutta la tua legge
e la proclami con interiore dedizione,
perché non manchi di conseguire
la gloria del regno dei cieli.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.