UFFICIO DELLE LETTURE

Lunedì, 09 febbraio 2026

LUNEDI
DELLA QUINTA SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.
Alleluia.

INNO

Dio fece il firmamento e separò le acque (Gn 1, 7).

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

Sommo Creatore dei lucenti cieli,
o immenso Dio che dividendo l’acque,
offri alla bruna terra
le fresche piogge e l’ardore del sole,

dall’alto manda sull’anima nostra
la divina rugiada della grazia,
né, seducendoci con nuovi inganni,
ci mortifichi più l’antico errore.

Alla tua luce la fede
attinga la provvida luce
che ogni miraggio disperda
e dissipi ogni tenebra.

Ascolta, Padre, la nostra preghiera
per Gesù Cristo Signore
che regna con te nei secoli
e con lo Spirito santo.   Amen.

latino

Imménse cæli Cónditor,
qui, mixta ne confúnderent,
aquæ fluénta dívidens,
cælum dedísti límitem,

Firmans locum cæléstibus
simúlque terræ rívulis,
ut unda flammas témperet,
terræ solum ne díssipet:

Infúnde nunc, piíssime,
donum perénnis grátiæ,
fraudis novæ ne cásibus
nos error átterat vetus.

Lucem fides invéniat,
sic lúminis iubar ferat;
hæc vana cuncta térreat,
hanc falsa nulla cómprimant.

Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu.   Amen.

In canto

O sommo Creatore dei cieli,
sapiente dividi le acque,
offrendo alla terra feconda
le piogge e l’ardore del sole.

Dall’alto discenda sull’anima
divina rugiada di grazia;
tornando con nuovi inganni,
non rechi la morte il Maligno.

Al tuo splendore la fede
attinga la provvida luce,
che ogni miraggio disperda
e dissipi tutte le tenebre.

O Padre, la nostra preghiera
ascolta per Cristo Signore,
che insieme alla Spirito santo
con te vive e regna in eterno. Amen.

INNO

Quando l’Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

Ristorate le membra affaticate,
i servi tuoi si lèvano;
vieni ed accogli, o Dio,
la prima voce dei tuoi figli oranti.

Lieto ti loda il labbro,
il cuore ardente ti chiama:
all’operosa vita che riprende
presiedi e benedici.

La stella del mattino
vince la notte, alla crescente luce
la tenebra nel bel sereno sfuma:
il male così ceda alla tua grazia.

A te concorde sale la supplica:
strappa dai cuori ogni fibra colpevole,
e l’animo redento
celebrerà in eterno la tua gloria.

Ascoltaci, Padre pietoso,
per Gesù Cristo Signore,
che nello Spirito santo
domina e vive nei secoli.   Amen.

latino

Somno reféctis ártubus,
spreto cubíli, súrgimus:
nobis, Pater, canéntibus
adésse te depóscimus.

Te lingua primum cóncinat,
te mentis ardor ámbiat,
ut áctuum sequéntium
tu, sancte, sis exórdium.

Cedant tenébræ lúmini
et nox diúrno síderi,
ut culpa, quam nox íntulit,
lucis labáscat múnere.

Precámur ídem súpplices
noxas ut omnes ámputes,
et ore te canéntium
laudéris in perpétuum.

Præsta, Pater piíssime,
per Iesum Christum Dóminum,
qui tecum in perpétuum
regnat cum sancto Spíritu.   Amen.

in canto

La notte ha donato ristoro
e lieti i tuoi figli si levano;
accogli benevolo, o Padre,
la lode in attesa del giorno.

Con gioia il labbro si schiude,
il cuore ardente ti chiama:
al nostro lavoro presiedi
e dona il tuo amore fecondo.

La stella del primo mattino
è segno di luce crescente
che vince serena le tenebre:
così la tua grazia il male!

Concorde a te sale la supplica:
tu strappa dai cuori ogni colpa,
e l’animo nostro redento
ti celebri oggi e in eterno.

Ascoltaci, Padre pietoso,
per Cristo Gesù, tuo Figlio
che regna Signore per sempre,
unito allo Spirito santo. Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI

Cfr. Dn 3, 52-56

Ogni creatura lodi il Signore

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Salmo 6

L’uomo nella prova implora la misericordia di Dio

«Ora l’anima mia è turbata… Padre, glorifica il tuo nome» (Gv 12, 27. 28).

Ant. 1   Volgiti, Signore, a liberarmi, *
             salvami per la tua misericordia.

Signore, non punirmi nel tuo sdegno, *
     non castigarmi nel tuo furore.
Pietà di me, Signore: vengo meno; *
     risanami, Signore: tremano le mie ossa.

L’anima mia è tutta sconvolta, *
     ma tu, Signore, fino a quando?
Volgiti, Signore, a liberarmi, *
     salvami per la tua misericordia.

Nessuno tra i morti ti ricorda. *
     Chi negli inferi canta le tue lodi?

Sono stremato dai lunghi lamenti, †
     ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio, *
     irroro di lacrime il mio letto.

I miei occhi si consumano nel dolore, *
     Invecchio fra tanti miei oppressori.

Via da me voi tutti che fate il male, *
     il Signore ascolta la voce del mio pianto;

il Signore ascolta la mia supplica, *
     il Signore accoglie la mia preghiera.
Arrossiscano e tremino i miei nemici, *
     confusi, indietreggino all’istante.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 1   Volgiti, Signore, a liberarmi, *
             salvami per la tua misericordia.

Salmo 9 A

Ringraziamento per la vittoria

E di nuovo verrà a giudicare i vivi e i morti.

I (1-11)

Ant. 2   Annunzierò tutte le tue meraviglie, Signore.

Ti loderò, Signore, con tutto il cuore *
     e annunzierò tutte le tue meraviglie.
Gioisco in te ed esulto, *
     canto inni al tuo nome, o Altissimo.

Mentre i miei nemici retrocedono, *
     davanti a te inciampano e periscono,
perché hai sostenuto il mio diritto e la mia causa; *
     siedi in trono giudice giusto.

Hai minacciato le nazioni, †
     hai sterminato l’empio, *
     il loro nome hai cancellato in eterno, per sempre.

Per sempre sono abbattute le fortezze del nemico, *
     è scomparso il ricordo delle città che hai distrutto.

Ma il Signore sta assiso in eterno; *
     erige per il giudizio il suo trono:
giudicherà il mondo con giustizia, *
     con rettitudine deciderà le cause dei popoli.

Il Signore sarà un riparo per l’oppresso, *
     in tempo di angoscia un rifugio sicuro.
Confidino in te quanti conoscono il tuo nome, *
     perché non abbandoni chi ti cerca, Signore.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 2   Annunzierò tutte le tue meraviglie, Signore.

II (12-21)

Ant. 3   Sorgi, Signore, non prevalga l’uomo; *
             chi è povero e infelice a te si affida.

Cantate inni al Signore, che abita in Sion, *
     narrate tra i popoli le sue opere.
Vindice del sangue, egli ricorda, *
     non dimentica il grido degli afflitti.

Abbi pietà di me, Signore, †
     vedi la mia miseria, opera dei miei nemici, *
     tu che mi strappi dalle soglie della morte,

perché possa annunziare le tue lodi, †
     esultare per la tua salvezza *
     alle porte della città di Sion.

Sprofondano i popoli nella fossa che hanno scavata, *
     nella rete che hanno teso si impiglia il loro piede.

Il Signore si è manifestato, ha fatto giustizia; *
     l’empio è caduto nella rete, opera delle sue mani.

Tornino gli empi negli inferi, *
     tutti i popoli che dimenticano Dio.
Perché il povero non sarà dimenticato, *
     la speranza degli afflitti non resterà delusa.

Sorgi, Signore, non prevalga l’uomo: *
     davanti a te siano giudicate le genti.
Riempile di spavento, Signore, *
     sappiano le genti che sono mortali.

Gloria al Padre e al Figlio *
     e allo Spirito santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
     nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. 3   Sorgi, Signore, non prevalga l’uomo; *
             chi è povero e infelice a te si affida.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.

L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

1Cor 1, 18-31

Dalla prima lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo

La stoltezza della croce

La parola della croce è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti:
«Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l’intelligenza degli intelligenti» (Is 29, 14). Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. E mentre i giudei chiedono i miracoli e i greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia giudei che greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
Considerate infatti la vostra vocazione fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio.
Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto: Chi si vanta, si vanti nel Signore (cfr. Ger 9, 22ss.).

RESPONSORIO

Cfr. Sal 103, 24

R   Quanto sono grandi
           le tue opere, Signore!

V   La terra è piena delle tue creature:
      tu hai fatto con saggezza
           le tue opere, Signore!

L    Benedicimi, Padre.
V   La grazia dello Spirito santo
      illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dal trattato su «Lo Spirito santo» di sant’Ambrogio, vescovo

(I, 108-111: SAEMO 16, 130-133)
O divino mistero della croce!

O divino mistero di quella croce su cui sta appesa la debolezza, è libera la virtù, sono inchiodati i vizi, sono eretti i trofei! Per questo motivo un santo disse: «Trafiggi le mie carni con i chiodi che vengono dal tuo timore» (Sal 118, 120). Non disse con chiodi di ferro, ma con i chiodi del timore e della fede: il tormento della virtù è ancora più forte di quello della pena. Tant’è vero che anche Pietro, quando seguiva il Signore «fin nell’atrio del principe dei sacerdoti» (Mt 16, 58), sebbene nessuno lo avesse incatenato, fu legato dalla fede: lo legò la fede, ma non lo liberò la pena; ancora, quando fu legato dai Giudei, lo sciolse la pietà, non lo trattenne la pena, poiché non si allontanò da Cristo. Crocifiggi, dunque, anche tu il peccato, per morire al peccato. Infatti colui che «muore al peccato vive per Iddio». Vivi per colui «che non risparmiò il suo Figlio» (Rm 8, 32) perché nel corpo di questi potesse crocifiggere le nostre passioni. «Per noi», infatti, «è morto Cristo» (Rm 5, 8), perché potessimo vivere nel suo corpo resuscitato. Morta è dunque in lui non la nostra vita, ma la nostra colpa. «Colui che portò i nostri peccati», dice la Scrittura, «nel suo corpo sopra il legno della croce, affinché, separati dai nostri peccati, possiamo vivere con giustizia»; colui «dalle cui piaghe voi siete stati guariti» (1Pt 2, 24).
Quel legno è come il pedaggio della nave della nostra salvezza, non è una pena – la salvezza, infatti, è cosa diversa dal pedaggio della salvezza eterna –, mentre desiderando la morte non la sento, mentre disprezzando la pena non la soffro, mentre trascurando la paura non la conosco.
Chi è dunque colui «dalle cui piaghe siamo stati guariti», se non Cristo il Signore, di cui Isaia profetò che la sua percossa sarebbe stata la nostra medicina, di cui l’apostolo Paolo nelle sue lettere scrisse che «non conobbe il peccato», ma «divenne “peccato per noi”»? (2Cor 5, 21). Senza dubbio, fu cosa divina in lui il fatto che la sua carne non commise peccato, né in lui peccò il corpo creato che egli assunse. Infatti, che ci sarebbe di strano se non peccò soltanto la natura divina, esente da impulsi peccaminosi? Se, dunque, solo Dio è senza peccato, evidentemente ogni creatura per sua natura, come ho detto, può essere soggetta al peccato.

LAUS ANGELORUM MAGNA

Gloria a Dio nell’alto dei cieli, *
     e pace in terra agli uomini di buona volontà.

Noi ti lodiamo, ti eleviamo un inno, *
     ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo.
Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, *
     Signore Dio, Re del cielo.

Dio Padre onnipotente, *
     Gesù Cristo e Spirito santo.

Signore Dio, *
     Figlio del Padre.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, *
     accogli la nostra supplica.
Tu che siedi alla destra del Padre, *
     abbi pietà di noi.

Sii tu la nostra guida e il nostro aiuto; *
     salvaci, rendici puri, conservaci nella tua pace.
Liberaci dai nemici *
     e dalle tentazioni.

Perché tu solo il santo, *
     tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo,
Gesù Cristo, *
     nella gloria di Dio Padre con lo Spirito santo.

Ogni giorno ti benediciamo, *
     e lodiamo il tuo nome per sempre.
Dégnati oggi, Signore, *
     di custodirci senza peccato.

Benedetto sei tu, Signore; *
     mostrami il tuo volere.
Vedi la mia miseria e la mia pena *
     e perdona tutti i miei peccati.

Dalle mie labbra fiorisca la lode, *
     la lode al nostro Dio.
Possa io vivere per lodarti: *
     mi aiutino i tuoi giudizi.

Come pecora smarrita vado errando; *
     cerca il tuo servo perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.

Presto ci venga incontro la tua misericordia, †
     perché siamo troppo infelici: *
     aiutaci, Dio, nostra salvezza.

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.   Amen.

LAUS ANGELORUM MAGNA

Glória in excélsis Deo *
     et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.

Laudámus te, hymnum dícimus tibi, *
     benedícimus te, adorámus te, glorificámus te.
Grátias tibi ágimus propter magnam glóriam tuam, *
     Dómine Deus rex cæléstis.

Deus Pater omnípotens, *
     Iesu Christe et sancte Spíritus.

Dómine Deus, *
     Fílius Patris.

Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, *
     sύscipe deprecatiónem nostram;
qui sedes ad déxteram Patris, *
     miserére nobis.

Miserére nobis: sύbveni nobis, dírige nos: *
     consérva nos, munda nos, pacífica nos,
libera nos ad inimícis, *
     a tentatiónibus.

Quia tu solus sanctus, *
     tu solus Dóminus, tu solus Altíssimus
Iesu Christie *
     in glória Dei Patris cum sancto Spíritu.

Per síngulos dies benedícimus te, *
     et laudámus nomen tuum in ætérnum, et in sæculum sæculi.

Dignáre, Dómine, die isto, *
     sine peccáto nos custodíre.

Benedíctus es, Dómine, *
     doce me iustítias tuas.
Vide humilitátem meam et labórem meum *
     et dimítte ómnia peccáta mea.

Eructábunt lábia mea hymnum, *
     hymnum Deo nostro.
Vivet ánima mea et laudábit te, *
     et iudícia tua adiuvábunt me.

Errávi sicut ovis, quæ períerat: *
     requíre servum tuum, quia mandáta tua non sum oblítus.

Cito antícipet nos misericórdia tua, Dómine, †
     quia páuperes factin sumus nimis, *
     ádiuva nos, Deus salutáris noster.

Benedíctus es, Dómine, Deus patrum nostrórum, *
     et laudábilis et gloriósus in sæcula sæculórum.   Amen.

Se all’Ufficio delle Letture seguono immediatamente le Lodi si omettono l’orazione seguente e l’introduzione di Lodi e si recita immediatamente il Cantico di Zaccaria.

ORAZIONE

Padre onnipotente, luce indefettibile e verità infinita,
fa' che la nostra condotta rifulga
di santità e di grazia.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.