ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE
Sabato, 13 settembre 2025
VANGELO STORICO
Introduzione
Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.
Discepolo di tre maestri
Dobbiamo rilevare che le parole riferite da questo brano del Vangelo (Gv 3, 13-17) sono veramente di Gesù, non un commento dello scrittore. Anzi Giovanni, che era agli inizi come discepolo, scrisse in questa occasione la sua prima testimonianza o, meglio, il primo insegnamento dettatogli da Gesù.
Gesù gli dettò direttamente in greco, con le parole esatte che ci sono pervenute, e certificò insieme ai discepoli e a Nicodemo ciò che stava accadendo.
L’evangelista Giovanni avrebbe poi consegnato lo scritto ai suoi ex maestri e condiscepoli di Gamla.
Era molto giovane, sui tredici anni. Aveva frequentato da poco la scuola in quella “città sul monte”, poi era passato al seguito di Giovanni Battista e, ora, seguiva Gesù.
Parole e opere divine per noi
Se queste sono le parole dello stesso Figlio, che Dio ha mandato a dimostrare la propria carità verso il mondo, un dubbio ci assale.
Perché Dio ha mandato suo Figlio soltanto in quegli anni e non prima, se il mondo aveva bisogno di salvezza fin dal peccato originale? Perché promise subito ai nostri progenitori “il figlio della donna” e aspettò tanto tempo a inviarlo?
Come risposta possiamo notare che Dio ha mostrato nei millenni altri segni per la salvezza.
Il Figlio, con parole divine, ne ricorda uno, riservato al popolo ebreo: il serpente di bronzo.
Ma altri segni e riti hanno accompagnato la vita dell’umanità religiosa nei forse tre milioni e mezzo di anni dalle origini.
Gesù Cristo, nato e venuto nel mondo a insegnare e compiere le opere di Dio, li ha valorizzati tutti e, innalzato sulla croce, è sceso agli inferi a ricuperare i miliardi di uomini che attendevano salvezza.
Immaginiamo i tempi lunghissimi di religione politeista: gli uomini erano stati ispirati a capire che Dio non poteva essere solitario, una sola Persona. Si è rivelato in Tre Persone nel Cristo appena battezzato da Giovanni.
Pensiamo ai sacrifici umani, resi inaccettabili dal momento in cui Dio fermò la mano di Abramo pronto a sacrificare Isacco. Ebbene: Gesù ha fatto in modo che i sacrifici umani si riassumessero su di lui stesso.
Era presente in ogni tempo, come Re eterno, ma si è manifestato solo quando c’erano anche i mezzi per ricordare con precisione le sue parole e opere, quando la scrittura era ben affermata e c’era un’organizzazione internazionale con un diritto valido per tutti i secoli seguenti. I fatti hanno potuto essere certificati per sempre, in una lingua che rimane come baluardo: il greco.
Se continuiamo il ragionamento in termini di eternità, chi è morto non conta più il tempo e la salvezza del Cristo ha raggiunto i nostri antenati immediatamente.
Il Figlio dell’uomo, cioè il Cristo, doveva essere glorificato dal Cielo, come dal Cielo veniva, perché l’umanità potesse raggiungere il Cielo attraverso di lui fatto uomo.
Il mondo si aspettava un giudizio dall’inviato di Dio, invece egli non è venuto per giudicare – e a che poteva servire? – ma a cercare e a salvare ciò che è irrimediabilmente rovinato, perduto.
Che vantaggio c’è per i cristiani?
Che diversità c’è dunque tra gli antichi e i Cristiani? Quale vantaggio ha portato l’incarnazione storica del Figlio di Dio?
Gli antichi non conoscevano la salvezza. Se pure ne partecipavano in qualche modo, non ne avevano una percezione precisa, non sapevano quale via seguire per liberarsi dal male e fare solo il bene.
Con il Cristo Re, invece, la luce della salvezza splende chiara. Da essa è stato trasformato il mondo. Basta fare un confronto attento tra il modo di vivere dopo Cristo e prima di lui.
Ora la salvezza è concreta, si vede nel mondo.
Perciò i cristiani non aspettano soltanto la salvezza dopo la morte: la potenza di Dio può salvare tutti dopo la morte.
Possono invece vivere la salvezza nella vita quotidiana, pur senza che si noti in loro qualcosa di straordinario.
Il Cristo non giudica il mondo con la rivoluzione, ma lo salva in ogni particolare.
Giovanni Conforti