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VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE - anno A

Domenica, 12 luglio 2026

VANGELO STORICO

Introduzione

Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.

 

Precisazioni storiche

Gesù diede questa risposta, a colui che lo interrogava (Lc 13, 22-30), mentre si recava a Gerusalemme per la Festa della Dedicazione dell’anno 32. Lo si deduce dal confronto con il Vangelo di Giovanni. 
Il versetto 22, più letteralmente, si deve tradurre così: E attraversava città e villaggi, insegnando e compiendo un viaggio a Gerusalemme.
È una delle visite che Gesù ha compiuto a Gerusalemme, per ognuna delle feste comprese tra la Pentecoste dell'anno 32 e la Pasqua del 33. All’apparenza sembra che Luca, a partire da Lc 9, 51, parli di un unico lungo viaggio di avvicinamento alla Capitale di Israele, fino all'ingresso trionfale. Però egli stesso ha lasciato intendere che i viaggi siano stati più d'uno, inserendo nel suo racconto annotazioni come questa.
Questo brano viene dopo il racconto di alcune parabole del Regno e prima di una singolare raccomandazione di alcuni farisei a Gesù. Conviene tradurre anche questa in modo più letterale:
31In quel momento si avvicinarono alcuni farisei a dirgli: «Esci, vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
32Egli rispose: «Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito. 33È necessario soltanto che io me ne vada oggi, domani e il giorno seguente: a un profeta non è concesso di morire fuori Gerusalemme».
Sembra che Luca stesso abbia annotato la risposta di Gesù ai farisei. Queste persone mostrano di essere venute ad avvertire Gesù di andarsene da Gerusalemme per sfuggire a Erode. Ma egli sa che le ha mandate Erode stesso e la risposta è diretta a lui: bastava che aspettasse “il terzo giorno” ma non poteva impedire al profeta di morire a Gerusalemme.
Erode infatti desiderava vedere Gesù (Lc 23, 8), dopo che aveva guarito il figlio di un suo funzionario a Cafarnao (Gv 4, 44-54), ma non a Gerusalemme dove c’erano troppi occhi indiscreti. Forse temeva pure che Gesù diventasse veramente re, come molti in Israele desideravano, e che fosse di ostacolo al suo potere già limitato. In realtà non voleva ucciderlo, anzi voleva difenderlo dai Giudei.

 

Distinzioni doverose

Innanzitutto occorre evitare lo sforzo di far coincidere il brano di Luca con quelli paralleli di Matteo. Perché? Ricordiamo qui ciò che si può leggere nell’introduzione generale. Per redigere il Vangelo greco di Matteo, “molti” “ricomposero” la relazione originale effettuata da Matteo in ebraico, dopo che Luca l’ebbe tradotta in greco per copiarla nel suo Vangelo. Svolgendo questa opera, combinarono insieme momenti diversi cambiando l’ordine cronologico.
Il loro intento era di comporre autorevolmente la Nuova Legge del Cristo Re, in dialogo con le autorità e con il popolo ebraico nei primi anni della Chiesa. Se forziamo il testo di Luca per farlo concordare con quello di Matteo, otteniamo indicazioni moralistiche e non le parole del nostro Salvatore. 
Dalle sue parole, che sono di incoraggiamento, di sicurezza e di vita, deduciamo la necessità di impegni tanto gravosi da essere impossibili.

 

Ancora qualche rettifica

Allora cerchiamo di tradurre nel modo più letterale il versetto 24, perché ne appaia la concretezza e la forza. Non è una richiesta gravosa, ma un invito a esprimere in questa azione ogni nostra energia: «Fate a gara nell’entrare dalla stretta porta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno».
C’è una gara e perfino una lotta da ingaggiare, senza risparmio di energie e senza esclusione di colpi, se si intende entrare nella vera salvezza, nel Regno di Dio. Ma riflettiamo. In che cosa dobbiamo gareggiare? Evidentemente Gesù vuole dire che dobbiamo fare di tutto per mettere alla prova dei fatti le sue parole e, in particolare, per volerci bene gli uni gli altri, come ci ha voluto bene lui.
Una lotta senza esclusione di colpi, ma colpi di carità, di verità e di fedeltà, di praticità. E chi non gareggia è operatore di iniquità, non si può rimanere neutrali. Mentre non si fa il bene, si fa il male.

 

Dio non favorisce nessuno, ma nemmeno si inganna

In questa lotta «vi sono ultimi (secondo noi) che saranno primi e vi sono primi che saranno ultimi». È la “lotta contro il male”, che ha già costruito duemila anni di civiltà e che oggi sembra sorpassata. Si pensa di superare la civiltà cristiana accettando che nella realtà ci siano contemporaneamente il bene e il male.
Il semplice buon senso direbbe invece che il male non si può accettare e che la civiltà è un bene per tutti. Succede allora che molti, sempre in prima fila nel prodigare un immenso impegno, non riescano nemmeno a entrare in questa civiltà, che è frutto del Regno di Dio. Li impedisce l’insofferenza per le parole e la vita di Gesù Cristo, su cui fanno numerose distinzioni e di cui accattano soltanto ciò che li lascia estranei alla vita che lui offre a noi.
Molti non riusciranno a entrare! Attenzione: nessuno può sentirsi sicuro di aver lottato con ogni sua abilità! Tuttavia è il padrone di casa che decide. Il padrone non è cattivo né ingiusto, conosce bene la sincerità di ciascuna persona.
Che dire di più? Non basta essere bravi a incantare il prossimo, a vincere i concorrenti nella gara. Per ottenere questo si potrebbe commettere anche una notevole quantità di male. Bisogna convincere concretamente il Padrone di casa, cioè il Cristo Re, mettendo alla prova dei fatti le sue parole precise e il suo esempio concreto.

Giovanni Conforti