VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE - anno A
Domenica, 12 luglio 2026
VOCE GUIDA
Introduzione
L’ingresso nella terra promessa avviene non attraversando una porta, ma il fiume Giordano. Dio vuole però lasciare un segno perpetuo di questa entrata: dodici pietre erette, quale riferimento per le dodici tribù d’Israele. Gesù, in cammino verso Gerusalemme, indica in una porta stretta il passaggio in Dio della vita. L’esistenza è chiamata a progredire in un percorso che Dio rivela e per il quale è necessario essere preparati e tempestivi. Persistendo, invece, in un’appartenenza formale e calcolata, senza lotta né sforzo, si profila un’estraneità dolorosa e inattesa ma effettiva: “Mi dispiace, ma non ti conosco e non so da dove vieni”.
Atto penitenziale
Carissimi, con fiducia disponiamoci al pentimento e accostiamoci a Dio, nostro Padre: nella sua bontà perdoni le nostre colpe e ci doni di partecipare ai santi misteri con l’abito nuziale della sua grazia.
Tu, Figlio di Dio, che sei la speranza dei peccatori:
Kyrie, eléison.
Kyrie, eléison.
Tu, Figlio dell’uomo, che vieni a salvare chi è perduto:
Kyrie, eléison.
Kyrie, eléison.
Tu, Figlio unigenito del Padre, che fai di noi una sola famiglia:
Kyrie, eléison.
Kyrie, eléison.
Lettura
Il gesto richiesto da Giosuè è un memoriale. Oltre a ricordare quanto è avvenuto nel passato, attualizza l’opera di Dio in ogni generazione. Rinnovando il suo agire, Dio lo amplia: la sua salvezza non è solo per le dodici tribù di Israele, ma per tutti i popoli.
Epistola
Il credo in un solo Dio fonda la speranza in una salvezza per tutti. Se c’è un solo Dio, tutti saranno salvati per la fede in lui. Ciò non toglie valore alla Legge: conferma che non ci salvano le nostre opere, ma l’amore di Dio, pienezza di tutta la Legge.
Vangelo
Il vero passaggio non è quello vissuto da Israele attraverso il Giordano, ma quello che ci introduce nel Regno. C’è una porta, ed è Gesù Cristo, porta stretta non perché escluda molti, ma perché ci offre la bellezza e l’esigenza di una relazione personale.