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II DOMENICA DI PASQUA

Domenica, 12 aprile 2026

VOCE GUIDA

Introduzione
“Otto giorni dopo” la risurrezione ecco l’incontro tra Gesù e Tommaso e la beatitudine che riguarda anche noi: “Beati quelli che hanno creduto senza avere visto!”. Il Signore concede a tutti il dono dello Spirito, il perdono e la pace, mostrando le sue ferite come segni di un amore che permane. La risurrezione infatti non annulla ma illumina il dono totale di sé.
Ringraziamo il Padre, mentre celebriamo ancora la solennità pasquale, per la straordinaria speranza che la storia umana e la nostra singolare esistenza hanno ricevuto nella nuova vita donata a Gesù e promessa a quanti si affidano, senza riserve, alla sua proposta di vita. Portiamo e seminiamo, per la luce e la gioia di tanti, l’Amore che riscatta ogni tristezza.

Atto penitenziale
Carissimi, il Signore Gesù ci invita alla mensa del suo sacrificio redentore: con fede, invochiamo l’infinita misericordia di Dio e manifestiamo il nostro sincero pentimento, perché ci sia dato di essere guariti e santificati dal suo dono di grazia.

Tu che offri per noi la tua vita: Kyrie, eléison.
Kyrie, eléison.

Tu che possiedi l’unico nome nel quale possiamo trovare salvezza: Kyrie, eléison.
Kyrie, eléison.

Tu che sei il segno luminoso della misericordia del Padre: Kyrie, eléison.
Kyrie, eléison.

Lettura
La potenza del Risorto, pietra scartata dagli uomini ma scelta da Dio, si manifesta in molteplici forme: risana il paralitico, dona a Pietro e a Giovanni il coraggio della testimonianza. Tutti segni di quella salvezza che Dio ci dona nel nome di Gesù.

Epistola
Nella II Domenica di Pasqua si deponevano le vesti battesimali, segno dell’essere stati rivestiti in Cristo dell’uomo nuovo. Nel battesimo diventiamo partecipi della Pasqua di Gesù: sepolti con lui nella morte, accogliamo la potenza della sua risurrezione.

Vangelo
Ogni otto giorni il Risorto si manifesta ai discepoli. Il tempo è già quello che ritma il radunarsi della comunità ogni domenica attorno alla Parola e all’Eucaristia. Viviamo anche noi la beatitudine di riconoscere nei segni il «nostro Signore» e il «nostro Dio».