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III DOMENICA DI QUARESIMA

Domenica, 08 marzo 2026

VANGELO STORICO

Introduzione

Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.

 

Dettato semplice

In questo passo evangelico (Gv 8, 31-59) leggiamo parole dettate da Gesù al discepolo Giovanni, che era un ragazzo di tredici o quattordici anni e non capiva tutto quello che annotava. Se così non fosse, ci sarebbero grossi problemi di veridicità in quello che l’evangelista ha scritto.
Come un uomo, anche molto adulto e molto saggio, potrebbe onestamente trasformare in parole di Gesù ciò che ha capito con la riflessione teologica personale?
Se anche si pensasse che le riflessioni fossero state dettate a Giovanni dallo Spirito Santo, che valore avrebbe avuto la vita storica di Gesù, se occorreva avvalorarla con riflessioni ulteriori?
Se il discorso appare divinamente sapiente, che problema c’è? Sono parole storiche del Figlio di Dio.
Il discorso di Gesù è più chiaro, se viene corretta un tantino la traduzione:
31Gesù allora diceva a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete (ospiti) nella mia parola, siete davvero miei discepoli; 32conoscerete la verità e la verità vi libererà».
33Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?».
34Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, il figlio vi resta sempre; 36se dunque il Figlio vi libererà, sarete liberi davvero.
37So che siete discendenza di Abramo. Ma cercate di uccidermi perché la mia parola non prende piede tra voi. 38Io dico quello che ho visto presso il Padre e voi, intanto, fate quello che avete ascoltato dal padre (vostro)».
39Gli risposero: «Il nostro padre è Abramo».
Dice loro Gesù: «Se siete figli di Abramo, dovreste compiere le opere di Abramo. 40Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l’ha fatto. 41Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero: «Noi non siamo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre, Dio!».
42Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro Padre, avreste caro me; io da Dio sono uscito e vengo; infatti non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato.
43Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola: 44voi avete per padre il diavolo, e siete intenti a compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Se uno dice il falso, parla delle cose di casa sua, perché è menzognero anche il padre suo. 45Poiché invece io dico la verità, a me non credete. 46Chi di voi mi può rimproverare per un peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?…

 

Terminologia

È bene rivedere il significato delle parole “amare” e “amore”, secondo il linguaggio di Gesù. In greco sono “agapàn” e “agàpe”, che all’inizio furono tradotte in latino come “amare” e “caritas”, perché significano “avere caro” e “l’aver caro”: “carità” appunto.
È per carità, verso il Padre e verso gli uomini, che Gesù Cristo parla e agisce, secondo le istruzioni ricevute per mezzo della colomba dello Spirito Santo.
Poi c’è la parola “verità”, che indica ciò che è vero per tutti, non ciò che è “intersoggettivo”. Filosofi come Davidson ci fanno capire che la conoscenza umana è l’insieme del pensiero di tutti gli uomini. Però dobbiamo dire che la realtà esiste prima di essere conosciuta da noi e “ci viene incontro” per farsi conoscere. Noi, d’altronde, conosciamo nei modi più diversi e conosciamo ben poco della realtà. Gesù è la Verità fatta uomo, mite e umile di cuore, che ci ha cari e ci è venuto incontro. Non è una fantasia, un pensiero, un idolo: è storico e concreto. E, perché no?, assoluto.

 

Storia, verità, libertà

Notiamo i versetti 31-32:
“Gesù allora diceva a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete (ospiti) nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi libererà»”.
Se il Figlio del Creatore dice che la sua verità ci libererà, non vuol dire che noi dovremo molto riflettere sulla realtà e sulle sue parole per trasformare la nostra situazione, piena di limiti, in un’illusione di libertà.
Vuole dire, al contrario, che “rimanendo ospiti” di lui che ci parla troveremo sempre più spazi di libertà reale, pur nelle infinite costrizioni che ci attanagliano. Molti cristiani l’hanno sperimentato, nei secoli: penso ai dissidenti sovietici, imprigionati nei “gulag”, che si sentivano liberi con Cristo mentre non erano lasciati in pace un solo momento.
Non c’è dunque di peggio che odiare Colui che ci porta, vivente, la verità, per renderci liberi. Stiamo attenti quando affermiamo che, anche se Gesù Cristo non fosse storico, crederemmo ugualmente in lui.
Crederemmo in chi o in che cosa, in un'invenzione di qualcuno?
Con tutti i mezzi di indagine storica che abbiamo oggi, sarebbe imperdonabile non approfondire la conoscenza storica di Cristo.

 

Il nome di Dio confermato

Perché i Giudei volevano lapidare Gesù?
Perché lo ritenevano un bestemmiatore. Applicava a sé il nome che Dio aveva rivelato a Mosè. Ma non avevano notato che, così, egli confermava quel nome come il vero nome dell’unico Dio e confermava la verità della rivelazione a Mosè. Confermava le Scritture.

Giovanni Conforti