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IV DOMENICA DOPO L'EPIFANIA - anno A

Domenica, 01 febbraio 2026

VOCE GUIDA

Introduzione
Al centro della liturgia c'è una nuova manifestazione di Gesù, che rivela la sua signoria sulla creazione. I discepoli, vedendo la loro barca sommersa dalle onde, si sentono perduti, temono che il Signore li abbia abbandonati. Quante volte questo succede anche a noi, quando ci troviamo in balia delle difficoltà della vita. La Parola di Gesù, invece, sa placare le tempeste e diviene per il discepolo di ogni tempo un forte richiamo a non perdere la propria fede: «Il segno diventa fondamento della fede e promessa per sostenere la speranza» (mons. Mario Delpini).

Atto penitenziale
Fratelli e sorelle carissimi, invitati alla mensa del Signore, umiliamoci pentiti dinanzi a lui, perché alle debolezze della nostra condizione umana supplisca il perdono della sua infinita misericordia.

Tu che non ci abbandoni alla nostra fragilità: Kyrie, eléison.
Kyrie, eléison.

Tu che tutto sostieni con la tua Parola: Kyrie, eléison.
Kyrie, eléison.

Tu che fai crescere nel tempo la nostra fede: Kyrie, eléison.
Kyrie, eléison.

Lettura
L'universo, nella bellezza e nella varietà dei suoi elementi, rivela l'opera di Dio che con la sua parola potente «ha creato ogni cosa». Per questo, chi si ferma a contemplare il mistero della creazione dà gloria al Dio Creatore senza mai stancarsi. Nessuna lode però sarà mai proporzionata e adeguata alla grandezza di Colui che è sempre «al di sopra di tutte le sue opere».

Epistola
La conversione a Cristo comporta quel radicale cambiamento di vita che Paolo descrive come un passaggio dall'uomo vecchio all'uomo nuovo. Bisogna far morire «ciò che appartiene alla terra», come l'impurità e l'immoralità, le passioni e i desideri cattivi, la cupidigia e la menzogna, al fine di ripristinare l'immagine del Creatore e partecipare della sua eterna gloria.

Vangelo
Gesù, svegliato dalla pressante richiesta di aiuto dei discepoli («Salvaci, Signore, siamo perduti»), comanda al vento e al mare che scuotono la barca ed essi gli obbediscono. L'efficacia della sua parola, la stessa con la quale - come dice il Siracide - «Dio ha domato l'abisso», induce i discepoli a interrogarsi sul mistero della sua stessa persona («Chi è mai costui?»).