ULTIMA DOMENICA DOPO L'EPIFANIA - anno A
Domenica, 15 febbraio 2026
VANGELO STORICO
Introduzione generale
Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.
Prove autentiche di Gesù
Gesù raccontò questa parabola (Lc 15, 11-32) durante l’ultimo viaggio in Galilea, all’inizio dell’anno 33.
La gente che lo ascoltava vedeva il lavoro dei campi, che in Palestina non si ferma quasi mai, nemmeno in inverno quando il clima rimane mite.
Luca, in questo ultimo ritorno del Signore in Galilea, lo seguì, udì e scrisse. Era in grado di stenografare.
Gesù, con parole divine, fissate per sempre dagli evangelisti, parlò in parabole e rivelò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo (Mt 13, 35).
Carità perenne padri-figli
L’azione si svolge in uno spazio molto ampio, tra la casa paterna e paesi lontani, dove ferve l’attività di ogni genere, da quella più dignitosa a quella più indecente. Coinvolge anche il Cielo.
Il Maestro ci vuole rivelare qualcosa che riguarda il mondo intero e tutta la storia dell’umanità, di fronte al Creatore.
Riflettendo sull’opera di Gesù, noi ci chiediamo perché Dio abbia atteso migliaia o, forse, milioni di anni per mandare il suo Figlio a rivelarci le cose nascoste e a portarci i mezzi di salvezza.
E Gesù sembra risponderci che Dio ha sempre avuto cura dell’umanità, attraverso la carità naturale che intercorre tra padri e figli. Sempre i padri, i genitori, hanno avuto cari i figli e sempre i figli hanno avuto cari i genitori.
La carità di Dio per le sue creature umane si è realizzata lungo l’intera storia umana nel rapporto tra padre e figli, tra genitori e figli, fisicamente necessario ma regolato da libertà che a volte sconcerta.
I padri, che sono cattivi ma sanno dare cose buone ai propri figli (Lc 11, 13); i figli, soprattutto i bambini, che sono gli ispiratori nella ricerca di ciò che è veramente necessario (il Regno di Dio), del vero bene per l’umanità (Lc 18, 16).
I sentimenti tra padre e figli sono condivisi anche in cielo.
Qui si parla di padre e figli concretamente e non solo in senso simbolico.
L’intelligenza umana è sempre stata la stessa, pur con mezzi molto diversi.
Gli uomini hanno intuito che un essere onnipotente ha fatto ogni cosa. Hanno intuito che non può essere solitario e hanno inventato e adorato molte divinità, in modi diversi. La filosofia ha cercato di dimostrare la divinità. Nessuno conosceva realmente Dio. Ma il Creatore ha parlato sempre, in molti modi, ai nostri padri.
Il rapporto tra Dio, padri e figli, ha ispirato le istituzioni sociali.
Per quanto riguarda la salvezza, Dio ha sempre accolto gli uomini pentiti, ha sempre trovato il modo di salvarli, anche se soltanto con Gesù Cristo è apparsa nel suo splendore la salvezza, la dignità della persona, la grazia del Regno di Dio.
Anzi Cristo, secondo 1Pt 3, 19-20, in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione; essi avevano un tempo rifiutato di credere quando la magnanimità di Dio pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l'arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell'acqua.
Alla salvezza eterna Dio ha potuto provvedere in vari modi.
Gesù al di sopra delle parti
Gesù si pone nel ruolo di chi racconta l’opera del Padre, ne dà l’interpretazione esatta, offre il modo di partecipare alla “casa del Padre”, che è illustrata dal significato simbolico della parabola.
Gesù, con il racconto, rivela il “modello” ma non interferisce; il modello creato va bene così com’è. La religione, la fede in Gesù Cristo offre il modo giusto per rendere più libero e più santo il “modello”.
Il suo punto di vista, nella parabola, è quello del Cielo.
Se vogliamo giudicare il mondo lo possiamo fare con Gesù.
Egli non è né padre né figlio di un uomo, anche se, per altri versi, si è chiamato Figlio dell’uomo perché non dimenticassimo la sua piena umanità.
Così comprendiamo un po’ meglio che cosa intendesse quando disse: “È necessario che io mi occupi delle cose del Padre mio” (Lc 2, 49).
Gesù Cristo conosce fino in fondo questa legge fissa dell’umanità, nella quale si realizza la carità del Padre.
Nel seguire lui è possibile abbandonare la situazione normale, per contemplarla nella vera luce e poi viverla più in pienezza (Lc 18, 28-30). Ma nemmeno Gesù si sostituisce al “modello” della carità del padre, se non in quanto egli è baluardo divino di riferimento.
Libertà dell’uomo
Si può comprendere che la casa del padre è il mondo stesso, quando si riconosce che Dio lo creato e che è lui che ci guida con i suoi comandamenti, come istruzione per l’uso della vita e del creato.
La Genesi racconta la creazione del mondo usando immagini simboliche, ma la situazione del mondo e dell’uomo è stata ed è realmente così.
Che Dio abbia creato con la sua parola, l’ha dimostrato Gesù Cristo compiendo i suoi miracoli con la sua parola e con gesti molto semplici. Gesù si è limitato a ricreare, a riparare ciò che il diavolo ha rovinato.
Anche il paese lontano è sempre il mondo, quando si pensa che Dio e la “sua casa” siano un peso per noi, un limite alla nostra vita. Allora si cercano angoli tutti personali, dove Dio non possa arrivare con i suoi comandamenti.
Nella realtà del mondo avviene sempre normalmente che i figli crescano e lavorino nella casa del padre e che poi ereditino la loro parte. Se il padre ha costituito una grande azienda, con salariati, è normale che i figli lavorino insieme a lui per far rendere l’azienda, finché toccherà a loro rilevarla.
Ma è anche normale che qualche figlio voglia lasciare quel tipo di lavoro e fare qualcos’altro.
Libertà di Dio di non interferire nella creazione buona
Se l’uomo e la donna, fin dall’inizio, hanno voluto fare di testa loro, sotto la spinta della libera iniziativa del diavolo, Dio li ha lasciati andare per la loro strada, come ha lasciato al diavolo una certa libertà. Per noi è mistero, ma Gesù lo rende familiare con la parabola del padre e dei due figli.
Dio ha sempre realmente fatto così; non è intervenuto a fermare i più inesperti e più sconsiderati, quando si allontanavano da lui, e ha dato anche a loro la “parte del patrimonio che spettava a loro”.
Il padre ha profondamente cari i due figli, ma lascia che il più inesperto e sconsiderato si metta alla prova. Non è il padre che mette alla prova il figlio, non lo abbandona.
Il mondo, che è casa per il maggiore, è prova per il minore, ma anche nel paese lontano è sempre lo stesso mondo, con l’amore del padre che lo governa.
D’altronde, che cosa poteva fare il padre per fermare il figlio minore, se perfino il maggiore non aveva capito di trovarsi bene in casa?
Bisogna provare, anche oggi, a ragionare con un figlio, o con una persona qualsiasi, che non sente ragione.
L’importante è che la carità, la casa e i beni del padre, di ogni persona che ha autorità, rimangano là, stabili e come baluardo.
La prospettiva del ritorno al Padre
Una pecora perduta si può cercare con successo; un figlio che si è allontanato è inutile rincorrerlo. Anche la Chiesa o, meglio, il cristiano che rincorre i lontani e non pensa a essere sale della realtà, a riscoprire concretamente la verità e la grazia, portate da Gesù Cristo con la sua opera storica, non è di aiuto a chi si è allontanato.
Verrà il tempo buono e il figlio tornerà da solo a cercare ciò che gli è mancato. È pedagogia perenne, eterna.
Oggi è più difficile, perché l’allontanamento dal padre è voluto da molti nemici dei figli: occorre rendere più vero e sicuro il bene della casa del padre.
Oggi le ideologie, che rinnegano la realtà e la storia, e molte agenzie si danno da fare per strappare i figli dai padri. I padri sono in un certo senso perseguitati e denigrati.
Spesso ciò è voluto perché i giovani, svincolati dalla tutela dei genitori, lavorano, vivono e spendono seguendo gli interessi pubblicizzati dal mercato.
Ma non conviene nemmeno agli affaristi separare i figli dai padri per interesse economico, perché in tal modo si distrugge la società.
Sarebbe più vantaggioso produrre cose buone, che i padri possano dare ai figli e che vengano confermate come veramente buone dalla verifica che passa attraverso i bambini. Si produrrebbe e si venderebbe molto di più.
Sia chiaro che nemmeno oggi si trova qualcuno che sa voler bene ai figli più dei padri e nemmeno oggi si abbandona impunemente la casa paterna.
L’umiliazione nel paese lontano
Finito a pascolare i porci, una delle cose più umilianti per un israelita, che non mangia carne di maiale perché è un animale impuro. Il paese lontano era lontano da Israele.
Le civiltà prima di Cristo, ma anche le culture non cristiane di oggi, dimostrano che cosa sa fare l’uomo con le sue capacità, senza la guida diretta del Figlio di Dio.
Assai spesso ha rischiato e rischia di “sperperare le sue sostanze con le prostitute”.
Anche i “valori cristiani”, che spesso sono considerati “valori morali condivisibili” da tutti perché limitati al comportamento, alle regole, in realtà quando manca l’intera verità cristiana e una vera vita cristiana, diventano elementi impazziti che provocano reazioni impazzite di ripulsa. Perché mai chi non accetta la verità cristiana dovrebbe comportarsi secondo tali regole?
Non è così nella “casa del padre”; qui la natura si concilia con la grazia del Regno di Dio, il mondo si incontra con il Cielo.
Infatti il figlio minore riconosce di aver peccato verso il Cielo e davanti al padre terreno.
Tornato, si comporta secondo l’umiliazione in cui era caduto.
Il padre subito lo rialza, perché nella “sua casa” nessuno deve sentirsi così in basso. Anzi, deve sentirsi come un principe, soprattutto se si è umiliato, si è pentito della sua sconsideratezza e dell’offesa al padre, si è reso conto di quanto il padre gli volesse bene e avesse cura di lui.
La gioia del ritorno di un figlio lontano è perennemente come quella del padre della parabola.
La gioia del ritorno al padre si immagina facilmente uguale da che uomo è uomo, anche da quando si dice fosse uno scimmione.
Il mistero del fratello maggiore
È sottinteso che, in questo allontanamento del figlio minore, ha qualche parte “il fratello maggiore”, che di manifesta alla fine, che ha riconosciuto la carità paterna e vi si trova bene.
È un po’ un mistero. Rischia di essere segno di conflitto nella casa del padre, come è avvenuto con Caino e Abele.
Il fratello che è sempre nella casa del padre ha l’impressione che la sua vita buona sia monotona, senza senso, che in casa non facciano mai festa per lui.
Giovanni Conforti