II DOMENICA DOPO L'EPIFANIA - anno A
Domenica, 18 gennaio 2026
VANGELO STORICO
Introduzione generale
Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.
Verbi da testimoni
In greco - è bene farlo notare – le azioni dei personaggi sono quasi tutte al tempo presente.
Questo fa parte della testimonianza immediata di Giovanni evangelista, scritta appena dopo che le azioni erano state compiute.
Il Vangelo di Giovanni contiene solo alcuni momenti della vita pubblica di Gesù. Sono «segni» che egli ha compiuto «di fronte ai suoi discepoli», fatti di azioni e discorsi. Anzi i discorsi, impossibili per un uomo, sono dettati da Gesù stesso in greco al giovanissimo discepolo, il quale li ha annotati parola per parola; Gesù stesso lo correggeva quando era necessario.
Il narratore, che non è Giovanni ma uno scriba adulto, aggiunge notizie di luogo e di tempo per ambientare il fatto. Le frasi che egli aggiunge, in accordo con Giovanni, sono scritte nel tempo greco aoristo, che è generalmente un tempo passato, prossimo o remoto.
È difficile rendere in italiano la relazione tra i verbi al presente e quelli al passato, tuttavia cerchiamo di evidenziare in qualche modo questi passaggi.
1Tre giorni dopo, c’è stato uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2È stato invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
3Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli dice: «Non hanno più vino».
4E Gesù risponde: «Che c’è tra me e te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora».
5La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».
6Vi erano là deposte sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. 7E Gesù dice loro: «Riempite d’acqua le giare»; e le hanno riempite fino all’orlo.
8Dice loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene hanno portato. 9E come ha assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, (che non sapeva di dove venisse, ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiama lo sposo
10e gli dice: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono».
11In questo modo Gesù ha dato inizio ai segni, in Cana di Galilea, ha manifestato la sua gloria e i suoi discepoli si sono affidati a lui.
12Dopo questo fatto, è disceso a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si sono fermati colà solo pochi giorni.
Il vino buono e quello ottimo
Il vino era finito. Il vino dello sposo era buono.
Il maestro di cerimonia era frastornato. Gli invitati avevano gradito il vino e l’avevano bevuto tutto: come poteva essercene di quello migliore?
Da dove veniva un vino così speciale?
Noi possiamo rispondere, per la testimonianza di Giovanni, che era un dono del Cielo.
Gesù non insegna, ma rallegra
Possiamo dire che Gesù volle aggiungere alla festa un tocco soprannaturale, una consacrazione della festa di nozze e della gioia degli sposi e dei loro amici.
Gesù non ha iniziato con insegnamenti, ma con un “segno” di festa.
Per lo sposo ci furono degli attimi poco simpatici, ma la situazione non era tragica.
Maria è ricorsa a suo Figlio prima che le difficoltà apparissero evidenti.
Possiamo dire allora che Gesù ci vuole accompagnare nella vita quotidiana, quando stiamo facendo ciò che desideriamo, quando le cose ci vanno bene e stiamo intraprendendo cose importanti, quando si presentano piccole ma decisive difficoltà.
Ubriachi di sicuro
Per il vino del Cristo, certamente, più di uno si è ubriacato. I commensali erano già un po’ brilli. Immaginiamo quale allegria deve aver dato tutto quell’ottimo vino.
Nozze e famiglia, essenziali
Ma Gesù Cristo voleva attribuire al matrimonio un’importanza fondamentale e quel vino, quella sorpresa, avrebbero aiutato gli sposi a volersi bene per tutta la vita.
Gesù è venuto per dare vita e consacrare i momenti più importanti e belli dell’esistenza delle persone. Quando invece entra nella vita il male, il peccato, il Cristo ci vuole ricuperare, anche quando sembra impossibile.
I suoi discepoli si sono affidati a lui
I cinque discepoli già credevano, ma per diventare discepoli di un maestro occorreva un affidamento legale.
Lo si comprende leggendo Gv 2, 24-25: «Gesù, da parte sua, non si accertava riguardo a loro (secondo la procedura normale per i rabbi), per il fatto che egli conosceva tutti e perché non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza riguardo alla persona, egli infatti conosceva quello che c’era nella persona».
Da quel momento i primi cinque furono ufficialmente discepoli del Cristo-Messia.
Matteo, Pietro, Maria e Giuseppe
Cafarnao, sul Lago di Galilea, era un centro di traffico internazionale. Da lì passava il commercio tra l’Oriente, i porti sul Mediterraneo, e le città greche, attraverso le vie antiche e quelle romane.
Matteo Levi era lì a esigere le tasse su tutto questo traffico.
Arrivò Gesù. Matteo sentì parlare di ciò che era avvenuto a Cana e si rese conto di avere incontrato il Messia.
Subito ne riferì ad alcuni capi di Gerusalemme. Non dimentichiamo che di nome era Levi, cioè apparteneva alla tribù sacerdotale, e che per fare l’esattore doveva essere scriba.
Questo gruppo di capi, propensi a credere in Gesù, era già stato informato da coloro che avevano udito la testimonianza di Giovanni Battista al Giordano, perciò affidarono a Matteo l’incarico ufficiale di scrivere ciò che Gesù diceva e faceva.
Questa fu la fonte dei Vangeli sinottici.
La casa che ospitava Gesù apparteneva a Pietro. Lo si capisce soprattutto dal Vangelo di Marco. Vi abitava anche la suocera del pescatore.
Anche Maria seguì suo Figlio Gesù. Ma Giuseppe non era morto, probabilmente continuava il suo lavoro. Infatti ogni volta che i Vangeli parlano di lui, lo indicano come il padre di Gesù, ancora presente.
Giovanni Conforti