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NATALE DEL SIGNORE - Messa nella notte

Giovedì, 25 dicembre 2025

VANGELO STORICO

Introduzione

Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.

 

Riflessione di greci appena convertiti

Gli ex-maestri di Giovanni evangelista a Gamla, appena riconosciuto Gesù come il Cristo (Messia), hanno ragionato come leggiamo nel Vangelo di questa Messa (Gv 1, 1-5.9-14).
Gamla era una città su di un monte a nord est del Lago di Galilea. Gli abitanti erano di popolazione mista ebrea e greca. In questo brano ci sono reminiscenze di filosofi greci e anticipazioni, ad esempio, del filosofo Plotino.
Ma non si trattava di discorsi difficili, Giovanni era un ragazzo di circa 15 anni, in quel momento, e i ragazzi della scuola di Gamla potevano capire questi discorsi con una certa facilità.
Ecco: il “Logos”, Parola e Testimonianza di Dio, Dio egli stesso, era nato nel mondo da circa trentatré anni. Infatti l’introduzione del Vangelo secondo Giovanni fu scritta prima della morte e risurrezione di Gesù, in quanto non ve n’è alcun accenno. Fu scritta dopo che Gesù, moltiplicati i pani e i pesci, era sfuggito al rapimento che quelli di Gamla stavano preparando per portarlo a Gerusalemme e proclamarlo re.
I Gamalesi giunsero a queste conclusioni un po’ dopo la Pasqua dell’anno 32, avendo constatato che Giovanni Battista non poteva essere stato il Cristo, come avevano creduto. Ne era stato il più grande testimone, ma era appena stato decapitato per ordine di Erode Antipa, senza aver compiuto nessuna delle opere del Cristo. E rimpiangevano di non aver saputo accogliere subito «la luce vera».

 

Veniva nel mondo la luce vera

Rivedendo la traduzione, ho potuto notare che i codici antichi permettono di unire la seconda parte del versetto 3 con la prima del versetto 4, ottenendo questa affermazione: «Ciò che era stato fatto era vita in lui e la vita era la luce degli uomini». Il senso sarebbe questo: Dio ha fatto tutto perché lo si potesse vivere in comunione con il Verbo e, viceversa, la vita permette di capire il motivo per cui tutto è stato fatto. Non capiamo la creazione con il solo ragionamento o, al contrario, con il solo uso materiale delle creature, ma vivendo nel modo più giusto.
Dev’essere stato Gesù stesso a suggerire a Giovanni quest’introduzione, da scrivere poi con i maestri di Gamla.
La filosofia è cosa buona, ma non è in essa la luce degli uomini; darsi da fare per compiere opere grandi è bene, ma non è lì la luce degli uomini. La luce è semplicemente nella vita, interpretata da colui per mezzo del quale fu fatta, da colui che ne è il senso: «via, verità e vita».
Ecco allora che non si deve andare a cercare la luce “fuori dal mondo”, ma vivendo con Cristo. Ogni cosa, sulla terra, è destinataria della «salvezza del Signore».

 

Era la creazione da salvare, non le belle idee

Infatti Gesù ha poi valorizzato fino in fondo la natura, con infinita semplicità e realismo. Gesù Cristo diceva che «il Regno di Dio è dei bambini e di quelli come loro», perché non è con il nostro impegno nel capire ogni cosa che otteniamo i doni di Dio, ma è il dono di Dio che ci dà comprensione e pace, perché possiamo impegnarci nella direzione giusta e ottenere veri meriti.
Nel versetto 14, è più letterale tradurre «e pose la sua tenda in mezzo a noi», come uno di noi, partendo appunto dal concepimento e percorrendo tutta la crescita naturale, per poi paragonare nelle parabole le cose di Dio alle più semplici realtà umane, così da «cercare e salvare ciò che è perduto» nella natura, nel creato, evidentemente (Lc 19, 10).
La vita, in cui tutte le creature avevano significato, si manifestò in un neonato avvolto in fasce in una mangiatoia. Appariva piccolo e povero, ma era il Figlio Creatore.
Quale modo più perfetto poteva usare Dio, per manifestare la sua potenza e bontà, se non quello di diventare piccolo, bisognoso di tutto e vicinissimo alla gente?

Giovanni Conforti