IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
Lunedì, 08 dicembre 2025
VANGELO STORICO
Introduzione
Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.
Come è possibile?
Pensiamo il momento storico riferito dal brano evangelico di questa festa (Lc 1, 26-28). Nel paese, non nella solitudine, non di notte, nella realtà quotidiana, arriva un uomo (vestito di bianco?), entra nel modo più educato e dice a una ragazza, che si chiama Maria, cose che riguardano la sua persona e che nemmeno lei stessa né i suoi genitori sapevano.
Come ha potuto Maria, senza sapere che dono aveva ricevuto da Dio, coltivare la grazia in sé?
Come ha potuto vivere normalmente, senza commettere alcun peccato?
Siccome il fatto è storico, è qui il bello. Il mondo, creato da Dio, rimane buono se non è il cuore delle persone, intaccato dal peccato originale, a commettere peccati. In vista di Gesù, la creazione era stata riparata in Maria, ma lei non lo sapeva.
Una donna normale: immaginiamola neonata, bambina, ragazza… mai vinta dal maligno, mai toccata dal peccato, mai sopraffatta dal male.
Maria era anche «promessa sposa» (così è la traduzione letterale dal greco); poi si sposò con Giuseppe e, senza unirsi a lui, non gli può essere vissuta a distanza. In tutto questo non c’era alcuna necessità di commettere qualche peccato.
Lei è un riferimento speciale per tutti.
Come possiamo sentirla realmente così?
Fatti storici
Innanzitutto scopriamo che il Vangelo racconta in modo preciso un fatto storico. Tutto è avvenuto realmente così.
Infatti Luca ha scritto le parole precise, che Maria usava quando testimoniava, in modo ufficiale, gli avvenimenti di cui era stata protagonista. Siccome era di Galilea, probabilmente si esprimeva proprio in greco.
Il testo dei Vangeli è stato conservato dalla tradizione della Chiesa, in modo tale che lo si può ricostruire fedelmente attraverso i diversi codici rimasti. La controprova è che, in greco, ritroviamo tutta la logica concreta dei fatti.
Soltanto un esempio storico può essere confrontato realmente con la nostra situazione quotidiana.
La salvezza di Gesù Cristo è reale
Ora contempliamo che cosa significhi avere Maria come riferimento.
Maria, certamente, deve essere stata educata a rispettare la Legge di Dio e certamente deve essersi impegnata in questo, ma non pensava proprio di essere perfetta.
Anche la situazione di oggi è la stessa: quale ragazzo o ragazza, a quattordici o quindici anni, pensa di non aver commesso peccati? Sembra anzi questa l’età in cui si evidenziano i difetti preesistenti e si incomincia a fare molte cose contrarie ai Comandamenti e alle parole di Gesù Cristo.
Se, anche per Maria, i Comandamenti della Legge antica evidenziavano molte possibilità di peccato per chi è giovane, per chi deve affrontare la vita e la vuole vivere pienamente, Dio invece fa capire attraverso il suo angelo, e poi Gesù lo dirà chiaramente, che ha il potere di salvare o togliere dal peccato proprio chi è nelle situazioni più difficili da salvare.
Ci può essere nel mondo tutto il male che si può immaginare, ma la persona di Maria, non divina, ha incarnato ciò che è bene.
Ricordiamo che Gesù stesso è passato da quell’età senza apparire diverso dagli altri. Lavorava, dopo essere andato a scuola, e non faceva niente di straordinario. Ma nessuno lo poteva «accusare di peccato».
Come può un giovane vivere in modo tanto normale da non farsi notare, senza commettere peccati?
Ecco che bisogna riflettere sulla portata della salvezza di Gesù per chi è nella situazione moralmente più fragile. Occorre studiare meglio il suo insegnamento per riscoprire le istruzioni concrete che dà agli adolescenti e a chi è nel pieno della vita.
Egli ha prospettato che noi possiamo vivere in grazia e non soltanto evitare il peccato, senza per questo abbandonare alcunché del mondo.
Prendiamo ad esempio queste parole, rivolte da lui ai discepoli che in quel momento avevano un’età compresa tra i tredici e i venticinque anni:
«Io vi ho mandato a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro» (Gv 4, 38).
Dobbiamo preoccuparci di raccogliere, con Cristo, il bene già seminato nel mondo e giunto a maturazione, riempirne il nostro granaio. Non ci sarebbe bisogno di “combattere” il male.
Una vita normale, dopo il Battesimo, può essere vissuta senza peccare. E poi, in qualunque situazione di male, possiamo affidarci a Maria e ripartire per una via di bene e di serenità.
Non è certamente “fuggendo il mondo” che dimostriamo la nostra fede nel Salvatore. La consacrazione a una vita isolata dal mondo ha un grande significato per la persona e per la Chiesa: è un modo più pieno di dedicarsi al Regno di Dio e di partecipare al potere regale di Gesù verso il mondo.
Ma è nel mondo “complesso” che il nostro Salvatore Gesù Cristo e sua madre Maria manifestano la loro potenza.
Giovanni Conforti