TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE - anno A
Giovedì, 06 agosto 2026
VOCE GUIDA
Introduzione
Può essere intesa innanzi tutto come un’ulteriore epifania, una rivelazione del Signore Gesù e della sua gloria divina, ma riconosciamo che la Trasfigurazione che oggi celebriamo è per noi anche un dono inatteso, una visione anticipata della condizione finale a cui l’amore di Dio ha predestinato tutti i suoi amatissimi figli.
“Una sorte incomparabile ci attende – scrisse papa Paolo VI nell’ultimo giorno della sua vita, proprio in questa solennità nel 1978 – se avremo fatto onore alla nostra vocazione cristiana, se saremo vissuti nella logica coerenza di parole e di comportamento che gli impegni del nostro Battesimo ci impongono”.
Atto penitenziale
Fratelli carissimi, invitati dal Signore alla mensa del suo sacrificio redentore, disponiamo il nostro spirito nella fede e nel pentimento, riconoscendoci tutti bisognosi di perdono.
Tu che sei stato annunciato dalla Legge e dai Profeti: Kyrie, eléison.
Kyrie, eléison.
Tu che hai offerto te stesso in riscatto per tutti: Kyrie, eléison.
Kyrie, eléison.
Tu che sei vita e luce dei credenti: Kyrie, eléison.
Kyrie, eléison.
Lettura
Paolo racconta di essere stato testimone oculare della grandezza del Signore nostro Gesù Cristo, quando si trasfigurò sul santo monte. Di quel fatto straordinario egli ricorda con particolare intensità di partecipazione la voce del Padre, che dalla sua «maestosa gloria» dichiara Gesù «il Figlio mio, l'amato».
Epistola
Facendo ricorso ai salmi, riletti secondo il metodo inaugurato da Gesù dopo la sua risurrezione (cf. Lc 24, 44), viene dissipata ogni residua incertezza circa l'identità di Gesù: è il Figlio per mezzo del quale Dio ha parlato definitivamente all'umanità, è l'«irradiazione della sua gloria» e l'«impronta della sua sostanza».
Vangelo
A Pietro, Giacomo e Giovanni è dato di contemplare la bellezza della gloria divina che risplende sul volto di Gesù, e di udire la voce del Padre che dichiara Gesù «il Figlio mio, l'amato». In questo modo vengono preparati a essere testimoni credibili della risurrezione dai morti del Figlio dell'uomo.