V DOMENICA DI AVVENTO
Domenica, 13 dicembre 2026
VANGELO STORICO
Introduzione generale
Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.
Alcune precisazioni
Conviene, anche in questo caso, rivedere la traduzione dal greco.
I verbi, tradotti al passato prossimo, non sarebbero corretti in italiano, se non servissero a mostrare che l’evangelista Giovanni ha scritto immediatamente ciò che accadeva.
Il fatto avvenne a Betania di Perea, che significava appunto “di là del Giordano” ed era una delle quattro regioni principali della Palestina. Arrivarono gli inviati delle autorità di Israele: sacerdoti, leviti e farisei.
Furono proprio loro ad affidare a un ragazzo il compito ufficiale di scrivere le opere del Messia, in ebraico, o Cristo, in greco. L’incaricato era Giovanni di Zebedeo. In quel momento era discepolo del Battista, dopo aver frequentato la scuola popolare, probabilmente presso maestri zeloti. Non aveva conseguito un’istruzione superiore e perciò si deve immaginare molto giovane, sui tredici anni.
19E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli hanno inviato da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?».
20Egli ha confessato e non ha negato, e ha confessato: «Io non sono il Cristo».
21Allora gli hanno chiesto: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Ha risposto: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Ha risposto: «No».
22Gli hanno dunque chiesto: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?».
23Ha risposto: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
24E c’erano degli inviati dei farisei. 25L’hanno interrogato e gli hanno detto: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?».
26Giovanni ha risposto loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi c’è uno che voi non conoscete, 27ache viene dopo di me 15ce mi è passato avanti perché era prima di me, 27bal quale io non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo»
28Questo è avvenuto in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Dopo il prologo del Vangelo, subito c’è la testimonianza del Battista, resa a se stesso e a Gesù suo parente, che però egli non aveva ancora conosciuto di persona.
La parentela era da parte materna ed era probabilmente una parentela sacerdotale. Elisabetta, madre di Giovanni, era di stirpe sacerdotale; anche Maria perciò doveva appartenere a questa stirpe.
Redenzione della sposa
Qui si vede il passaggio dall’Antico Testamento al Nuovo.
La gente pensava che Giovanni Battista fosse il Cristo, perché era stato istruito fin da fanciullo in comunità che abitavano «in luoghi deserti», come quelle degli esseni e degli zeloti, e aveva le caratteristiche di un profeta.
Ma Giovanni, come ultimo profeta dell’Antica Alleanza, annunciava che era venuto qualcuno a cui egli non era nemmeno degno di sciogliere il legaccio del sandalo.
Notiamo nel libro di Rut un rito simile a questo.
Booz, era parente prossimo della donna moabita, perché il marito di lei era ebreo ed era morto. Voleva dunque riscattare (o redimere) la vedova secondo la legge ebraica del levirato, ma c’era un altro uomo che lo precedeva nel diritto.
Questi, poiché gli conveniva, cedette a Booz con lo scambio del sandalo il diritto di riscatto e l’eredità che era legata a Rut.
Ecco perché in seguito Giovanni si considerava semplicemente amico dello sposo Gesù.
Giovanni Battista richiamava quell’usanza alla presenza degli inviati delle autorità di Israele, per testimoniare a tutto il popolo che il Messia-Cristo stava per venire a compiere la sua opera nel mondo.
Ricordiamo che Booz fu il nonno del re Davide.
E «la sposa» chi è?
Certamente Israele e poi l’umanità intera.
Il ministero di Gesù, verso Israele e verso il mondo intero, è annunciato così. La sua carità sarà quella di uno sposo, legato totalmente all’umanità, tuttavia Redentore di tutta la grazia di lei e non irretito da grazie umane.
Risposta alla carità
Poiché il Cristo Re è coinvolto nella nostra vita, per la sua carità, non pensiamo di trovarlo solo in chiesa, nel silenzio e nella meditazione.
Occorre, sì, un minimo di attenzione per conoscere correttamente le sue opere e ascoltare le sue vere parole, ma tutto questo va messo in pratica nella vita convulsa di ogni giorno.
È, sì, necessaria una preparazione, per ricevere degnamente i Sacramenti, ma questi ci danno forza quando siamo nel tumulto dei nostri affari.
Lo “sposo” Gesù Cristo ci guida a far emergere bellezza, benevolenza, grazia nel nostro ambiente quotidiano, anche quando ciò sembra impossibile.
Testimone di questi fatti evangelici fu il ragazzo Giovanni di Zebedeo, che aveva proprio l’età in cui si incomincia a ribellarsi all’autorità degli adulti. E seguì l’autorità del Cristo Re, che lo rendeva libero dalle seduzioni della società, senza toglierlo dal mondo.
Giovanni Conforti