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II DOMENICA DI AVVENTO

Domenica, 22 novembre 2026

VANGELO STORICO

Questioni di date
In questi commenti ai brani evangelici delle feste si incontreranno delle date diverse dal solito.
Non si tratta di sviste o di leggerezze storiche, soltanto si è cambiato il punto di riferimento.
Si è partiti dalle notizie storiche contenute in Storia Romana di Velleio Patercolo, quasi unico testimone diretto, tra gli storici romani, degli anni in cui Gesù Cristo visse sulla Terra.
Ricordando che gli scrittori storici romani si riferivano principalmente ai consoli, nominati ogni anno, ecco che cosa è emerso:
la vita dell’imperatore Cesare Ottaviano Augusto è stata allungata di 1 anno; è vissuto 74 anni, 10 mesi e 25 giorni, ma gli è stato aggiunto un anno in più ed è stato inserito, nell’1 a.C., un anno consolare inesistente; si tratta di 1 anno inesistente aggiunto alla storia;
l’imperatore Tiberio, che ha regnato per 25 anni, 6 mesi e 28 giorni, ha nominato soltanto 22 coppie di consoli; in tal modo negli annali di Roma risultano soltanto 22 anni di storia durante il suo impero; 3 anni sono “persi”;
di conseguenza tutti gli avvenimenti precedenti l’1 a.C. devono essere spostati avanti di un anno, mente quelli successivi all’impero di Tiberio devono essere spostati avanti di 3 anni; così, dal nostro punto di vista, gli avvenimenti avanti Cristo risulterebbero spostati avanti di 2 anni;
il monaco Dionigi il Piccolo si trovava inserito in questo punto di vista; nel 525 d.C., volendo contare gli anni dalla nascita di Gesù, fissò l’anno 532 d.C. nel 248° anno di Diocleziano; aveva contato i consoli e gli anni degli imperatori di Roma tornando indietro fino all’anno 41° di Augusto, 28° dalla morte di Cleopatra; in questo anno Tertulliano poneva la nascita di Gesù, avendo consultato gli annali di Roma;
in realtà, dunque, Gesù è nato due anni prima di quanto ha calcolato Dionigi, ma il suo errore è totalmente logico: deriva dalla differenza tra i 3 anni in meno durante l’impero di Tiberio e l’anno aggiunto alla vita di Augusto;
in seguito, nel Medioevo o nel Rinascimento, si notò che tra le datazioni testimoniate da Velleio e il regno di Diocleziano mancavano quei 3 anni consolari, cosicché furono aggiunti nel periodo 241-284 d.C., allungando probabilmente di 1 anno la vita dell’imperatore Claudio il Gotico e di 2 anni quella dell’imperatore Publio Licinio Valeriano;
l’anno di nascita di Gesù corrisponde, dunque, al 748 (25 dicembre) dalla fondazione di Roma; l’1 a.C. fissato da Dionigi corrisponde al 750, l’1 d.C. corrisponde al 751; però gli storici romani successivi a Tiberio avrebbero fatto coincidere l’1 d.C. con il 754 dalla fondazione di Roma; dopo Dionigi invece, Beda il Venerabile e altri autori notarono l’errore di soli 2 anni nelle date a.C. e fecero coincidere l’1 d.C. con il 753 di Roma; ecco perché oggi esiste l’incertezza tra il 753 e il 754, anche se parrebbe assai più logico il 751.

Confronto tra due Vangeli
Questa parte del Vangelo secondo Matteo presenta passaggi uguali, già nel testo greco, a quelli di Luca, in quanto gli scribi di Matteo non hanno avuto la necessità di cambiarle e nemmeno di mostrare, con espressioni inverosimili, ciò che avevano cambiato.
Ho notato inoltre che perfino le traduzioni in latino, e ora in italiano, non presentano sforzi di adattamento di un Vangelo all’altro, perché appunto non c’erano quelle differenze strane che appaiono in altri passi.
Come si sono comportati gli evangelisti, nel narrare questi avvenimenti?
Per quanto ho potuto capire, Matteo nell’anno 34 o 35, aveva pubblicato in aramaico, con citazioni delle Scritture in ebraico, il resoconto della vita pubblica di Gesù, così come l’aveva steso durante i fatti, tra l’anno 30 e il 33. Ma questa parte, riguardante Giovanni Battista, non c’era poiché i fatti erano avvenuti prima che Matteo incominciasse a scrivere.
Luca l’ha introdotta insieme agli altri scrittori evangelici, ma non pensava a pubblicare il suo Vangelo, bensì a metterlo nelle mani del sacerdote ebreo Teofilo e, per mezzo di lui, dell’imperatore di Roma Tiberio.
Questo ci dà una certa sicurezza nel dire che siano altrettanto storiche, come i passi comuni che qui troviamo, anche altre parti del Vangelo di Matteo che invece non ci sono in Luca. Luca non le ha trovate, quando ha tradotto in greco e copiato il primo resoconto di Matteo. Così non erano ancora state pubblicate e i «molti» scribi di Matteo non ebbero bisogno di modificarle. Probabilmente si tratta di parti che Matteo non aveva voluto pubblicare per ragioni di opportunità, dettate dalla situazione dei Cristiani nell’ambiente ebraico, ma che sono storicamente fedeli.

Gesù presente qui e ora
Tutto ciò per dire che niente nei Vangeli è stato scritto a caso o con poca attenzione storica.
Non si tratta di una questione indifferente.
Di Gesù conserviamo, con un milione di probabilità contro una, l’immagine nella Sindone; egli ha trasmesso i suoi poteri agli Apostoli, che li hanno ritrasmessi ai Vescovi e ai Sacerdoti; la Chiesa che Egli ha istituito dura nei secoli, nonostante gli avversari potenti.
Ma possiamo anche affermare di avere il racconto preciso della sua vita e opera.
Da qui si parte per «una rinnovata comprensione della verità cristiana» (l’espressione è di papa Giovanni Paolo II).
Non aggiungo altro, perché questo brano è molto conosciuto.

Giovanni Conforti