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X DOMENICA DOPO PENTECOSTE - anno A

Domenica, 02 agosto 2026

VANGELO STORICO

Introduzione
Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.

Marco e Luca
Questo episodio (Mc 12, 41-44) non si trova in Matteo ma soltanto in Luca. Probabilmente Luca ha assistito alla scena, essendo un neofito e medico del Tempio.
Ma anche Marco poteva essere presente insieme a Luca, se poi c’era anche nel Getsemani (Mc 14, 50-52). Anzi l’aver assistito a questo episodio può essere stato uno dei motivi che legò ancor più il ragazzo al Cristo Re.
Così, ricordando il fatto per la testimonianza di Luca, aggiunge espressioni più colorite. Questo ci conferma che ha scritto dopo Luca.
Marco doveva tener presente il Vangelo secondo Matteo, già pubblicato in Palestina e in diffusione nell’impero romano, che non seguiva l’ordine cronologico dei fatti. Lo conosceva bene perché aveva partecipato anche lui, nel gruppo dei “molti”, alla redazione; ma voleva raccontare i fatti con fedeltà storica.

Fedeltà al Tempio di Dio
Insieme costatarono come il Re che seguivano fosse fedele al Tempio di Dio e attento a ogni persona. Non pensava ai soldi ma a ogni piccolo sentimento di ogni suo futuro suddito. Aspettavano che assumesse il potere entro poco tempo ma vedevano, con meraviglia, che pensava più alla gente che a procurarsi i mezzi del potere: l’esercito, il denaro, una sede adeguata a Gerusalemme, una corte di persone fidate e capaci.
Ciò non li deludeva, faceva presagire un grande regno. Probabilmente immaginavano che il Figlio di Dio avrebbe regnato per sempre su Israele. Non sapevano come ciò si sarebbe realizzato, ma forse, interpretando qualche sua frase, supponevano che stesse per essere glorificato da Dio e che stesse per “apparire sulle nubi del cielo” come Re immortale.
Non si figuravano che stesse invece per lasciarsi mettere in croce e che la glorificazione consistesse nella risurrezione e poi nell’ascensione alla destra del Padre, come Re universale.

Fedeltà al popolo
Non si aspettavano che, in vista di ciò, il Cristo Re alimentasse nei cuori della gente ogni benevolenza verso Dio e verso se stesso, evitando ogni durezza del potere umano. Chi potrebbe regnare in eterno e sull’universo, se lascia andar perso qualche pensiero del cuore dei sudditi o qualcosa delle creature?
Invece non aveva importanza ottenere il consenso dei potenti, delle autorità, sia perché apparisse chiara la sua umile e invincibile autorità, sia perché i potenti del mondo continuassero a svolgere il loro compito senza pretendere di essere perfetti come Dio, senza pretendere di essere divinizzati.
Tiberio proprio gli anni seguenti avrebbe fatto perdere tre anni di cronologia. Nonostante avesse sostenuto Gesù come re, stava per diventare assai crudele per il tradimento di Seiano.

Il Re e la sua Chiesa: avere cura di chi ha realmente bisogno
La vedova ha piena fiducia in Dio e gli offre tutto quello che ha per vivere. Comprende semplicemente che la vita viene da Dio e dal suo Regno.
Il Cristo Re vede proprio lei e la indica come esempio e come persona da aiutare.
La Chiesa ha come uno dei suoi compiti principali quello di apprezzare la fiducia che riceve dai poveri e degli umili e la loro fede semplice in Dio. Ha il compito di soccorrerli, offrendo loro quanto è necessario per vivere e un’istruzione cristiana semplice e concreta.
Se non ci fosse la Chiesa, che pensa ai poveri seguendo l’esempio del suo Fondatore, chi avrebbe cura degli ultimi? Se non fosse per invidia dei cristiani, il mondo avrebbe inventato il welfare?
La fede ebraica nel Creatore è luce per la vita, ma la fede nel Cristo Re ci rassicura per la risurrezione, per la vittoria sul dramma della morte.
Così possiamo gettare nel tesoro del Tempio di Dio e nel Cuore del suo Cristo tutto ciò che abbiamo per vivere: è lì che lo ritroviamo salvato e reso infinitamente efficace. In più, lui ci ha donato l’infinita carità del Cuore di Maria, sua madre e nostra Regina e madre.

Giovanni Conforti