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IX DOMENICA DOPO PENTECOSTE - anno A

Domenica, 26 luglio 2026

VOCE GUIDA

Introduzione
Dopo qualche avversità o sbaglio viene da pensare che potevamo agire diversamente, che se avessimo pensato bene alla situazione avremmo fatto scelte migliori. La Parola oggi, oltre il tema del perdono, mostra la compatibilità tra i progetti di Dio e le vicende umane, tra il tesoro prezioso e il nostro vaso fragile, che comunque è adeguato a contenerlo.
Gesù compie un gesto capace di ricreare un uomo menomato e lo fa rendendo evidente il primato della vita spirituale, spesso immobile pur in un corpo sano. Non possiamo mai rinunciare a cercare e a regolare il motore che ci fa vivere: l’istinto ha dimostrato però troppe volte di non essere affidabile. La vita felice, infatti, viene da fuori e dall’Alto.

Atto penitenziale
Carissimi, il Signore è buono e grande nell’amore: le nostre colpe meritano condanna, ma Egli è il Dio che accoglie e perdona quanti si dispongono al pentimento e si rivolgono a lui con cuore sincero.

Tu, Figlio di Dio, che sei passato fra noi beneficando e sanando: Kyrie, eléison.
Kyrie, eléison.

Tu Figlio dell’uomo, che hai il potere di perdonare i peccati: Kyrie, eléison.
Kyrie, eléison.

Tu, Figlio unigenito del Padre, che fai festa per ogni peccatore pentito: Kyrie, eléison.
Kyrie, eléison.

Lettura
Davide inizia con un adulterio e conclude con un omicidio. Questa spirale negativa, che lo paralizza, è interrotta dall’intervento del profeta che, attestando la parola di Dio come parola di perdono, gli consente di ravvedersi.

Epistola
Il nostro peccato, anziché abbatterci o rassegnarci, ci dà la consapevolezza dei nostri limiti – l’essere “vasi di creta” – che però possono accogliere la potenza straordinaria di Dio. Ricevere il perdono significa fare sin d’ora esperienza di risurrezione.

Vangelo
Guarendo il paralitico, Gesù lo libera anche dai suoi peccati. Il significato del gesto è fortemente simbolico. Il peccato ci paralizza: non solo ferisce Dio e il prossimo, ma mortifica la nostra libertà. Gesù lo ricrea, consentendoci di camminare di nuovo.