VIII DOMENICA DOPO PENTECOSTE - anno A
Domenica, 19 luglio 2026
VANGELO STORICO
Introduzione
Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.
Riassunto di un avvenimento decisivo
Questo fatto (Mt 4, 18-22) è raccontato da tutti e tre Vangeli sinottici. Avvenne nei primi mesi dell’anno 31, quando Gesù tornò dalla predicazione dell’anno di grazia. Aveva annunciato questo anno nella sua visita a Nazareth, nella sinagoga, all’inizio di marzo dell’anno 30; poi era sceso a Cafarnao e aveva immediatamente iniziato a predicare nelle sinagoghe, fino in Giudea.
Ora, qui nel Vangelo secondo Matteo, l’episodio dei quattro pescatori è riassunto al massimo.
In Luca, che racconta nell’ordine storico più esatto, è ricordato anche un miracolo, quello della pesca miracolosa, mentre non è nominato Andrea.
Dobbiamo tener presente quello che aveva scritto l’evangelista Giovanni, che cioè tre di questi pescatori erano già divenuti discepoli di Gesù, nei primi giorni della sua vita pubblica, appena dopo il digiuno e le tentazioni nel deserto.
Già questi giovani e ragazzi avevano visto due miracoli del Maestro, già l’avevano sentito annunciare orizzonti inimmaginabili quando aveva detto loro che li aveva mandati a “mietere ciò che non avevano lavorato” (Gv 4, 35-38).
I quattro seguono immediatamente Gesù, ma lo conoscono già molto bene, erano già suoi discepoli, soltanto egli li aveva lasciati ancora al loro lavoro mentre predicava per le sinagoghe di Israele.
Pescare gli uomini? Impossibile agli uomini!
È lui che fa diventare pescatori di uomini quei giovani. Non è la loro buona volontà, il loro entusiasmo. Che cos’è la buona volontà, senza chi la rende buona? Non c’è una buona volontà naturale. La “buona volontà” che sembra gli angeli cantassero a Betlemme è in realtà un errore di traduzione; si trattava di “benevolenza” gratuita, che il Bambino appena nato stava per portare nel mondo e che sarebbe stata il vero fondamento della pace.
La nostra buona volontà soltanto umana, il nostro entusiasmo nell’evangelizzare può essere sentito dagli altri come una limitazione della loro libertà, mentre Gesù Cristo è venuto a dare libertà nel suo Regno.
Questo ci avverte che dobbiamo tornare a conoscere Gesù Cristo concreto, storico, che rese tanto efficace la predicazione degli apostoli nell’impero romano. Teniamo presente che i nemici della Chiesa hanno demolito la concretezza storica di Cristo, perché senza di essa i nostri discorsi su di lui non infastidiscono satana.
Ma non è necessario che tutti riconoscano Gesù Cristo, basta che lo facciano i cristiani, senza curarsi delle critiche e delle demolizioni, che sono tanto accanite quanto astruse.
Senza la Persona concreta, storica e soprannaturale, di Cristo, noi non presentiamo niente di nuovo, specialmente oggi, quando sono esageratamente numerosi i messaggi che colpiscono gli occhi, gli orecchi e l’intelligenza della gente.
Seguire il Maestro divino
Come, dunque, il Maestro rende quelle persone “pescatori di uomini”?
Compiendo e dicendo cose che gli uomini mai hanno visto né udito, senza costringere nessuno.
Se ci rendiamo conto della verità storica delle parole e azioni del Cristo Re, queste rimangono sempre nuove nella realtà naturale e umana.
Il Maestro divino rende più liberi innanzitutto i “pescatori”.
Poi i pescatori raccolgono, secondo il metodo, divino i “pesci”. È come se i “pesci” cadessero nella rete attratti dalla luce di Gesù, così come i pescatori lavoravano di notte, usando lampade per attirare i pesci.
È come “mietere ciò che altri hanno lavorato”, perché il Figlio del Creatore ha insegnato e mostrato come valorizzare tutto ciò che già esiste, senza perdere nulla di ciò che vale agli occhi degli uomini e di Dio.
Noi, oggi, riteniamo di aver sentito parlare anche troppo di tutto questo, ma non l’abbiamo per niente approfondito. È la Chiesa nel suo insieme che ha la facoltà di ripresentarlo, approfondito e ricompreso, alla nostra generazione.
Sarebbe inutile il nostro sforzo di rendere nuovamente attraente il cristianesimo, se non ascoltiamo e contempliamo il nostro Maestro e Signore, se non mettiamo alla prova della realtà le sue parole e opere, se non usiamo i mezzi che ci ha lasciato, i Sacramenti. E, non mi sembra mai di ripeterlo abbastanza, se non riscopriamo lui concreto e storico, incarnato nel nostro mondo e Figlio di Dio.
Giovanni Conforti