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VI DOMENICA DI PASQUA

Domenica, 10 maggio 2026

VANGELO STORICO

Introduzione

Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.

 

“Paraclito” o “Avvocato”

Il significato del termine italiano “Avvocato” è lo stesso della parola greca "Paràcletos", cioè una "Persona (buona) chiamata accanto" a dare soccorso.
Come altre volte, considerando il Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 25-29), rivediamo la traduzione.
«Queste cose vi ho detto mentre sono tra voi. Ma l’Avvocato, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome…».
Il Padre e il Figlio insieme mandano lo Spirito Santo. Lo Spirito "procede dal Padre", ma Gesù e il Padre sono una cosa sola.
Ora, il Padre ha dato a Gesù, attraverso lo Spirito Santo, le parole da dire. Lo Spirito Santo opererà nei discepoli per mezzo di queste parole: non si devono cercare ispirazioni straordinarie. Le parole di Gesù sono già straordinarie, ma sono state fissate e sono diventate ordinarie. Così anche lo Spirito agisce in modo ordinario, semplice, concreto, come è concreta la testimonianza su Gesù.

 

Lo Spirito Santo “prende dalle cose di Gesù Cristo”

«...lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Appare strano che lo Spirito Santo insegni tutte le cose, indistintamente. Infatti il testo è, letteralmente:
«... egli v’insegnerà tutte le cose e vi ricorderà tutte le cose che vi ho detto io».
Si tratta sempre delle stesse "cose", quelle che Gesù ha detto storicamente e che ha dettato a Giovanni perché potessero essere rilette. Così rileggendo queste parole possiamo ricevere insegnamento dallo Spirito Santo, anche se all'inizio non erano state comprese del tutto.
Altre "cose" sarebbero state da lui "ricordate" ai discepoli, anche se non furono scritte subito. È il motivo per cui nel Vangelo di Giovanni troviamo espressioni come questa: «Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi risuscitò dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù» (Gv 2, 21-22).
Possiamo supporre che tutti i discorsi del Vangelo di Giovanni siano autentici di Gesù, dettati in greco al discepolo caro così come ci sono arrivati scritti.

 

La “teologia” è del Cristo Figlio di Dio

Leggendo il brano con questa idea in testa e con la consapevolezza che Gesù era divinamente sapiente, vi scopriamo con sorpresa la freschezza di insegnamenti impartiti nelle occasioni propizie, di fronte al discepolo prediletto.
Ci liberiamo, allora, dalla strana sensazione che Giovanni fosse capace di una profondità di pensiero talmente sovrumana che non si riesca mai a decifrarla del tutto; e che la sua opera di scrittore sia talmente intelligente, che le nostre menti umane non sappiano nemmeno collegare tra loro le diverse parti del Vangelo.
Infatti diventa tutto opera semplice del Maestro divino.
I collegamenti tra le parti di questo Vangelo si trovano nella freschezza dei fatti stessi, nelle azioni e nelle parole fresche di Gesù. Cade anche la contraddizione tra i fatti narrati in modo vivace e giovanile e i discorsi troppo difficili anche per l’uomo più maturo.
Se invece teniamo lontani i fatti dal momento in cui furono scritti non si comprende più nulla in modo concreto, si costruiscono supposizioni e fantasie.
Quanta gioia e quanta forza dà la lettura di questo Vangelo, se lo si considera come trascrizione di testimonianze del ragazzo Giovanni, compiuta da un suo ex maestro ancora durante gli avvenimenti!

 

Il Padre è più grande dell’uomo Gesù, il Cristo Re

«Avete udito che vi ho detto: Vado e torno a voi; se mi avete caro, dovreste rallegrarvi che vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me».
Gesù va al Padre, morendo in croce e salendo presso di lui appena risorto (Gv 20, 17; Mt 28, 9). Quindi torna visibile e concreto dai suoi.
L'uomo Gesù Cristo, che è caro ai suoi discepoli, va al Padre. Siccome il Padre è più grande di lui, il suo ritorno al Padre ha lo scopo di ricevere glorificazione come Dio Figlio, di essere reso uguale al Padre anche come uomo.
I discepoli dovrebbero rallegrarsi di avere un Maestro e Signore (Re) grande al pari di Dio. Non si allontana, dunque, ma è ancor più vicino e dà loro pace più vera e concreta. Lo fa attraverso la presenza attiva dello Spirito Santo, che agisce discretamente con le parole, le opere e i sacramenti lasciati da Gesù al mondo: «Vi lascio pace, la mia pace do a voi. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore».

 

Credere comprendendo i fatti

«Ve l’ho detto adesso, prima che sia avvenuto, perché quando avverrà, voi crediate». Li avvisa prima di andarsene, perché si fidino di lui e sappiano ciò che sta avvenendo realmente.
Da soli avrebbero faticato immensamente a comprenderlo e, in fin dei conti, non ne sarebbero stati capaci.
Anche noi sappiamo queste cose, da duemila anni, ma non è affatto scontato che le abbiamo comprese: sono infinitamente importanti. Le parole di Cristo sono realtà universale, che supera immensamente ogni lume della nostra ragione.
Non è il caso di lasciarci zittire dai discepoli vari dell’illuminismo. Questo, pur apparendo continuamente scintillante e pieno di novità, è ormai vecchio e decrepito e sta facendo marcire la civiltà. Tutto ciò che propone è soltanto qualche aspetto di quel che vuole Gesù per l’umanità.
Sono aspetti che, senza il Cristo Re, impazziscono facilmente e creano enorme confusione. Se, invece, vengono inquadrati nella verità cristiana, trovano il loro posto adeguato e stabile.

Giovanni Conforti