III DOMENICA DI PASQUA
Domenica, 19 aprile 2026
VANGELO STORICO
Introduzione
Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.
Testimonianze concatenate
A chi afferma che Gesù non è esistito, e difficile portare argomenti convincenti, perché probabilmente non vuole accettarli. Ma per chi cerca testimonianze reali, ecco il passo evangelico di oggi (Gv 1, 29-34), che ne richiama tante.
L’oggetto della testimonianza chi è? È Gesù, il Messia, il Cristo, che Giovanni Battista chiama “Agnello di Dio”, così come in seguito viene chiamato nell’Apocalisse. Gesù, a sua volta, è testimone del Padre.
Come giunge fino a noi la testimonianza? È valida anche oggi? Partiamo dal testimone più vicino a noi, che è lo scrittore materiale del Vangelo di Giovanni.
Egli dice, negli ultimi versetti: «Questo (Giovanni evangelista) è il discepolo che rende testimonianza su queste cose e le ha scritte; e sappiamo (almeno due persone) che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose che Gesù ha compiuto: se fossero scritte una per una, penso (è lo scrittore) che nemmeno il mondo stesso avrebbe contenuto i rotoli che sarebbero scritti». Gv 21, 24-25.
Notiamo che l’autore certifica insieme a un gruppo di persone. Ne basterebbero due, perché la testimonianza sia valida per la legge. Ora questa testimonianza, ritenuta valida legalmente a quel tempo, rimane chiaramente valida anche oggi, purché non sia stato modificato il testo.
A questo proposito è stato detto di tutto, senza mai chiarire quando e come il Vangelo è stato scritto; ma se qualcuno l’avesse modificato, si sarebbe preoccupato di precisare i tempi, i luoghi e i nomi delle persone coinvolte.
Ciò non è avvenuto; dunque il testo conservato è l’originale, con tutta la confusione che sembra contenere. Il testimone un po’ più lontano da noi è Giovanni evangelista. Per dipanare la nebbia che avvolge la sua opera, basta ipotizzare che egli abbia incominciato a scrivere proprio dal momento in cui Giovanni Battista ha reso questa testimonianza su Gesù.
Ecco che allora ha senso dire: «…rende testimonianza a queste cose e le ha scritte»; le ha scritte Giovanni di Zebedeo, mentre accadevano, ma era un ragazzo di tredici o quattordici anni e non aveva l’autorità per redigere un rotolo sacro, per cui ad un certo momento è intervenuto un adulto a trascrivere su rotolo.
La confusione diminuisce ulteriormente se si ammette che la persona più adulta abbia trascritto mentre Gesù era ancora all’opera, a partire dal miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Il ragazzo Giovanni, per dare più autorità a ciò che scriveva, prima che i destinatari delle sue testimonianze incominciassero a credere, ebbe cura di farle certificare. E chi era più adatto del suo ex-maestro Giovanni Battista? Il Battista era sacerdote, perché figlio del sacerdote Zaccaria (Lc 1, 5); era profeta (Lc 1, 66.80; 3, 2): la sua autorità era riconosciuta da tutto il popolo di Israele.
Aveva un sigillo per certificare, perché in Gv 3, 33 leggiamo: «…certifica con sigillo…», in greco “esfràgisen”. In questo modo si chiude il percorso delle testimonianze degli uomini su Gesù Cristo.
Testimonianza storico-soprannaturale
Ma Gesù, dopo aver ricevuto dal Padre, per mezzo dello Spirito, le parole e le opere di Dio, poteva dire: «Io non ricevo testimonianza da un uomo (Giovanni Battista, appunto)…» (Gv 5, 34).
Infatti erano le parole che diceva e le opere che compiva a rendergli testimonianza. Erano inequivocabilmente divine e potevano venire soltanto da Dio Padre, così che era Dio stesso il testimone.
Nel contempo Gesù, con le sue parole e azioni, manifestava il Padre e gli rendeva testimonianza. Chi ha fede, consideri quale insieme di testimonianze lo sostiene, non dimenticando l’opera di Luca.
Chi non riesce a credere, ma accetta argomenti normalmente validi per altre questioni, provi ad addentrarsi nel mondo di Luca e Giovanni, così come cerco di presentarlo.
Giovanni Conforti