II DOMENICA DOPO L'EPIFANIA - anno A
Domenica, 18 gennaio 2026
PENSIERO
Gesù si manifesta attraverso un segno e Giovanni attesta che attraverso quel segno i discepoli credettero in lui. Ma che cosa gli ha fatto capire che si trattava del Messia? Non si è trattato semplicemente di una stranezza, di un prodigio che attestava le sue capacità miracolose. Attraverso quel segno Gesù ha mostrato in cosa corrisponda la gloria di Dio. Il suo non è un semplice miracolo, ma l’aver riportato ogni uomo che era lì, e noi ora che ancora ne riceviamo la testimonianza, alla propria giusta misura. Non si è limitato a colmare una mancanza, né a rispondere ad un bisogno vitale, quello di bere. Gesù fa di più, disseta, per la vita, dicendo la pienezza della vita, dando un vino che a detta del direttore del banchetto era il più buono. Non riduce l’uomo ad un bisogno e gli ricorda che vale ben di più, vale una vita piena, nella quale non è sufficiente sopravvivere, ma poter dare il massimo. L’inizio dei segni si unisce allora al segno definitivo, quello della croce, dove la pienezza della vita umana è quella che sa diventare dono totale, perché una vita vissuta a fondo è quella che nel dono costante sa arrivare fino alla morte, e così vincerla.