V DOMENICA DI AVVENTO
Domenica, 14 dicembre 2025
VANGELO STORICO
Introduzione generale
Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.
Testimonianza di una sorpresa
Ricordiamo che Giovanni evangelista incominciò a scrivere le sue testimonianze a partire dal primo incontro con Gesù; in quel momento nessuno, di coloro a cui si rivolgeva, credeva.
Qui il Battista è visto con rimpianto, ma anche come testimone della luce, e non vi è alcun accenno ai fatti avvenuti dopo la sua morte, nei giorni precedenti la Pasqua dei Giudei dell’anno 32.
Giovanni Battista, tra le sette del “deserto”, era un carismatico, non un semplice adepto, era diverso dagli altri e non era rivoluzionario. Si pensava che fosse lui il Messia. Quand'egli presentò Gesù a Israele e lo fece passare avanti a sé, i “fratelli” del deserto non credettero a Gesù. Infatti Gesù non apparteneva agli “esseni” o ai “fratelli” di Gamla.
Il Battista testimoniava, sì, che Gesù era il Messia, ma non era sorto tra loro, come si sarebbero aspettati, e non volevano credere a un Messia così.
L’introduzione del Vangelo di Giovanni, in ordine cronologico, va inserita dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, quando gli amici dell’evangelista cominciarono a credere, e quando lo scrittore materiale del Vangelo cominciò a trascrivere le testimonianze del discepolo.
Ma la prima testimonianza era stata quella di Giovanni Battista, riconosciuto autorevole da tutto il popolo ebraico (Gv 1, 19-37).
Come si può ben notare, il centro del discorso è la testimonianza, valida per tutti, resa alla «luce (che illumina ogni uomo)», ormai giunta nel mondo a parlare e ad agire per rivelare Dio, che nessuno ha visto.
Le persone che hanno redatto materialmente il Vangelo di Giovanni e l’Apocalisse vivevano un’intensa attesa del Messia e vissero un intenso e avventuroso servizio a lui.
«Nessuno ha mai visto Dio». Nel mondo ci sono religioni diverse, perché è naturale cercare un ponte di comunicazione con Chi ha fatto tutto ma, non avendolo visto, lo si immagina in modi diversi. Anche il politeismo ha un senso, perché non si poteva pensare che Dio fosse solitario e non si sapeva che fosse Trinità.
Ritraducendo:
18Nessuno ha mai visto Dio: un Dio (Figlio) unigenito, colui che è fin nel seno del Padre, lui lo ha mostrato. Dio si è fatto vedere in un uomo, «che è fin nel seno del Padre». Dunque il cristianesimo non è neppure una religione, ossia un tentativo di creare un ponte con la divinità, ma l’adesione a un avvenimento storico che ci ha sorpreso.
La luce del mondo
Il Cristianesimo non è l’unica religione vera: le religioni sono tutte valide, se sono sincera ricerca del ponte con Dio.
Il Cristianesimo dovrà anche scoprire il significato delle diverse religioni, ma, da parte sua, vive del mistero di fatti storici, che sono soprannaturali e non opera dell’intelligenza e delle forze degli uomini. E li testimonia a tutti.
«La vita» reale, illuminata da Gesù Cristo, «era la luce degli uomini», di tutti senza distinzione.
Non serve legge, non serve costrizione, non serve persuasione. La realtà testimoniata non annulla l’impegno religioso di tanti uomini e popoli, ma dà loro la luce giusta per rivedere ciò che va rivisto e per valorizzare tutto.
Forse questo si dovrebbe tener presente di più nella Chiesa.
La Legge e i Profeti ebraici erano già rivelazione di Dio e Gesù non ha cancellato niente.
L’Islam, quando ha preso qualcosa dalla Legge ebraica e da Gesù Cristo, non aveva presente quanto Gesù fosse reale e storico.
Le persone che hanno scritto l’introduzione del Vangelo secondo Giovanni, ossia gli ex maestri di Giovanni a Gamla e i loro discepoli, ci possono testimoniare, oggi più che mai, di avere ormai visto, udito e ricevuto «grazia su grazia».
Avevano udito, nel loro territorio, molti insegnamenti del Cristo e avevano visto due moltiplicazioni di pani e pesci e molti altri miracoli. Anche questi segni di grazia avevano mostrato che era Gesù il Messia e che Giovanni era stato il testimone della luce giunta ormai nel mondo.
I “fratelli” di Gamla tenevano molto alla legge di Mosè, ma Gesù aveva portato loro molto più di quanto attendessero. E rimpiangevano di non averlo accolto sin dall’inizio.
Ora, «la grazia e la verità» sono per gli Ebrei e per i Gentili. Per rendere giustizia alla verità, occorre presentare Gesù a tutti nella sua piena luce.
Chi potrebbe accusarci di offendere qualcuno, se riscopriamo senza aggiunte la verità storica, che in questo caso non dipende da noi ma è opera di Dio stesso?
Giovanni Conforti