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DOVE SONO FINITI I CRISTIANI

Pubblicato il 27/06/2026

Siamo tutti incaricati ad aprire la porta della Chiesa. Vediamo gli elementi che ci fanno entrare nel mistero della celebrazione. 

In una meditazione mattutina tenuta a Santa Marta il 12 maggio 2014 papa Francesco ricordava che «siamo tutti ostiari», ossia tutti siamo incaricati ad aprire la porta della Chiesa (con la "C" maiuscola) e che questo carisma è sacramento della costante azione dello Spirito Santo come illustrano gli Atti degli apostoli (11, 1-18). Se ci fermiamo a riflettere sul passo degli Atti, ci rendiamo conto che siamo nello stesso dinamismo di cui parlava Paolo nella Lettera agli Efesini a proposito del "mistero" finalmente svelato.
Dunque, chiamati dallo Spirito, siamo accolti e condotti ai nostri posti in assemblea da cristiani che a nome dello Spirito compiono questo servizio. E se nella nostra parrocchia non ci sono, perché non fare sì che vengano formati e ci siano?
Se le porte si aprono per accoglierci, è bene che le bocche si chiudano al chiacchiericcio e che la mente sia aiutata all'accoglienza reciproca e si disponga alla celebrazione. In questo sono di aiuto i sussidi liturgici che troviamo all'ingresso o sui banchi. È normale che ci sia un po' di imbarazzo tra l'esterno e l'ambiente interno della chiesa. Sarà proprio l'organizzazione dello spazio ad aiutarci; concentrando la nostra attenzione verso il mistero eucaristico che si sta per compiere. Come?
Ad esempio con la chiara e significativa evidenziazione dei "luoghi" della celebrazione, dei percorsi, degli elementi capaci di illuminare volta per volta i singoli fuochi dell'evento eucaristico. Sono banditi la stravaganza minimalista, il pietismo bigotto, l'accumulo inutile di immagini e statue, il disordine e la sciatteria. Perché «nella Liturgia terrena, la Chiesa partecipa, pregustandola, a quella celeste che viene celebrata nella santa città di Gerusalemme, alla quale tende come pellegrina e nella quale Cristo siede alla destra di Dio, e, venerando la memoria dei santi, spera di avere parte con loro (Sacrosanctum Concilium, n. 8). Perciò, secondo un'antichissima tradizione della Chiesa, negli edifici sacri si espongano alla venerazione dei fedeli le immagini del Signore, della beata Vergine Maria e dei santi; lì siano disposte n modo che conducano i fedeli verso i misteri della fede che vi si celebrano» (Ordinamento generale del Messale romano, n. 318).
Anche questi - in modo particolare secondo queste opportune indicazioni - sono gli "ostiari" permanenti del Popolo di Dio riunito per la celebrazione eucaristica. Ad essi si uniscono, all'inizio della celebrazione, la processione che raggiungerà l'altare e che l'assemblea tutta accompagna con il canto d'ingresso.
Fin dal suo avvio si manifesta l'accordo sinfonico dei concelebranti, e se per caso ci fossero delle sbavature, non ci si deve preoccupare più di tanto: perché il Signore non guarda l'impeccabile plissettatura dei camici e la perfezione dei suoni di ugole ben dirette, ma la semplice e veritiera purezza dei cuori.
Passando in mezzo al popolo, la processione ne catalizza l'orientamento all'altare, che «significa alla comunità dei fedeli l'unico Cristo, pietra viva (1Pt 2,4; Ef 2,20), e l'unica Eucaristia della Chiesa» (Ordinamento, n. 303).


di: don Carlo Cibien
da: Credere 34/2024


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