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LA CHIESA, IL TEMPIO DELLO SPIRITO, SIAMO TUTTI NOI

Pubblicato il 28/05/2026

L'atto stesso di entrare in chiesa, ancor prima di ogni parola, ci evangelizza. Ne scopriamo i diversi significati. 

Quanta fatica nel costruire una chiesa e quanto poco impegno nel formare costantemente chi la dovrà abitare! Siamo affascinati dal "contenitore" e troppo poco ci preoccupiamo del contenuto vitale.
Il contenitore-chiesa, se ben progettato, dovrebbe rimandare in modi molteplici all'essenza della sua funzione: luogo dell'assemblea del popolo di Dio, convocato e plasmato dallo Spirito nell'ascolto della Parola, per fare memoria ed essere trasformato nel mistero di Gesù Cristo. Ritornano alla mente le parole della Lettera agli Efesini a proposito della rivelazione del mistero che «non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo» (Ef 3, 5-6).
Vicino all'ingresso ci accoglie il battistero, luogo memoriale del nostro Battesimo: esperienza di unità in Cristo Gesù. Risuonano ancora nel nostro cuore le parole della Lettera agli Efesini: «Comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, ... avendo a cuore di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti» (Ef 4, 1-6).
Finora, entrando, non abbiamo formulato verbo. Ci siamo limitati ad ascoltare, perché è l'edificio che altri hanno costruito a parlarci. Chi l'ha pensato e l'ha eretto – ministro inconsapevole nelle mani dello Spirito – ha organizzato un discorso di accoglienza per noi. Una catechesi o semplicemente un promemoria permanente per ricordarci chi siamo, da dove veniamo e soprattutto verso dove siamo stati amorevolmente chiamati da sempre in Cristo: «Padre, voglio che anche quelli che tu mi hai dato sia no con me, dove sono io, affinché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato, poiché mi hai amato prima della creazione del mondo» (Gv 17, 24; cf. Ef 1, 4.11).
Pur nella sua deperibilità, l'ingresso in questo edificio "fatto da mani d'uomo" ci evangelizza in tutta umiltà e ci dice che «Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore» (Eb 9, 24) e noi con Lui. È ancora Paolo a educarci: «Non siete più stranieri né pellegrini, ma concittadini dei santi e familiari di Dio. Il vostro edificio ha per fondamento gli apostoli e i profeti, mentre Cristo Gesù stesso è la pietra angolare, ... in cui anche voi siete incorporati nella costruzione come dimora di Dio nello Spirito» (Ef 2, 19-22). L'edifico materiale si fonde con l'opera della potenza dello Spirito, e il primo lascia gradualmente spazio alla seconda che ci fa autentici protagonisti in Cristo Gesù.


di: don Carlo Cibien
da: Credere 32/2024


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