PENSARE IN GRANDE CON GESÙ, NELLA TESTIMONIANZA DI PAOLO
Pubblicato il 28/04/2026
La celebrazione eucaristica non è uno dei tanti gesti rituali, ma gesto che trasforma e orienta la nostra quotidianità.
Sono molte nel Nuovo Testamento le testimonianze che ci aiutano ad avvicinarci al mistero. Una di queste la troviamo nelle parole di Paolo - o di un suo portavoce - nella Lettera agli Efesini. In questa, che solitamente. viene considerata una "lettera circolare" inviata alle varie comunità ecclesiali, l'apostolo si rivolge a una Chiesa in grado di capire il suo discorso, e si permette, dunque, di parlare in un modo un po' complicato utilizzando anche alcuni neologismi.
E noi, Chiesa del XXI secolo, siamo in grado di capirlo? In teoria, dovremmo rispondere affermativamente. Siamo infatti battezzati, e ci ha accolto una famiglia e una comunità cristiana; abbiamo ricevuto il dono dello Spirito attraverso il sacramento della Confermazione e siamo entrati a far parte pienamente del corpo ecclesiale nella celebrazione dell'Eucaristia. Insomma, abbiamo seguito e ricevuto quella che fin dai primi tempi della Chiesa si chiamava “l’iniziazione cristiana” e siamo diventati cristiani a tutti gli effetti. Alcuni - molti, stando alle percentuali esibite - si sono avvalsi anche dell'IRC, l'Insegnamento della religione cattolica, e quindi hanno ricevuto altri buoni strumenti per capire.
La prova del nove potrebbe essere il seguente esercizio: leggere con attenzione i capitoli 3° e 4° della Lettera agli Efesini e verificare cosa abbiamo capito e che peso può avere per la nostra vita quotidiana ciò che abbiamo letto. Ma non ci spaventiamo se non riusciamo a comprendere tutto; già san Pietro aveva avuto qualche difficoltà (cf. 2Pt 3, 16).
In sintesi: l'Apostolo, ministro del Vangelo secondo il dono di Dio, è fatto annunciatore della grazia per cui i pagani sono chiamati, in Gesù Cristo, a condividere la stessa eredità e a formare lo-stesso corpo che è la Chiesa, secondo il disegno eterno di Dio. Questo dono è affidato a ogni cristiano perché lo comunichi secondo verità, mediante la personale testimonianza nell'amore.
Nella celebrazione eucaristica noi siamo costantemente formati dalla Parola e troviamo la forza per accogliere e vivere il mistero del dono di Gesù Cristo nella nostra quotidiana esistenza, orientandola al Suo ritorno alla fine dei tempi. Per questo in ogni Eucaristia diciamo solennemente: «Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell'attesa della tua venuta».
È di qui che dobbiamo partire.
L'Apostolo, o chi per lui, non si accontenta di discorsi fondativi e pur importanti, ci invita a «spogliarci dell'uomo vecchio... e a rivestirci dell'uomo nuovo» (Ef 4, 22-24; per le indicazioni concrete 4, 25 - 5, 21). Quanto detto costituisce il "prima", la preparazione alla celebrazione eucaristica. Essa non è uno dei tanti gesti ritualizzanti della nostra quotidianità, ma il gesto che la trasforma e la orienta, la riempie di senso e la rinnova. Il gesto individuale e comunitario, personale e famigliare che ci costituisce in Chiesa, corpo di Cristo nel mondo e per il mondo; da sempre pensato da Dio creatore e messo in atto nell'opera di salvezza mediante Cristo, nello Spirito.
di: don Carlo Cibien
da: Credere 30/2024
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