IL LUOGO PER LA CUSTODIA DELL'EUCARISTIA E LE IMMAGINI SACRE
Pubblicato il 12/12/2025
Le raffigurazioni del Signore, di Maria e dei santi devono essere disposte in modo da condurre verso i misteri della fede.
Già si è fatto cenno al luogo per la custodia della Santissima Eucaristia, con rimando all'Ordinamento generale del Messale romano (nn. 314-317). Il nuovo Messale dice espressamente: «Il Ss.mo Sacramento sia conservato nel tabernacolo collocato in una parte della chiesa assai dignitosa, insigne, ben visibile, ornata decorosamente e adatta alla preghiera. Il tabernacolo sia unico». Quindi aggiunge: «In ragione del segno, è più conveniente che il tabernacolo in cui si conserva la Ss.ma Eucaristia non sia collocato sull'altare su cui si celebra la Messa».
La creatività di alcuni, in pieno contrasto con quanto appena letto, ha pure inventato il "tabernacolo a scomparsa" sulla mensa dell'altare: così come in alcune scrivanie di lusso, premendo un bottone, si possono esibire le bottiglie dei liquori, contenute in un piccolo bar a scomparsa, allo stesso modo, giunti alla Comunione, ecco comparire dalla superficie dell'altare il tabernacolo. In questo modo si vorrebbe forse ripristinare il concetto dell'inseparabilità del tabernacolo dall'altare? L'Intelligenza artificiale non riuscirebbe ad arrivare a tanto, quella naturale umana sì!
È ormai invalso l'uso di una cappella adatta all'adorazione e alla preghiera privata dei fedeli, unita strutturalmente con la chiesa e ben visibile ai fedeli (cf n. 315, b).
Infine con il nuovo n. 317: «Si osservino rigorosamente anche tutte le altre disposizioni previste dal diritto per la conservazione della Ss.ma Eucaristia» si richiamano i canoni 934-944 del Codice di diritto canonico.
Lo spazio della chiesa è adornato da "immagini sacre". Il loro significato è spiegato nell'inizio, nuovo, del n. 318: «Nella Liturgia terrena, la Chiesa partecipa, pregustandola, a quella celeste che viene celebrata nella santa città di Gerusalemme, alla quale tende come pellegrina e nella quale Cristo siede alla destra di Dio, e, venerando la memoria dei santi, spera di avere parte con loro.
Perciò, secondo un'antichissima tradizione della Chiesa, negli edifici sacri si espongano alla venerazione dei fedeli le immagini del Signore, della beata Vergine Maria e dei santi; lì siano disposte in modo che conducano i fedeli verso i misteri della fede che vi si celebrano. Si presti attenzione che il loro numero non cresca in modo eccessivo, e che la loro disposizione non distolga l'attenzione dei fedeli dalla celebrazione. Di un medesimo santo poi non si abbia abitualmente che una sola immagine. In generale, nell'ornamento e nella disposizione della chiesa, per quanto riguarda le immagini, si cerchi di favorire la pietà di tutta la comunità oltre che la bellezza e la dignità delle immagini». Per questo è importante che fin dalla progettazione di una chiesa sia enucleato il "percorso iconografico" come autentico accompagnamento dei fedeli verso i misteri della fede, evitando quell'aggiunta progressiva di opere in dipendenza dalle donazioni, spesso mal assortite e legata più alla devozione personale del donatore che alla pietà di tutta la comunità. Anche in questo caso il principio che vale dunque quello della ministerialità, del servizio ai fedeli.
di: don Carlo Cibien
da: Credere 20/2024
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