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A OGNUNO LA SUA SEDE (E NELLE MODALITÀ GIUSTE)

Pubblicato il 12/12/2025

Anche la collocazione dei posti, per chi presiede la celebrazione, gli altri ministri, i fedeli e i cantori hanno una sua logica. 

Già nel precedente Messale (n. 271, ora n. 310) si affermava che la collocazione della sede del sacerdote celebrante doveva mostrare il compito che egli ha di presiedere l’assemblea e di guidare la preghiera. Perciò la modalità più adatta era quella rivolta al popolo, al fondo del presbiterio, a meno che non vi si opponessero la struttura dell'edificio e altri elementi come la troppa distanza che rendesse difficile la comunicazione tra il sacerdote e i fedeli riuniti, o la posizione centrale del tabernacolo dietro l'altare. La sede, poi, non dovrebbe assolutamente richiamare la forma di un trono. Norma questa non sempre rispettata. È importante la preoccupazione di una buona comunicazione e di non avere alle spalle il tabernacolo. Del luogo per la custodia della Santissima Eucaristia si parlerà nei nn. 314-317, a proposito della disposizione della chiesa, e volutamente al di fuori della trattazione del presbiterio.
Nel presbiterio sono collocate anche le sedi per i sacerdoti concelebranti e per i presbiteri che in abito corale sono presenti alla celebrazione senza concelebrare. Anche la sede del diacono è posta vicino alla sede del celebrante. Le sedi per gli altri ministri sono distinte dalle sedi del clero in modo da poter svolgere con facilità il proprio ufficio.
Le indicazioni sono semplici e facilmente comprensibili in modo tale che anche gli architetti possano progettare in modo corretto lo spazio del presbiterio. Non sono dunque ammesse le visioni personali minimaliste che purtroppo si riscontrano con una certa frequenza nei nuovi edifici o nelle chiese di recente adeguamento. Sono particolarmente utili le note scritte in proposito dal compianto monsignor Giancarlo Santi, L'adeguamento delle chiese secondo la Riforma Liturgica. Le Linee Guida della Conferenza Episcopale Italiana.
Di conseguenza, anche i posti dei fedeli, specialmente nelle nuove chiese, devono essere comodi in modo che essi possano assumere agevolmente i diversi atteggiamenti del corpo richiesti dalle diverse parti della celebrazione, possano non solo vedere, ma anche ascoltare comodamente il sacerdote, il diacono e i lettori grazie ai mezzi tecnici moderni, e recarsi senza difficoltà a ricevere la santa Comunione (n. 311). Anche l'adeguamento a queste semplici regole, in molti casi attende ancora un approccio guidato da buon senso condiviso e da una intelligente conoscenza della pratica liturgica degli spazi celebrativi.
Parlando della schola cantorum, ad esempio, l'Ordinamento generale del Messale romano insiste sulla «facilitata partecipazione sacramentale piena alla Messa» da parte di ciascuno dei suoi membri, in quanto parte della comunità dei fedeli (n. 312). Nulla dice di una "divisa" speciale, che spesso indossano le corali che eseguono i vari canti durante le riprese televisive, distinguendosi impropriamente dal resto del popolo di Dio.
Infine gli strumenti musicali che sono d'appoggio alla schola e al popolo che canta, seguono per l'Avvento e per la Quaresima, le regole indicate per l'ornamento floreale (n. 313).


di: don Carlo Cibien
da: Credere 19/2024


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