«Da questo vi riconosceranno… se avrete amore gli uni per gli altri»

«Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri…». Non sono parole rivolte al passato, ma sono al presente: sono rivolte a noi oggi, a me, ora, qui, seriamente.

È vero che, forse, di fronte alla parola “amore” ci sentiamo un po’ a disagio. Perché è una parola di cui si è troppo abusato. È una parola troppo banale, che forse non vuol più dire niente. Questo è il punto: a noi sembra che ormai parlare seriamente di amore gli uni verso gli altri sia una cosa assolutamente impossibile nel mondo in cui viviamo. La vita è un’altra cosa. La vita ci “macina”. Nella vita vince “il forte”, vince “il furbo”. La legge che regola i rapporti umani è quella dell’interesse, dell’astuzia, della concorrenza… o al massimo quella dell’indifferenza. La parola “amore” sembra, alla prova dei fatti, essere priva di consistenza reale. Oggi come ai tempi di Gesù! Sarà per questo che il Signore parla di un comandamento «nuovo»?

Tutti sanno che siamo cristiani. Siamo battezzati. Andiamo in chiesa. Partecipiamo ai sacramenti. Siamo… “praticanti”, ma possiamo dirci veramente cristiani alla luce del comandamento dell’amore? Non facciamo moralismo, ma siamo realisti di fronte alla nostra vita di cristiani forse un po’ “sbagliati” o “falliti”.

Non abbiamo diritto a presentarci come cristiani se non sappiamo amarci, letteralmente, tra di noi: e questo vuol dire rispettarci, aiutarci, perdonarci… ecc. Perché è proprio l’amore scambievole il contributo specifico, veramente «nuovo» e originale, che dobbiamo portare alla nostra società nel nome di Cristo. L’amore è il “segno particolare” della nostra carta d’identità di cristiani!

Dio-uomo: perciò, Dio nell’uomo

Niente è più scandaloso agli occhi degli uomini, che vedere dei cristiani rifiutare la testimonianza del loro amore vicendevole. Lo sforzo degli uomini di buona volontà è quello di liberare l’uomo stesso. Gesù è venuto per liberare l’uomo (tutti gli uomini) dal peccato, dalla sofferenza e dalla morte.

Gesù, Figlio di Dio, si è fatto uomo per mostrarci il volto di Dio. Dio infinito in un uomo finito. Dio onnipotente in un uomo debole. Dio che è gioia e felicità in un uomo che muore in croce. Perché?

La risposta è semplice. Noi troviamo Dio nell’uomo. Dio si è fatto uomo e si trova prima di tutto nell’uomo. Ogni creatura umana ha in sé qualcosa di divino. Non possiamo illuderci di trovare Dio isolandoci dall’uomo e dalla sua umanità.

E questo è l’amore più difficile. Perché amare non è solo dare, è molto di più: è donarsi! Essere tutto a tutti. Essere testimoni del Risorto. Solo l’amore vissuto fino al dono di sé, sarà una testimonianza valida e credibile, una testimonianza che gli uomini non potranno rifiutare. «Vedete come si amano!» dicevano i pagani, meravigliati di fronte al modo di vivere delle prime comunità cristiane. È questa la testimonianza che noi dobbiamo dare anche oggi!

Ogni Eucaristia che noi celebriamo è il memoriale incessante dell’amore di Gesù e il continuo impegno della comunità a praticare questo stesso amore fino al dono della vita. In questa Eucaristia, Gesù si fa presente in mezzo a noi e continua a dimostrarci il suo amore nel dono dello Spirito che, trasformandoci in “uomini spirituali”, ci permette di amare come lui ci ha amato.

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